La relazione pelle-reni
di Federica Zanoni

Ho sempre prestato attenzione, guardando una persona negli occhi, a quel particolarissimo “cerchietto” di varie gradazioni e sfumature di colore che circonda quella che da bambini si definisce “la parte colorata dell’occhio”. E’ assolutamente affascinante ed ho sempre considerato questa alternanza di toni un elemento bellissimo. Osservando con attenzione questa zona nell’iride, mi sembra quasi di avvertire lo stesso calore che posso sentire appoggiando la mano sulla pelle di qualcuno con cui sto comunicando. Se la pupilla è il cuore che pulsa, per me questo anello dai toni diversi è un secondo cuore (non solo un secondo rene o un secondo polmone), pur rappresentando in Iridologia l’area riflessa della pelle…e lo si può notare senza l’uso di strumenti specifici come lente o iridoscopio!

C’è un’altra zona nell’iride che tutti gli studenti di Iridologia non incontrano alcun problema ad interiorizzare in maniera pressoché immediata, cioè quella relativa all’area riflessa del rene, ciò nonostante le difficoltà che spesso la memorizzazione delle mappe topografiche iridee può comportare.  

Mi sono chiesta più di una volta il motivo per cui si riesca ad entrare subito in contatto con questo punto, quando spesso altre zone creano confusione e momentanee amnesie, così come risulta semplice identificare l’area riflessa della pelle. Indubbiamente la zona in relazione con i reni è particolarmente facile da memorizzare così come l’area collegata all’epidermide è semplice da rilevare, ma io credo non sia solo questo il motivo di tale immediata corrispondenza tra iride ed osservatore…sarà forse un’ inconscia attrazione per qualcosa di nuovo che ci spaventa, ma contemporaneamente sollecita la nostra intraprendenza o forse la risposta è data dall’istintiva saggezza nel riconoscere e collegare due organi così interdipendenti?


La pelle. Funzioni fisiologiche e “messaggi sottili

“La pelle è il rivestimento esterno del corpo…”; “la pelle è il più grande organo del nostro corpo…”; “la pelle è definita terzo rene o terzo polmone…”. Possiamo trovare molte definizioni più o meno tecniche di pelle, ma la pelle è soprattutto vita. Non si dice forse : “salvare la pelle”; “essere amici per la pelle”; “giocare con la pelle di qualcuno”?

Quindi la pelle come rivestimento esterno del corpo, ma non solo. Oltre alla funzione più importante, ossia quella di proteggere l’organismo nei confronti dell’ambiente e di impedire la perdita dei liquidi interstiziali, funge da organo termoregolatore, secretore, escretore, di assorbimento e di senso.

Gli stimoli tattili, termici e dolorifici trovano recezione e trasmissione attraverso le numerose formazioni nervose che si rinvengono nella cute. Il primo compito della pelle è quindi di protezione. Rappresenta la barriera con il mondo esterno e proteggendo il nostro corpo da aggressioni microbiche e materiali (calore, colpi ecc.) assolve alla sua funzione più conosciuta e rappresenta, avvolgendo tutto il corpo, un autentico cervello dispiegato in bella mostra. Con l’assorbimento assume ossigeno e le influenze degli altri elementi ambientali-atmosferici, quali umidità, flussi energetici dati dall’aria, dalle irradiazioni cosmiche solari, elettricità e magnetismo. Tali elementi partecipano alla formazione della vitamina D, sono necessari al metabolismo organico svolgendo un ruolo determinante nella fissazione del calcio ed in altri processi biologici (1).

Con l’eliminazione attraverso la pelle, l’organismo espelle anidride carbonica, acqua, urea, acidi urici in genere, cloruro di sodio, sali minerali, grassi ecc. e vista dal concetto della medicina naturale la pelle viene definita come uno dei più importanti elementi fisiologici del nostro corpo e dal suo funzionamento dipende tutta la funzionalità organica. Nella struttura della pelle trovano le vie di eliminazione gli essudati di rifiuto organico rimasti in circolo, la cui genesi viene fatta risalire alla disfunzione dell’apparato digerente. Tale disfunzione vede nell’inattività emuntoriale della pelle forse la sua massima espressione, coinvolgendo in ogni caso tutta la struttura dei vari distretti e sistemi dell’organismo a causa  proprio del processo di interdipendenza organica.

La pelle rappresenta il momento in cui un organismo vivente si confronta in maniera dinamica direttamente e immediatamente con l’ambiente esterno in cui è immerso e con cui deve ininterrottamente “ fare i conti” e rimanere in rapporto. Se questo rapporto è corretto si fondano le premesse di una buona salute. La cute è l’organo del corpo più rappresentativo della capacità di cicatrizzazione. Molte volte si assiste ad una perfetta “restituito ad integrum” di tessuti lesionati anche molto seriamente, grazie a questa capacità di “autoriparazione”. La pelle ha anche un importantissimo ruolo sociale, partecipando al tipo e alle modalità di relazione interpersonali. Quanto più le società privilegiano le apparenze diventando “asettiche” e relegando il rapporto umano in secondo piano, tanto più il tocco e il contatto diventano qualcosa di proscritto. Oggi è molto facile interrompere qualcuno mentre sta parlando senza scusarsi, mentre se lo tocchiamo o lo sfioriamo ci si giustifica immediatamente, come se quel tocco fosse più scorretto ed offensivo del fatto di bloccarlo mentre parla. Le stesse malattie della pelle (eczema, psoriasi, micosi, eruzioni cutanee..) sono manifestazioni della nostra reazione a quelle che percepiamo come aggressioni provenienti dal mondo esterno, che ci permettono da un lato di giustificare le nostre difficoltà di contatto con l’esterno e dall’altro aiutano a scaricare la tensione avvertita. La nostra pelle oltre ad avere una funzione respiratoria, è anche strettamente collegata al sistema respiratorio nel suo insieme, in particolare ai polmoni. I polmoni corrispondono assieme alla pelle e all’intestino crasso a quello che secondo la tradizione orientale è l’elemento Metallo. I polmoni infatti oltre ad aprirsi nel naso controllando le funzioni respiratorie, l’olfatto e la voce, si manifestano nella pelle. Sono responsabili del metabolismo dei liquidi e della loro escrezione sotto forma di sudore e urina. Ricevono la frazione più pura dei liquidi dalla milza e la inviano in forma più rarefatta e raffinata alla pelle e ai muscoli, in forma più grossolana ai reni. Molte volte delle fragilità polmonari “curate” troppo efficacemente possono trasformarsi non solo in allergie respiratorie, ma anche cutanee. E questo processo si verifica anche in senso contrario. Soffocando e trattando in maniera invasiva dermatiti e sfoghi cutanei, bloccandone le eruzioni, si possono verificare difficoltà a livello respiratorio e possibili episodi asmatici. Spesso la nostra pelle si ammala se gli altri ci rubano lo spazio vitale, se ci stressano con i loro problemi o se non viviamo bene nel nostro mondo ed il nostro spazio vitale ci opprime, è stretto. Molto esplicativo è il detto “non sto più nella pelle”, che esprime un enorme bisogno di espansione.

Malattia cutanea legata (anche) alla paura del mondo è la psoriasi. Un’analisi del corpo dei malati ha fatto constatare che in molti casi la psoriasi colpisce solo le zone esterne: se il malato si pone in posizione fetale le macchie sono solo nelle zone che toccano la superficie di appoggio, sono quindi una corazza in più che l’individuo ritiene necessaria per vivere nel mondo. Nel caso in cui queste tipiche chiazze desquamate e rossastre compaiano (come spesso accade) intorno alle articolazioni, gomiti e ginocchia, esprimono una tensione associata ad una difficoltà di piegarsi, ad accettare ciò che accade. Ira, risentimento, un problema di sicurezza, sono sentimenti su cui lavorare nel momento in cui siamo in presenza di uno sfogo cutaneo, perché è la pelle che ci indica quale sia il nostro spazio rispetto a quello degli altri, è quell’antenna che ci fa sentire l’avvicinarsi di una persona e permette di percepire calore ed emozione, vibrazione, simpatia, antipatia. Su di essa vengono proiettate le immagini delle nostre funzioni, della nostra capacità di percepire gli altri e noi stessi, della sofferenza fisica e psichica.


La pelle e l’iride: cosa suggeriscono patografie e patocromie nell’area riflessa iridea

Anche l’iride può esprimerci, nel momento in cui riusciamo a decodificare il suo linguaggio, molti di questi aspetti. Si è già detto come l’ultima zona circolare dell’iride, a contatto con il margine periferico, rappresenti l’anello cutaneo o anello della pelle.  In questa zona possono comparire dei segni particolari che riflettono (o possono riflettere) dei precisi disagi fisici e psichici. Quest’area dell’iride assume importanza diagnostica in base alla sua ampiezza, al suo colore più o meno marcato e può essere sede di segni patografici (strutturali) e patocromatici (cromatismi aggiunti rispetto al colore di fondo).

Come il margine pupillare fornisce delle informazioni relativamente al sistema nervoso centrale, la siepe riguardo al sistema nervoso autonomo, il margine ciliare non è solo la spia del funzionamento in qualità di organo emuntore della pelle, ma è anche segnale della sensibilità psichica di un soggetto. Le cellule dell’epidermide e le cellule che danno origine al sistema nervoso presentano entrambe la stessa origine embriologica : il foglietto ectodermico. Ciò spiega come molte malattie cutanee possano essere determinate, aggravate o riacutizzate da disturbi psichici.

Questa “fascia” scura sul bordo esterno dell’iride, viene spesso distinta molto bene nelle iridi di costituzione linfatica o mista e meno in quelle ematogene. Si può dire che nei primi due casi, la valutazione di quest’area dovrà essere compiuta considerando il fatto che la sua presenza è molto più normale e frequente. In generale un anello cutaneo visibile indica che la pelle è ipoattiva, non espellendo in maniera adeguata le sostanze di scarto rischia di sovraccaricarsi e congestionarsi. Questa situazione si manifesterà in forma di eruzione, eczema, psoriasi, acne ecc. o con una sensazione di prurito, maggiore sensibilità, aumentata secchezza. Scurimenti o rarefazioni in quest’area possono essere segno di una cattiva eliminazione dunque, ma stimolare e trattare la pelle al fine di favorire questo processo di espulsione permette di alleviare  la pressione soprattutto a carico dei reni.

Se la pelle di un individuo è in equilibrio, ossia è normale, sana, attiva, il margine rappresentato dall’anello cutaneo non dovrebbe apparire o essere comunque poco importante nella valutazione complessiva, mentre in presenza di una cute privata dei suoi processi eliminatori normali (sudorazione), costituzionalmente debole, o “curata” in modo da sopprimere eventuali eruzioni cutanee, questo anello apparirà più facilmente. Perciò un anello scuro, ampio o pigmentato, indicherà una pelle in deficit dal punto di vista circolatorio ed emuntoriale. Sarà importante in ogni caso valutare grado di scurezza e ampiezza di quest’area, magari in concomitanza con altri segni, per giungere ad una interpretazione più precisa, ma quando l’anello cutaneo raggiunge ed oltrepassa la zona circolare linfatica, sicuramente esce dalla norma per quanto riguarda le dimensioni.

Lo scolorimento dell’area si osserva spesso nelle persone anziane a seguito di insufficienza cutanea per una perdita di vitalità generale dell’organismo. L’ampiezza di questa zona non sempre ricopre per intero la circonferenza dell’iride, ma può presentarsi più importante in alcuni punti, che dovranno essere valutati con maggior attenzione, rispetto ad altri. L’anello cutaneo più ampio nella zona inferiore (area ventrale) indicherà la necessità di agire sulla circolazione venosa degli arti inferiori attraverso la stimolazione della pelle nel basso ventre e nelle gambe.

La pelle espelle acido urico mediante la traspirazione e la tendenza all’accumulo di questa sostanza nell’organismo è rilevabile nell’iride attraverso la presenza di una nebulosità e/o biancore generalizzata della superficie iridea, un’ iride che presenti questa caratteristica viene definita urica (o acida o iperacida). Se oltre a questo biancore diffuso si dovesse perciò notare anche la presenza di un anello cutaneo particolarmente importante tale tendenza sarebbe ovviamente amplificata.

Dal punto di vista iridologico un anello cutaneo molto visibile può essere annoverato tra i segni caratterizzanti la presenza della febbre gastrointestinale, in qualità di segno collaterale. Ci può essere una situazione di eccessivo “calore” intestinale, ma poiché un sistema di dispersione di calore si verifica anche attraverso la  pelle, se quest’ultima è in difficoltà funzionale questo processo non può avvenire e un anello cutaneo scuro denota una pelle che non riesce a portare all’esterno il calore in eccesso. Per quanto riguarda i segni strutturali di quest’area, questi sono forse meno presenti rispetto a quelli cromatici. Possono comparire piccole e numerose lacune, che appaiono come piccoli e ripetuti fori di spillo, il significato di questi segni è però piuttosto dubbio, per cui non è molto trattato dagli autori. E’ comunque un segno che può comparire in qualsiasi altra zona dell’iride, ma in generale dovrebbe indicare una situazione di deficienza cutanea, essendo appunto di carattere strutturale. Anche in questo caso l’eventuale significato e gravità dovranno essere valutati anche in base alla pigmentazione e all’ampiezza dell’area.

Anche disturbi psichici e/o vegetativi , quali ansie, emozioni, depressione, stanchezza, si riflettono a livello dell’epidermide, quasi fossero “impurità emozionali”. Alcuni autori vedono in questo ultimo anello irideo un segnale dell’ irrigidirsi della personalità in associazione ad una raggiunta maturità, una sorta di demarcazione netta del proprio essere perdendo la capacità di uscire da se stessi per ritrovarsi nell’altro.


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