Diatesi o diagnosi in Iridologia?
di Melegari Manuela

Entriamo nel mondo affascinante dello studio irido logico con gli occhi disincantati del nuovo millennio.

In questi ultimi anni in campo iridologico si sono affrontati argomenti di confine come l’iridologia spirituale o del profondo, il simbolismo come evento diagnostico eterico che hanno sfondato le porte di vecchi paradigmi scientifici.

Lo studio iridologico comunque non è stato l’unico comparto esposto ai venti di una nuova cultura.

Prendiamo per esempio la Neurofisiologia dove gli scienziati più avanguardisti ritengono doveroso recuperare le qualità eteriche del tessuto connettivo cerebrale, le cellule gliali, ridotte  un tempo a mera struttura di supporto per rivederle alla luce delle nuove scoperte sulla biofisica come veri supporti di interfacce informative.

Oppure possiamo menzionare la Astrofisica col suo premio nobel Carlo Rubbia che durante la ricerca  della tanto discussa “materia oscura” della nostra galassia intuisce che tutti gli ammassi galattici sono invisibilmente sostenuti o guidati da una forza invisibile e silenziosa della quale non si sa nulla e ci si accorge come sia stata viziata, nel tempo, la visione delle forze che sostengono la realtà cosmica Universale.

Studiate sui banchi di scuola le forze gravitazionale, nucleare ed elettromagnetica quasi ci si dimenticava l’importanza della forza  elettrodebole così chiamata dai ricercatori perché sempre presente nelle loro osservazioni come una forza di fondo innocua e ubiquitaria.

Ebbene quel “nulla”, che quasi disturbava i loro studi si sta rivelando come la forza che salverà le future generazioni dalla crisi energetica .

Così  anche la disciplina iridologica nata nel lontano 1886, casualmente,  dalle osservazioni sperimentali  di un ragazzo  ungherese  Ignaz von Peczely, sulla iride vistosa di un volatile (gufo) ammaestrato nel suo giardino, non si è fermata alle analogie da lui osservate tra trauma fisico e segno riflesso sulla struttura iridale ma si è sporta,  ha osato di più, ha superato le convenzioni ufficiali e le convinzioni teoriche classiche.

Affermare che dalla lettura di segni presenti sulla superficie di  una piccola membrana  epiteliale pigmentata posta tra le camere anteriore e posteriore dell’occhio anatomico si possano desumere qualità fisiche-organiche è dato per scontato ma il leggere le qualità  psico-emotive del soggetto esaminato e addirittura entrare nel più profondo significato esistenziale e metafisico sembra inverosimile o alquanto sensazionalistico.

Ma dobbiamo osservare che questa tematica, questa visione di confine dell’iridologia, continua a fare proseliti; si scrivono libri interi, si aprono associazioni, viene insegnata nelle scuole di naturopatia e utilizzata da terapisti Naturopati come metodo di indagine olistica.

Chiediamoci allora il perché, anche dentro a tanta conoscenza e tanto diffuso interesse, l’iridologia resta una disciplina senza una sua teoria unificata.


Verità o Probabilità?

Il mio parere risale ad un principio che nella seconda parte dell’ottocento ha demolito la struttura della conoscenza scientifica come l’abbiamo sempre conosciuta: “Il principio di Indeterminazione di Heisenberg”.

Werner Heisemberg, padre della fisica quantistica ha dimostrato questo principio con formule matematiche e prove sperimentali e ne ha tratto due assunti. Il primo è che l’osservatore di un fenomeno condiziona e modifica il fenomeno stesso. Per portare un esempio molto semplice posso considerare un tecnico che con una videocamera va a filmare un gruppo di persone in relazione tra loro. La mente comune pensa che l’osservatore con la sua telecamera sia neutrale e avulso dal sistema invece, se ci pensiamo bene il gruppo non può rimanere insensibile al fatto di essere ripreso; l’imbarazzo potrebbe essere la risposta a questa presenza. A riprova di queste affermazioni sono state condotte negli anni 90’, nelle istituzioni educative dove io lavoravo, delle vere esperienze di tipo sperimentale complete di dati e verifiche.

Il secondo assunto è che l’osservazione di un fenomeno reale  non è la prova certa della sua Verità,  pertanto la VERITÀ può essere soltanto immaginata e considerata in termini di Probabilità perché qualcosa che io osservo non è la Verità assoluta ma il risultato della relazione tra il fenomeno osservato (nel nostro caso l’iride) e l’osservatore (l’iridologo che segue la lettura) prova ne è il fatto che le diverse scuole di pensiero iridologico si distinguono per la diversità di molte sfumature interpretative.

Non mi dilungo a descrivere il concetto di Verità descritto dallo scienziato sulla base delle sue osservazioni dei  livelli sub-atomici della materia; spero di poterlo fare in un’altra trattazione. Ci basti questo esempio per comprendere la  esigenza-urgenza che oggi ha l’uomo di conoscere se stesso.

In campo scientifico un fenomeno è accettato come tale quando può essere Osservabile, descrivibile e ripetibile, ma l’osservazione, dice Heisenberg, modifica l’osservato allora non si potrà mai giungere a conoscere la Verità e la scienza ufficiale dovrà accettare, prima o poi, di supporre, di interpretare, di  ipotizzare e niente altro.

A mio parere questa  questione estetica è il grande limite e la grande forza della Iridologia.

Un grande limite perché nell’essere umano impera il bisogno di Certezza, di Stabilità, di Dogna che si  riflette anche nel suo bisogno intimo a  considerare l’iridologia una materia scientifica con tanto di calcoli e ricerche sperimentali per dimostrarne la veridicità e liberarla dall’ombra della materia misteriosa e magica.

Una grande possibilità perché finalmente la caduta dei vecchi paradigmi scientifici toglie un velo ai nostri occhi adombrati: l’iridologia è una materia in divenire e non può stare dentro i limiti ferrei del raziocinio umano.


L'occhio di Horus


Le menti  estese della iridologia

Una lettura attenta della nascita e sviluppo della iridologia ci fa intuire la sua grande forza analogica.

Nata da una mente aperta e ricettiva, cioè collegata a fonti di informazione sub-conscia, come quella di Ignaz Peczely, ha seguito una strada informale poco ortodossa, fuori dalla conoscenza ufficiale coinvolgendo man mano sempre più menti  estese e risonanti sulla stessa frequenza d’onda cioè con la stessa visione della materia ma geograficamente  molto distanti  tra loro facendo supporre di avere raggiunto quel “raggio critico magnetico” di cui parla Ylia Prigogine nel suo trattato sulle strutture dissipative.

Infatti le nostre idee non risiedono nelle strutture cerebrali fisiche ma in uno spazio vibratorio parallelo dove siamo tutti sintonizzati e dove le Informazioni possono assommarsi e raggiungere un quorum, una soglia oltre la quale gli apprendimenti e le intenzioni sono istantaneamente connessi.

Capisco che questi modelli di pensiero possano mettere alla prova la nostra elasticità mentale ma non stanno forse arrivando alle conclusioni di mistici e saggi evoluti?

Non posso dimenticare il consiglio di un medico-monaco buddista al paziente che si era rivolto a lui per un problema di salute; il medico si raccomandava  di prendere le pozioni che lui stesso aveva preparato  e nello stesso tempo lo esortava a ricordarsi che quelle pillole, oltre a migliorare il suo stato di salute, avrebbero  influito anche sul resto della umanità curandola. Questo è un pensiero da riflettere profondamente.

L’idea di una Rete planetaria un Network a cui siamo energeticamente tutti collegati non è una nostra invenzione attuale ma è un archetipo molto antico e non è nemmeno una  recente scoperta scientifica ma piuttosto una riscoperta da parte di una  scienza in crisi di identità.

Visto il carattere nootropico, cioè inerente alla sfera del pensiero eterico, che io attribuisco allo sviluppo della materia iridologica mi auguro che l’uomo non tenti per sua innata insicurezza di negare questa sua genesi  sub-atomica.


Dubbi e incertezze ci indicano la strada per superarli

In questi anni di studio della iridologia i dati confortanti  a sostegno della  sua credibilità anche nei confronti della medicina ufficiale sono stati molteplici ma spesso ho sentito anche l’amarezza per i dubbi le incertezze le contraddizioni che ancora rimanevano da superare.

Ad esempio le riflessioni dello stesso Ignatz von Peczely che dopo quel dato contingente del gufo zoppicante ha continuato gli studi e nei suoi libri si lamentava del fatto che certe patologie conclamate non venissero bene evidenziate sulla trama iridea e per contro si notavano segni senza nessuno riscontro diagnostico .

Altri autori sostengono che sarebbe più deontologico non  fare una “anamnesi” prima della lettura iridea per non esserne condizionati nella sua sintesi, mentre altri la consigliano come presupposto  eziologico.

Le stesse ”mappe” iridologiche, tutte molto simili tra loro, presentano in alcune stesure differenze macroscopiche.

In alcuni studi realizzati fotografando i pazienti bloccati da un supporto da oftalmologo in condizioni molto standardizzate, le localizzazioni variavano di più di 20° rispetto ai 360° presi come riferimento della circonferenza completa così che invece di trovarsi alle sei  ci si trovava o mezz’ora prima o mezz’ora dopo con la conseguente variazione del settore coinvolto.

L’altro problema della “Lateralità” dei segni destri o sinistri; come diceva il nostro maestro Luigi Costacurta, noi con l’iridoscopio, metaforicamente, entriamo nel corpo attraverso il foro ombelicale e qui si apre un mondo complesso fatto di distretti organici molto correlati come unità funzionali  ma diametralmente opposti  anatomicamente e stabilire che il tessuto epatico si legge solo a Destra e precisamente alle ore 8 è molto azzardato.

Nel campo pediatrico, poi, non si consiglia la lettura iridologica prima dei 5 anni di età dei bambini perché le strutture nervose non sono ancora abbastanza  mature.

Per mia esperienza personale diretta con più bambini  in tenera età osservati, soltanto con la lente di ingrandimento manuale,  posso affermare che dopo il primo anno di età si possono osservare sul piano iridale i segni geneticamente ereditati che ne definiscono la struttura di fondo e in più nel giro di pochi mesi si  evidenziano patocromicamente i vizi ambientali acquisiti già dal concepimento in poi quando l’ambiente,  anche solo quello uterino  e poi quello esterno,  mandano  una ricca serie di stimoli, soprattutto se il neonato è stato allattato artificialmente e ha subito più vaccinazioni.

Ma la storia intrinseca della iridologia ci insegna che i limiti sopra descritti possono dissimulare grandi messaggi. Sono sicura che i pionieri e precursori della materia iridologica ci sostengono e ci indicano continuamente il cammino migliore.

Il primo messaggio l’ho ricevuto da un nostro saggio professore il dr. Markgraf che un giorno ci disse di lasciare i “patriottismi topografici” perché l’iride è un dito che indica e  non dovevamo  correre  il  rischio di guardare la punta del dito e perdere il contatto visivo con l’oltre , con l’origine.

L’altro messaggio dalle parole del poeta e  filosofo Rumi che diceva nella sua grande saggezza: “aldilà del torto e della ragione c’è un campo: Troviamoci lì”.

Da entrambe i messaggi mi sembra di intuire che studiare l’iride solo nell’ottica di una diagnosi differenziale di organi e apparati può essere utile quando l’approccio è solo sintomatico.

Un naturopata impegnato sa come sia affascinante il suo lavoro quando in modo analogico, più che ragionando  o concettualizzando, sente, che curare il “transfert” col suo cliente darà di gran lunga maggiori risultati. Solo dopo avere condiviso compassionevolmente la storia dell’individuo presente riusciamo a contattare la sua anima e a fare le scelte terapeutiche più adeguate; provare per credere. Ecco il campo energetico dove tutti dovremmo sintonizzarci per ascoltare i messaggi subatomici informazionali; sì, proprio come solevano fare gli asclepiadi (i medici del tempio del dio Asclepio: il Dio della medicina) che interpretavano i sogni incubatori e proseguivano con l’assegnare le cure naturali personalizzate. Innanzitutto ritengo valido l’aforisma latino: “Medice cura te ipsum” tradotto: Medico cura te stesso. Il naturopata impegnato, per raggiungere queste capacità simboliche deve essere il più possibile puro nel corpo e nella mente curando molto il suo stile di vita; solo così il suo ruolo può diventare un compito alto, dignitoso e nobile e non solo una impresa burocratica.

Si calcola che dentro la medicina ufficiale il 97% delle visite mediche negli ambulatori non escano con la diagnosi per percorrere la lunga strada degli accertamenti diagnostici.

Io penso che tutto questo tempo trascorso a girare tra i laboratori sarebbe meglio occupato in momenti di Educazione alla Salute.


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