I Dodici sensi e l'Amore
di Daniele Lo Rito

“Il non essere agito dalla vita è il sì senza condizioni, né movimento”.


A volte ci sembra che la vita ci trascini nell’evento, in ciò che succederà fra pochi istanti. Scivolando inesorabilmente verso il cambiamento. L’uomo non può fare nulla se non guardare la passività del suo essere oppure l’agitarsi frenetico delle estremità nella ricerca di un appiglio capace di frenare la discesa.

L’animo si sente sopraffatto dall’inevitabilità, la mente paralizzata dall’incapacità di uscire dalla situazione, la volontà inerte e triste si accascia sul pavimento priva di movimento.

Il corpo flaccido si arresta di fronte alle prime difficoltà e si adatta a ciò che trova, non manifestando forma alcuna. Si diventa come un tenero budino, malleabile e modificabile da ogni stimolo esterno. L’animo umano sente l’incapacità di opporsi agli eventi con la propria volontà, si sente fermo, inattivo, passivo.

Non esiste alcun barlume che possa dare speranza in un fuoco futuro, il buio e il freddo invadono le strade e le piazze, la città interiore si svuota completamente.

Un tenero soffio di calore permea l’aria e muove l’animo risvegliando i sensi, attraverso il loro percepire l’uomo coglie lo spirito dell’amore immutabile.


“Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là io ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me e io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero.

Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te.

Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.”

Dalle confessioni di Sant’Agostino: libro 10-27


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