Sbocciare come fiori colmi di nuova linfa dinamizzata con il massaggio
di Matteo Vedovati

Ecco la Primavera: come tutti i cambi di stagione, anche questo è un momento di trasformazione dell'ambiente ma anche dell'Uomo. Vediamone il simbolismo e la relazione con il massaggio. Ogni cambio di stagione segna una trasformazione anche e soprattutto nell’ambiente che ci circonda: ci sono cambiamenti climatici, cambiamenti meteorologici, cambiamenti dei colori nell’ambiente, cambiamenti alimentari, insomma, i cambiamenti riguardano i più svariati ambiti, proprio per questo motivo anche noi siamo sottoposti al cambiamento, anzi, alla trasformazione, che prende avvio dall’esterno, e va poi ad interessare più nel profondo la nostra interiorità.

La Primavera, in questa ottica, è la stagione della fioritura, dello sbocciare; è la stagione che lascia alle spalle il clima rigido dell’inverno ed inizia a riscaldare, a portare tepore e calore; corrisponde al momento in cui l’uomo si schiude dalla copertura dell’inverno: il primo segnale è dato dai vestiti meno pesanti e soprattutto meno “coprenti”, si avverte proprio la voglia di “spogliarsi” di più; e torna anche la voglia di uscire dalla casa, di andare fuori. Questo atteggiamento ha delle sue corrispondenze anche nella nostra interiorità: anche nel nostro profondo abbiamo voglia di uscire dal “letargo” invernale, di mostrarci nuovamente all’esterno, come se avessimo una “nuova pelle”, o, ancora meglio, come se fosse il momento in cui si cambia pelle, e non solo.

Tutta quest’onda di cambiamento, che preferisco chiamare Trasformazione, sia a livello interiore, sia a livello ambientale, ci può causare dei disagi momentanei, una sorta di squilibri dovuti a tutti i nuovi stimoli che vanno a minare proprio l’equilibrio che ci siamo creati nella stagione precedente. Ci sono in particolar modo alcune persone che sono predisposte o semplicemente più soggette a “sentire” molto il cambio di stagione, l’arrivo della Primavera. Fisiologicamente capita un po’ a tutti noi, infatti, una volta o l’altra di dire “ah, come sento la primavera oggi!!”. Per qualcuno, però, il disagio che arriva è più profondo e più pesante da tollerare, magari non si limita ad una giornata sola ma prosegue per più giorni. Per queste persone ci possono essere degli aiuti nel campo dei massaggi e ci si rende conto che può bastare solo stimolo per adattarsi ai cambiamenti esterni e interni.

Il drenaggio


Il drenaggio può definirsi come un'eliminazione giornaliera di scorie prodotte. La base per un efficiente equilibrio fra produzione di scorie ed eliminazione delle stesse è una corretta alimentazione e un'esistenza al riparo da stress psicofisici. Poiché, invece, oggi si mangia male e si vive peggio, è naturale immaginare un surplus tossico che risulterà in grado di determinare una serie di disturbi e di rendere inefficaci molte terapie di tipo naturale.

La principale sede di accumulo di scorie è il cosiddetto sistema mesenchimale, cioè la sezione di transito fra il sistema capillare e il parenchima, funzionalmente correlata il con sistema linfatico, agli ormoni e al sistema nervoso autonomo. Il mesenchima si divide in una componente cellulare e una matrice extracellulare, a sua volta differenziabile in sostanza fondamentale ed elementi fibrillari (fibre collagene, elastiche e reticolari). Quest'insieme funzionale diffuso per l'intero organismo è di origine mesodermica, ricco di acqua ed in grado di svolgere ruoli chiave riguardo la cosiddetta comunicazione cellulare. Un suo sovvertimento produce squilibri generali dell'individuo e spiega alcune forme funzionali o varie fasi precliniche di diverse patologie legate all’inquinamento ambientale (geopatie), all'uso improprio o prolungato di farmaci, allo stress, in altre parole a emozioni protratte e non superate o razionalizzate, ecc.

Combinando fra loro derivati fitoterapici, omeopatici, floriterapici e il massaggio si può ritenere che si possa drenare il mesenchima restituendo all'organismo uno stato di purezza biofisica e di perfetta funzionalità.

Dunque per drenare bisogna bagnare come i fiori a primavera e il massaggio, oltre ad essere uno stimolo al riciclo d’acqua, attraverso le manualità più adatte alla persona e allo scopo andrà a dinamizzare il ristagno d’acqua vecchia per far posto alla nuova acqua cristallina con nuova frequenza di vitalità.

Le persone magre generalmente ritengono, a torto, di non avere ritenzione di liquidi. In verità hanno liquidi stagnanti più radicati, delle persone ove è evidente la ritenzione idrica, e hanno bisogno di un drenaggio anche più efficace.


Gli stati emozionali


Le emozioni represse possono funzionare da potenziali fattori intossicanti che si accumulano ostacolando il cambiamento dell’individuo. Per esempio tra le condizioni psichiche frequenti troviamo la rabbia, i sensi di colpa, ansia, paura e poca stima del se.

La rabbia non metabolizzata porta malumore, mancato coordinamento delle idee, lombalgie persistenti, stipsi. Avremo inoltre dolorabilità e tensione muscolare a livello delle fosse iliache.

In situazioni di ansia persistente, paura, senso d’impotenza, scarsa stima in sé, si genera una condizione di fobia, attacchi di panico, tanatofobia. Vi saranno contratture dei muscoli paravertebrali, reumatismo e fibromialgie. La regione soprapubica e ipogastrica sarà fredda, contratta e dolorante.

Cominciamo a capire perché drenare e perché massaggiare sono importanti. Liquido freddo e lento, che richiede un aiuto per riattivarsi con la bella stagione. In inverno la linfa è molto più ricca di grassi che ingeriamo per combattere il freddo mentre in primavera l’alimentazione diviene più fluida con frutta e verdura e di conseguenza la linfa dovrebbe fluidificarsi, ma dove si annidano le tossine non sempre riusciamo con la sola alimentazione, allora il massaggio diventa fondamentale.

Nello specifico il linfodrenaggio è la tecnica più indicata. Linfodrenaggio che, a torto, si ritiene un massaggio contro la cellulite (patologia considerata inestetismo), femminile e leggero. Nella realtà è una tecnica molto efficace, infatti, per esempio alle donne mastectomizzate, in modo invasivo con l’asportazione di molti gangli linfatici, è d’obbligo sottoporsi a sedute regolari è l’unica soluzione per non perdere l’uso del braccio.

Muovendo la linfa muoviamo oltre alle scorie e alle tossine anche le emozioni represse nel tempo, la memoria emozionale va vissuta, prima o dopo, se vogliamo drenare il nostro essere nella totalità di corpo mente emozione spirito.


Il Linfodrenaggio manuale


Il linfodrenaggio è un particolare tipo di “massaggio” praticato nelle zone del corpo con un'eccessiva riduzione della circolazione linfatica. Un ristagno della linfa stessa può provocare gravi turbative nei confronti delle funzioni della linfa:

  • Difesa

  • Nutrizione

  • Depurazione.

Affinché non venga a mancare nessuna di queste suddette funzioni, è necessario assicurare al sistema linfatico una velocità costante di scorrimento e la rimozione di eventuali ristagni.

Spieghiamo il razionale di questa tecnica di massaggio che permette di migliorare la circolazione della linfa lungo il suo autonomo sistema vascolare.

Il linfodrenaggio è una terapia, e si distingue dal massaggio propriamente detto poiché i suoi effetti devono limitarsi al tessuto cutaneo e sottocutaneo e presume una ottima e specifica preparazione del massaggiatore. Ha origini antichissime, ma per quanto riguarda la medicina occidentale, il primo a gettarne le basi fu un chirurgo austriaco vissuto a cavallo tra i secoli XIX e XX, Alexander Winiwarter; la sua tecnica era basata su tre procedure:

  1. massaggio leggero con direzione da prossimale a distale ma andamento centripeto;

  2. compressione;

  3. elevazione delle estremità al fine di favorire il deflusso linfatico.


La metodica di Winiwarter non ebbe particolari riscontri, solo diversi anni più tardi gli studi del chirurgo austriaco furono ripresi e approfonditi da un dottore in filosofia, Emil Vodder e da allora il linfodrenaggio ha conosciuto costanti notorietà e diffusione.

Il linfodrenaggio manuale di Vodder è una particolare tecnica di massaggio che permette il drenaggio linfatico dai tessuti. La tecnica con cui si esprime il linfodrenaggio manuale è costituita da una precisa manualità applicata sul corpo del cliente con “tocchi”, movimenti circolari o a pompa che, modificando la pressione dei tessuti, permette alla linfa una migliore circolazione. Questa tecnica di massaggio utilizza una pressione molto leggera sulla pelle, quella che basta per spostare la pelle nelle due direzioni trasversale e longitudinale. L’applicazione di una determinata pressione e la velocità dei movimenti sono legate alla sensibilità dei polpastrelli e all’intuito del massaggiatore e si apprendere dall’esperienza. L’effetto del linfodrenaggio manuale consiste in gran parte in un’eliminazione meccanica dal tessuto dei liquidi e degli elementi in essi esistenti; la tecnica del massaggio, per essere efficace, deve essere eseguita correttamente rispettando sia la direzione di flusso della linfa verso le stazioni linfonodali che la pressione nelle diverse manovre, questa deve essere adeguata al tessuto del cliente, più è lasso il tessuto più leggero dovrà essere il massaggio. Nell’applicazione di questo tipo di massaggio è importante rispettare alcuni principi:

1) la zona prossimale della cute è trattata e svuotata prima di quella distale per far posto ai liquidi della parte distale che fluiranno in seguito;

2) non si deve formare alcun arrossamento sulla pelle trattata;

3) il massaggio non deve provocare dolore.

Per applicare questa tecnica di massaggio è necessaria una specifica preparazione del terapista con la frequenza a un corso di formazione che gli permetta di acquisire la manualità adeguata per lavorare sul cliente e ottenere gli effetti terapeutici attesi, una scorretta manualità può invece provocare un effetto inverso. Oltre all’azione drenante dei tessuti, il linfodrenaggio manuale ha un’azione sulla conduzione del dolore (effetto antalgico), ha un’azione sul sistema neurovegetativo, in particolare sul sistema parasimpatico, provoca, quindi, un’inibizione del tono muscolare e un miglioramento del trofismo tessutale.

Invitiamo così alla prima fioritura paragonabile alla gemmazione.

Il linfodrenaggio è una tecnica assolutamente indolore!

I tempi di trattamento sono variabili, dipendono da diversi fattori, primo fra tutti la reazione del cliente al trattamento.

La singola seduta può durare da un’ora ad un’ora e mezzo fina ad arrivare anche a due ore, la durata del trattamento e la frequenza delle sedute vanno stabilite in base alla situazione della persona, quindi vanno valutate da caso a caso.

Nei tumori trattati dal punto di vista chirurgico, chemioterapico o radioterapico c’è una controindicazione relativa, in questi casi il linfodrenaggio va praticato esclusivamente su richiesta del medico specialista.


1) la temperatura ambientale deve essere gradevole, il linfodrenaggio è un massaggio che raffredda il sangue;

2) le parti del corpo non trattate devono essere coperte e mantenute calde;

3) il cliente deve assumere una posizione comoda, ma che consenta ogni manualità prevista;

4) l’illuminazione dell’ambiente non deve essere eccessiva per consentire il rilassamento della persona e facilitare lo stimolo;

5) bisogna evitare le interruzioni del massaggio, sempre spiacevoli;

6) le mani del terapista devono essere calde e ben pulite mai sudate;

7) la cute del cliente non deve essere unta o le mani del terapista non avranno presa;

8) la pressione del massaggio deve essere graduale e il più ritmica possibile (normalmente si conta per precisione massima);

8) dopo il trattamento la persona deve riposare quanto desidera ma almeno 5 minuti nella posizione distesa supina e coperta.



Il Sistema Linfatico


Il sistema linfatico è una parte specializzata del sistema circolatorio poiché esso è costituito da un fluido in movimento (linfa), derivato dal sangue e dal liquido interstiziale, e da un gruppo di vasi linfatici che portano la linfa nel sangue. In generale, i vasi linfatici che drenano le aree periferiche del corpo decorrono parallelamente alle vene. In aggiunta alla linfa e ai vasi linfatici il sistema include i linfonodi localizzati lungo le vie percorse dai vasi collettori. Vi sono poi noduli isolati di tessuto linfatico come le placche di Peyer nella parete intestinale e organi linfatici specializzati come le tonsille, il timo e la milza. Sebbene compia una complementare funzione di trasporto consistente nel riportare fluidi tissutali, proteine, grassi e altre sostanze alla circolazione generale, il flusso linfatico differisce dalla vera circolazione del sangue quale si osserva nel sistema cardiocircolatorio. I vasi, infatti, non formano come i vasi del sistema vascolare ematico un circuito chiuso ma al contrario iniziano a fondo cieco dagli spazi intercellulari dei tessuti parenchimatosi


di molti organi del corpo.



Linfa e Liquido Interstiziale


La linfa è un fluido chiaro simile all'acqua e si trova nei vasi linfatici. Il liquido interstiziale, che occupa i microscopici spazi che si trovano fra le cellule, non è il liquido chiaro simile all'acqua che sembra essere, ma è una sostanza complessa e "organizzata". In alcuni tessuti essa costituisce una parte della sostanza fondamentalmente gelatinosa. Il liquido interstiziale e il plasma sanguigno insieme costituiscono il fluido extracellulare o, con le parole di Claude Bernard "il mezzo in- terno del corpo", ambiente fluido nel quale vivono le cellule in contrasto con l'atmosfera o ambiente in cui vive il corpo.


Sistemi di trasporto


I vasi linfatici. I tronchi linfatici maggiori. I nodi linfatici.


Sia la linfa sia il liquido interstiziale assomigliano molto strettamente al plasma sanguigno per quanto riguarda la composizione. La principale differenza consiste nel fatto che il plasma contiene una percentuale di proteine molto maggiore. La linfa è isotonica e quasi identica per composizione chimica al fluido interstiziale se il paragone è condotto fra i due fluidi provenienti dalla medesima area del corpo. Tuttavia il grado di concentrazione proteica (4 g %) della linfa presa dal dotto toracico è circa il doppio di quello mostrato nella maggior parte dei semplici fluidi interstiziali. L'elevato livello proteico della linfa del dotto toracico (una miscela di linfa che proviene da tutte le aree del corpo) è dovuto alla linfa riccamente proteica che fluisce nel dotto dal fegato e dall'intestino tenue. Poco più della metà dei 2.500-2.800 ml di linfa che fluisce giornalmente attraverso il dotto toracico è derivata da questi due organi.


Formazione e Distribuzione


I vasi linfatici originano come microscopici vasi a fondo chiuso chiamati capillari linfatici. (Quelli che originano nei villi dell'intestino tenue, sono chiamati vasi chiliferi). La parete del capillare linfatico consiste di un solo strato di cellule endoteliali piatte. Ciascun’estremità capillare a fondo chiuso è attaccata, o fissata, alle cellule circostanti da sottili filamenti di connettivo. Le reti di capillari linfatici, che ramificano e si anastomizzano liberamente, sono dislocate all'interno degli spazi intercellulari e sono ampiamente distribuite in tutto il corpo. Come i ramoscelli di un albero si congiungono per formare i rami e i rami a loro volta si congiungono per formare rami più grossi che successivamente unendosi formano il tronco, così i capillari linfatici si uniscono formando linfatici poco più grandi i quali poi formano vasi maggiori che finalmente confluiscono a formare i tronchi linfatici principali: il dotto linfatico destro e il dotto toracico. La linfa proveniente da tutto il corpo ad eccezione di quella che proviene dal quadrante superiore destro è drenata completamente dal dotto toracico che sbocca nella vena succlavia sinistra nel punto in cui essa si congiunge alla giugulare interna. La linfa proveniente dal quadrante superiore destro del corpo confluisce nel dotto linfatico destro (o più comunemente in tre dotti collettori) per sboccare poi nella vena succlavia destra.



Struttura


I linfatici assomigliano, per quanto riguarda la struttura, alle vene, con queste eccezioni:

1 I linfatici hanno una parete più sottile.

2 I linfatici presentano un maggior numero di valvole.

3 I linfatici presentano linfonodi localizzati a determinati intervalli lungo il loro percorso.

I linfatici che originano dai villi dell'intestino tenue sono denominati chiliferi e il liquido lattiginoso che li percorre durante la digestione è il chilo. Le pareti dei capillari linfatici sono formate da un singolo strato di grandi ma sottili e appiattite, cellule endoteliali. Quando la linfa fluisce da un capillare a parete sottile in un vaso di più largo diametro (0,2-0,3 mm) le pareti diventano più spesse e presentano tre strati tipici simili a quelli delle arterie e delle vene. Fibre elastiche e parecchi strati di muscolatura liscia sono presenti sia nella tunica media sia nell'avventizia dei più grandi vasi linfatici. I limiti della divisione fra i vari strati sono meno distinti nella parete dei più grossi vasi linfatici piuttosto che nelle arterie e nelle vene. Valvole semilunari sono veramente numerose nei linfatici e forniscono a essi con un'apparenza varicosa. Le valvole sono presenti ogni pochi mm nei grandi linfatici e sono ancora più numerose nei piccoli vasi linfatici. Sono formate da invaginazioni della tunica intima e ciascuna valvola si proietta nel lume partendo da un punto della parete in cui sono presenti fibre muscolari lisce. Prove sperimentali suggeriscono che la maggior parte dei vasi linfatici ha la capacità di riparare lesioni e rigenerare. La formazione dei nuovi vasi linfatici avviene per estensione di gemmazioni cellulari solide formate da divisione mitotica delle cellule endoteliali dei vasi preesistenti, che successivamente si canalizzano.


Funzioni


I vasi linfatici giocano un ruolo critico in numerosi meccanismi correlati con l'omeostasi. Il loro alto grado di permeabilità a livello capillare permette a sostanze di elevato peso molecolare e a strutture particolari che non potrebbero essere assorbite dai vasi capillari di essere rimosse dallo spazio interstiziale. Le proteine possono tornare al sangue solo per via dei linfatici. Questo fatto è di grande importanza clinica.

I vasi linfatici presenti nei villi dell'intestino tenue (vasi chiliferi) sono indispensabili per l'importante funzione dell'assorbimento dei grassi e di altre sostanze nutritive.


CIRCOLAZIONE LINFATICA


L'acqua e i soluti continuamente sono filtrati al di fuori dei capillari sanguigni verso il liquido interstiziale; per equilibrare questa fuoriuscita il liquido continuamente rientra nel sangue dall'ambiente interstiziale; tuttavia solo circa il 40% dei fluidi che fuoriescono dai vasi capillari ritornano in essi per processi osmotici, il rimanente 60% ritorna al sangue per mezzo delle vie linfatiche. Inoltre, recenti dimostrazioni hanno controbattuto la vecchia idea che i capillari integri non potessero essere attraversati dalle proteine: in realtà ogni giorno circa il 50% del totale delle proteine del sangue lascia i capillari passando nei liquidi tissutali e ritorna poi al sangue per mezzo dei vasi linfatici.

Dai capillari linfatici la linfa fluisce passando progressivamente in vasi linfatici più grandi per tornare in seguito al sangue a livello della giunzione venosa fra la giugulare interna e la succlavia.



La "Pompa Linfatica"

Sebbene non vi siano meccanismi muscolari di pompa connessi con i vasi linfatici per spingere la linfa a progredire come il sangue verso il cuore, anche la linfa si muove lentamente ma continuamente lungo i suoi vasi. La linfa fluisce nel dotto toracico e rientra nella circolazione generale alla media di 125 ml ogni ora. Questo avviene nonostante che la maggior parte del flusso di verifica in senso contrario alla gravità. Si dirige attraverso il sistema nella direzione giusta per la presenza di un gran numero di valvole che permettono il flusso solo nella direzione centrale. Qual è il meccanismo che stabilisce il gradiente di pressione richiesto per questo movimento, in accordo con la legge fondamentale di movimento dei fluidi? Due degli stessi meccanismi che contribuiscono al gradiente di pressione del sangue sono coinvolti pure nel gradiente di pressione della linfa: essi consistono nei movimenti respiratori e nelle contrazioni muscolari. Le attività che si svolgono nel movimento centrale o flusso, della linfa sono dette azioni linfocinetiche (da un termine greco che significa "movimento") favorendo interazioni e regolazione metabolica.

Il meccanismo di "biocarburazione" e mescolamento di ossigeno del sangue e di linfa, può avere anche significato immunologico.


La massoterapia


Possiamo definire il Massaggio Massoterapico  uno dei massaggi più completi è importanti.
Questa tecnica di origine occidentale è la più ricca di manualità. Usata con correttezza e professionalità diventa uno strumento completo di trattamento, la sua azione opportunamente calibrata e indirizzata può essere usata in ambito terapeutico, igienico, estetico e sportivo. Possiamo definire questa tecnica un massaggio generale che esplica la sua azione su aree molto vaste: sistema cardiocircolatorio e linfatico, tessuto connettivo e muscolare, sistema nervoso e osteoarticolare.

Questo tipo di massaggio rappresenta la chiave di volta di ogni altro tipo di massaggio praticabile sul corpo e conferisce, solo esso, una competenza profonda al massaggiatore: partendo da esso si possono praticare, poi, tutti gli altri massaggi, esercitando uno spirito e una capacità di selezione e cernita.

La massoterapia (massaggio terapeutico) è ad oggi uno dei più diffusi trattamenti fisioterapici, praticato sulla superficie corporea della persona, allo scopo di migliorarne la circolazione sanguigna ed il trofismo dei tessuti, di favorire l’eliminazione delle scorie metaboliche e dei depositi di grasso corporeo, di restituire mobilità agli arti.

Il massaggio, praticato sui tessuti molli (pelle, sottocutaneo, legamenti, tendini e muscoli) cerca di restituire, tramite un’azione rilassante o tonificante, secondo le situazioni terapeutiche, la normale mobilità e la lunghezza delle strutture.

La massoterapia, condotta correttamente, ottiene un’azione di miglioramento del microcircolo locale, associata ad un migliore ritorno venoso, importante la risposta alla stimolazione dei recettori nervosi e la facilitazione della rimozione dei cataboliti.

La durata dei trattamenti oscilla di solito da un minimo di 30 minuti ad un massimo di un’ora e mezza.


Il massaggio antistress

E' compito di ogni essere umano saper mediare le esigenze del proprio organismo con quelle dell'ambiente circostante al fine di mantenere quel equilibrio che è l'espressione del benessere psicofisico. La salute, quindi è un bene che dobbiamo saper ricercare continuamente, attraverso l'ascolto del nostro corpo e di quel suo particolare istinto di conservazione. Dentro ogni persona c'è un "medico interno" che ci può guidare alla salute e al benessere, sempre se lo ascoltiamo. Se noi siamo il nostro corpo, il massaggio, dando voce al corpo, ne promuove l'ascolto interiore. Oltre a scaricare la tensione nervosa, il massaggio antistress può aiutare a recuperare la coscienza corporea alterata, cioè aiuta a ridefinire i confini e a prendere consapevolezza dei segnali che il nostro corpo ci invia.

Il massaggio connettivale

Questa tecnica di massaggio ha funzione analgesica, in quanto, da una parte stimola la produzione di endorfine, sostanze a riconosciuta azione antalgica, e dall'altra induce al rilassamento muscolare. Anche se spesso risulta una seduta dolorosa per il cliente. In oltre ha un'azione diuretica con conseguente rimozione dei liquidi interstiziali e della linfa stagnante; disintossicando l'organismo. L'applicazione di questa particolare tecnica di massaggio porta alla normalizzazione della tensione elastica e alla scomparsa di ogni reazione anomala dei tessuti. Il livello di spostamento dei tessuti si classifica in tre forme: Spostamento superficiale, spostamento medio, spostamento profondo.

Il massaggio connettivale trae efficacia da stimoli cutanei e sotto-cutanei di zone riflessogene e dipende dai rapporti dell'innervazione che provengono dallo stesso livello metamerico tra tessuti cutanei ed organi viscerali. I tessuti sani si solleveranno con facilità di 2-3 cm in avanti e in alto, mentre se c'è un aumento della tensione dei sottocutanei circostanti, i tessuti si solleveranno con minor intensità rispetto a quelli normali. Il massaggio connettivale grazie alle particolari manovre che utilizza ha quindi la capacità di stimolare la circolazione a livello locale, e di apportare così maggior ossigeno alla parte trattata. Le reazioni del tessuto connettivo al massaggio possono spaziare dal prurito più o meno intenso ad ecchimosi più o meno estese che appaiono solitamente alla prima seduta. In alcuni casi possiamo avere delle reazioni neurali, quali sudorazione e palpitazioni ciò avviene per la diretta dipendenza dal sistema neurovegetativo.

Il massaggio miofasciale

Il massaggio miofasciale è una tecnica di massaggio che lavora in profondità agendo sulla fascia del muscolo e sull'aponeurosi strutturale, in altre parole sul tessuto connettivale resistente, che riveste i ventri muscolari, li unisce l'un l'altro e ne permette il reciproco scorrimento. Il miofasciale si pratica con le mani, gli avambracci e i gomiti, tra le manualità utilizzate troviamo l'allungamento dolce ma profondo, trazioni e compressioni. È un massaggio lento e ritmato, l'operatore muove con le dita i piani sottostanti la cute, agganciandoli e spostandoli trasversalmente alla linea del tessuto interessato. Questo tessuto può andare incontro a "densificazioni" che ne limitano la normale mobilità, dando così origine a problematiche muscolari, articolari, posturali e tessutali in generale. Il massaggio miofasciale è in grado di riequilibrare gli squilibri fasciali, migliorare la postura e risolvere dolori muscolo-articolari. I vantaggi del massaggio miofasciale sono quelli di aumentare l'apporto ematico, di migliorare il deflusso venoso e linfatico, di restituire scorrevolezza ai tessuti e quindi di modificare la percezione di rigidità e di chiusura, inducendo un progressivo rilasciamento della componente fasciale, liberando i muscoli e gli organi dalle costrizioni associate alla densificazione del connettivo. Il tessuto connettivo, si spande ed avvolge tutto il corpo, questo complesso di membrane trasmette ogni minima tensione a tutto il corpo. Lavorare sulla decontrazione della fascia significa intervenire direttamente sulla postura con tutti i benefici che ne derivano. Ha un’azione profonda sull'organismo chiamando in causa anche il sistema vegetativo tanto da provocare stati di profondo rilassamento, per questo deve essere applicato con le dovute conoscenze.

Il massaggio energetico-posturale

Attraverso il massaggio energetico-posturale (detto anche psicosomatico) l'individuo viene visto nella sua interezza; avvicinandosi a lui con un approccio che tiene in considerazione: corpo, mente, emozioni e spirito. Questo metodo permette così di accedere alle emozioni più profonde, per questo motivo non segue un vero è proprio protocollo poiché varia da persona a persona, in base alle esigenze di ciascuno, essendo ogni essere unico ed irripetibile. Partendo da una base corporea, si passa alla comprensione dei meccanismi profondi insiti nel corpo, avvicinandosi concretamente alla dimensione emozionale e psicologica dell'individuo, e a quella affettiva. Il massaggio energetico-posturale permette l'allentamento delle tensioni fisiche e lo scioglimento dei blocchi emotivi, che impediscono la percezione del nostro sé, ripristinando delle condizioni di armonia ed equilibrio e riattivando potenzialità assopite e forza vitale. Aiuta a superare la somatizzazione delle tensioni e a ripristinare una corretta postura. Facilita la comunicazione tra corpo, mente, emozioni, spirito; è buon ausilio per iniziare un lavoro di crescita individuale.

Ginnastica passiva

Le articolazioni sono gli elementi di giunzione e snodo delle ossa, sono costituite in modo da permettere il loro movimento reciproco, possono essere paragonate a dei giunti meccanici. Il funzionamento delle articolazioni condiziona l'ampiezza e l'armonia dei movimenti, giocando quindi un ruolo importante sia sulla funzionalità sia sull'estetica e il benessere di tutto il corpo. Una riduzione della mobilità articolare può far assumere posture flesse e rendere i movimenti limitati e innaturali.
La mancanza di movimento porta in genere ad avere una colonna vertebrale con curvature accentuate, spalle bloccate e portate in avanti, anche flesse, caviglie poco mobili, tutta la postura in genere ne risente con ricadute inevitabili sulla flessibilità e la bellezza del corpo.

La ginnastica passiva è una metodica molto incisiva, le articolazioni mobilizzate in modo fluido e naturale, migliorano la loro elasticità, le ossa, la capacità di assimilare il calcio grazie al miglior nutrimento, i muscoli e i tendini si allungano aumentando la loro flessibilità e forza. Dopo pochi trattamenti il cliente si accorgerà che la sua postura e il suo portamento sono migliorati e che esegue movimenti prima a lui difficili o impossibili. L'effetto distensivo provocato da un buon massaggio e una buona ginnastica passiva è molto profondo, l'allentamento delle tensioni e la correzione dei movimenti articolari, rallenta la produzione di adrenalina riequilibrando il sistema neurovegetativo. Si elimina così la causa che più frequentemente provoca condizioni di affaticamento fisico e mentale, la risposta e uno stato di leggerezza e benessere.










[ 1 ]