Fiori di Bach in primavera
di Lucia Costacurta

Quando nel 1936 morì, il dott. Bach non immaginava che a distanza di quasi un secolo il suo metodo di cura avrebbe avuto tanta diffusione. Per tutto il 900 non se ne è parlato affatto, ma il nuovo secolo e l’interesse per le medicine naturali hanno fortunatamente portato alla ribalta il suo lavoro, che si rivela essere utile per l’umanità, esattamente come lui desiderava.

Un convegno dedicato alla primavera è sicuramente l’occasione opportuna per parlare dei fiori, di quei fiori terapeutici che lui individuò essere utili a riequilibrare l’energia dell’organismo umano.

La primavera per Bach era la stagione della raccolta: già settimane prima della fioritura egli individuava le piante da raccogliere tra le più rigogliose della specie e al momento della fioritura coglieva i fiori migliori da piante diverse. Per la preparazione usava una terrina di vetro trasparente riempita d’acqua di fonte e sulla superficie dell’acqua depositava tutti i fiori raccolti, in modo da farli galleggiare. Il recipiente così riempito rimaneva esposto al sole per quattro ore, così da permettere ai raggi di colpire i petali dei fiori e, oltrepassandoli, di imprimere nell’acqua le vibrazioni dei fiori. Con questo semplice metodo, detto “solarizzazione”, l’impronta energetica dei fiori di quella specie veniva trasmessa all’acqua che così la concentrava, la fissava e ne conservava memoria.

In questi semplici gesti sta il genio di Edward Bach che, senza avere conoscenze di fisica né di campi magnetici, ha intuito come caricare l’acqua di una particolare vibrazione che si rivela poi essere terapeutica.

In questo modo il sole funge da trasmettitore e l’acqua si comporta da ricevente di quella particolare lunghezza d’onda determinata dal fiore stesso, le onde dei raggi solari passano attraverso i petali dei fiori, acquistano la lunghezza d’onda caratteristica del fiore e la trasmettono all’acqua che così si polarizza.

Il metodo di preparazione inoltre è conseguente ad un altro talento che Bach ha saputo sviluppare: l’empatia con l’ambiente dei fiori nella flora del Galles e la capacità di sintonizzarsi con i fiori stessi; infatti, solo 38 sono stati scelti per far parte del gruppo terapeutico: la sua sensibilità lo ha fatto avvicinare solo a quelli che secondo la vibrazione erano in grado di riequilibrare le emozioni umane.

Bach ne preparò prima dodici, chiamandoli “i dodici guaritori”, in seguito ne accostò altri sette detti “gli aiutanti” ed infine completò il gruppo con i “diciannove spiritualizzanti”. Con questi ultimi considerò di aver completato la sua opera su questa terra, di aver lasciato in eredità questo strumento di cura per l’umanità e l’anno successivo morì lasciando alla sua segretaria Nora Weeks il compito di amministrare le sue opere e di diffonderle.

Per completare l’argomento “Primavera” ho scelto alcuni fiori che possono essere utili in questo risveglio.

Crab Apple è il fiore della “purificazione”, sia a livello fisico che a livello psichico. Può aiutare ad eliminare le tossine che il corpo ha accumulato durante l’inverno e ad alleggerirlo per affrontare la primavera. Le tossine psichiche invece non hanno un carattere specificatamente stagionale: il fiore si usa quando è manifestato il desiderio di elevarsi o innalzarsi spiritualmente, di purificare l’anima. Crab Apple infatti è un fiore di colore bianco, simbolo della purezza.

Clematis è adatto alle persone che hanno la testa sulle nuvole, che sono molto teoriche e poco pratiche, per riportarle con i piedi per terra, per dare concretezza. Sono i sintomi caratteristici delle situazioni primaverili con stanchezza, svenimenti da ipotensione, difficoltà a mettersi in moto al mattino, astenia ed esaurimento energetico. La pianta ha steli sottili e legnosi che non sono in grado di reggersi da soli, ma hanno bisogno di un sostegno per aggrapparsi: questa è la simbologia del fiore. In inverno la pianta sembra morta, ma con la primavera trova la forza di germogliare e risorgere.

Olive è per la stanchezza fisica e mentale, per l’esaurimento di tutte le energie del corpo, per riprendersi nelle convalescenze dopo malattie debilitanti. Anche in questa pianta la simbologia è chiara: i tronchi legnosi sembrano morti, ma la chioma è verde e viva. I tronchi degli ulivi spesso sono cavi e vuoti, sembra che raccolgano luce dall’alto e la incuneino in profondità verso le radici, per dare energia vitale alla pianta.

Beech è il faggio, pianta ad alto fusto che vive in boschi di piante tutte delle stesso tipo. I boschi di faggi non danno spazio ad altre specie di piante e nemmeno permettono il sottobosco di felci ed arbusti, che invece i boschi di conifere permettono. E’ appunto l’atteggiamento di intolleranza del soggetto Beech! L’intolleranza ed il criticismo si manifestano nei confronti di persone, cose, situazioni, ambienti, ma anche verso piccole particelle microscopiche tipo pollini, muffe, lieviti: questo è il motivo del suo utilizzo in primavera quando compaiono le allergie stagionali ed il sistema immunitario non tollera l’invasione di sostanze che cataloga come estranee. L’essenza dona elasticità, duttilità e accettazione.

Walnut è il fiore del cambiamento, sia esso già avvenuto oppure ancora da avvenire. Esso può essere assunto quindi in prevenzione di un cambiamento oppure successivamente ad un cambiamento che non si è ancora accettato e che comporta perdita di energia e disequilibrio. Il cambio di stagione è un passaggio che molti organismi non sopportano e l’essenza va presa con largo anticipo. Questo fiore può essere utile anche per adattarsi al cambio dell’ora legale in primavera e in autunno.

Wild Rose è per l’apatia, per quelle persone che non hanno più voglia di fare, di partecipare, di impegnarsi, che hanno esaurito le loro forze: sono persone stanche, il cui corpo non riesce a risvegliarsi dalla notte dell’inverno e non si apre alle energie nuove della primavera. I motori non si riaccendono e non c’è nessuna vitalità nuova, né gioia per le novità della nuova stagione.

 

Da ultimo, voglio ricordare le parole che il dottor Bach scriveva nella sua opera: “non ci può essere nessuna guarigione senza la pace dell’anima ed un sano desiderio di vivere”.

 


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