Il noce
di Antonella Tomasi

JUGLAS REGIA   fam. juglandaceae

Quest’albero, originario dell’Asia, viene coltivato industrialmente  per la produzione di legno pregiato ed è diffuso su gran parte del territorio italiano fino a 1200m. di altitudine. Non è raro trovarlo inselvatichito. Cresce preferibilmente su terreno secco moderatamente umido consistente di humus e abbondante di sostanze nutritive.
Pianta che può raggiungere i 15-20m. d’altezza. La chioma è ampia e tondeggiante . Il tronco è diritto con corteccia grigia, solcato profondamente nella pianta adulta, mentre in quella giovane, si presenta liscio e di colore bianco-cenere. La foglia è grande, quasi sessile, verde scuro nella pagina superiore, glabra e più chiara nell’inferiore. I fiori maschili e femminili sono presenti sulla stessa pianta: i primi raggruppati in amenti cilindrici  penduli  inseriti alla base dei rami dell’anno precedente, i secondi isolati sul ramo dello stesso anno con ovario di forma ovale-oblunga. Il frutto è verde, a forma sferica ed è presente nei rami terminali in gruppi di due o quattro; è composto da un involucro esterno carnoso e odoroso (mallo) di colore verde e da una parte interna dura e legnosa, divisa in due, contenente il seme avvolto da una sottile pellicola che nuovamente si divide in due parti (ognuna formata da due lobi) eduli e cerebriformi. Odore e sapore fragrante, astringente.
Duplice volto hanno i simbolismi del noce. Da un lato simbolo di vita e di rigenerazione: i frutti venivano chiamati “ Ghiande di Giove  nux inglans è contrario di  iovis glans ”  alludendo al loro elevato valore nutrizionale. Dall’altro considerato nelle civiltà passate  il luogo dell’occulto  sotto il quale si svolgevano riti precristiani. Era  indicato come il luogo di riunione delle streghe nella notte di S. Giovanni, durante la quale esse transitavano il cielo come stormi, con “a capo Diana che prese il nome dalla dea greca Artemide, per partecipare al gran sabba “.
Provenivano da qualsiasi luogo per  radunarsi sotto  il grande noce. Ancora oggi  in alcuni paesi è vivo il detto “Le streghe vogliono noci”.
In Belgio i frutti  rappresentavano un segno premonitore attraverso il quale, le giovani donne indovinavano il matrimonio o la nubiltà.
La leggenda vuole che i sopravvissuti al diluvio universale si siano salvati grazie ad un guscio di noce che gli accolse trasportandoli. La cultura della noce si esprime nel talismano porta fortuna che protegge dal malocchio. Con le noci si fa un tradizionale liquore detto appunto nocino e il fatto vuole che esse vengano raccolte proprio nel giorno di S. Giovanni che coincide con la data del solstizio (21 giugno notte benefica con una particolare configurazione astrale come per l'equinozio e per la data di Natale). Questo sembra indicare il doppio simbolismo del noce.
Con il fiore si fa un rimedio floreale che viene consigliato per favorire i cambiamenti (casa, divorzio, amicizie interrotte, nascita ecc.) Forse E. Bach aveva notato l’ambiente insolito in cui questa pianta predilige crescere. E’ infatti facile trovarla in prossimità d’incroci, siano essi determinati da strade  o vialetti. E’ l’albero che divide i sentieri (non solo materiali, ma anche emozionali). La stessa divisione si ripropone nel seme con la  predominanza di strutture gemellari: i frutti sono solitamente riprodotti due a due  o in aggregazioni di quattro.
 
Albero fallico per eccellenza, probabilmente per la forma sferica del frutto che ricorda  quella dei testicoli, al Noce si attribuivano poteri capaci di suscitare impulsi arcani, favoriti anche dall’aurea maligna della pianta, che rievoca appunto il male.
Il  simbolismo del Noce ha dato origine a varie superstizioni: ad esempio si pensa che riposare sotto l’albero  possa causare forti emicranie.
 Pianta conosciuta e menzionata anche da Plinio:
”La natura ha concesso loro un doppio rivestimento, formato da un mallo rigonfio e un guscio legnoso, motivo che ha conferito alle noci un importanza sacrale  nelle cerimonie nuziali, essendo il frutto  protetto in così tanti modi”.
Già Galeno conosceva le proprietà astringenti della pianta e il Mattioli era consapevole del pregiato valore nutrizionale di questo seme e lo descrive in questo modo:
 “Ghiande di Giove. Furono così chiamate, secondo l’oppinione di più autori, ne i primi tempi del mondo da gli huomini. Conciossia che essendo eglino usi al cibo delle comuni ghiande, ritrovando poscia le Noci esser di quelle molto più dolci, più aggradevoli al gusto, le chiamarono per eccellenza ghiande di Giove…L’albero del Noce, così nelle frondi, come nei germini, ha una certa virtù costrettiva, come che molte, più evidente, l’habbia nella corteccia, over gusci dei frutti, tanto verdi, quanto secchi…Diceva l’istesso Galeno. Le noci secche sono costrettive …peso di 4 once risolve la ventosità del corpo; il perché si da utilmente nei dolori colici e renali …si ungono con esso caldo (olio): mollifica i nervi ritratti …ungendosene sana la rogna ….provocano infallantemente i mestrui mangiandosene due ogni mattina a digiuno per otto giorni avanti che sia il tempo dei mestrui.”

Nella scuola salernitana, il noce veniva usato come antiveleno e in passato le foglie erano utilizzate nella tubercolosi, per rimarginare i tessuti.
 Giovan Battista Dalla Porta  prende in considerazione la somiglianza tra la noce e la testa:
” il mallo, guscio esterno carnoso, verde corrisponde ai  tegumenti del cranio, il guscio al cranio, l’endocarpo alle meningi, e il gheriglio ai due emisferi cerebrali“.

A mio parere  esiste un’altra analogia che collega alcune proprietà della noce con le funzioni svolte dall’ipofisi. Questa somiglianza si potrebbe esprimere nell’azione colorante  determinata dallo juglone, che reagendo con la cheratina della pelle ne determina la colorazione scura.  Allo stesso modo, un azione simile si riscontra nella secrezione di melanina che è responsabile della colorazione della pelle. La produzione di melanina  dipende dalla ghiandola Pituitaria (che è formata da un lobo inferiore detto adenoipofisi a struttura ghiandolare  e da un lobo posteriore a struttura nervosa detto neuroipofisi), e più precisamente dalla sua parte intermedia (che divide i due lobi ed è formata da struttura ghiandolare) dove viene secreto l’ormone melanocita  stimolante (MSH) che stimola i melanociti a produrre il pigmento responsabile della colorazione della pelle. La forma della noce è infatti  incredibilmente simile  quella della ghiandola, sia per il fatto di esser divisa a metà, sia per la similitudine dell’attinenza a colorare.
In passato i rimedi ricavati dalla pianta, venivano utilizzati per curare “infiammazioni linfoghiandolari anche di origine tubercolare, ad elezione del distretto cervicale ed ascellare”. Veniva somministrata internamente per curare linfoadenopatie.
Le ricerche oggi, ne riconoscono le proprietà astringenti e antisettiche. Il mallo e le foglie infatti, contengono tannini  che assieme ad un’altra sostanza chiamata yuglone, sono responsabili dell’azione fotoprotettiva e colorante per rendere pelle e capelli scuri. Nell’uso cosmetico è utilizzata come antiforfora (solo su capelli scuri) e per combattere la calvizie.
L’olio ha caratteristiche ricostituenti, utili negli anziani e nei bambini ed esplica inoltre un azione vermifuga. Studi recenti ne hanno riconosciuto anche le proprietà ipoglicemizzanti in merito ad una sostanza chiamata “catecolo, inibitore della saccarificazione degli amidi nell’intestino e della trasformazione del glicogeno nei tessuti” .
“Signatura”: il mallo corrisponde ai tegumenti del cranio, il guscio al cranio, l’endocarpo alle meningi e il gheriglio ai due emisferi cerebrali.
Proprietà: toniche, astringenti, vermifughe, ipoglicemizzanti, cicatrizzante, detergente e depurativo.
Incompatibilità:  aloe, china rossa, ed altre piante, con alcuni sali minerali e con diverse sostanze contenute in alcuni farmaci.
Componenti principali : tannini, flavonoidi, acido ascorbico, olio essenziale in tracce.
Componenti pericarpo (mallo, guscio verde): coloranti di natura naftochinonica (juglone, lawasone )
Lista negativa: le  sperimentazioni  di  juglone hanno dimostrato proprietà mutagene.


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