Il potere dei funghi
di Stefania Cazzavillan

Molti funghi possiedono proprietà che possono migliorare la nostra salute e qualità di vita e per questo sono anche chiamati “funghi medicinali”. Tra questi i più conosciuti sono: Grifola frondosa o Maitake, Ganoderma lucidum o Reishi, Lentinus edodes o Shiitake, Cordyceps sinensis, Agaricus blazei Murrill o Cogumelo del Sol, Phellinus linteus, Trametes (Coriolus) versicolor, Hericium erinaceus, Polyporus umbellatus, Auricularia auricula judae, Coprinus comatus, Fomitopsis officinalis, Flammulina velutipes e molti altri. 

Ad oggi sono state studiate circa 270 specie di funghi con proprietà farmacologiche; più di 50 specie evidenziano attività antineoplastica “in vitro”, circa 20 sono state studiate clinicamente su modelli animali o in vivo, tutte sono ben tollerate e considerate non tossiche. Il numero conosciuto di specie di macrofunghi si aggira attorno a 14.000, ma si ipotizza che questa cifra corrisponda al 10% di tutti i funghi esistenti in natura. Assumendo che un 5% di questi funghi abbia un potenziale farmacologico, si deduce che resterebbero almeno 7000 specie sconosciute che potrebbero costituire un beneficio per l’uomo.

Dal punto di vista ponderale i funghi in generale, anche se non tutti allo stesso modo, possono essere considerati delle vere e proprie farmacie, ricche di sostanze in grado di modulare e potenziare la risposta immunitaria (polisaccaridi e glicoproteine) e di contrastare eventuali squilibri metabolici ed organici.

Le popolazioni antiche hanno utilizzato tradizionalmente questi funghi, in particolare in Oriente, ma attualmente anche in Occidente, sono in corso studi tecnico-scientifici e clinici con l’obiettivo di indagare i meccanismi di azione delle diverse molecole per poterne spiegare gli effetti fisiologici.

Ai funghi sono state da sempre attribuite potenzialità che vanno oltre l’azione prettamente fisica; da sempre utilizzati da “sciamani” e “curanderos” per affinare le loro capacità curative, si riteneva che aumentassero i livelli di consapevolezza. In Oriente si riteneva che l’azione dei funghi si estendesse anche a livello psico-emozionale oltre che fisico: ad esempio, ad uno dei funghi più antichi e più conosciuti, il Reishi (Ganoderma lucidum), sono stati attribuiti nomi quali il “fungo dell’immortalità” o “il fungo dei 10.000 anni” o “l’erba della potenza spirituale”.

Reishi

In Oriente, inoltre, i funghi, a seconda del loro colore o della loro signatura, sono stati associati a particolari costituzioni o “logge energetiche” e quindi utilizzati, sulla base di queste caratteristiche, a livello energetico-costituzionale oltre che sulla patologia specifica.

La proprietà principale dei funghi a livello fisico è quella di potenziamento del sistema immunitario per renderlo più “veloce” a riconoscere e a rispondere agli “stimoli”. Questa azione è legata soprattutto alla presenza di elevate quantità di polisaccaridi (b-glucani), glicoproteine ed enzimi.

I b-glucani dei funghi sono strutturalmente e funzionalmente distinti da quelli che si trovano nell’avena e nei lieviti e il loro assorbimento attraverso la mucosa intestinale determina un’attivazione del sistema immunitario. Quello che fanno i b-glucani e le glicoproteine dei funghi è un’attività di stimolazione non patologica del sistema immunitario, una sorta di sfida continua che lo tiene allenato e pronto a rispondere velocemente ad eventuali “offensive” patogene provenienti dall’esterno (infezioni batteriche, fungine o virali) e dall’interno (cellule neoplastiche, autoimmunità).

Semplificando molto la questione, il sistema immunitario può essere definito una bilancia caratterizzata da due piatti, che vengono sbilanciati in risposta a stimoli specifici, un piatto “infiammatorio” e un piatto “antiinfiammatorio”. Quando il sistema immunitario non è in equilibrio i due piatti della bilancia non sono ben equilibrati e l’organismo andrà incontro ad una situazione di squilibrio immunitario che non gli permetterà di rispondere in modo adeguato allo stimolo patogeno.

La caratteristica modulatoria dei polisaccaridi fungini li rende quindi utili sia in condizioni di iperattivazione del sistema immunitario (allergie, infiammazione, autoimmunità..) sia in condizioni di deficit (infezioni croniche, malattie neoplastiche…): avranno quindi effetto “sedante” quando il sistema immunitario è iperstimolato ed effetto “stimolante” quando il sistema è depresso.

I funghi tuttavia sono molto di più di modulatori del sistema immunitario, in Medicina Tradizionale Cinese erano definiti tonici, termine che oggi possiamo ricondurre ad “adattogeni”.

Il termine adattogeno fu adottato nel 1940 da un ricercatore della vecchia Unione Sovietica chiamato Dr. Nicolai Lazerev. Nei suoi studi sul Ginseng siberiano selvatico egli aveva notato che la pianta aveva la capacità di calmare il sistema nervoso e di ridurre gli effetti dello stress dell’organismo. Il Dr. Lazarev utilizzò il termine adattogeno per descrivere piante come il ginseng che aiutavano l’organismo ad adattarsi nei periodi di stress. Due colleghi del Dr. Lazarev, I.I. Brekhman e I.V. Dardymov, affinarono la definizione di adattogeno come segue: “un adattogeno deve essere innocuo e non causare alterazioni nelle funzioni fisiologiche dell’organismo , deve avere un’azione non specifica e una azione di normalizzazione aspecifica indipendentemente dalla direzione dello stato patologico”.

Negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che lo “stress” coinvolge più aspetti: sistema nervoso, endocrino, immunitario e psichico. A differenza dell’ancestrale stress da sopravvivenza, l’attuale stress, infatti, è accompagnato da stati di ansia spesso associati a disfunzioni funzionali che, nel tempo tendono a divenire strutturali.

Quando l’organismo sperimenta lo stress, le ghiandole surrenali secernono ormoni, il sistema simpatico viene attivato, il cuore batte più veloce, la pressione sanguigna sale e aumenta la glicemia. Periodi di stress sostenuti possono affaticare il sistema nervoso e cardiovascolare ed alterare la produzione ormonale. Lo stress a lungo termine può portare allo sviluppo di stanchezza, depressione, malattie cardiovascolari, tendenza a contrarre infezioni  ecc.

Gli adattogeni, tra i quali tutti i funghi considerati “medicinali”occupano un posto preferenziale, aiutano l’organismo di migliorare la “gestione dello stress” e quindi permettono alle surrenali di ricaricarsi, di stabilizzare la produzione ormonale, di riequilibrare il sistema immunitario e di tenere sotto controllo la produzione del cortisolo e la glicemia.


Dr.ssa Stefania Cazzavillan
Biologa, Genetista, Naturopata
Presidente International Mycotherapy Institute


[ 1 ]