Ildegarda di Bingen
di Giacinto Bazzoli

A Rüdesheim, una città che si affaccia sul pittoresco tratto intermedio del fiume Reno, vicino agli scogli di Lorelei in mezzo a verdeggianti vigneti, giacciono i resti di una delle donne più grandi del medioevo: Ildegarda di Bingen, una monaca benedettina che fu punto di riferimento dell’arte sanitaria della medicina monastica.

Sono passati quasi mille anni dalla sua morte, ma la sua voce è ancora calda e attuale, pur provenendo da una realtà così diversa dalla nostra. I suoi insegnamenti brillano come gemme di prima grandezza nel profondo Medioevo.

Una giusta dieta alimentare, scrive Ildegarda, è il segreto per mantenere la salute. Essa consiglia una mentalità orientata al positivo e presenta il digiuno periodico, il moto e la meditazione. Bastano queste poche parole per capire ci troviamo di fronte una sorgente purissima che sgorga dalla medicina monastica. E' fedele alla tradizione ippocratica, non tramandata in stereotipi, come alcuni suoi contemporanei, ma impreziosita da esperienza e ricerca. A causa della sua autonomia di giudizio e per la sua pratica coraggiosa rischiò il rogo, ma venne salvata da S. Bernardo di Chiaravalle che riconobbe nella poliedrica attività di Ildegarda la migliore tradizione benedettina. Pur essendo cagionevole di salute ebbe una vita piena di attività e di energia e morì ottantenne.

Ildegarda nasce da una nobile famiglia nel 1098. E’ la minore di dieci fratelli, per cui viene destinata alla vita monastica. All’età di otto anni  entra nell’eremo fatto costruire presso il monastero benedettino di Disibodenberg. Viene affidata a Giuditta di Spanhaim, monaca di clausura che la educa e la istruisce in collaborazione con i monaci.

All’età di sedici anni pronuncia i voti, ma non sceglie per sé la clausura, come la sua maestra Giuditta, ma preferisce aprirsi al contatto con il mondo esterno.

A 52 anni decise di fondare un nuovo monastero a Rupertsberg, per rendersi autonoma dal potere maschile dei monaci benedettini. Con le consorelle affrontò numerosi disagi nella costruzione del monastero. Lì potrà gestire autonomamente il nuovo complesso dando sfogo alla sua esuberante e poliedrica personalità.

La sua medicina

I "noxi umores" cioè gli umori nocivi (l'intossicazione del sangue) sono la causa delle malattie. Ed è proprio in questo campo che Ildegarda consiglia a secondo dei casi diversi metodi di disintossicazione e pratiche idrotermofangoterapiche come: bagni, bagni di vapore, cure a base di impacchi e di frizioni, consigliò un regime alimentare adeguato ad una vita sana. In certi casi pratica e consiglia il salasso, la scarificazione e persino la moxa. Naturalmente un capitolo a sé meriterebbe la fitoterapia. Ripristinare una buona digestione è l'elemento fondamentale per la guarigione.

“Se un essere umano, afferma Ildegarda, soffre di fatica e di paura in seguito ad ogni tipo di nutrimento e di bibite inadatti, si accumulano diversi succhi e sostanze dannosi, e così succede che l'anima tormentata e stanca dalle avversità, soccombe e ferma ad un certo grado i suoi movimenti vitali” (CC 163, II ff).

Per Ildegarda la malattia fa parte della vita, è una condizione esistenziale dell'uomo di cui l'uomo stesso e la società devono rispondere. Infatti, l'uomo può lenire la sofferenza se ha un rapporto responsabile con il proprio corpo, deve comunque tenere conto anche della dimensione psichica e spirituale in quanto "anche i pensieri fanno ammalare". Inoltre afferma che occorre meditare che cosa ti vuol dire Dio con una determinata malattia.

Da dove provengono al terapeuta le indicazioni caratteristiche sul corso della vita del paziente? Anzitutto dagli occhi, poi dal colore della pelle, dal suono della voce, dallo stato d'animo dell'uomo. Dall'osservazione dei giusti fenomeni si possono trarre conclusioni per l'esito della cura.

Noi ricordiamo Ildegarda anche per essere uno dei precursori dell'iridologia. Essa analizza i vari tipi di occhio con le "nubi" che lo offuscano che presagiscono malattie, debolezze e predisposizioni. Con il suo linguaggio immaginifico che deriva dalla sua concezione dell'uomo come microcosmo, cui corrisponde il macrocosmo, descrive i caratteri in base alle colorazioni della pupilla. Citiamo un piccolo brano:

“Chi ha gli occhi torbidi, quantunque sia sano, in modo che essi non sono proprio chiari, indipendentemente dal loro colore, porta i segni della morte. Lo stesso vale per un uomo, i cui occhi sono torbidi come una nuvola di cui la parte superiore è così spessa in modo che dietro ad essa non si può nemmeno ammirare una nuvola chiara come un cristallo. Questo essere umano si ammalerà presto...”.

Quindi descrive i vari tipi di iride che si differenziano per i colori e i segni particolari ed ad essi fa corrispondere particolari caratteriali, predisposizioni e debolezze in altre parole un primo accenno di costituzioni.

Le opere mediche e scientifiche si differenziano da quelle teologiche e mistiche. Ci riferiamo alle due opere principali: Physica (storia naturale) e Cause et curae (cause e rimedi delle infermità). Nella prima raccolta degli iscritti, fatta a cura del monastero, esse non vengono inserite. Ci chiediamo se questo significhi una presa di distanza o una censura dell’attività medica, che era stata vietata per i monasteri da una bolla del papa Onorio III, in quanto poco compatibile con la pratica dei monaci.

Queste due opere fondamentali riguardanti la medicina naturale sono diverse dalle altre a contenuto mistico e teologico.Esse non sono esposte in forma profetica e non contengono alcun riferimento all’ispirazione divina come avviene per tutte le altre opere. Sono una parte dell’imponente opera a contenuto medico di Ildegarda, che diventano accessibili al pubblico grazie al lavoro delle monache dell’abbazia di Eibingen.

Questa medicina naturale abbraccia l’uomo nella sua totalità di corpo, anima e spirito è inserita nel macrocosmo da cui dipende. Ella descrive “l’essenza interiore” di ogni creatura sia animata che inanimata; la scorge nelle pietre, nelle piante, negli animali e nell’uomo. Per quanto riguarda l’uomo non  lo considera come  un essere idealizzato ma concretamente fatto di carne e ossa.

Contro la concezione che tende a disprezzare il corpo, nel medioevo assai diffusa, ella rivaluta la corporeità ed evidenzia gli stretti legami del corpo con lo spirito: “l’anima e il corpo sono una sola realtà, dice, grazie a corpo, anima e mente l’uomo è completo ed è in grado di agire e può fare cose meravigliose” e ancora “corpo e anima vivono insieme e si fortificano a vicenda come fa il firmamento con i pianeti”. “Omnis mundi creatura quasi liber et pictura nobis est speculum”, cioè il microcosmo e il macrocosmo si intersecano, perché “simile è il mondo grande al mondo piccolo”. 

Particolare importanza viene da Ildegarda attribuita alla donna a cui è stata affidata la vita nella maternità fisica e spirituale. Questa constatazione la faceva esclamare: “Che essere meraviglioso sei o donna! Hai posto le fondamenta nel sole ed hai conquistato la terra”, e ancora “l’amore della donna è come un dolce tepore che viene dal sole: esso produce frutti”, mentre l’amore dell’uomo è paragonato al fuoco.

Ma vediamo come descrive l’atto sessuale dal punto di vista della donna, dimostrando ad un tempo conoscenze mediche e capacità di osservazione non comuni: “Quando una donna fa l’amore con un uomo, una sensazione di calore nel suo cervello, che porta con sé il piacere dei sensi, comunica il gusto di quel piacere durante l’atto e richiama l’emissione del seme dell’uomo. E quando è caduto al suo posto, il calore violento discende dal cervello, attira a sé il seme e lo trattiene, e subito i suoi organi sessuali si contraggono, e tutte le parti che si aprono facilmente durante il periodo mestruale ora si chiudono, allo  stesso modo che un uomo forte può tenere qualcosa racchiuso nel pugno”.

Ella possedeva la capacità di immedesimarsi nei pazienti e di intuire il loro stato d’animo lasciandosene toccare profondamente.

Diceva di essere di costituzione debole e spesso tormentata dalla malattia, proprio per questo seppe comprendere e seguire i malati. Sperimentava su se stessa in quale nesso il corpo e l’anima costituiscono un’unità e come le difficoltà mentali possono fare ammalare il corpo. Raccomandava pertanto a principi e duchi una dolcezza materna nel trattare i loro subalterni.

Con l’autorità che le era propria apostrofava nobili e governanti con: “ tu sei qui per benedire i fanciulli non per punire il garzone che ti serve” e ancora: “Difendi la vita dovunque la incontri”.

La Viriditas

Ogni elemento naturale possiede una qualità di base la forza vitale. Ildegarda la chiama con un termine latino intraducibile la “Viriditas” cioè la vitalità verde, la stessa che fa germogliare e sbocciare la vita  nelle piante,  negli animali e negli esseri umani. Per Ildegarda l’immagine del “verde” è espressione della forza vitale. Un esempio illuminante a questo riguardo è il verde dell’erba dei rami e delle foglie come segno di vita, mentre la foglia secca è morta.

Essa non è che una delle modalità della Energia universale e si trova diffusa in tutta la natura, più o meno altamente differenziata e gerarchizzata secondo i centri o gli esseri in cui si incontra. La si attinge tanto bene dall’aria che si respira quanto dagli alimenti naturali che si assorbono. Essa anima gli animali come l’uomo; è identica in natura nei due casi e non si distingue che per il suo grado di gerarchizzazione superiore presso l’uomo.

La si ritrova a tutti i gradi della natura. Già nel mondo minerale, esse si manifesta in quello che noi chiamiamo le attività chimiche. È ciò che fa aggregare i sali minerali in cristalli e che li fa riparare secondo il piano ancestrale, se si arriva a frammentarli. Essa si arricchisce sempre più, a misura che ci si eleva nella serie degli esseri organizzati (vegetali, animali).Presso l’uomo, essa raggiunge il suo massimo sviluppo.

Questo termine non si trova in altri trattati di medicina. Ildegarda indica con “Viriditas” tutto ciò che è vivo ed ha energia vitale: la forza della gioventù, la sessualità, la forza di rigenerazione, la freschezza, la creatività e la guarigione.

Ildegarda vede inoltre come l’uomo da principio possedesse tutta l’energia vitale verde e fosse quindi sano, ricco della forza giovane e fresca della natura ma poi, a causa del suo distacco da Dio cadde nell’aridità diventando soggetto della malattia e della morte.

E’ dunque evidente che la fonte della “viriditas” è Dio stesso. Così la descrive in una visione: (è Dio che parla) “Io forza suprema e ardente ho acceso ogni scintilla vitale e nulla di mortale emana da me… Con saggezza e giustizia ho organizzato l’universo… Mi infiammo nella bellezza dei campi, splendo nelle acque e ardo nel sole, nella luna e nelle stelle. Con ogni soffio d’aria risveglio ogni cosa alla vita. L’aria vive nel verdeggiare e nel fiorire. Le acque scorrono come se vivessero. E io riposo in tutta la realtà, in segreto, come forza ardente. Perché io sono la vita”. Come vediamo è pura poesia, come anche nel testo seguente: “le piante con i loro fiori regalano alle altre piante il profumo; una pietra dona all’altra splendore e ogni elemento della creazione ci mostra attraverso il suo legame specifico, una modalità diversa di abbraccio amoroso. Ma nell’aria, nella rugiada e in tutta la viriditas io sono un’erba medicinale estremamente delicata: il mio cuore è completamente appagato dalla possibilità di offrire aiuto l’uno all’altro… con occhi amorosi tengo conto  di tutte le necessità vitali e mi sento unito a tutti loro. A tutti coloro che sono cagionevoli di salute porto la guarigione, perché sono il balsamo dei dolori” (Liber vitae meritorum).

Alimentazione

Le malattie dello stomaco sono legate con il maligno, e l’intestino può essere paragonato ad un serpente questa è la concezione di Ildegarda che ricerca nei cibi la “subtilitas” cioè quell’elemento sottile che ella individua nelle qualità nascoste degli alimenti che spesso ci sfuggono ma che sono determinanti ai fini di accertare se un alimento risulta benefico o nocivo alla salute. L’abbondanza di cibo porta a soffrire di malattia come apprendiamo nel seguente passaggio: “Anche le persone povere e fisicamente sane che possiedono la stessa propensione all’ingordigia, ma non possono sempre permettersi bevande e cibi scelti, possono esser colpite dalle malattie ora descritte (sangue ceroso e grasso, ulcere aperte) nell’arco di tre, due o persino di una settimana, se mangiano i cibi di cui dispongono in modo sregolato. Lo si può vedere già nelle persone giovani e nei bambini. Infatti questa malattia deriva abbastanza sovente dal magiare carne, da vari tipi di latte, dal vino forte consumati in abbondanza”.

Essa afferma che il digiuno è la base per eliminare le tossine dal nostro corpo e per prevenire le malattie, lo ritiene essenziale nella fase di approccio delle malattie, perché lo reputa in grado di rimettere in sesto l’organismo depurandolo dalle scorie che si depositano nei tessuti. Esso è pure un rimedio universale anche per 29 su 35 casi di malattie di ordine psichico, ma mette in guardia dalle esagerazioni che allora erano frequenti in certi ambienti religiosi.

“Quando le persone digiunano esageratamente in modo che non danno al corpo la nutrizione giusta e misurata esse diventano instabili e poco equilibrate nel loro modo di vivere; altre sono oppresse da molti e gravi disturbi. Così avvengono degli sconvolgimenti nel loro corpo, poiché gli elementi che sono in esse si svolgono disordinatamente e fanno sorgere delle pustole”. Un digiuno molto protratto va eseguito solo in casi particolari. Ildegarda mette in guardia contro i rischi di una pratica che può nuocere al corpo o può suscitare orgoglio e arroganza ed è quindi nociva allo spirito.

“Spesso, così si esprime, vedo come l’uomo soffochi il suo corpo con una eccessiva frugalità e poi nasca in lui solo disgusto; a questa scontentezza si accompagnano più errori di quelli che si sarebbero commessi concedendo al corpo la giusta nutrizione.”

Quindi il digiuno ildegardiano deve essere equilibrato; in definitiva è l’occasione migliore di dare alla propria vita un nuovo orientamento.

Essa dà molta importanza agli errori nel regime alimentare ma anche ai fattori psichici che influiscono sulla nutrizione come ad esempio l’impazienza, la collera, la paura, l’inquietudine che possano condizionare la digestione e l’assimilazione. I rimedi proposti da Ildegarda sono innumerevoli e riguardano sia la qualità degli alimenti, esaminati uno per uno anche in base alla possibilità di modificare gli umori che, sia il tipo delle erbe medicinali che esamina con la precisione di un esperto erborista annotando virtù e controindicazione. Essa classifica ogni erba a seconda della sua struttura originaria: calda oppure fredda. Ildegarda applica le erbe medicinali nel senso dell’intuizione allopatica: “contraria contrariis curentur” cioè alle cause della malattia si oppongono i rimedi: al calore si oppone il freddo, alla malattia con il freddo si applica il caldo. Ed è con la metodologia che segue nell’assunzione delle erbe medicinali. Il vegetale fresco va masticato o se ne serve il succo va spremuto. Spesso indica di utilizzare le erbe curative mescolate a farina facendo dei tortelli da cuocere sulla cenere. I vegetali duri e coriacei vengono assunti con il decotto o nel vino caldo. Le erbe delicate e le inflorescenze deteriorabili vengono pure macerate nel vino oppure assunte in infuso o decotto in acqua calda. Il vino è esso stesso un rimedio prezioso: talvolta viene consigliato in piccole dosi da solo o anche in concomitanza con latri rimedi. La stessa procedura Ildegarda la usa esaminando le pietre preziose che contengono “calore e umidità”. Sono rimedi che vengono applicati al corpo o assunti dopo l’infusione in vino od acqua. Così si esprime per lo zaffiro: “lo zaffiro è caldo…chi ha la cataratta tenga lo zaffiro in mano, lo riscaldi con la mano o con il fuoco e lo ponga umido a contatto del cristallino offuscato. Ripeta per tre giorni di mattina e di notte e la cateratta regredirà e scomparirà. Se una persona ha gli occhi rossi per la sofferenza e le dolgono oppure non vede chiaramente, metta in bocca lo zaffiro a digiuno e lo bagni con la sua saliva. poi prenda con il dito un po’ della saliva con cui è stata bagnata la pietra e la passa sugli occhi, più precisamente facendo in modo di toccare anche la parte interna. Gli occhi verranno risanati e torneranno a vedere chiaramente.”

Gli umori

I rimedi, le piante, le pietre ma anche i normali alimenti agiscono sugli umori. Quando Ildegarda descrive una pianta, un’animale, una pietra preziosa illustra tra le loro qualità di caldo- freddo, umido-secco, la compatibilità con un determinato temperamento della persona. Queste quattro qualità sono legate a sua volta ai quattro elementi (fuoco,terra, acqua e aria) a sua volta legati ai quattro umori (bile gialla, bile nera, flegma e sangue) e quindi alle quattro stagioni  e alle quattro età dell’uomo (infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia).

Il sistema è complesso e difficile da comprendere, anche perché nella descrizione degli umori Ildegarda non solo usa nomi diversi da quelli tradizionali di Ippocrate e di Galeno, ma alcuni di essi hanno corrispondenze diverse, quindi mostrano caratteristiche anomale.

Trattando delle malattie essa parla in maniera molto chiara degli umori nocivi (oggi diremmo tossine) dai quali dobbiamo depurare l’organismo. “Sottoporsi a troppi strapazzi ed esagerare facendo molte cose diverse porta “l’anima, sconvolta e affaticata, a reprimere in egual misura i suoi impulsi vitali. Allora gli umori dannosi presenti nell’organismo si agitano e procurano stati febbrili… il sangue si esaurisce e l’intestino e gli altri organi interni si prosciugano, mentre il freddo interno rimane nell’organismo”.

Molto più comprensibili e interessanti sono le caratteristiche dei quattro temperamenti (collerico, flemmatico, sanguigno, melanconico) che Ildegarda descrive con ricchezza di particolari distinguendo, caso più unico che raro, tipologie femminili da quelle maschili.

Non è certo questo il luogo per descrivere la portata delle opere teologiche e mistiche degli iscritti di Ildegarda che è colossale ed è più importante che non la rilevanza degli scritti sulla medicina naturale.

Non solo è stata la prima teologa della storia della chiesa, ma anche una mistica non sempre compresa a fondo dai contemporanei e anche successivamente. Anzi fu contestata dal potere ecclesiastico che comminò a lei e al suo monastero l’interdetto, cioè l’isolamento dal punto di vista religioso del monastero nel quale non potevano essere eseguiti canti e celebrati riti di nessun tipo, compresa la messa. L’interdetto, la fece soffrire molto. Ella ne portò dignitosamente le conseguenze senza recedere dalle sue posizioni.

Affrontò i potenti dell’epoca senza timori reverenziali dicendo a tutti la verità, che rende liberi. Scrisse lettere a nobili, duchi, vescovi ed anche al Papa e a Federico Barbarossa richiamando tutti alle loro responsabilità.

La grande badessa ispirata dalle visioni celesti non fu solo una teorica, ma fu una persona attiva: nel 1159 tornò al monastero benedettino di Disibodenberg da dove era partita per predicare ai monaci, predicò pure nelle cattedrali di Colonia, di Treviri, di Metz e di Würzburg davanti al clero e al popolo. E’ vero, siamo nel medioevo,  considerato da noi oscuro, ma vi immaginate ai nostri giorni una donna che predica nel duomo di Milano o di Firenze o di Roma davanti al popolo e al clero?

Morì ad 81 anni e venne dichiarata santa non dalla chiesa, ma a furor di popolo visto che moltissime persone si recarono sulla sua tomba per implorare la gente la chiesa la inserì fra i santi. opere.

Ildegarda era nota per le guarigioni operate presso il monastero.Non deve nemmeno trarci in inganno il fatto che Teodorico pio monaco che racconta la sua vita, le attribuisse più alle sue benedizioni che alle terapie suggerite da Ildegarda. Questo stereotipo, non solo medioevale, è caratteristico di chi racconta la vita di una santa.

Le osservazioni riportate nelle due opere citate dimostrano, non solo una conoscenza libresca delle teorie mediche del tempo, ma anche una capacità di osservazione e di giudizio caratteristiche dei terapeuti più esperti.


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