Il Tarassaco
di Sara Polacco

Alla luce dei recenti studi,con particolare attenzione alle proprietà antitumorali.

Profilo farmacologico

Attraverso i secoli, molti benefici per la promozione della salute, come l’attività diuretica, lassativa, colagoga, anti reumatica, antinfiammatoria, coleretica, antitumorale e ipoglicemica sono stati attribuiti all’uso di estratti di tarassaco o della pianta in toto. Nella seguente rassegna vengono esaminate le ricerche scientifiche che supportano le proprietà farmacologiche ascritte al Taraxacum officinale.

Attività diuretica

La pianta del tarassaco ha sempre avuto fama di buon diuretico. Sono stati indagati gli effetti dell’estratto fluido delle radici (Taraxaci radix) e della pianta di tarassaco (Tarataci folium), somministrandolo attraverso un tubo gastrico a dei ratti maschi alla dose di 50mL/kg di peso corporeo. I risultati hanno dimostrato un’azione diuretica più marcata degli estratti della pianta rispetto a quello delle radici, raggiungendo il più alto indice diuretico e saluretico corrispondente a 8 g di sostanza secca/kg di peso corporeo. Questi risultati sono paragonabili a quelli della furosemide, un principio attivo che viene utilizzato in farmaci diuretici ad azione rapida, alla dose di 80 mg/kg di peso corporeo .Dopo somministrazioni giornaliere di estratto fluido i ratti esibirono una perdita di peso del 30% circa parallelamente alla diuresi. Il tarassaco presenta un elevato contenuto in potassio che va a compensare il minerale eliminato con le urine. Perciò, il tarassaco è privo degli effetti collaterali del furosemide dovuti alla perdita del potassio come il coma epatico e il collasso circolatorio24. Altri studi non hanno evidenziato un incremento del volume urinario, ad esempio usando estratti etanolici di tarassaco, ma questo potrebbe essere spiegato dalla scelta di usare una parte invece di un’altra della droga, o del metodo di estrazione utilizzato. Mai come in questo caso è necessario non farsi fuorviare troppo da ricerche scientifiche che mirano ad esaminare la materia nel più piccolo recondito recesso, perdendo di vista il risultato finale, alla ricerca del più piccolo particolare che alla fine si risolve nella scoperta di nulla. Centinaia d’anni di esperienza empirica e di uso efficace di una qualsiasi droga non possono essere vanificati da qualche studio di breve durata, se non addirittura di poche ore25 volto, spesso, a screditare una sostanza per privilegiarne un’altra, per meri interessi commerciali.

Attività coleretica e colagoga

Gli studi volti ad indagare sulle proprietà colagoghe e coleretiche delle piante del genere taraxacum risalgono alla fine del XIX secolo. I medici inglesi Rutheford e Vignal iniziarono le loro ricerche nel 1875 atte a comprendere l’azione della pianta sulla funzione epatica. Sperimentarono l’estratto di tarassaco sui cani e videro che era efficace nella contrazione della cistifellea, pur non evidenziando un incremento nella secrezione della bile.

Gli studi di Chabrol del 1931, misero in evidenza anche un aumento della secrezione della bile, quindi è stato dimostrato che la pianta esplica funzioni sia colagoghe che coleretiche.

Leclerc somministrò la pianta a pazienti affetti da angiocolite cronica, congestione del fegato e calcoli biliari, ottenendo un migliorando dei sintomi di insufficienza epatica e l’attenuamento delle crisi dolorose.

Büssemaker, nel 1936, riporta un aumento circa del 40% della secrezione biliare dopo somministrazione intraduodenale dell’estratto alcolico della pianta intera ai ratti. Böhm, nel suo studio del 1959, ha inoltre dimostrato un definito incremento della produzione di bile nei ratti dopo somministrazione intraduodenale di estratto alcolico di foglie di Tarassaco officinale.

Attività antinfiammatoria

Kim e altri ricercatori, nel 2000 studiarono gli effetti dell’estratto di foglie di Tarassaco officinale sulla produzione del fattore di necrosi tumorale alpha (TNF-α) in colture primarie di astrociti dei ratti stimolati con sostanza P e lipopolisaccaridi. L’estratto somministrato alla concentrazione di 100 e 1000 µg/mL ha significativamente represso la produzione di TNF-α inibendo la produzione di interleuchina . Pertanto gli autori suggeriscono un’attività antinfiammatoria dell’estratto di foglie di tarassaco sul sistema nervoso centrale.

Il TNF-alfa prodotto dai macrofagi attivati gioca un ruolo importante come mediatore nel processo infiammatorio, infatti stimola le cellule endoteliali a sintetizzare ed inserire nella loro membrana plasmatica ELAM-1 (molecola 1 di adesione endotelio-leucocitaria) favorendo quindi l’adesione delle cellule endoteliali ai neutrofili, la cui aderenza all’endotelio capillare è ulteriormente condizionata da una proteina presente sulla loro membrana nota come molecola 1 di adesione leucocitaria (LCAM-1). Neutrofili e cellule endoteliali partecipano nei processi adesivi favorendo quindi la migrazione dei leucociti nei luoghi delle infezioni batteriche. Pertanto le sostanze in grado di inibire l’adesività cellulare sono da considerarsi dei potenziali agenti anti-infiammatori.

In un’altra ricerca, l’estratto fluido metanolico di radici di Taraxacum officinale è stato

frazionato successivamente con esano, etilacetato e butanolo. Una significativa attività inibitoria nei confronti della formazione di Leukotriene B4 (LTB4) da neutrofili umani attivati, è stata accertata per la frazione butanolica (86% di inibizione a 3µg/mL). Questa attività è stata attribuita a due glucosidi sesquiterpeni recentemente isolati dalle radici del tarassaco. Anche il LTB4 promuove l’adesione dei neutrofili all’endotelio favorendo quindi l’azione infiammatoria.



Attività antiossidante

Hagymàsi e altri ricercatori studiarono gli effetti degli estratti di Taraxacum officinale sui microsomi del fegato dei ratti Wistar. I microsomi del fegato sono altamente sensibili alla perossidazione lipidica se incubati in presenza di NADPH e ADP-Fe²+. Sia l’estratto di foglie che quello delle radici, diminurono la perossidazione lipidica enzimaticamente indotta e ridussero i citocromi c con o senza NADPH in modo dipendente dalla concentrazione indicando un’attività antiossidante. In uno studio successivo, gli stessi autori dimostrarono l’abilità a cedere idrogeno e la capacità antiradicalica/antiossidante dell’estratto fluido liofilizzato di foglie e radici di Taraxacum. Grazie al loro elevato contenuto di polifenoli, l’estratto di foglie era un donatore di idrogeno più efficace, agente riducente e antiossidante comparato all’estratto di radici. Gli studi recenti di Hu e Kitts hanno dimostrato l’azione antiossidante di un estratto etilacetato di fiori di Taraxacum officinale, il quale ha rimosso i radicali liberi (ROS) e preservato il DNA dai danni indotti dai ROS in vitro. La soppressione dello stress ossidativo è stata attribuita alla luteolina e luteolina 7-O glucoside. Oltre ai ROS, una sovrapproduzione di specie reattive all’azoto (RNS) può anche provocare danni ai tessuti e perdita vascolare comuni alle infiammazioni intestinali, setticemia e artrite reumatoide38. Gli stessi autori dimostrarono che la luteolina e luteolina 7-O glucoside negli estratti di fiore di Tarassaco somministrati ad una concentrazione più bassa di 20 µM (p<0,05) sopprimono significativamente l’espressione proteica della sintesi dell’ossido nitrico indotta (iNOS) e la cicloossigenasi 2 (COX 2) nelle cellule di macrofagi di topi attivati (RAW264,7). Questi enzimi sono responsabili della produzione di ossido nitrico e prostaglandina E2 (PGE2). La marcata attività antiossidante dell’estratto grezzo di fiori di tarassaco è stata confermata in molti sistemi di modelli chimici.

Attività analgesica

Un test eseguito su topi di laboratorio, denominato hot plate test (test della piastra calda - ovvero si pone l’animale sopra una piastra di acciaio riscaldata e si testano i tempi di reazione all’innalzarsi della temperatura), ha evidenziato, attraverso la somministrazione per via intraperitoneale di estratto secco etanolico di Taraxacum officinale, un allungamento dei tempi di reazione al dolore di circa il 38% dopo 180 minuti. La stessa dose ha ridotto la risposta al test da inibizione del dolore indotto dal fenilchinone di circa il 24%, mentre dopo un trattamento orale con 1 g/kg peso corporeo, è stata osservata una riduzione di circa il 44%.

Attività anti iperglicemica

In uno studio del 2004, l’estratto secco etanolico di Taraxacum officinale somministrato ad una concentrazione tra 1 e 40 µg/mL, è stato testato in vitro per il rilascio di insulina dalle cellule INS-1 in presenza di 5,5 mM di glucosio, usando il glibenclamide come controllo. L’attività secretoria dell’insulina si è potuta osservare per gli estratti di tarassaco ad una concentrazione di 40 µg/mL.

Nel 2005 alcuni ricercatori hanno provato che, a seconda della sua origine, l’azione dell’α-glucosidasi è stata inibita anche dall’estratto fluido di Taraxacum officinale. I valori IC50 erano rispettivamente del 2,3, 3,5 e 1,83 mg pianta/mL di estratto per l’α- glucosidasi dal lievito, dal fegato e dall’intestino di coniglio.

Nel 2001, Petlevski e altri, dimostrarono un effetto anti iperglicemico di una preparazione erboristica contenente il 9,7% di Taraxaci radix (Taraxacum officinale WEBER). Per la sua produzione, la pianta secca è stata posta a macerare in una soluzione di etanolo al 60%.

Dopo 28 giorni il macerato è stato filtrato, l’etanolo fatto evaporare, e l’estratto acquoso residuo è stato liofilizzato. Somministrato ai topi non obesi diabetici (NOD) (diabetici perchè trattati con alloxan) alla dose di 20 mg/kg di massa corporea, l’estratto secco etanolico ha diminuito significativamente i livelli di glucosio e fruttosamine. In uno studio successivo, gli effetti dell’estratto della pianta sulla concentrazione catalitica di glutatione S-transferasi (GSTs) e malondialdeide (MDA) nel fegato dei topi diabetici NOD, sono stati indagati come possibili indicatori di stress ossidativi nel diabete precoce. Dopo 7 giorni di trattamento con l’estratto della pianta alla dose di 20 mg/kg di peso corporeo, è stato osservato un significativo incremento nella concentrazione catalitica di GSTs e una non significativa diminuzione nella concentrazione di MDA, la quale potrebbe essere spiegata dall’effetto anti-iperglicemico dell’estratto.

Una diminuzione della concentrazione dell’MDA epatico nei ratti diabetici, così come una significativa diminuzione della concentrazione della glicemia è stata anche osservata da uno studio coreano del 2002, dopo somministrazione dell’estratto acquoso di foglie di tarassaco.

Attività anti colesterolemica

Gli steroli vegetali contenenti in molte piante hanno dimostrato un’azione di controllo nei confronti dell’ipercolesterolemia.

I fitosteroli hanno una composizione simile a quella del colesterolo, ma hanno dimostrato di esercitare un significativo effetto biochimico sugli organismi viventi.

Importanti steroli contenenti nelle piante sono il taraxasterolo, lo stigmasterolo e il β- sitosterolo.

Il taraxasterolo è un triterpene monoidrossido che si trova nelle piante della famiglia delle composite come arnica, bardana, cicoria e tarassaco.

Da alcuni studi si è evinto che il β-sitosterolo è in grado di diminuire la concentrazione del colesterolo totale e LDL, attraverso l’inibizione dell’assorbimento del colesterolo e la riduzione della secrezione da parte del fegato. (I livelli plasmatici di fitosterolo nei tessuti dei mammiferi sono normalmente molto bassi a causa dello scarso assorbimento da parte dell’intestino e una più veloce escrezione dal fegato comparata al colesterolo. I fitosteroli sono in grado di essere metabolizzati nel fegato in acidi biliari C21 attraverso il fegato diversamente dai normali acidi biliari C24 nei mammiferi53). E’ stato suggerito che un’integrazione di fitosteroli ha un’attività contro i tumori del colon se sommati con altre azioni salutari negli animali. Alte quantità di fitosterolo possono avere un’influenza negativa sul sistema riproduttivo e causare occasionalmente diarrea negli animali. Tuttavia, allo stato attuale, si può desumere che un livello moderato di steroli vegetali offre vantaggi come sano ed economico agente per abbassare il colesterolo per uso umano.

Recentemente, esteri di fitosteroli sono stati aggiunti nei cibi funzionali (margarine, rimedi naturali) per poter beneficiare dell’azione ipocolesterolemizzante dei fitosteroli, con un’assunzione massima di 2, 3 grammi al giorno.

Attività anticoagulante e anti trombotica

Sappiamo che il diabete mellito è associato a malattie vascolari dovute ad aumentata formazione di trombi e ischemia. Estratti etanolici di radice di Taraxacum officinale WEBER sono stati studiati per i loro effetti inibitori sull’aggregazione delle piastrine umane. Gli estratti hanno causato una inibizione dose dipendente dell’aggregazione piastrinica, con una massima inibizione dell’85% osservata ad una concentrazione corrispondente allo 0,04 g di radice secca/mL di plasma umano ricco di piastrine (PRP).

Gli estratti etanolici sono stati frazionati in composti di più alto (Mr>10.000) e più basso (Mr<10.000) peso molecolare. Una frazione contenente polisaccaridi a basso peso molecolare ha causato un’inibizione del 91%, mentre una seconda frazione arricchita in triterpeni e steroidi ha mostrato un’inibizione all’80% dell’aggregazione piastrinica, entrambe ad una concentrazione equivalente a 0,04 g di materia grezza/mL PRP.

Attività prebioticaSappiamo che, per la salute intestinale, non è sufficiente assumere prodotti contenenti flora batterica, ma che è altresì importante che questi batteri eubiotici possano trovare in loco il substrato ideale per nutrirsi, svilupparsi e riprodursi a meglio. L’estratto acquoso di radici di Taraxacum officinale WEBER è stato testato per la sua attività di stimolatore della crescita di 14 differenti ceppi di bifido batteri. La crescita di sei ceppi (B. adolescentis 1 e 2, B. bifidum 1, B. catenulatum, B. longum 2) è stata rafforzata in modo significativo in un terreno contenente estratti di radice di tarassaco, mentre solo due ceppi si sono sviluppati meno intensamente in questo terreno, confrontato con il controllo. I rimanenti 6 ceppi esibirono una crescita equivalente in entrambi i terreni. La determinazione dei carboidrati prima e dopo l’incubazione in tutte le colture di bifido batteri rivelò dall’1 al 48% di utilizzazione degli oligofruttani del tarassaco.

Le proprietà antitumorali del Taraxacum officinale

Il primo studio sull’attività antitumorale del Taraxacum officinale che io abbia trovato in questa mia ricerca risale al 1980 ed è da attribuirsi ai ricercatori giapponesi Kensuke Baba, Shigeru Abe e Denichi Mizuno dell’Università di Tokyo, dal titolo “Attività antitumorale dell’estratto in acqua calda di Tarassaco, Taraxacum officinale – Correlazione tra attività antitumorale e tempi di somministrazione – “. Un estratto ottenuto da un infuso non dializzabile della pianta in acqua calda con attività antitumorale è stato isolato dal Taraxacum officinale. L’estratto ha dimostrato un effetto antitumorale nel sistema dei tumori allogeneico di ddY-Ehrlich, e in quello singeneico, C3H/He62-MM46, con iniezioni intraperitoneali di 30 o 40 mg/kg in fase più avanzata, da 11 a 20 giorni (ogni giorno), o da 2 a 20 giorni (a giorni alterni) se al giorno 0 le cellule tumorali sono state inoculate sottocute. Ma non ha inibito la crescita tumorale con l’iniezione nella fase precoce (da 1 a 10 giorni) in entrambi i sistemi di cui sopra. L’efficacia in caso di iniezione in fase avanzata è stata osservata con altri immunopotenziatori con attività antitumorale cioè lentinano e mannano da lievito. Particolarmente nel sistema tumorale singeneico C3H/He-MM46, entrambe le sostanze mostrarono una forte attività antitumorale con l’iniezione sia in fase avanzata (11-20 giorni) che in quella precoce (1-10 giorni). E nel sistema tumorale allogeneico ddYEhrlich, entrambi gli agenti dimostrarono quasi la stessa forte attività antitumorale, indipendentemente dai tempi di somministrazione. Quindi nessuna chiara evidenza è stata osservata nell’attività antitumorale dovuta ai tempi di somministrazione.

Per quanto riguarda il meccanismo dell’azione inibente la crescita tumorale, l’estratto mostrò l’attivazione citolitica dei macrofagi nei macrofagi anticorpo-dipendenti mediatori della citolisi e miglioramento della reazione di ipersensibilità ritardata antitumorale nei sistemi tumorali singeneico C3H/He-MM46 e allogeneico di ddY-Ehrlich. Questo suggerisce che l’estratto è simile ai polisaccaridi antitumorali come il lentinano nel meccanismo di azione antitumorale.

Uno studio del 200465 ha investigato l’effetto dell’estratto fluido ottenuto dalle parti aeree di taraxacum officinale (Taraxacum herba), sulla citotossicità e produzione di citochine nella linea cellulare dell’epatoma umano (Hep G2). L’estratto di tarassaco ha causato una riduzione in modo dipendente dal tempo e parzialmente dipendente dalla dose della vitalità cellulare del 26%. Inoltre, nelle cellule trattate con 0,2 mg/mL di estratto per 48 ore, è stata osservata la massima secrezione di TNF-α ( Fattore di necrosi tumorale alfa) e IL 1α.

L’aumentata quantità di TNF-α66 e IL 1α hanno contribuito all’apoptosi indotta dall’estratto di tarassaco, la quale era quasi completamente neutralizzata dall’aggiunta di anticorpi anti TNF-α e IL 1α. Questi risultati suggeriscono che l’estratto induce citotossicità attraverso la secrezione di TNF-α e IL 1α nelle cellule Hep G2. Come conseguenza dell’indotta secrezione di TNF-α, è stata osservata l’aumentata produzione di ossido nitrico dall’interferone-γ ricombinato, innescato nei macrofagi peritoneali dei topi.

L’ossido nitrico ha ricevuto una crescente attenzione come potente molecola macrofago derivata contro i tumori.

Uno studio molto recente, (pubblicato nel 2008) e particolarmente significativo sulle proprietà antitumorali del T.O, è stato condotto da ricercatori dei Laboratori di ricerca biochimica e biomedica, chimica ambientale e chimica medicinale e organica, del Dipartimento di Chimica del New Mexico Tech di Socorro, NM, insieme a ricercatori dell’Università del New Mexico, Albuquerque, U.S.A., supportati dall’Istituto Nazionale di Sanità degli Stati Uniti70.

Sono stati indagati separatamente, estratti ottenuti da foglie, fiori e radici di Taraxacum officinale, per testare le loro proprietà anti proliferazione e invasione tumorale.

Ognuno degli estratti acquosi è stato preparato lasciando a macerare in acqua per 24 ore a temperatura ambiente, 75 grammi di pianta secca. Successivamente la mistura è stata filtrata per rimuovere le particelle residue, liofilizzata, e la polvere risultante è stata stoccata in essiccatore a 4° C.

Gli estratti così ottenuti sono stati testati per valutare il grado di inibizione della crescita tumorale e l’effetto anti invasivo del T.O. sulle cellule MCF-7/AZ, una variante della famiglia delle cellule del carcinoma umano mammario, e su cellule LNCaP C4-2B, ovvero del cancro della prostata.

Entrambe le linee cellulari sono state esposte ad una crescente concentrazione di DFE (estratto di fiori), DLE (estratto di foglie) e DRE (estratto di radici) di Taraxacum officinale per 24 ore. L’estratto di fiori ha provocato una diminuzione della vitalità delle cellule LNCaP C4-2B da 60,5 a 50 µg/ml, mentre non ha influenzato la vitalità cellulare delle cellule MCF-7/AZ. Gli estratti di foglie e radici hanno influenzato entrambe le linee cellulari, ma DRE si è dimostrato più tossico di DLE, lasciando solo il 50% di cellule vitali alla concentrazione di 50µg/ml rispetto ai 180 µg/ml degli estratti delle foglie.

La crescita delle cellule MCF-7/AZ del carcinoma del seno è stata inibita del 40% dagli estratti di DLE dopo 96 ore di trattamento, mentre non si sono osservati effetti significativi sulla crescita delle cellule LNCaP C4-2B. DFE e DRE invece, non hanno influenzato la crescita di entrambe le linee cellulari. Questo è dimostrato dal fatto che è stata riscontrata una diminuzione dell’attività delle ERK (chinasi di regolazione del segnale extracellulare) comparata con i gruppi di controllo, dopo l’esposizione delle MCF-7/AZ al DLE, mentre non sono stati osservati cambiamenti nei livelli di fosforilazione delle ERK quando le cellule sono state sottoposte alle DFE e DRE. L’inibizione delle ERK è un dato significativo essendo l’attività di queste chinasi della regolazione del segnale extracellulare una condizione determinante nel percorso MAPK (chinasi di attivazione della mitosi proteica) coinvolte nella sopravvivenza, differenziazione e crescita cellulare.

L’inibizione della proliferazione delle cellule tumorali attraverso gli estratti di T.O. è stata segnalata in precedenza ed è risultata essere dovuta ai triterpenoidi e sesquiterpeni.

Dal momento che questi composti sono presenti anche nelle radici, e nessun effetto del DRE è stato osservato sulla crescita di entrambe le linee cellulari, i risultati della ricerca suggeriscono che l’effetto inibitore possa risultare dai composti fenolici che nelle foglie del tarassaco sono caratterizzati da più elevate quantità di acidi polifenolici e flavonoidi.

Questo è stato avvalorato da numerosi studi che descrivono gli effetti di questi ultimi componenti, in particolare dei polifenoli, sulla proliferazione delle cellule tumorali. L’effetto anti invasivo dei vari estratti di T.O. è stato indagato usando il test di invasione del collagene di tipo I. Le cellule cancerose sono state seminate nel gel ottenuto dal collagene di tipo I e incubate per 24 ore a 37° C in presenza o assenza di differenti estratti di T.O. Sono state contate le cellule penetrate nel gel o rimaste in superficie, usando un microscopio invertito ed espresse come indice di invasione, essendo la percentuale di invasione cellulare superiore al numero totale di cellule. È stato dimostrato che DRE blocca l’invasione delle cellule MCF-7/AZ nello strato di collagene, mentre DFE e DLE non presentano gli stessi effetti sulle cellule MCF-7/AZ. Diversamente, l’invasione delle cellule LNCaP C4-2B nel collagene di tipo I potrebbe essere bloccata dal trattamento con DLE e non da quello con DFE e DRE. L’effetto anti invasivo di DRE e DLE è dimostrato anche dal diminuito livello di attività delle MMP-2 e MMP-9. Infatti l’analisi zimografica ha rilevato che questi due estratti inibiscono l’attività gelatinolitica delle MMP-2 e MMP-9, essendo ormai assodato che l’attività enzimatica di queste metalloproteinasi è correlata con la cancerogenicità e la capacità metastatica delle cellule tumorali. Queste osservazioni sono risultate essere mediate attraverso l’inibizione rapida (5-10 min.) di elevati livelli di attività di entrambe le FAK (chinasi di adesione focale) e src (tirosin chinasi src – pronuncia “sarc”). Infatti i trasduttori di segnali FAK e src contribuiscono alla secrezione delle MMP-2 e 9, e i livelli di attività sono stati trovati elevati nelle cellule invasive MCF-7/AZ e LNCaP C4-2B.

Questo è il primo studio effettuato a riportare l’attività anti invasiva degli estratti del genere taraxacum, e in particolare del T.O.

L’esatta ragione per la riduzione dell’invasione non può essere al momento spiegata, così come molti dei componenti noti nelle radici e nelle foglie possono contribuire agli effetti osservati e questi dipendono anche dalla composizione degli estratti delle specie studiate.

Altre analisi sui singoli principi attivi potranno essere utili per chiarire l’effetto antiproliferativo di DLE sulle cellule MCF-7/AZ e la differenza di effetto dei DRE e DLE sul comportamento invasivo delle cellule MCF-7/AZ e LNCaP C4-2B.

Le piante medicinali, specialmente quelle usate nella MTC, si sono rivelate importanti nella cura del cancro e rappresentano una fonte preziosa per la scoperta delle piccole molecole che inibiscono il segnale bersaglio di trasduzione delle proteine, ad esempio le chinasi, che modulano la proliferazione e l’invasione delle cellule cancerose.

I dati raccolti in questa ricerca dimostrano che gli estratti di differenti parti della pianta di T.O. inibiscono la proliferazione e l’invasione cellulare e illustrano l’importanza di convalidare l’uso delle piante medicinali tradizionali nella terapia. Inoltre, questi risultati indicano che DLE e DRE contengono principi attivi che possono essere utilizzati nello sviluppo di nuovi agenti per combattere il cancro.




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