La modernità del pensiero costacurtiano
di Cristian Testa

La società moderna vive grandi paradossi, che si esprimono anche nel mondo della salute e della medicina. Il miraggio della ricerca e della innovazione ha caratterizzato l’approccio alla salute a alla cura. Più complicata è una metodica e più sembra efficace; più moderno è un farmaco e più dovrebbe risolvere velocemente i problemi di salute. La semplificazione delle abitudini è considerata come un ritorno “al vecchio” e quindi poco efficace. Semplice è pure l’approccio igienista tradizionale. Ahimè, come tante altre cose “semplici” spesso è stato considerato come antiquato e poco applicabile. L’impianto teorico della scuola costacurtiana, ovvero la “ febbre gastrointestinale”, è stato spesso attaccato negli ambienti accademici e paragonato ad un testo di medicina popolare che fa sorridere i grandi luminari.

Ma cosa è la febbre gastrointestinale? Uno stato infiammatorio, febbrile appunto, con una connotazione di cronicità centrata sul sistema digerente. La cattiva digestione richiama sangue nella regione addominale, questa congestione ematica innalza la temperatura locale. Il fenomeno determina l’alterazione della omeostasi enzimatica e della flora batterica residente. Inoltre lo stato infiammatorio determina uno diretto alla mucosa intestinale che perde le proprie caratteristiche strutturali e funzionali. Purtroppo il fenomeno si autoalimenta e tende a peggiorare nel tempo. L’autointossicazione, la distribuzione sistemica di tossine intestinali è il risultato largamente descritto da Costacurta stesso. E i sintomi ??? cattiva digestione, stanchezza cronica, tensione addominale, mal di testa, dolori articolari, dermatiti…ma credo si potrebbe continuare. L’intestino non è l’unica causa di malattia è chiaro, ma sicuramente una buona funzionalità digestiva rappresenta una componente importante nel promuovere e mantenere la buona salute.

La dottrina tanto contrastata e criticata incontra un primo paradosso: le pubblicazioni scientifiche che parlano di ecologia intestinale, disbiosi e modulazione immunologiche intestinali sono numerosissime. Se ci si riferisce a PubMed banca dati ufficiale della scienza moderna si ritrovano almeno 100 reviews che trattano questi argomenti. Ricordo che una “review” è una sorta di “super-pubblicazione” dove un esperto di un particolare argomento fà “il punto della situazione” ovvero confronta decine di studi condotti da più gruppi traendone dati statistici e varie considerazioni.

Centinaia di pubblicazioni che affrontano il tema “funzionalità intestinale possono essere riassunti in due punti chiave:

  • L’alterazione della flora batterica intestinale determina una infiammazione cronica intetinale.

  • La flogosi cronica determina un danno alla mucosa intestinale alterandone la permeabilità. Il fenomeno è responsabile di una risposta immunitaria dannosa.

L’assetto microbiologico intestinale è un fattore di grande rilievo per la salute dell’intestino. Un intestino sano deve avere una buona popolazione di residenti eubiotici (bifidi e lattobacilli) una porzione di saprofiti (cocchi ed enterobatteriacee) e la minor popolazione possibile di patogeni (clostridi, campilobacter, salmonelle, shigelle, candida e miceti). L’alterazione di questo equilibrio dipende dalle abitudini alimentari, dall’utilizzo di farmaci e dallo stile di vita. La rottura di questo equilibrio è un determinante patogenetico noto, radice di molteplici condizioni morbose. L’ospite risponde alla variazione di flora intestinale attraverso una manifestazione infiammatoria che tende a cronicizzare. L’infiammazione nell’organismo umano è sostenuta da una importante vasodilatazione. Tipicamente nelle immagini di colonscopie si possono osservare mucose con una rete vascolare congesta e fortemente irritate.

L’intestino umano è la principale barriera immunologica dell’organismo. Il suo buon funzionamento è legato fortemente al trofismo della mucosa. La flogosi interferisce con i legami intercellulari rendendoli più deboli e meno selettivi alle molecole in transito. La conseguenza del processo è una eccessiva permeabilità a sostanze potenzialmente pericolose per la salute. Tossine batteriche e numerosi allergeni sono assorbiti dal circolo enterico e metabolizzati dall’organismo. Sono state evidenziate correlazioni molto forti tra alterazione della permeabilità intestinale e numerose patologie quali: malattie autoimmuni, sindromi allergiche, epatopatie, artropatie reumatiche, alterazioni del comportamento, sindromi di immunodeficenza, dermopatie. I meccanismi appena descritti sono l’attualità per la gastroenterologia moderna e sono a mio parere una descrizione più tecnica e minuziosa della teoria della febbre gastrointestinale e del concetto di auto-intossicazione.

Il secondo paradosso della questione riguarda il completo o pressochè tale disinteresse del mondo clinico accademico alla applicazioni delle scoperte fatte nella ricerca. Le società scientifiche in particolare quella di gastroenterologia in questo caso sono responsabili della stesura dei famosi “protocolli terapeutici”, veri e unici testi sacri della sanità italiana. Medici di base e ospedali seguono nella prassi clinica questi dettami. Non esistono linee guida serie che prendano in considerazione le condizioni descritte precedentemente. Suggestivo l’esempio dei probiotici: centinaia di pubblicazioni e casi di successo che descrivono il loro effetto terapeutico e la maggior parte dei medici italiani li considera ancora meno che un integratore alimentare. In pratica i probiotici non vengono prescritti e quando lo sono nella maggioranza dei casi vengono utilizzati prodotti dalle dubbie qualità. Molti esempi potrebbero essere citati e sempre il farmaco sembra essere la soluzione preferita alle scelte di prevenzione. Il sistema digerente è purtroppo troppo spesso considerato come un semplice “tubo” per assorbimento. Lo stile di vita moderno facilita la condizione infiammatoria intestinale. Questo determina un deficit funzionale intestinale che nel tempo può trasformarsi in vera e propria patologia organica. Fino a quando la dietetica e la gastroenterologia sono considerate due discipline a sé, fino a quando non ci si renderà conto che il nostro intestino esprime il suo disagio funzionale molto prima della manifestazione patologica, sarà molto difficile pensare ad una medicina veramente preventiva.

Il terzo paradosso è quello legato all’incidenza delle problematiche intestinali funzionali. Gli ultimi dati diffusi dalla società di gastroenterologia parlano di una incidenza del 20% circa della popolazione totale di importanti disturbi digestivi. Se prendiamo in considerazione solo la popolazione femminile adulta parliamo del 45% del totale! I numeri non sono assolutamente trascurabili. L’iter diagnostico / terapeutico di questo “fastidio” è tipico: nella maggior parte dei casi non si riferisce al medico curante il problema. Il farmacista o l’erborista fanno da riferimento a queste persone. Chi si rivolge al medico di base, si sente solitamente preso poco in considerazione e viene spesso candidato ad una visita specialistica gastroenterologica. Il gastroenterologo, non evidenziando “segni patologici”, prescrive nella buona parte dei casi un farmaco “procinetico”. Questi agiscono sui recettori della serotonina a livello intestinale alleviando il disturbi digestivi. Ricordo che i principi attivi utilizzati sono gli stessi (con dosaggi minori) a quelli di alcuni farmaci antidepressivi. Il passo successivo è la colonscopia, che nel più del 90% dei casi da esito “negativo”. Il risultato di tutto il percorso è la diagnosi di “Sindrome dell’Intestino Irritabile”, una bella definizione che però non si porta con sé nessuna cura “ufficiale” efficace.

E’ proprio in questa situazione paradossale che l’approccio naturoigienista classico si può inserire con ottimi risultati. Grandi possibilità terapeutiche basate su piccole rivoluzioni personali. “Un piccolo gesto ripetuto molte volte può determinare cambiamenti enormi” . Il naturopata può essere infatti di grande aiuto per chi soffre delle condizioni descritte. L’approccio costacurtiano propone risposte concrete ed efficaci alla gestione consapevole della salute. Ecco perché possiamo ancora definire il naturoigienismo come un modello terapeutico moderno, che se ben applicato può essere sicuro ed vincente nell’inquadrare e risolvere situazioni che la medicina moderna gestisce in maniera superficiale e inconcludente.



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