Luigi Costacurta Un grande innovatore
di Giacinto Bazzoli

A venti anni dalla sua morte.

L’8 dicembre del 1990 in una grigia giornata autunnale per l’ultima volta ho sentito la sua stretta di mano, energica di saluto. Era un addio. Aveva gli occhi lucidi per la febbre e veniva, come sempre gratuitamente, a tenere la sua lezione presso la scuola di Iridologia e Naturopatia di Trento, che insieme avevamo fondato.

Ricordo quella sera quando, stanco dopo otto ore di insegnamento, mi guardò con lo sguardo fiero, tranquillo ma venato di tristezza: "Me ne vado!" disse ed io con apprensione gli dissi: "Ma dove?". "Muoio, caro Giacinto, ora tocca a voi".

Lo rividi con Costantino qualche mese dopo a pochi giorni dalla morte; era a letto pallido, ma sereno e silenzioso, cosciente della fine imminente. Fanny ci chiamò per quell’ultimo addio.

Ci mancò e ci manca anche oggi per quel vincolo di amicizia che nasceva dall’aver condiviso tante battaglie affrontate con slancio ed entusiasmo.

Non è facile per me scrivere il ricordo di un grande innovatore che ci è stato così vicino.

La mia sarà una rievocazione di alcuni momenti vissuti in anni così intensi, in cui si elaboravano progetti condivisi in attesa del grande balzo in avanti che doveva portare la medicina naturale fuori dalle catacombe per dare ad essa la dignità scientifica che merita.

Sono trascorsi venti anni dalla sua morte e 90 dalla sua nascita.

Nacque il 21 gennaio del 1921 a Vittorio Veneto, suo padre era un autista. Su insistenza della madre studia prima in seminario dove ha occasione di apprezzare la bellezza e l’armonia della lingua latina e della liturgia cattolico romana. Questo apprezzamento che manterrà per tutta la vita lo portò a chiedere che le sue esequie fossero in latino accompagnate dal canto gregoriano. E così fu.

Successivamente, sempre seguito con particolare cura sopratutto dalla madre, frequenta l’Istituto tecnico che gli darà una formazione scientifica di cui andrà orgoglioso, ma che gli creerà difficoltà ad avvicinarsi ai maestri della medicina naturale di allora.

Durante la seconda guerra mondiale viene fatto prigioniero e internato in un campo di concentramento in Germania, dove tra le privazioni si ammala tra l’altro di polinevrite. Però ha occasione di lavorare alla Mercedes, con mansioni di responsabilità, dove imparerà il tedesco che gli permetterà in seguito di leggere gli scritti dei rappresentanti della medicina naturale tedesca e austriaca in particolare dei padri dell’idroterapia e dei protagonisti dell’iridologia tedesca.

Al termine del conflitto sposa Fanny Baccichetti. Dopo alcuni lavori saltuari fonda la cooperativa OMNIA reduci di Vittorio Veneto. Ma nel Veneto del dopoguerra la vita era difficile.

Nel 1949 emigra in Cile dove dirige una fabbrica di stampi per materiale plastico, progetta macchine utensile per la lavorazione del ferro e del legno, progetta bilance, ville, case per operai, case di riposo e chiese.

Nel 1959 a Santiago ha luogo l’incontro con Manuel Lezaeta  Acharan che gli cambierà la vita. Fanny non stava bene, portava il busto per un’ernia discale  e non era in grado di avere figli nonostante le cure e ben sette interventi chirurgici della medicina ufficiale. Essa era istintivamente avversa ai farmaci chimici e quindi leggeva qualsiasi cosa parlasse di medicina naturale. Ebbe tra le mani il libro di Lezaeta, che poi sarà letto con curiosità da Luigi Costacurta. A questo proposito Fanny ricorderà che la sua avversione ai farmaci allopatici e l’aver indotto il marito ad incontrare Lazaeta, furono gli elementi determinanti per avvicinarlo all’iridologia, all’alimentazione naturale e all’idrotermofangoterapia. Accettò di accompagnare la moglie da questo famoso guaritore, nonostante avesse una prevenzione verso tutto quello che non era medicina ufficiale scientifica, dalla quale accettava farmaci di ogni tipo per convivere con i propri acciacchi.

Lazaeta era un vegliardo, prestante, ormai avanti negli anni e, appena fatta la rilevazione iridologica senza anamnesi fece un quadro perfetto delle condizioni di Fanny. L’incontro fu minuzioso e lungo oltre ogni limite. Luigi Costacurta rimase folgorato. Fanny raccontò che ebbe come l’impressione che l’anziano maestro e Luigi Costacurta si fossero già  conosciuti da lungo tempo. Era scattata una scintilla destinata a cambiare la sua vita.

 

Volle da subito sperimentare su sé stesso, il nuovo tipo di alimentazione e l’idrotermofangoterapia consigliata dall’anziano maestro. La sua salute era precaria: aveva problemi alle vie respiratorie (fumava dall’età di 13 anni) e permanevano i disturbi causati dalla prigionia nei lager, in particolare la polinevrite e la quasi cecità all’occhio destro.

Si mise quindi a studiare i testi di Lezaeta, di Padre Taddeo e di Kneipp. Fu accolto con Fanny presso l’Hogar. Questa struttura creata da Lezaeta, era  un centro di terapie, meglio una specie di casa sociale, dove si poteva praticare l’idrotermofangoterapia e le indicazioni dell’anziano maestro. I volontari chiamati “samaritani” aiutavano i nuovi arrivati e li seguivano nelle pratiche igienisti- che. Lì iniziò un nuovo percorso: sperimentò anzitutto su se stesso e poi su gli altri gli insegnamenti di Lezaeta.

Lì capì l’importanza del coinvolgimento degli ex ammalati che avevano sperimentato la forza guaritrice della medicina naturale per la normalizzazione della salute.

Tornato in Italia, traduce e pubblica a proprio spese il libro di Lezaeta: “La medicina naturale alla portata di tutti”. Approfondisce l’iridologia imparata dal suo maestro e confrontata con i classici dell’iridologia tedesca. Nel 1977 pubblica il suo primo libro: L’Iridologia, depositando la prima mappa iridologica in Italia che lo renderà pioniere in questa nuova disciplina. Seguiranno in ordine gli altri libri: “La Nuova Dietetica” e “Vivi con gli agenti naturali”. Aveva messo nero su bianco, il suo pensiero, ora cercava di diffonderlo in tutto il paese, ma le diffidenze e le gelosie per il suo successo gli costeranno due processi per abuso di professione medica, uno a Milano e uno a Conegliano, da cui uscirà assolto. A Milano fu assolto in prima istanza con il giudice che si complimentò per la sua battaglia a favore della medicina naturale e che gli chiese i suoi libri. A Conegliano fu assolto in appello con formula piena: “perché il fatto non sussiste”.

Si accorse che aveva bisogno di una scuola. Nel 1981 sull’esempio di Kneipp apre a Conegliano una scuola di specializzazione per medici che si chiamerà ANIMIN (associazione nazionale italiana medici iridologi e naturopati). Ebbe molti discepoli fra i medici, ne citiamo solo alcuni, che tra l’altro furono anche docenti presso la nostra scuola di iridologia e naturopatia di Trento: Corrado Fermo, Ettore Hyeraci, Leonardo Campagnaro, Antonino D’Ascari. Ma come si sa, salvo rare eccezioni, i medici hanno un imprinting di tipo individualistico e neopositivista, per cui mescolano la medicina naturale ai farmaci allopatici e mal si adattano a fare conferenze e riunioni per diffondere la medicina naturale.

Allora Luigi Costacurta ricorda la positiva esperienza dei samaritani dell’Hogar di Lezaeta  e medita su quel celebre testo di Erodoto dove viene descritta l’autogestione della salute nell’antica Babilonia: “Questi paesi non si servono di medici. Trasportano il malato in piazza, e là, chi ha sofferto dello stesso male, o ha visto qualcuno che ne è stato colpito, si avvicina, gli consiglia quei rimedi che lo hanno liberato dall’infermità con i quali altri sono guariti..” Erodoto, instancabile viaggiatore e padre degli storici  leggeva le sue opere in pubblico ad Atene. C’è in questo racconto una nostalgia per una sollecitudine perduta, per una condivisione dimenticata di una comunità che assiste e cancella  la solitudine del malato.

Infatti nel 1983 fonda l’ACNIN (Associazione Culturale Nazionale discipline Igienistiche Naturali) come associazione culturale nata per iniziativa di ex ammalati che avevano sperimentato su se stessi l’esigenza inderogabile del rispetto delle leggi della natura, per riacquistare e conservare la salute nell’ottica dell’autogestione e di una migliore qualità della propria vita. Queste persone  si aiutavano a vicenda a conoscere  e a consigliare  le applicazioni del naturoigienismo.

 

Far uscire l’ammalato dal suo isolamento è solo il primo passo. Il naturoigienista deve essere consapevole che la proposta che offre fa parte di una concezione dell’uomo, della natura e della malattia di tipo complessivo.

Per il naturopata è necessaria la consapevolezza della concezione olistica; la nostra non è una conoscenza esoterica, ma un sapere con dignità  scientifica. Per questo l’Accademia fu intitolata a Galileo Galilei.

I Padri della medicina naturale erano animati da una grande idea della natura dell’uomo e di Dio, non come realtà distinte ma unite da un grande progetto.

Il loro amore per la scienza e la loro dimensione filantropica erano due aspetti della stessa realtà. Da queste radici si evidenzia la concezione olistica dell’uomo e della medicina.

Luigi Costacurta aveva un culto per Ippocrate, lo ripeteva nelle sue lezioni. Spiegava che nella lingua di Ippocrate l’arte sanitaria veniva chiamata “tekne”, cioè l’arte della cura. Uno dei più antichi precetti diceva: “Dove c’è amore per l’uomo c’è amore per l’arte sanitaria”, cioè per il proprio ideale di vita. Questo voleva significare che essere l’amico dell’uomo era il modo migliore per condividere il suo dramma per aiutarlo a guarire. Oggi come ai tempi di Ippocrate gli strumenti che la natura ci mette a disposizione per recuperare la salute sono dei mezzi, l’uomo è il fine ultimo, cioè il primo.

 

La base dell’insegnamento di Costacurta era lo studio dei testi  di medicina naturale con l’impegno di sperimentare anzitutto su di sé i rimedi nell’ottica dell’autogestione della propria salute. L’autogestione della propria salute è certamente uno degli obiettivi più rivoluzionari che la medicina nel novecento abbia perseguito per mezzo del naturoigienismo costacurtiano.

La medicina d’oggi è caratterizzata dalla medicalizzazione di qualsiasi aspetto della vita umana e dall’espropriazione del corpo dell’individuo che viene acriticamente posto a disposizione del medico.

Ebbene l’autogestione della propria salute ha una portata culturale e di emancipazione enorme, ma va nel senso contrario al profitto e all’ organizzazione, burocratica, tecnicistica  e parcellizzante della medicina convenzionale.

Costacurta soleva ripetere: “Io vi accolgo, vi ascolto, faccio la rilevazione iridologica, vi do i miei consigli, vi invito a leggere i miei libri; ma poi basta. Non voglio più rivedervi; dovete essere  autosufficienti!”

Queste affermazioni possono sembrare dure, quasi scortesi. Ma non è così. Voleva istillare  nelle persone fiducia in se stesse. Non riteneva utile che fossero dipendenti da chicchessia, nemmeno da un maestro come era lui. Naturalmente era sempre pronto per consigli e incoraggiamenti ed era sempre disponibile al telefono fino a tarda sera. Non si negava mai e non chiudeva la porta a nessuno.

Ai suoi discepoli consigliava un’accoglienza calda, tranquilla, rassicurante, rispettosa delle persone, senza guardare al tempo che passava ma, insisteva sull’educazione alla conoscenza, all’autogestione della salute e all’invito all’aiuto reciproco.

Ma aveva bisogno di una scuola che non fosse quella dei medici che lo avevano deluso

Da sempre aveva sognato l'istituzione di un'Accademia. Quando la sezione di Trento dell’ACNIN si dimostrò disponibile a realizzare questo progetto, si gettò con entusiasmo giovanile nell'organizzazione di quella che era la prima iniziativa in Italia per la formazione di operatori sanitari non medici. Nonostante sentisse le forze diminuire gradualmente, si dedicò all'insegnamento presso la Scuola di Iridologia e Naturoigienotrofopatia dell'Accademia Galileo Galilei con straordinario entusiasmo, con passione, sopportando i disagi di lunghe trasferte da Conegliano a Trento. Fu la sua seconda giovinezza.

Si era circondato di un gruppo di discepoli non medici, dei quali era orgoglioso, ai quali aveva affidato il suo messaggio.

A questi allievi si rivolgeva con paterna sollecitudine: “Sarà perché mi riconosco un individuo della società utopistica, ma per me i valori etici caratterizzano la mia esistenza, e senza di quelli oggi non saprei quello che so, e non avrei potuto trasmettervi il frutto delle mie trentennali osservazioni ed esperienze nei confronti di quanto definisco un ideale per il conseguimento e mantenimento della salute individuale e collettiva. Se voi non medici avete voluto far parte seguirmi e avete espresso la volontà di un maggiore approfondimento conoscitivo di questa scienza della salute, ho pensato che anche voi come me avete capito che questa è l’unica verità del vivere sano, e che è un dovere umano farla conoscere al nostro prossimo”. Dire che la salute è alla portata di tutti può sembrare una cosa scontata.

Non è stato in passato e non lo è ora; il servizio sanitario nazionale non garantisce condizioni paritarie. Costacurta soleva dire: la medicina naturale è l‘unica garanzia per la povera gente e aggiungeva che se  fosse stata applicata su vasta scala avrebbe fatto risparmiare all’erario somme ingentissime.

Invitava i suoi discepoli naturopati a studiare, studiare, studiare e  ad avere il coraggio delle proprie idee in un mondo così ostile alla medicina naturale, impostato sul facile profitto.

“La società, come il senso della parola intende, purtroppo non esiste più. Oggi essa esprime un raggruppamento di uomini che non conoscono i reali valori che guidano il sano ed etico modo di vivere; si concretizza con la superficialità, l’ipocrisia, la disonestà, il potere economico, politico, e religioso, con l’arrivismo, ma senza un briciolo di coscienza nei confronti dell’etica e della salubrità sociale. Questo mio modo di pensare e prevenire ha dato all’ACNIN la possibilità di essere quella che è: una goccia cristallina di acqua distillata e come tale deve rimanere.”

L'incontro con lui non ti lasciava indifferente: trovavi una persona decisa, aperta e disponibile, che ti apriva alla speranza.

Fa parte di una famiglia che non ha confini. Chi ritiene di possederne l’eredità in esclusiva è un fazioso Il suo messaggio parla alla nostra mente e al nostro cuore. Siamo certi che  il suo insegnamento, il suo esempio, il suo amore per la verità resteranno come pietre miliari nelle nostre menti e nella nostra azione.

Ebbi modo di conoscere a più riprese la sua ampia e profonda cultura medica e la sua capacità di interpretare ed adattare al nostro tempo gli strumenti della medicina naturale sperimentati e diffusi con straordinaria efficacia.

Era un uomo preparato ad ogni confronto, adeguato a farsi interprete di un dialogo a volte difficile e aspro con la medicina convenzionale.

Hanno caratterizzato la sua vita, un'intelligenza acuta, una volontà tenace e perseverante, una sensibilità verso le sofferenze del prossimo.

Ricordo il suo sguardo penetrante, i suoi occhi vivaci, la sua voce suadente che imprimeva forza alle sue argomentazioni, la sua straordinaria capacità di accoglienza e di ascolto nei confronti di tutti. Ci stimolava alla coerenza con energia,e dove vedeva titubanza non esitava ad alzare la voce.

L’abbiamo ammirato per la sua vita coerente. L’abbiamo apprezzato per le sue doti di sensibilità, di umanità e di senso della giustizia e per il suo amore per la verità.

Fu un professore straordinario di grande generosità e di amplissima cultura Fu un uomo vero,un grande uomo.

Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo diventa un bisogno spontaneo e gradito ricordarlo. Tutti noi sentiamo il dovere di raccogliere la sua eredità, di custodirla fedelmente e di diffonderla

Molti ricevettero da lui e non ebbe sempre la riconoscenza che meritava. Però per ognuno che l’ha incontrato è bastata quella parola, quel gesto, quell’incoraggiamento, perché rimanesse nel cuore il ricordo di uno di quegli uomini che ti senti sempre vicino e che ti aiutano a vivere.

 
 
 
 


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