Un grande iridologo
di Corrado Fermo

La figura di Luigi Costacurta, a vent’anni dalla sua scomparsa, rimane invariata, un’icona intransigente nel progetto neuro biologico.

Fu un indagatore dei fenomeni naturali mai sazio del suo sapere, carismatico, semplice e rigido nei suoi consigli e nelle applicazioni, fedele alla dottrina dell’equilibrio termico, costante fino alla fine.

Nel dicembre del 1990, un mese prima della sua morte dette l’ultima delle sue lezioni di Iridologia e Naturopatia agli allievi della scuola “Galileo Galilei”, ottimo esempio di impegno di dignità e fedeltà alla sua passione.

Dedicò buona parte della sua vita alla medicina naturale al progetto bio-fisico di equilibrio termico di Manuel Lezaeta Acharan, ma proposto in maniera moderna, di facile attuazione e di piacevole svolgimento e, soprattutto, efficace. Ricchissimo di concetti terapeutici e indicazioni per la conservazione e il recupero della salute della vita quotidiana.

Nei seminari, ai quali ho avuto l’occasione di assistere, ho incarnato il pensiero costacurtiano, chiaro, semplice e accessibile a tutti. Mi ha insegnato la peculiarità di interpretare ogni patologia ad ogni segno o sintomo come l’epifenomento di un disturbo più generale.

Egli partiva dal presupposto che la salute fosse la risultante dell’equilibrio termico, l’espressione di un’armonia psicofisica, concetto ben dscritto nel testo “La medicina naturale alla portata di tutti”.

Dopo l’incontro con i medici con la costituzione della scuola di Iridologia e Naturopatia per medici, cessò la sua attività di curatore empirico e si impegnò a divulgare il metodo scientifico dogmatico delle sue ricerche a livello nazionale, mediante un intensa programmazione didattica, con conferenze e seminari.

Arricchì i principi dell’equilibrio termico con concetti scientifici evidenziati e proposti per la prima volta nella disciplina trofoterapica (l’alimento usato come farmaco).

Nel testo “La nuova dietetica” e “Vivi con gli agenti naturali”ogni patologia viene rivista e riproposta in chiave scientifica. Una sinergia mirata, un insieme sistematico di trofoterapia ed idrotermofangoterapia integrati in modo da riequilibrare la temperatura interna a quella esterna del corpo.

L’insieme del metodo da Lui indicato consiste nel condurre il paziente all’autoresponsabilità, alla consapevolezza e alla gioia di vivere, acquisendo il potere di auto guarigione e di auto apprendimento, per giungere ad un nuovo atteggiamento nei confronti della vita e del proprio corpo.

Un contributo prezioso datomi da Costacurta è stato quello di affrontare l’iridologia con senso di diagnostica scientifica, mettendo in relazione la patocromia con azioni chimiche bioumorali, ciò che non avveniva ancora nell’iridologia tradizionale, la quale si esprimeva come metodo di valutazione energetica o convenzionale di costituzionalità, eredità di caratteri patologici o comportamenti psicorganici.

L’iride nella tradizionalità convenzionale era visto come: “Uno strato di tessuto organico colorato, piatto, azzurro o marrone, costituito da minuscole fibrille radiali nelle cui maglie si possono depositare pigmenti di vario colore e mostrare cedimenti strutturali di varie forme”.

L’iridologia tradizionale ha affascinato tanti appassionati curiosi o attenti pensando che nella lettura di questi segni cromato-strutturali si potesse leggere o decifrare il messaggio di una lontana malattia o uno stato di deperimento organico. Cosicché si sono formulate diverse ipotesi interpretative, infinite e confuse, a volte omologate, diagnosi ma tutte non equivalenti a verità né corrispondenti a nessuna patologia reale.

Costacurta nel suo testo descrive questo metodo di iridologia tradizionale. Egli lo adattò con passività e ripetitività perentoria.

Mi ha affascinato molto il suo entusiasmo, il suo profondo senso di certezza che mi ha spinto a credere che sul diaframma piatto dell’iride ci fosse qualcosa di verità tra le fibre radiali colorate e strecciate, che non fossero passivamente piane, ma l’appendice di qualcosa di nuovo di interessante da suscitarmi particolare attenzione e curiosità scientifica sulla valutazione fra pigmento e il metabolismo biologico. Sono segni che denunciano un malessere biochimico che non si limitano allo schema inerte dell’iride, ma che rivelano che ci sia qualche elemento da studiare che relazioni e interagisca con altri organi, fra cellula e cellula tramite di Sistema Nervoso Centrale, il sangue, gli ormoni, i fattori di crescita e i liquidi cellulari ed extracellulari.

Sotto questo punto di vista ha dato all’iride oggettività scientifica, analitica alla topografia, alla forma spaziale e temporale, alla geometria, alla chinesi, ai pigmenti.

Ho tratto dal testo “L’Iridologia di Costacurta” nell’argomento di patocromia del paragrafo: “La specifica manifestazione patologica delle macchie iridali”, evidenti relazioni fra il colore dei pigmenti e i metabolici glucidici, lipidici, protidici e la loro distribuzione cromatica nelle aree iridali e la patologia cellulare.

Con Costacurta non ebbi la possibilità di affrontare il tema, ma successivamente, in un momento con più esigenza diagnostica, mi sono inoltrato verso la ricerca fascinosa e chiara della cellularità e la biochimica.

La cellularità iridale rappresenta la conclusione di una lunga ricerca convenzionale di profonda riflessione su relazioni fra pigmenti e struttura fra iride ed organicità.

Ho rinnovato il metodo di lettura dell’iride, adottando una nuova ermeneutica iridologica che aiuti a coniugare i pigmenti alle malattie distrettuali alla loro evoluzione, sia in senso sistemico che locale, dandomi nuove e tante possibilità di valutazione diagnostica.

I pigmenti sono metabolici, non esprimono clinicità, ma sofferenza cellulare nei sistemi enzimatici complessi; essi raggiungono il livello di sintomatologia clinica solamente nei processi cronici di scarso o impedito catabolismo.

La condizione cromatica di cellularità può subire tre tipi di evoluzione: stazionaria, involutiva, evolutiva.

Costacurta è ancora Maestro di cultura, non solo per quello che riesce a comunicare e ad insegnare con la sua esperienza scritta e tramandata, ma anche per il modo semplice di indagare e di affrontare argomenti senza sconvolgere né sconvolgersi. Egli sa leggere ed interpretare la natura con tutte le espressioni razionali ed emozionali, con un utilizzo aperto e progressista che ha insegnato anche a noi.


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