Il Naturoigienismo di Luigi Costacurta
di Corrado Tanzi

Penso che sia sempre difficile esprimere i propri sentimenti di fronte alla perdita di chi, come Luigi Costacurta tanto mi ha dato in amore e insegnamenti.

La sua semplice e singolare figura dovrebbe essere d'esempio a coloro che come me, intraprendendo la sua stessa strada, debbano percorrerla fino in fondo. Non la presunzione, ma l'umiltà e l'amore per la vita, lo fecero e lo posero tra i grandi e forse troppo dimenticati nella storia della vera Medicina Naturale.

 

Gigi (così lo chiamavamo noi discepoli), fu per me nello stesso tempo un padre, un maestro ed un grande amico. La nostra amicizia era fatta di poche parole, ma da ogni suo sguardo intenso, apparentemente così severo da nascondere la reale dolcezza che celava, sempre, in quei brevissimi istanti, mi diede la possibilità di apprendere molto più di quanto, lunghi discorsi potessero esprimere.

   

Ora, dopo 20 anni, nel vuoto non ancora colmato lasciato dalla sua assenza materiale, ancora lo sento così presente, così vicino, e con amore, lo voglio ricordare.

 

Luigi Costacurta era coscritto di mio padre e tra i due vi fu molta similitudine e parallele esperienze di vita.

Nati nel 1921, entrambi furono deportati in Germania a seguito della guerra. Grazie alla loro intraprendenza e amore per la conoscenza, ebbero nello stesso tempo la sfortuna della prigionia, ma nel frattempo, grazie al loro - savoir faire – la fortuna di lavorare presso le autofficine tedesche, limitando i danni della carcerazione.

Certo! L’esperienza fu molto dura ed entrambi si ammalarono. Dopo la liberazione, finalmente ognuno poté seguire la propria strada, legata all’intraprendenza e alla voglia di conoscenza.

Com’è strana la vita, due persone per me molto simili e affettivamente molto presenti con i loro sani insegnamenti e la loro trasfusione di saggezza, si trovarono a lavorare, anche se per aspetti diversi, nel mondo della salute.

 

A mio giudizio, questi miei grandi maestri di vita sono stati tra i migliori uomini che hanno contribuito in modo disinteressato, a elevare la salute dell'essere umano e del suo habitat.

 

Sentii parlare per la prima volta di Gigi nel lontano 1975, quando la sua notorietà si diffuse in tutta la Brianza.

 

Certo! Per i più, compreso il sottoscritto, il famoso personaggio era considerato un po’ eccentrico per le metodiche che esercitava. Fanghi sul ventre, frizioni fredde, bagni genitali e una stretta e rigida alimentazione non riscontravano il favore o la comprensione di un vastissimo pubblico.

Poi, quando il maestro fu ospite di mia sorella, lo conobbi personalmente, m’incuriosì per la logica delle sue deduzioni e iniziai a frequentarlo. Dapprima comunicammo tramite lunghe e frequenti telefonate. Ci scambiavamo esperienze come l’apicoltura ad esempio, la vita all’aria aperta, l’orto biologico e molte altre. Nel contempo era prezioso di consigli riguardo alla medicina naturale che esercitavo su me stesso e che avevo iniziato a diffondere negli ambienti che frequentavo e in quello lavorativo. “Tu devi andare avanti ...”, mi diceva con tono severo e paterno; ma con Lui non era sempre così facile. A volte reagiva un po’ bruscamente ed io mi chiudevo in personale riserbo, allontanandomi da lui per brevi periodi. Era poi la moglie, la dolce Fanny che badava a rincuorarmi dicendomi col suo dialetto veneto: “Gigi fa sempre così con le persone nelle quali crede”. “In alcuni momenti reagisce con toni forti, ma lo fa per stimolare, non per offendere o demoralizzare”. “Gigi el te vol ben, scolteo!! “.

 

Quanto tempo è passato, quanta acqua è corsa sotto i ponti, ma il mio rapporto affettivo con Gigi è tuttora così vivo e molto forte!

Un giorno, nel lontano 1983 mi telefonò e m’impose: “Devi venire a Conegliano!”. Mi invitava a partecipare alla riunione che avrebbe dato i natali a una delle sue opere: la nascita dell’ACNIN, un’associazione fatta di ex ammalati e simpatizzanti del metodo termico, che aveva lo scopo di divulgare e insegnare l’autogestione della salute per mezzo degli elementi naturali.    

Luigi Costacurta era convinto che la salute individuale e collettiva non si possa totalmente demandare a una figura professionale, ma deve basarsi essenzialmente sulla libertà individuale d’autogestione della salute tramite un corretto e adeguato supporto culturale, esclusione fatta per interventi d’urgenza.

Grazie alla sua grande opera letteraria e didattica, contribuì ad avviare molti individui verso la consapevolezza, insegnando loro a occuparsi in prima persona della propria salute.

Il prof. Costacurta nel pieno rispetto della natura (uomo/ambiente) ricercò, sviluppò e diffuse con una visione strettamente olistica, materie quali la nutrizione, l’idroterapia, tecniche psicofisiche naturali di vario tipo e con gran dedizione, l’arte dell’Iridologia. Riprese, approfondì e perfezionò su basi scientifiche gli studi di M. L. Acharan, di Kneipp, di Kuhne, di Priessnitz e molti altri autori, utilizzando gli elementi naturali come l’acqua, la terra/argilla, la luce solare, l’aria e il bagno di vapore o lavaggio del sangue ecc.

I suoi testi sono tuttora molto apprezzati anche dalla medicina ufficiale e di sicuro beneficio per la società e ogni individuo consapevole della necessità e del dovere d’autogestire la propria salute. La loro utilità è fondamentale per chiunque ripone nella natura la speranza di una vita migliore per sé, per gli altri e per ritrovare la salute.

Nonostante preparasse i suoi interventi, gli amici non volevano che li leggesse. Tutti volevano l’improvvisazione poiché la spontaneità era la chiave del suo discorso. Ogni qualvolta ci parlava, si creava un rapporto diretto tra lui, l’ascoltatore e con chiunque volesse capire meglio il tema della sua esposizione.  

Riteneva che la maggioranza degli individui che compongono la società italiana vivesse disinformata della reale cultura salutistica e ignorandola, avrebbe vissuto al margine della vera salute.

 
Un sogno

Il progetto di Costacurta era molto ambizioso e dopo l’ACNIN sognava di realizzare una casa sociale destinata ai membri del particolare sodalizio. Aveva visto e frequentato quelle che esistevano in America Latina (Hogar), dove i soci potevano praticare le diverse tecniche in day hospital, oppure essere ospitati per dei soggiorni salutari intensivi accuditi da personale scelto e competente.

Nella casa sociale, aria, acqua, luce, terra e alimento potevano essere ottimizzati e meglio utilizzati, specie per quelle persone che ne avessero avuto particolare bisogno.

Grazie alla buona preparazione dei suoi operatori, nel centro, l’uso degli agenti naturali e relative tecniche non avrebbe seguito dei protocolli precisi, statici e limitati a quando descritto nei manuali, ma sarebbe stato condotto con logica dinamica, in base al ragionamento e in rapporto al caso da seguire.

Bisognava quindi formare delle figure professionali capaci di lavorare dinamicamente con gli agenti naturali sulla base dell’equilibrio termico del corpo, onde poter normalizarne le funzioni organiche in generale.

A questo fine, Costacurta individuò sette persone, tra cui anche il sottoscritto, e nel 1986 realizzò il corso professionale riservato esclusivamente a coloro che sarebbero diventati i suoi primi discepoli. Nell’anno successivo (1987), i suoi sette discepoli lo avrebbero assistito nella preparazione del secondo e ultimo gruppo, costituito da altre sette persone, che assieme alle prime avrebbero completato il cenacolo Costacurtiano.

 

Erano maturati così i tempi per la realizzazione di un nuovo progetto. Anche questa volta Gigi mi volle vicino e nel primo autunno del 1988 mi convocò con altri amici in quel di Trento. Davanti al notaio Cagliari fu firmato l’atto notarile che dava i natali alla prima scuola ufficilae di Medicina Naturale in Italia : la “Accademia di Scienze Igienistiche Naturali”. Un’istituzione di tipo para universitario, con annessi corsi realazionati al rispetto e alla crescita dell’uomo e salvaguardia dell’ambiente.

La prima scuola interna all’Accademia non fu di Naturopatia, ma bensì d’Iridologia e Naturoigienotrofopatologia. Costacurta aveva intuito che presto, in conseguenza all’apertura della scuola di Trento, sarebbero nate molte altre scuole di naturopatia, ma prive di un reale filo conduttore, contestuale e dottrinario, qual è invece il metodo Lezaeta-Costacurtiano. Con questa particolare scelta voleva quindi distinguere la vera Naturopatia Ortodossa e i suoi operatori, dalla figura del Naturopata generico, che si stava profilando nei diversi ambienti non convenzionali; vale a dire quella corrente che ritiene la naturopatia un insieme di tecniche naturali o presunte tali, che poi utilizza all’occasione con criteri di casualità, senza un percorso ben preciso e gerarchico. Per questa motivazione si era preferito ricorrere a termini più complessi come: “Naturoigienotrofologo, Naturologo e Naturoigienista”.

 

La scuola di Trento faceva particolare riferimento anche alla figura riconosciuta degli heilpraktiker tedeschi, ma essendo questi ultimi insiti in ambito giuridico, fuori dalla realtà italiana, non era possibile equipararsi radicalmente ad essi.

 

.... Poi venne il tempo in cui il coro degli angeli si avvicina maggiormente alle persone, facendosi sentire più forte in un dolcissimo e armonico concerto.

Nel periodo di Avvento del 1990 Costacurta chiuse l’anno accademico e mi salutò in un modo che non gli apparteneva: “Io sono stufo, bada bene, non sono stanco, ma stufo!”. “Adesso sono cavoli tuoi, manca una cosa da realizzare dopo la consegna dei primi diplomi: l’albo professionale... ”. Avevo ben compreso che il mio amato maestro si preparava a entrare nella folta schiera dell’angelico coro e desiderava proseguire le sue ricerche sul senso della vita in un mondo più sottile, quello dello spirito.

 

Di lì a poco, ospite presso la sua famiglia, ci scambiammo gli auguri per il Santo Natale e in quest’occasione mi propose, appena si sarebbe sentito meglio, di essere al suo fianco e condividere con lui, l’esperienza di un viaggio in India. Lì avremmo cercato altre verità al di fuori dell’esclusiva essenza materiale. Ma il tempo con la sua inclemenza non fu più sufficiente. Quell’ultimo mese rimasto per il nostro viaggio non servì per quello scopo. Gigi visse altro e il 5 febbraio 1991 fu accolto nella meravigliosa schiera degli angeli, a far parte di quel fantastico e armonioso coro.

La neve che candida scendeva, in quegli ultimi istanti della sua vita, illuminava con il suo tipico bagliore il volto del maestro che riprendeva finalmente a sorridere. In quegli ultimi istanti aveva rivissuto tutta la sua vita e felice di vedere il progetto da lui tanto desiderato vicino alla sua realizzazione, ci salutò!

 

Mentre il fiume della vita scorreva imperterrito anche senza di Lui, rimaneva da porre l’ultimo tassello del mosaico Costacurtiano. Al triangolo salutistico della naturologia mancava ancora la creazione di un albo professionale, che raccogliesse i diplomati dell’Accademia in un’associazione destinata alla formazione continua e alla ricerca di settore. I membri dell’albo avrebbero poi avuto l’incarico della divulgazione, dell’insegnamento e della direzione delle diverse attività nella o nelle case sociali che si sperava potessero nascere.

Giunto al traguardo della vita, Gigi mi aveva affidato questo incarico e con l’aiuto dell’Accademia di Trento si convocò la prima assemblea degli ex allievi diplomati e finalmente, nel 1992 prese vita l’albo degli Iridologi Naturoigienotrofopatologi Heilpraktiker.

 

Purtroppo, per una serie di situazioni e la solita mancanza dei fondi necessari, fallì la nascita delle case sociali e l’albo, dopo l’ultimo incontro del 1999 subì diverse scissioni. Fu un vero e proprio peccato! Finalmente si stava realizzando il triangolo salutistico tanto voluto dal Costacurta; la riunione degli ex allievi per la presentazione del completamento progettuale aveva destato molto interesse e per l’occasione a San Felice del Benaco, sfidando il maltempo che imperversava su tutta la penisola, approdarono oltre 150 persone provenienti da tutta Italia, isole comprese.

Come un triste preludio, al termine dei due giorni sul Garda, sentii risuonare nelle orecchie un acuto sibilo, una finestra si socchiuse sospinta dal vento e percepii una particolare e gelida corrente percorrermi sulle spalle. Era come se qualcuno mi stesse toccando e cercarmi di dire qualcosa; che strana sensazione! Fuori intanto, la prima neve che iniziava a cadere accomunava la chiusura del mio ultimo convegno, a un altro evento che non posso certo scordare “L’ultimo saluto a Gigi” a Luigi Costacurta che in quel momento era senza dubbio tra noi.   

 

Tuttavia, nonostante l’accaduto e la mancata realizzazione delle case sociali, l’Accademia e l’ACNIN proseguono le loro attività, continuando con dedizione il percorso che Luigi Costacurta aveva iniziato nei primi anni sessanta.

 

Quando Costacurta tornò dall’America ebbe la forza e il coraggio di opporsi al comune pensiero scientifico che accomunava fortemente la chimica alla medicina. Dai suoi numerosi scontri col sistema imperante emerse un semplicissimo messaggio: “Salute e malattia non sono relazionabili solo alle radicali chimiche, ma devono essere principalmente poste su un piano culturale”. Bisogna insegnare un modus vivendi più idoneo alla vita, non solo per quanto concerne la salute così banalmente intesa, ma soprattutto a favore di un ecosistema, tale da armonizzare a doppio senso l’essere umano nei confronti dell’ambiente che lo ospita: il nostro habitat naturale.

 

Luigi Costacurta così come mi aveva insegnato anche mio padre, fu un grande rispettoso della natura, dell’uomo e della vita.

Detestava i sopprusi, le falsità e le contraddizioni e contrariamente a quanto molti pensassero, quei suoi atteggiamenti apparentemente così burberi, nascondevano in realtà una grande disponibilità e una particolare dolcezza.

Costacurta fu un perfezionista scientifico del metodo naturale termico e desiderava che i suoi discepoli e gli allievi della Scuola di Trento lavorassero per l’ottenimento di un mondo migliore, andando dalle persone bisognose per portare aiuto e insegnando a chiunque interessato la cultura della salute e dell’ambiente. Lui, seppur dall’altra dimensione, non ci avrebbe mai abbandonato e da lassù come un angelo, sarebbe sempre stato con noi.

Grazie all’utilizzo delle sue metodiche concernenti l’equilibrio termico del corpo, l'igiene naturale senza diagnosticare le malattie, senza usare medicine e senza pretendere di curare o sostituirsi al medico, tende a riportare l’individuo in uno stato di equilibrio bio funzionale, tale da migliorare la qualità della vita anche di fronte ad importanti stati patologici. Migliaia di persone hanno riacquistato la salute o migliorato la qualità della loro vita per mezzo delle sue opere e della sua grande umanità.

Grazie Gigi!


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