La malattia
di Luigi Costacurta

Parliamo un pochino della malattia e di quali possono essere le sue cause.

La malattia è un’alterazione dello stato di salute psicofisica, ossia, l’alterazione del benessere organico del corpo sotto tutti gli aspetti bio-fisiologici e psichici. La sua origine può essere genetica, acquisita e traumatica; quest’ultima, a sua volta, può avere due origini, la cui dinamica può essere psichica o meccanica.

Analizzando l’eziogenesi di queste cause, diciamo:

1. La causa o movente genetico è un fattore che trova concause dalle più remote generazioni che, genealogicamente, per effetto della degradazione organica, dovuta sempre all’acquisizione di errori igienisti dei progenitori, remoti, passati e presenti, ci viene trasmessa come eredità costituzionale.

La degradazione di tutti gli elementi dell’ambiente, dall’aria al cibo, in concomitanza della degradazione dovuta all’evoluzione (involuzione) di tutti i valori socio-culturali, umanistici, umanitaristici, etici, ecc. ecc., ha concorso e concorre alla degradazione o degenerazione della struttura cellulare organica in genere. È per questo che oggi si nasce con il sistema nervoso alterato, il quale è il passaporto per tutte le malattie. La degradazione della struttura cellulare cromosomica, oggi, ci fa nascere con il tumore.

Il grado di degenerazione organica costituzionale, si scopre solo con l’indagine iridologica e somatica. Non vi sono altri mezzi che ci consentano di scoprirla senza ulteriormente minare il tanto precario stato di salute costituzionale del soggetto.

Esistono i mezzi e le tecniche diagnostiche della medicina convenzionale; diciamo che sono soggettivi, in quanto vengono condotti secondo concetti che esulano da quella che è la realtà biopsicofisiologica dell’organismo poiché, la loro ottica è relazionata all’inorganica, ossia, ai radicali chimici i quali, purtroppo, si differenziano dall’inorganico come il giorno e la notte. D’altro canto, l’altro riferimento diagnostico è fondato sui principi della patologia microbatterica, ossia, sul microbo o sul virus, senza considerare la loro origine morfogenica ed il loro terreno.

2.  La malattia acquisita.

Escludendo la componente psiconervosa che, comunque, sempre esiste costituzionalmente se pur, talvolta, non quantificabile o evidenziabile su grande scala, diciamo che, a prima vista, la malattia acquisita trova la sua eziogenesi nell’errore igienistico in genere, il quale è motivato dalle errate abitudini tradizionali che, con l’evoluzione socioculturale e tecnologica, ci portano fuori strada, ossia ci inducono ad operare contro natura.

Gli errori igienistici sono di varie specie e tutti sono dovuti alla nostra cultura, la quale è fondata e condizionata dalla propaganda sponsorizzata, o meglio, gestita dall’industria, dal commercio e da altre istituzioni i cui interessi esulano, nel vero senso della parola, da quello che intimamente può interessare la salute del singolo cittadino e della società stessa.

Abbiamo detto che gli errori igienistici sono di varia natura, però il primo è da ricercarsi nell’alimentazione errata. Questo lo dico con cognizione di causa, perché l’alimentazione riferita al cibo e bevande in genere è quella che più direttamente mina e lede l’integrità salutare, del nostro corpo, a prescindere da quella che possiamo definire come componente di inquinamento ambientale ed atmosferico.

Il secondo errore igienistico lo troviamo nella sregolatezza comportamentale del singolo e della società stessa. Ciò è da imputarsi al quotidiano stress emotivo esercitato o imposto dal sistema di vita che ci condiziona sia fisicamente quanto psichicamente.

Infine, il terzo errore igienistico, lo troviamo nel modo e nelle pratiche che svolgiamo per colmare i frammenti del nostro tempo libero come mezzo di recupero e di ricarica psico-fisica del corpo. (Qui si addice bene il vecchio adagio: “è peggio il rattoppo che il buco”).

Cercheremo ora di analizzare , uno per uno, questo genere di errori igienistici che, come detto, se ripetuti quotidianamente, tardi o tosto, ci portano allo stress patologico, ossia, all’alterazione della salute, quindi, alla malattia in genere.

Il primo errore, l’igienistica alimentare, trova il suo movente nel superamento di quello che, socialmente ed economicamente, viene considerato lo stato di povertà, ossia, nella rivalsa di un tempo, quando si possedeva meno e non si poteva soddisfare un capriccio o una voglia o concedersi un maggiore spreco. Però questa filosofia consumistica ha e trae le sue origini nell’ignoranza di quella che fino ad oggi è stata consacrata “scienza dietologica universitaria” che, disconosce i reali valori e necessità biofisiologiche dell’organismo, guidata dall’avvento della chimica inorganica, organica e bioorganica, con presunzione di sapere, come detto, sempre tergiversa sulla reale funzionalità biofisiologica dell’organismo. Essa ha scoperto determinate sostanze, quali le proteine e da queste, gli amminoacidi, i carboidrati o gli zuccheri, i lipidi i i grassi, le vitamine in genere, i minerali ecc. ecc. Ciò in analogia per ciò che si riferisce all’organismo umano. Questo però è incomparabile all’inorganico.

In riferimento a queste presunte sostanze, si sono ampliati studi e ricerche merceologiche perdendo di vista l’unicità universale organica nella sua reale funzione biofisiologica. Queste scoperte scientifiche, hanno stimolato determinati interessi che il mondo dell’industria e del commercio, suffragato da una subdola ma sottile e convincente propaganda, ha fatto propri per suggestionare inconsciamente la mente della collettività e, fra questa, quella dei ricercatori stessi e dei legislatori, creando il caos, tanto che ancor oggi, malgrado la svolta culturale, permane il crimine alimentare legalizzato. Non sono frottole queste; il pane bianco è a norma di legge, come lo sono tutti gli alimenti devitalizzati all’origine, i quali contengono sostanze additivanti di sintesi chimica che, nell’elaborazione del singolo cibo, vengono aggiunte con il pretesto di ripristinare o reintegrare quelle asportate con i processi di raffinazione o quelle contraffatte ed alterate con le concimazioni delle piante all’origine e nella successiva conservazione del prodotto, dopo la raccolta e l’elaborazione industriale dello stesso.

Ma, a questo crimine, dobbiamo aggiungere il crimine gastronomico e culinario che, le errate associazioni e la cottura degli alimenti di origine biochimica diversa, utilizzati nell’elaborazione e presentazione, ci propone la più sofisticata e micidiale pietanza.

Questa è la saggia ignoranza del presunto progresso socio-culturale, poiché, in realtà, sull’alimentazione si è raggiunto il paradosso culturale: è stato creato il piatto tipico dettato dalla fervida fantasia (che specie in Italia non manca), senza pensare che l’organismo non è un frantoio né tanto meno un secchiaio.

Sul piatto sofisticatamente elaborato e sull’imbandita mensa, si è creato un mito, tanto è vero che oggi, è venuta di moda la dieta mediterranea. È ovvio, è stata scoperta dagli americani che si sono stancati di magiare a pranzo in scatoletta. Però, sia la dieta mediterranea che il mangiare in scatoletta, in gran voga tuttora anche in Italia, sono un altro crimine dietologico divulgato dalla stampa dei giornali ai più classificati settimanali, come pure, dalle rubriche radiofoniche e televisive. (come può fare l’uomo della strada a resistere e non credere a questa suggestionante, ma caotica informazione?).

Sempre stando al pensiero dietologico della cosiddetta scienza universitaria, sulle riviste d’oggi, troviamo la dieta per l’infartuato, la dieta per l’epatico, la dieta per il diabetico, la dieta per il colesterolemico, la dieta per il colitico, la dieta per dimagrire, ecc. ecc…

Però, l’errore igienistico dietetico, non solo è imputabile alla dietologia e merceologia ma, a mio avviso, anche a tante altre correnti culturali di importazione che, nel contesto sociale moderno, anche in Italia, guidano movimenti ideologici, religiosi, politici e commerciali i quali, in nome di questo o quel principio filosofico, impongono ai loro adepti una determinata alimentazione, creando un ulteriore caos culturale in questo campo.

Stando alle attuali conoscenze, diciamo che esistono le proteine, i carboidrati, i lipidi, le vitamine, i minerali, ecc. ecc., per non dire delle reazioni biochimiche che si realizzano e si succedono in un organismo sia con l’assunzione simultanea di cibo di natura diversa, sia con il concomitante apporto delle sostanze umorali, che lo stesso organismo produce e secerne. Dall’insieme di tutte queste sostanze con la imprescindibile partecipazione degli elementi atmosferici e cosmici, secondo una preordinata scelta e distribuzione che lo stesso organismo effettua, avviene il suo processo nutrizionale.

Però, perché il processo nutrizionale sia tale, l’organismo necessita anche dell’eliminazione dei residuati del metabolismo, ossia dell’eliminazione delle scorie della combustione organica. Quindi, perché il processo nutrizionale sia realmente salubre deve avvenire in due tempi: assunzione ed eliminazione di tutto ciò che lo può danneggiare; pertanto, se una di queste funzioni non è corretta, neanche l’altra lo può essere, quindi è ovvio che a lungo andare si instauri nell’organismo lo stato di malattia.

Dato il processo degenerativo nell’organismo che, per degradazione genetica e progressiva, si è instaurato in ognuno di noi, se non vogliamo incorrere nella malattia è ovvio adottare determinati accorgimenti. Questi vengono dettati dall’esperienza poiché, trovandosi in questo handicap genetico, l’organismo non riesce più a produrre tutte le sostanza umorali di cui abbisogna per espletare o compiere il suo vero processo nutrizionale. Quindi, il primo accorgimento è quello di saper amministrare il cibo che possa supplire alle carenze proprie dell’organismo e non un cibo che aggravi la tanto precaria funzionalità biofisiologica dello stesso, impedendogli di autodisciplinare l’approfittazione delle sostanze. Qui, mi riferisco ai cibi cotti, male associati, i quali, invece di facilitare il processo della digestione, lo alterano, originando l’indigestione.

Le reazioni chimiche contrarie, che avvengono nell’organismo cibato con questo genere di alimento, danno atto a processi infiammatori e putrefattivi i quali, a lungo andare, oltre ad intossicare, (vedi il diabete, l’elevato tasso di colesterolo, o l’azotemia, l’uricemia, ecc. ecc.) divengono anche lesivi (vedi la gastrite, la gastroenterocolite, le ulcere e tutte le altre malattie le cui insorgenze dipendono o si originano dalla cronica indigestione, pertanto, dalla conseguente febbre gastrointestinale).

La nutrizione dell’organismo, quale è quello di noi tutti, che già ha perso il suo equilibrio biofisiologico nella produzione delle proprie sostanze umorali, avviene solo se non creiamo lo stato di indigestione, ossia, se lo poniamo in condizione di svolgere il normale matabolismo e catabolismo (assunzione ed eliminazione).

Questa condizione la possiamo ottenere secondo la normalità associativa delle compatibilità alimentari, il più possibile, cibi crudi, ossia non cotti, poiché solo nella crudità troviamo gli elementi costitutivi allo stato integro (le proteine, i carboidrati, i lipidi), però, quello che più conta, sono le vitamine, gli enzimi e i minerali, poiché, queste sono le sostanze umorali del cibo che, con la cottura, spariscono o si modificano. Questi elementi, se assunti nella condizione citata (cioè cibo non cotto), oltre a sopperire alle carenze organiche, partecipano direttamente al processo digestivo delle proteine, dei carboidrati e dei lipidi cotti, i quali, con la cottura, hanno perso le loro proprietà essenziali. (Per ulteriori ragguagli vi consiglio di studiare il mio libro “La Nuova Dietetica”)

Il secondo errore igienistico, la sregolatezza comportamentale e lo stress, inconsciamente, assomma un insieme di infrazioni igienistiche per lo più volute, le quali, sono la conseguenza dell’ignoranza culturale nei confronti di quella che noi igienisti chiamiamo necessità ed esigenze biofisiologiche dell’organismo. Tutto questo è da attribuirsi alla propaganda in genere, che condiziona la mente dell’uomo della strada ma, a mio avviso, la colpa maggiore è il mancato aggiornamento informativo giornalistico e degli enti preposti alla tutela della salute pubblica.

Diciamo che lo stress psicofisico si generalizza con due momenti, oggettivo e soggettivo, di cui il primo è imputabile al sistema di vita socioculturale, economico e politico, il quale condiziona e schiavizza inibendo la volontà; sì siamo liberi, ma a che prezzo? Non esiste più la volontà individuale, ma la condizione impositiva del sistema.

Il secondo momento che caratterizza lo stress oggettivo è più personale, talvolta è proprio della persona emotiva che, per fattori costituzionali ereditari, psichicamente, è più vulnerabile ai quotidiani traumi emozionali.

Il terzo errore igienistico è l’errore terapeutico, che inizia con il metodo di cura e poi con le modalità e metodiche convalescenziari; il riposo, il cambio di clima, lo svago, la pratica dell’esercizio fisico (gli sport) ed il modo di impiegare il tempo libero hanno lo specifico scopo di recupero psico-fisico delle energie, sia nelle convalescenze sia come diversivo della quotidiana routine che, in un modo o nell’altro, ci condiziona tutti alla vita antinaturale.

A prescindere di quella che potrebbe essere la disciplina medica utilizzata come mezzo o metodologia terapeutica (che comunque se antinaturale è sempre pregiudiziale perché non cura, ma arresta un processo delle difese organiche del corpo), diciamo che qualsiasi altra pratica complementare che generalmente viene suggerita durante il periodo di cura quanto post-cura, se non si fa nel modo giusto, è pregiudiziale per l’organismo, come lo sono tutte le altre discipline ginnico sportive e di svago se non vengono praticate rispettando la natura e le possibilità psicofisiologiche dell’organismo.

 
 


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