Il latte vaccino non un alimento sano per l'uomo
di Loreto Bettanin


Il latte, prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie delle femmine dei mammiferi, ha la composizione chimica che differisce a seconda delle specie animale da cui deriva, per rispettare le esigenze di tali specie, che variano anche in relazione della rapidità di crescita. Il latte costituisce l’unico alimento davvero completo per gli animali lattanti, perché contiene tutti i fattori nutritivi necessari per la loro crescita. Ciò vale per animali della stessa specie (il latte di vacca è alimento ideale per i vitelli, quello di scrofa per il maialino, quello di donna per il bambino), il latte cioè è specie-specifico. Il latte che più si avvicina al latte di donna è quello di asina che ha un contenuto di lattosio e di proteine simile (un tempo veniva usato per l’allattamento in caso di impossibilità di allattamento da parte della madre); la stessa qualità delle proteine è simile: questi latte contengono una percentuale maggiore di lattoalbumina e una minore di caseina rispetto il latte vaccino. Ciò è importante perchè il bambino digerisce meglio la lattoalbumina della caseina. Il latte vaccino presenta circa l’86% di acqua, il 4% di proteine, 4% di glucidi, 3,5% di lipidi, vit. A,B1, B2, C, D (nel latte scremato le vit.A e D diminuiscono fortemente), sali minerali (sodio, potassio, calcio ma poco ferro); le proteine sono la caseina (78%, chimicamente è un complesso risultante dalla combinazione della proteina pura con fosforo e calcio: è quindi un fosfocaseinato di calcio; per il suo contenuto in fosforo, svolge un ruolo importante nella crescita del vitello), lattoalbumina (20%), lattoglobulina (2%). La caseina coagula in presenza di enzimi di origine animale (tripsina, chimotripsina) e vegetale (galium, lattice di fico, succo di limone, cardo) o per la presenza di batteri particolari. Il caglio o presame più noto è la rennina ricavata dal succo gastrico dei giovani ruminanti. I glucidi sono rappresentati quasi esclusivamente dal lattosio, che nel processo digestivo si scompone in glucosio e galattosio. Nel latte riposato e successivamente centrifugato si forma la panna (globuli di grasso disposti sulla superficie) nella quale ci sono la maggior parte delle vitamine liposolubili; il latte sotto a questo strato di grassi è quello definito scremato, dal quale per precipitazione della caseina si ottiene il siero. In base al contenuto di grassi abbiamo il latte intero (35g/l), semiscremato (15-18g/l), magro (< 3g/l); sono presenti nel latte colesterolo, trigliceridi, fosfolipidi, lecitine ecc. Il latte, nel momento in cui esce dalla mammella di un animale sano, non è mai sterile, anche se vengono rispettate le più rigorose norme dell’asepsi; questo inquinamento è generalmente di modestissima entità e quindi il vero inquinamento viene dall’ambiente. Il latte infatti può essere veicolo di varie patologie per la contaminazione da germi patogeni come, micobatteri, colibacilli, rickettsie, streptococchi, stafilococchi, salmonelle, virus: tubercolosi, brucellosi, infezioni streptococciche, setticemia, tifo-paratifo, dissenteria da bacillo di Shiga, gastroenteriti, oltre ad azioni patogene da contaminazione umana di Escherichia coli o di stafilococcus aureus, perché gli stati patogeni possono essere trasmessi dall’animale produttore ammalato ma anche dagli addetti alla mungitura, al trasporto, alla lavorazione e alla vendita del latte e derivati. L’inevitabile inquinamento pone il problema del risanamento del latte di vacca per uso industriale, per garantirne la igienicità e per prolungarne la conservazione.

Latte di donna e latte vaccino:

tra i due latti c’è la stessa differenza esistente tra una donna e una mucca” (dott. Diamond, nutrizionista).

I punti di differenza tra latte di donna e latte vaccino riguardano la composizione percentuale degli ingredienti e nella qualità degli stessi (es. le catene di aminoacidi sono completamente diverse):

  • Netta prevalenza del contenuto in acidi grassi polinsaturi nel latte di donna ( in particolare l’acido linoleico) rispetto a quello di vacca, dove prevalgono i saturi (in particolare il miristico). Ci sono 35g di grasso in un litro di latte intero e 10 in quello scremato; di questi, 20 e 5 rispettivamente sono di grassi saturi e la proporzione cresce di molto nel caso di latte in polvere. Già nel 1960 il dott. H.M. Sinclair, del Royal College of Physicians, docente di nutrizione umana ad Oxford, evidenziò l’assenza, nel latte vaccino, di ac. grassi insaturi essenziali, in particolare dell’ac. linoleico ed arachidonico.

  • Prevalenza di caseina nel latte vaccino (latte di tipo caseinico) rispetto a quello di donna (latte di tipo albuminico). Il rapporto tra caseinogeno ed albumina è molto basso nel latte di donna, pari a 0,66 per prevalenza di lattalbumina, mentre nel latte di vacca a un valore di 2,6. E’ una differenza importante dal punto di vista digestivo, poichè la caseina forma nello stomaco un coagulo piuttosto compatto, alquanto indigesto e che determina forti processi putrefattivi intestinali; le albumine tendono invece a formare un precipitato fioccoso più piccolo e digeribile. La caseina, inoltre, non è una proteina pura, non è bilanciato il rapporto tra i suoi amminoacidi e quindi ha un valore nutritivo inferiore. Le proteine del latte vaccino sono il triplo di quelle del latte umano (3,5-5% contro l’1,2% del latte umano) e per essere tollerato dovrebbe essere molto diluito in acqua, per evitare rigetto e possibili danni renali (J.Tremolières nel 1982 ha pubblicato uno studio il quale riporta che i reni di bambini nutriti con latte vaccino sono un terzo più grossi degli stessi reni di bambini alimentati con latte umano) ed epatici dovuti al sovraccarico di lavoro eliminatorio dei prodotti del metabolismo proteico (il prof. G. Von Bunge, fisiologo, già nel 1871 le definì overdose proteica per un essere umano). I vitelli hanno una velocità di accrescimento fisico notevolmente superiore a quella umana e infatti raddoppiano il peso corporeo in 47 giorni, mentre il neonato lo raddoppia in 180 giorni. Da notare che il neonato nutrito con latte vaccino raddoppia il peso in 118 giorni rispetto i coetanei nutriti al seno e sono più pesanti di circa due chili e più alti di 5 cm; tutto ciò per l’eccesso di proteine. Questo a scapito di un corretto sviluppo psichico del bambino (i bambini che presentano disturbi dell’apprendimento sono l’80% di quelli allattati con latte vaccino). Il neonato umano sfrutta le proteine del latte materno al 100%. Al contrario, il bambino nutrito con latte vaccino elimina il 50% delle proteine del latte (lavoro a carico dei reni).

  • Il latte di donna più povero in calcio (l’animale sviluppa prima la struttura ossea; nel latte vaccino 175mg su 100g di prodotto mentre nel latte umano 35mg, espresso come ossido di calcio), fosforo (quantità esattamente necessaria allo sviluppo cerebrale), sodio (nel latte umano è tre volte inferiore, 16mg contro i 50mg del latte vaccino, e quindi impegna meno i reni), magnesio e altri; è invece più ricco di oligoelementi, rame, ferro e altri; inoltre il 25% di ferro contenuto nel latte di donna viene assorbito, mentre per il latte di vacca tale percentuale è del 17%. Il rapporto calcio/fosforo nel latte umano è 2,35:1, mentre nel latte vaccino è di 1,27:1. Ciò influisce sull’assorbimento del calcio in quanto il fosforo può combinarsi con il calcio nel tratto digerente ed impedirne di fatto l’assorbimento; perciò, gli esseri umani assorbono meno calcio dal latte vaccino, che ne è ricco, che da quello materno che ne ha, invece, un contenuto inferiore.

  • La quantità di lattosio, essenziale per lo sviluppo cerebrale del bambino, nel latte umano è quasi il doppio rispetto al latte vaccino (l’accrescimento del cervello del bambino è più rapido di quello del vitello). Usando quindi latte vaccino per alimentare un bambino ne viene a soffrire il suo sviluppo cerebrale e psichico. Il bambino presenta la massima velocità di accrescimento cerebrale nei primi 18 mesi quindi molti pediatri (Applebaum, Jackson) e studiosi consigliano l’allattamento al seno sino a questa età. Nel latte vaccino sono inoltre assenti i galattocerebrosidi, presenti invece nel latte umano, che favoriscono lo sviluppo delle facoltà cerebrali. Il lattosio rende inoltre più agevole l’utilizzazione delle proteine, migliora l’assorbimento del calcio, e creando un ambiente acido nel tratto intestinale, limita la proliferazione di batteri putrefattivi. Il latte vaccino invece contiene il galattosio che, alcalinizzando l’ambiente intestinale, permette lo sviluppo di batteri putrefattivi, pericolosi per il neonato. Il lattosio, infine, è indispensabile per la formazione della mielina delle fibre nervose.

  • Nel latte materno esiste un grasso, il DHA, inesistente nel latte di altri mammiferi, che accresce le capacità intellettive e influisce positivamente sulla vista dei neonati allattati al seno (dott.ssa F. Balli, pediatra dell’Università di Bologna, e prof. G.B. Cavazzuti della stessa università, in collaborazione con l’Università di Glasgow.

  • Nel latte umano sono presenti i ginolattosi, inesistenti nel latte vaccino, scoperti nel 1982 e che sono indispensabili fattori di crescita, necessari allo sviluppo armonico del bambino.

  • Il latte di donna contiene una quantità di lisozima che è 3000 volte superiore a quella contenuta nel latte di vacca; il lisozima è importante perché difende l’organismo dalle infezioni e influisca sulla flora batterica intestinale. Sono presenti altre sostanze che immunizzano il neonato dalle infezioni, soprattutto quelle respiratorie e intestinali.

  • Nel latte umano il complesso dei fattori biologici difensivi (biocatalizzatori, fermenti, batteriolisine, agglutinine, antitossine ecc.) e notevolmente abbondante.

  • Il latte di vacca è più povero di vitamine(da un mezzo a un decimo rispetto l’umano) A, C (è quasi assente nel latte vaccino, anche se non pastorizzato) ed E.

  • Il latte di donna consente lo sviluppo del Lactobacillus bifidus che ha il ruolo fisiologico di intervenire nella protezione della mucosa intestinale, inibendo lo sviluppo dei germi patogeni responsabili delle diarree.

  • E’ determinante la presenza dell’aminoacido essenziale taurina, importante per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e della retina del neonato, e delle immunoglobuline secretorie, che proteggono il neonato dalle infezioni respiratorie e intestinali. Le immunoglobuline sono totalmente assenti nel latte vaccino o in qualsiasi latte industriale; si è infatti notata una maggiore morbilità nei bambini allattati artificialmente.

Il latte materno è l’unico nutrimento del bambino fino al completamento della prima dentizione (denti da latte) e quindi l’allattamento si può protrarre fino ai due anni. Il latte di una madre è sempre fresco e batteriologicamente puro, mentre ogni latte non umano deve subire un processo ad alte temperature che ne distrugga gli organismi nocivi, la stessa sorte tocca anche alle vitamine. E’ fra tutti i tipi di latte quello che ha il più basso contenuto proteico, in assoluto, ed è il più dolce. Questo alimento è ovviamente in armonia con il metabolismo degli uomini; se invece si consumano, per esempio, 100 g di latte vaccino, ci sarà una eccedenza rispetto alle esigenze dell’uomo di 2,4 g di proteine e di 85 mg di calcio. Nel primo anno di vita l’uso del latte materno è obbligatorio, e la sua sostituzione integrale è praticamente impossibile (prof. G. Secchi, docente all’Università di Bologna). L’Istituto Nazionale per la Nutrizione, nel rapporto per la Conferenza Internazionale sulla Nutrizione FAO/OMS tenutosi a Roma ha affermato: “all’allattamento al seno viene universalmente riconosciuto un ruolo di primaria importanza per garantire il migliore stato di nutrizione del bambino e per prevenire importanti malattie dell’età pediatrica (affezioni gastrointestinali, allergie, obesità, ecc.). Dopo i due anni si osservano, con notevole frequenza, le stesse errate abitudini alimentari riscontrabili nella popolazione adulta, caratterizzate da un eccesso di proteine e grassi animali”. L’UNICEF e l’OMS hanno concordemente comunicato che “ogni anno un milione e mezzo di bambini muoiono nel Terzo Mondo perché viene loro somministrato del latte vaccino ed altri milioni di bambini sono per lo stesso motivo esposti a danni diversi. L’allattamento al seno fornisce un nutrimento insostituibile”.

      1. Conseguenze dell’uso del latte vaccino prima dei nove mesi di età

        1. Problemi causati dal latte vaccino

conseguenze
        1. Eccesso di proteine

Maggiore durata della digestione


        1. Inversione del rapporto caseina/sieroproteina

Aumento dei processi putrefattivi intestinali; aumento dell’azotemia; aumento dell’escrezione di urea; aumento del carico renale di soluti; aumento del “net acid input”

        1. Minore contenuto di nucleotidi

Minore utilizzazione delle proteine

        1. Deficit relativo di cistina

Carenza di cistina

        1. Maggiore contenuto di acidi grassi saturi

Aumento dell’escrezione del grasso fecale

        1. Differente posizione degli acidi grassi nella molecola di trigliceride

Aumento della lipemia; insufficiente sintesi del colesterolo che provoca una quantità anormale di grassi nel sangue

        1. Deficit relativo di acidi grassi essenziali

Difettosa sintesi di fosfolipidi e cerebrosidi; minore utilizzazione proteica

        1. Elevato contenuto di sali

Aumento della pressione osmotica; rischio di disidratazione iperosmotica; aumento del senso di sete; aumentata assunzione di latte

        1. Diminuito rapporto calcio/fosforo

Maggiore assorbimento di fosforo

        1. Diminuito rapporto magnesio/fosforo

Rischio di ipocalcemia e ipomagnesemia

        1. Assenza di leucociti

Maggiore frequenza di infezioni, specie intestinali

        1. Assenza di immunoglobuline A, minore contenuto di lisozima, minore contenuto di lattoferrina

Mancato sviluppo del lactobacillus bifidus

        1. Assenza di mucoproteina gestrica

Sviluppo di escherichia coli nella flora intestinale

        1. Presenza di antigeni

Rischio di allergie

(tratto da A. Stefano, “il latte nella prima infanzia: concetti recenti”)


Miti del latte:

purtroppo i miti, specie quelli creati a tavolino dall’industria onnipotente, sono duri a morire; semplicemente scalfirli e creare un ragionevole dubbio riguardo al dogma è impresa pressoché eroica.

Alimento base dell’uomo

Si pensa che l’uomo abbia sempre consumato latte dandolo persino ai neonati e ai bambini, ma in realtà fino a tre secoli fa nessuno ha mai dato latte vaccino come sostituto del latte materno ( fino al 1700 i bambini restavano attaccati al seno finché non mettevano fuori tutti i denti da latte) e solo negli ultimi cinquant’anni il consumo di latte vaccino ha avuto una vertiginosa impennata, diffondendosi capillarmente in tutto il mondo industrializzato; questo grazie al lavoro delle multinazionali che hanno imposto l’immagine del bianco alimento come cibo perfetto per bambini e adulti (campagna sull’osteoporosi). Il latte dei mammiferi è stato introdotto all’inizio del Neolitico (10.000 anni fa), con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento (in quantità non certamente paragonabili alle odierne): prima di aver addomesticato la capra, la mucca, il cammello l’uomo non prendeva latte dopo lo svezzamento. Nei reperti paleoantropologici si riscontrano carie solo a partire da questo periodo. Nell’Impero romano, ad esempio, il burro era utilizzato per farne unguenti per la pelle. In America il latte è stato introdotto dagli europei intorno al 1625. Con l’avvento della pastorizzazione, dell’omogenizzazione e di mezzi di trasporto refrigerati la disponibilità di latte è cresciuta, e alla fine della seconda guerra mondiale il latte è divenuto il simbolo del modo di mangiare bene e dieteticamente superiore, tipico di quell’american way of life che negli anni successivi si è imposto in tutto il mondo. Il latte definito puro e perfetto a causa del suo alto contenuto di calcio, di proteine e di profitto, sta venendo rapidamente smascherato come qualcosa che non è affatto perfetto, come siamo stati indotti a credere. Infatti molti nutrizionisti e molti degli stessi consumatori hanno iniziato a ricredersi circa la sua importanza e persino sulla sua sicurezza come cibo da usarsi tutti i giorni. Ma, purtroppo, l’uso eccessivo che si è fatto del latte e dei suoi derivati ha già provocato l’indebolimento del sistema immunitario dell’uomo, della sua costituzione fisica e del suo carattere, e ci vorrà del molto tempo per cancellare le cicatrici che questi alimenti hanno lasciato su almeno tre generazioni (S.Gagnè). Sul periodico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è stata pubblicata l’opinione della stessa OMS, nonché della FAO e dell’UNESCO, in merito alla questione della validità nutrizionale del latte vaccino. Eccone il testo: “E’ falso che il latte di mucca sia indispensabile ai bambini e alla maggior parte degli adulti. Molte grandi civiltà si sono sviluppate e fiorite senza aver nemmeno conosciuto il latte.

Ma chi non beve latte di mucca nel mondo? Il gruppo etnico più numeroso è quello cinese (un quinto della popolazione mondiale), poi ci sono i lattasi-deficienti (mancanza enzima necessario alla digestione del lattosio), il 90% degli abitanti di Taiwan, degli indiani d’America e degli eschimesi, il 20% degli Americani di origine europea, dei Finlandesi, degli svedesi e degli Svizzeri, molti popoli africani, il 70% dei Neri d’America (prof. B.Chiarelli, Istituto di Antropologia dell’Università di Firenze e ricercatori della John Hopkins University), i lattanti durante l’allattamento al seno, i vegetaliani, i macrobiotici, gli aderenti alle varie scuole igieniste, la maggior parte dei crudisti, i fruttariani e tutti quelli allergici o ai quali non piace. Tra il 70 e il 90% dell’umanità non digerisce il latte a causa dell’intolleranza al lattosio e alle proteine del latte di mucca (il fenomeno si verifica soprattutto in età adulta, il che dimostra come l’uso di latticini per tutta la vita sia una forzatura biologica); da noi non digeriscono il latte la popolazione delle aree agricole non padane né alpine e di tutto il mezzogiorno. Il 70% degli italiani adulti non digerisce il latte: è quanto emerge dalla ricerca quinquennale della cattedra di Gastroenterologia dell’Università di Pavia che ha analizzato le reazioni alimentari di 2000 individui compresi tra i 18 e i 90 anni; in molti casi si arriva ad una vera e propria intolleranza con diarrea, gonfiori addominale e flatulenze. Ma non solo, poiché l’intestino costantemente irritato può essere fonte di numerosi guai in altri organi. Questa intolleranza venne individuata e descritta con enorme ritardo nei circoli scientifici a partire dal 1958. Lo stesso professore Chiarelli dice: “fa veramente bene a tutti bere latte? Moltissimi da adulti hanno difficoltà a digerirlo o non lo digeriscono affatto. Se il livello di lattasi nell’intestino è basso, l’ingestione del latte conduce a disturbi gravi e diarrea. Assurdamente vengono mandate enormi quantità di latte (in polvere per giunta!) a popolazioni che normalmente non bevono latte di mucca e mai lo danno ai propri bambini. Con questo latte quelle popolazioni da sottonutrite diventano malnutrite e vedono peggiorare le loro condizioni di salute, divenendo vittime di dissenterie e di un pauroso aumento della mortalità infantile. Ciò nonostante, pur di smaltire gli enormi depositi di latte che giacciono inutilizzati, continua a venire inviato come aiuto a popolazioni, specie africane, sebbene esse rifiutino, giustamente di utilizzarlo. Questi aiuti sono decisi dai cosiddetti esperti nutrizionisti e spesso si rivelano non del tutto disinteressati”. Il New York Times riporta, sotto il titolo “un avvertimento dei medici sull’intolleranza al latte”, che scienziati americani ed australiani hanno accertato che la maggior parte della popolazione del mondo non tollera il latte vaccino. Anche se i bambini sembrano in grado di digerire il latte, una scarsa tolleranza a questo prodotto spesso inizia a svilupparsi durante l’adolescenza per divenire definitiva nell’età adulta. Vi sono quattro tipi di intolleranza al latte:

  1. Reazione di intolleranza al lattosio (diarrea, gonfiori, vomito)

  2. Sensibilizzazione alle proteine: riguarda soprattutto le betalattoglobuline, la lattoalbumina, e la caseina. La sensibilità è dovuta a: - eccesso di proteine nella dieta dell’infanzia

  • incompleto sviluppo della barriera intestinale

  • deficit di immunogloguline A (carente se non si è stati allattati al seno)

  • malattie enteriche che hanno danneggiato i microvilli e ridotto l’azione enzimatica sulle proteine ingerite.

  1. Intolleranza psicogena (pura e semplice avversione da disgusto, spontanea in alcuni individui)

  2. Intolleranza causata da microinquinamento batterico o chimico in un latte trattato e non ben pastorizzato.

Frasi come “un buon bicchiere di latte!”, oppure “una tazza di buon latte fresco” ed altre banali espressioni si rivelano ingannevoli e dannose; l’uomo infatti diviene vittima di convincimenti a lui imposti in nome di pretese culture e che, invece, servono solo a tutelare enormi interessi economici e commerciali (prof. A.D’Elia). Tutte le manifestazione di intolleranza viste ci evidenziano come l’organismo umano non è fatto per bere il latte vaccino, e tanto meno il latte può costituire l’alimento di base per i neonati o i bambini. Chi soffre di dispepsia si sente particolarmente sollevato se sopprime il latte dalla propria alimentazione.

  • Effetto disintossicante: si pensa che il latte sia una ottima bevanda disintossicante e purificante, tanto che in alcune fabbriche dove si fanno lavorazioni nocive, il latte viene consigliato e talvolta somministrato ai lavoratori. Il latte però non fornisce alcuna protezione né possiede un potere depurante nei confronti di sostanze chimiche come l’acetone, il cloroformio e altre. Le sostanze tossiche di origine ambientale e industriale presentano invece azioni molto specifiche, contro le quali non esistono dei veri e propri antidoti. L’unico effetto del latte che potrebbe far pensare ad una disintossicazione è quello di stimolare la diuresi. Il latte per essere digerito e assimilato impegna l’organismo e necessita determinate condizioni organiche che non sono quelle di lavoro o di stress. In certi casi può addirittura aumentare la tossicità di alcune sostanze; ad esempio il piombo, presente nei materiali di saldatura e in diversi cicli di lavorazioni industriali, viene assorbito dall’organismo in percentuale più elevata se contemporaneamente si beve del latte. Ciò è dovuto all’instaurarsi di uno stretto legame tra le proteine del latte e il piombo di origine esogena, per cui l’assorbimento delle proteine del latte fa entrare il piombo nell’organismo. Tuttavia, buona parte dei saldatori consuma abitualmente il latte sul posto di lavoro, seguendo una convinzione radicata. Non è quindi vero che il latte è sempre una bevanda dissetante e disintossicante, adatta anche a coloro che lavorano in ambienti non sani. Aggiungiamo a questo il fatto che il latte oggi è un cocktail di betabloccanti, stimolanti dell’appetito, larvicidi, antibiotici, tranquillanti, sostanze ormonali ecc., per non parlare delle valanghe di pesticidi con cui si trattano i mangimi; addirittura ci possono essere contaminazioni da aflatossine, prodotte dalla muffa Aspergillus flavus, perché si danno alle mucche, come nutrimento, panelli a base di arachidi sulle quali possono proliferare tali muffe, ottenendo un latte intossicante e potenzialmente cancerogeno; infatti il prof. Lautiè sostiene che le aflatossine sono forse il più potente fattore cancerogeno noto sino ad oggi, soprattutto a carico del fegato. Quindi risulta difficile pensare al latte come disintossicante!


Fonte di calcio?

Riguardo la presunta insostituibilità del latte vaccino quale fonte di calcio per lo sviluppo di ossa e denti, bisogna ricordare che i nostri progenitori non usavano il latte e avevano ossa e denti molto compatti e ben sviluppati, come dimostrato dai reperti fossili del paleolitico. Il latte non favorisce lo sviluppo delle ossa, né impedisce la carie dei denti. Il latte vaccino è ricco di calcio per rispondere alle esigenze fisiologiche di crescita del vitello che dovranno inoltre sviluppare le corna; Si è riscontrato nei giovani americani di leva che l’accrescimento osseo è già concluso all’età di diciotto, diciannove anni, mentre una ventina di anni prima si concludeva sei o sette anni più tardi; ciò è imputabile all’alimentazione iperproteica e lattea fin dall’infanzia; tale situazione non è positiva, come si potrebbe pensare, perché l’accelerazione innaturale del metabolismo si associa a un invecchiamento più rapido delle strutture.

Il calcio tanto reclamizzato nel latte vaccino é in genere male assorbito, perché associato ad una percentuale relativamente troppo alta di fosforo (fattore inibente) e alla caseina, come riportato dal noto clinico dott. Diamond. I fosfati, necessari alla costruzione del potente scheletro dell’erbivoro, trovandosi ad esempio nell’ambiente intestinale alcalino del neonato, bloccano per oltre due terzi l’assorbimento del calcio. Il calcio presente nel latte vaccino in quantità elevata (175mg in 100g di prodotto) paradossalmente impedisce proprio l’assorbimento del calcio stesso, comprovato da sintomi di rachitismo in bambini ipernutriti con latte. Noi oggi abbiamo delle overdose quotidiane di calcio, il quale si deposita, insieme al colesterolo, sulle pareti delle arterie determinandone l’indurimento, oppure forma calcoli renali, o si accumula nelle articolazioni dando origine a manifestazioni artritiche. Il cinese medio, che assume solo 15mg di calcio al dì, ha meno carie e osteoporosi dell’americano medio che ne assume 800mg al giorno, questo perché più importante della quantità di calcio ingerita è la capacità di assorbimento effettivo che dipende da altri fattori quali fosforo, fibre, proteine e la vitamina D. Il buon funzionamento intestinale e il non uso di alimenti che distruggono le scorte di calcio nel corpo, come lo zucchero e i cibi altamente acidificanti, influiscono sul reale fabbisogno del minerale.

Nei lattanti e negli adulti che assumono latte vaccino si è constatata una forte eliminazione di calcio con le urine, conseguenza dell’eccesso proteico del latte, per cui si elimina più calcio di quello che se ne ingerisca, come evidenziato dalle ricerche dell’Istituto della Nutrizione dell’Università del Wisconsin, e ciò determina il prelievo di calcio dalle ossa; se questo avviene in modo prolungato le ossa si indeboliscono causando osteoporosi o aggravando la patologia se questa già esiste. La caseina stessa impedisce l’assorbimento del calcio, senza tenere conto poi che le lavorazioni industriali, pastorizzazione, omogeneizzazione ecc. degradano il calcio, rendendolo difficilmente assimilabile. Per il dott. Oski, primario e direttore del Centro Pediatrico della John Hopkins University, la biodisponibilità di calcio dei latticini non è notevole, infatti si ha una assimilazione del calcio del 25-30%, mentre il resto è eliminato; l’assimilazione di calcio nel corpo umano avviene solo quando è in rapporto 2:1 con il fosforo: nessun latte animale ha questo rapporto, perciò nell’uomo non avviene nessuna assimilazione di calcio (dott. Oski). Meglio mangiare in abbondanza verdure a foglie verdi (fonte primaria di calcio organico, utilizzabile nella nutrizione umana), frutta, frutta secca, semi di sesamo (ricchissimi di calcio), cereali integrali, come sostiene lo stesso Oski; la dieta dell’uomo paleolitico forniva un grammo e mezzo di calcio al giorno; l’uomo non sapeva cosa fosse il latte, ma aveva ossa robustissime con una dieta basata su cereali, verdura e frutta. È’ possibile avere abbastanza calcio mangiando unicamente verdure: infatti le mucche e molti altri mammiferi che mangiano solo erba hanno una struttura ossea molto sviluppata; nessuna specie al mondo si è mai preoccupata del calcio né della mancanza di calcio. Durante l’infanzia, il calcio viene fornito dal latte materno; dopo lo svezzamento i carnivori ricavano calcio dagli animali predati e gli erbivori dal regno vegetale, ma nessun animale lo riceve dai derivati del latte. Se il calcio serve allo sviluppo delle ossa e alla crescita fisica, perché abbiamo bisogno di calcio anche quando la crescita è completata? Il bisogno di calcio non si riduce dopo la maturità? Dove andrà questo eccesso di calcio? Nessun dubbio: sarà depositato nei vari organi, arterie, articolazioni o espulso, sovraccaricando così gli organi escretori in modo da esaurirli o squilibrarli. Il corpo è in grado di ricavare tutto il calcio di cui ha bisogno da una dieta sana e naturale; la questione, in definitiva, non è su quale è il modo di aumentare la quantità di calcio assunto, ma piuttosto cosa è che trattiene o porta via il calcio. Ad esempio 500 mg di cloruro di sodio (sale da cucina) fanno perdere una quantità di 10 mg di calcio dalle ossa; per ogni grammo di proteine mangiato si ha una perdita di 1,5 mg di calcio. Pertanto un pezzo di formaggio grana di 100 g, che contiene 1700 mg di cloruro di sodio e 36 g di proteine fa perdere 35 mg di calcio osseo per la presenza del sale e altri 54 mg di calcio osseo per via delle proteine. Contemporaneamente si introducono nell’intestino 1,25 g di calcio, ma non significa che tutto questo calcio verrà utilizzato. Le condizioni che portano alla sua fissazione dipendono da numerosissime variabili. Infatti come riporta l’American Journal of Clinical Nutrition, da uno studio effettuato su donne in menopausa, l’utilizzo di latticini, a confronto con altre fonti di calcio, ha portato ad un aumento del calcio assorbito dall’intestino, ma anche ad un forte aumento dell’escrezione di calcio con le feci e con l’urina, a un calo del calcio osseo e ad una riduzione della fissazione ossea del calcio. E’ importante quindi capire che non basta che un alimento abbia un elevato contenuto di calcio, ma è necessario che il corpo sia in grado di assimilare correttamente e adeguatamente tale sostanza. Calcio e sodio sono elementi provenienti soprattutto dal cibo animale, mentre potassio e magnesio derivano principalmente dal mondo vegetale: ora, secondo le teorie della trasmutazione degli elementi di Kevran, questi quattro elementi si possono trasmutare l’uno nell’altro. Il calcio può essere prodotto a partire dal magnesio, presente nella clorofilla, per combinazione con l’ossigeno: Mg2412 + O168 → Ca4020.


E la famigerata osteoporosi? Innanzi tutto oggi c’è la tendenza a far credere a donne sane di essere malate di osteopenia (significa che una cinquantenne ha le ossa meno dure rispetto ad una ventenne) e ciò porta donne sanissime a ritenersi già in uno stato avanzato di osteoporosi. Fatta questa premessa si pensa che le ossa perdano calcio perché non se ne introduce abbastanza con l’alimentazione e quindi si è spinti (grazie alla efficace propaganda dell’industria lattiero-casearia) ad utilizzare in dosi massicce latte e derivati, perché tanto ricchi di calcio: purtroppo su questo tema una parte della scienza dimostra di non essere neutrale. Bisogna invece sottolineare, come evidenziato dai maggiori esperti e addetti ai lavori aggiornati, che è l’eccesso proteico il responsabile della diminuita capacità di utilizzo del calcio e soprattutto della perdita dello stesso da parte delle ossa (gli alimenti proteici acidificano il sangue e l’alcalinizzazione avviene ad opera delle riserve alcaline, tra cui la struttura ossea). La ricerca condotta dalle dott.sse H.Linkswiller e J.Lutz, presso la Università del Winsconsin, conferma che la dieta ricca di proteine acidifica il sangue e che il sangue acido, a sua volta, scioglie il calcio delle ossa; in tale ricerca soggetti sottoposti a dieta che includeva 102 grammi di proteine espellevano una quantità di calcio quasi doppia rispetto coloro che consumavano una razione di soli 44 g di proteine al dì; poiché l’assunzione di calcio dei due gruppi era la stessa, si è ipotizzato che il calcio espulso fosse rimosso dalle ossa. L’incidenza di osteoporosi è massima negli Stati Uniti, Finlandia, Svezia, Inghilterra ecc. dove maggiore è il consumo di prodotti animali (carne, latte, formaggio, burro, uova) e minima nei paesi dove ad esempio il consumo del latte è ridottissimo (Giappone). Il Journal of Clinical Nutrition ha riportato studi, fatti su fasce di popolazione intorno ai 65 anni, i quali evidenziano che donne consumatrici di proteine animali hanno una perdita ossea del 35%, mentre le donne vegetariane solo del 7%. Il grande consumo di latte suggerito dall’ortopedia è il contrario di ciò che auspica la cardio-angiologia: attualmente è dimostrato che un eccesso di calcio ha un ruolo primario nel causare la necrosi del miocardio (infarto) e nel provocare danni a carico delle arterie. In più è stato da tempo segnalato che una somministrazione acuta di calcio provoca un rapido aumento della pressione arteriosa, mentre se si mantiene per lungo tempo un basso livello di calcio nel sangue le lesioni arteriosclerotiche indotte sperimentalmente possono regredire. Il contenuto di calcio del tessuto arterioso aumenta con l’avanzare dell’età e verso i 60 anni può oltrepassare l’intervallo critico oltre il quale è compromessa l’integrità strutturale (Quaderni di controinformazione alimentare n. 31). Il prof. U. Cavalieri, direttore Istituto Geriatrico “Golgi”, ha recentemente scritto: “La simpatia degli esperti per il latte è da considerarsi, per quanto ne sappiamo, una sorta di veleno per gli anziani, per una quantità di ragioni che vanno dal rigurgito notturno nelle vie respiratorie, all’apporto di calcio, da riguardare con molto sospetto per le sue ormai ben chiare proprietà spasmogene quando è in eccesso.

Il latte con il suo contenuto in calcio è dannoso anche per i denti, infatti si è riscontrato più si consuma latte più si sviluppano carie. Il dott. Simm Wallace, esperto dentista, afferma che nei paesi in cui si consuma latte e zucchero si ha un forte tasso di carie dentali nelle classi che consumano più di questo cibo, nonostante il loro contenuto di calcio e vitamine. Il dott. Brunn, dentista, ha speso anni in ricerca esaminando le condizioni della bocca dei bambini in Danimarca, Inghilterra, Svezia, Svizzera e Sud America e ha trovato che nelle bocche dei bambini che bevono latte, il residuo lasciato dal latte forma un caglio intorno ai denti e alle gengive, che è probabilmente una delle cause della carie dentale.

Rimedio per l’ulcera?

Vari studi hanno dimostrato recentemente che il latte, una volta considerato il rimedio per l’ulcera, è un ulteriore agente deteriorante e sicuramente pericoloso. Infatti il forte consumo di latte spinge i pazienti di ulcera verso gravi malattie come problemi cardiaci, renali, artriti, tumori. Il latte è usato nella cura dell’ulcera principalmente a causa della sua capacità di neutralizzare l’acido, il basso contenuto di fibre e la sua morbidezza; sebbene venga usato per trarre sollievo, il suo uso porta a terribili conseguenze e alla fine si dimostra dannoso, essendo un fattore che aggrava le condizioni dell’ulcera stessa (come dimostrato da medici dell’Università del Colorado, nel Journal of the AMA).

Effetti sulla salute:

fino ai due anni i bambini dovrebbero essere alimentati con latte materno; dopo i due anni dimenticate ogni tipo di latte!” (dott. Benjiamin Spock, padre della moderna pediatria). Il suo libro “Baby and child care” è stato il vangelo dello svezzamento e della cura di neonati e bambini. Il dott. Spock, grande sostenitore del latte vaccino, ha radicalmente cambiato idea, con coraggio intellettuale, ed ha ammesso i propri errori dichiarando che il latte vaccino è adatto ai vitelli e non agli uomini; a 89 anni, dopo essere stato considerato una leggenda della puericoltura, è stato definito un vecchio arteriosclerotico perché ha messo in evidenza che il latte vaccino fa male (consiglia di abbandonare tutti i prodotti animali, quindi anche carne e uova), soprattutto in fase di crescita, perché può provocare molte deficienze immunitarie e disturbi vari, tra cui l’anemia (dal 25 al 60% in meno rispetto ai valori normali dell’emoglobina; il dott.A.S.Schwarts, professore di Clinica Medica all’Università di Washington ha evidenziato gravi anemie nutrizionali nei bambini che consumano in gran quantità latte vaccino), allergie (il dott. S. Morini, allergologo dell’ospedale Regina Margherita di Roma afferma che le sostanze allergizzanti sono in prevalenza quelle del latte vaccino e pertanto da escludere dalla dieta) e persino un insufficiente sviluppo cerebrale; casi di asma allergico alle polveri e ai pollini a volte insorgono dopo assunzione di latte vaccino fresco contenente tubercolosi bovina, infezione abbastanza frequente ma non solitamente pericolosa per l’uomo: i microbatteri bovini giunti nell’intestino determinano un indebolimento dei processi digestivi e persino pancreatici, con conseguente irritazione di tutto il tubo gastroenterico ed elevata produzione di istamina, che rende le mucose in genere molto, sensibili e appunto perfino allergiche agli stimoli irritativi ambientali, che normalmente sono innocui (dott. Cazzola). Il dott. Rosamond elenca i seguenti tipici sintomi da consumo di latte vaccino nei bambini: pallore anemico, stitichezza, irritabilità, rifiuto del cibo (e la madre insiste con più latte!), sonno agitato (nonostante la presenza di triptofano che stimola la produzione di serotonina la quale agisce anche regolando la funzione del sonno, ma in realtà ben poco triptofano arriva al cervello), incubi, enuresi; i dottori Bradare e Zani (Clinica Pediatrica I dell’Università di Milano) sostengono che gli alimenti più allergizzanti sono il latte e l’uovo. A tal proposito è interessante ricordare come un gruppo di gastroenterologi del St. James University Hospital di Leeds (Inghilterra), guidati dal Prof. Littlewood, è riuscito a far praticamente scomparire la celiachia, che colpiva bambini alimentati con latte vaccino, ridando loro latte umano. Si è così accertato che tale malattia è dovuta anche a sensibilizzazione alle proteine del latte vaccino. “La maggior parte della popolazione reagisce patologicamente al latte di mucca” (Dott. I.Dreyfus, autorevole clinico); bambini affetti da otiti, tracheiti, catarri, asma, affezioni cutanee sono rientrati nella norma sopprimendo i latticini, come riportato dal dott. F. Carriere, così pure per alcune affezioni dell’apparato genitale femminile e anche alcuni tumori. La stessa insonnia del lattante è quasi sempre da addebitare alla somministrazione di latte vaccino, causa l’allergia nei confronti di alcune proteine in esso contenute (Laboratorio Pediatrico del Sonno dell’Università di Bruxelles). Ultimamente è stato accertato che una proteina del latte vaccino, la beta lattoglobulina, è altamente allergizzante. Gli stessi dottori Wüthrich e Stager di Zurigo indicano, nei loro studi, il latte vaccino e i formaggi in genere, al primo posto tra le sostanze causanti allergie con le seguenti conseguenze: dolori gastrointestinali, orticaria ed edema di Quincke, crisi d’asma, crisi di rinite, crisi di congiuntivite, tachicardie, choc anafilattico. Il prof. Artur Capdeville, dell’Università di Buenos Aires, attribuisce molti casi di paralisi infantile al latte vaccino e ai suoi derivati. Altro illustre studioso è il Prof. Frank Oski, direttore del Reparto Pediatrico della prestigiosa John Hopkins University di Baltimora ed ex-presidente della Società Americana per le ricerche in pediatria, che sta da facendo, in rigoroso modo scientifico, una campagna anti-latte vaccino e sottolinea che nessun latte potrà mai sostituire il latte materno nell’alimentazione del bambino; ha dimostrato, inoltre, che il consumo di latte vaccino determina quasi certamente carenza di ferro nel bambino. L’influente gruppo di medici americani “Physicians Commitee for Responsible Medicine” ha lanciato un severo monito ai genitori americani: “guardatevi dal latte di mucca, potrebbe essere pericoloso per i vostri figli che corrono il rischio di contrarre malattie anche serie, come il diabete e diverse forme di allergie, nonché carenze di ferro”. Il bambino che fa gran uso di latte di mucca assume una gran quantità di fosforo e può soffrire di quella che è stata descritta come “convulsioni iperfosfatemiche ipocalcemiche”, una forma di tetania convulsiva dovuta a un basso tasso di calcio nel sangue. Latte e latticini sono legati alle malattie della civiltà: cisti, fibromi, infezioni all’apparato urogenitale (cistiti, candidosi molto diffusa tra le giovani americane), calcolosi renale. Il dott. Prein, professore di urologia alla famosa Università di Boston, ha fatto un esame completo di 1000 calcoli renali, scoprendo che il 90% conteneva calcio e ritiene che l’assunzione di cibi con un alto contenuto di calcio come il latte e i formaggi siano una delle cause della calcolosi. Altre malattie causate dal latte vaccino: cardiocircolatorie (arteriosclerosi, trombosi, infarti ecc.) a causa della grande quantità di grassi saturi (acido miristico) e delle proteine stesse (dott. Carrol, Università Western Ontario, Canada), allergie della pelle e respiratorie (asma, riniti ecc.), abbassamento delle difese immunitarie, disturbi dell’apparato gastroenterico, diarrea (secondo la rivista “Il Medico d’Italia, n°48, è oggi presente negli Stati Uniti una nuova sindrome da latte vaccino, chiamata “diarrea cronica di Brainerd” che ha colpito il 70% degli abitanti della località Brainerd e che viene ora segnalata in molte zone degli Stati Uniti ed è da attribuire ad una nuova forma allergica da latte vaccino), stitichezza, insorgenza tumori (seno, utero, ovaie). Il dott. L.B.Franklin, dell’Università della Columbia, con uno studio su 1500 donne con noduli benigni al seno, ha messo in evidenza come tutte fossero grandissime consumatrici di latte e derivati; il latte contiene l’ormone estriadolo, che promuove la crescita dei vitelli, in grado di provocare i noduli mammari. Tali donne eliminando i prodotti del latte sono guarite nella misura dell’85%. Anche il ricercatore P.Toniolo ha constato, in una ricerca su 250 donne affette da tumore al seno confrontate con 499 donne sane, come le donne ammalate consumavano una maggiore quantità di latte, burro e formaggi, soprattutto molto grassi. La ginecologa C. Northrup, di Portland, riferisce che esiste uno stretto legame fra prodotti caseari e i crampi mestruali e il flusso abbondante; la stessa dottoressa riporta che i casi più gravi di fibromi o endometriosi si manifestano in donne forti consumatrici di formaggi, gelati, burro o latte e che in molte sue pazienti i sintomi sono scomparsi dopo l’eliminazione dei latticini dall’alimentazione. Così pure i maschi che mangiano molti latticini e proteine animali in genere hanno 3,6 volte più possibilità di ammalarsi di cancro alla prostata, come registrato da P.Hill “enviromental factors of breast and prostatic cancer, Cancer research. Nelle donne numerosi casi di sterilità sono dovuti a ostruzione delle tube di Fallopio dal muco provocato dai latticini; l’eliminazione dei prodotti caseari ha aumentato le probabilità di concepimento (A.Colbin). Da uno studio del dott. A.Chase risulta che mangiando latte e latticini i pazienti affetti da cancro registrano incremento del tumore. Bisogna tenere conto inoltre il che il latte oggi contiene trefoni, sostanze eccito-formatrici, cioè sostanze ormonali; questo perché negli odierni allevamenti le mucche sono costrette ad una gestazione continua e vengono munte anche quando sono gravide. Il latte, in tal modo, per la ricchezza dei trefoni (agiscono come veri e propri farmaci anabolizzanti), risulta essere iperplastico e dotato di una forza propulsiva costruttrice che potrebbe provocare moltiplicazioni improvvise, disordinate ed incoercibili delle cellule somatiche del corpo umano; è pertanto potenzialmente cancerogeno. I dottori Tannenbaum e Silverstone, in uno studio di ricerca condotto per l’Istituto Nazionale per il Cancro, hanno rivelato che i tumori spontanei nel fegato dei topi venivano accelerati da un aumento di proteine nella loro dieta; i topi nutriti con dieta ricca di caseina registravano il 61% in più di formazioni maligne rispetto ai topi nutriti con cereali, presso i quali l’incidenza era dell’11% (ricerca sul cancro 9:162-73: “effetti della variazione nella proporzione di proteine, caseine, nella dieta”). I latticini hanno effetti di accumulo su tutti gli organi e in particolar modo, essendo il latte prodotto delle ghiandole mammarie, tendono a concentrarsi maggiormente nel tessuto ghiandolare umano e negli organi della riproduzione; perciò i più colpiti sono il seno, l’utero, le ovaie. La prostata, la tiroide (per il dott. Walker la caseina è responsabile dei diversi disturbi tiroidei, dei quali soffrono tante persone), le cavità nasali, l’ipofisi, l’orecchio,e la zona cerebrale attorno al mesencefalo; riniti allergiche e problemi uditivi colpiscono molti grandi mangiatori di latticini. La dott.ssa Vanda Laura, ginecologa all’ospedale di Viadana, Mantova, riferisce che sue pazienti affette da cisti ovariche sono completamente guarite dopo non aver più preso latte e derivati, evitando in tal modo l’intervento chirurgico Se l’accumulo avviene a livello renale o della cistifellea, si possono presentare calcolosi. Una indagine condotta in Scandinavia per 30 anni ha evidenziato lo stretto legame tra assunzione di latte vaccino e artrite. Inoltre omogeneizzare il latte potrebbe contribuire a far aumentare nei bambini l’allergia al prodotto, oltre ad aggravare i casi di artrite e ad aumentare il pericolo derivante dall’esposizione a una sostanza chimica riconosciuta come una delle cause delle malattie cardiache (la xantine ossidasi) (Nuova Ecologia marzo 2001). Nei soggetti predisposti, il latte di mucca può scatenare il diabete giovanile come riporta il “The New England Journal of Medicine” (1992), in merito ad una ricerca condotta su 142 bambini diabetici e su 79 bambini sani, in osservazione al Toronto Hospital. Uno studio all’Università di Berkley ha rilevato invece che il triptofano, presente nel latte vaccino e derivati, stimola in modo abnorme la ghiandola pituitaria accelerando l’invecchiamento del corpo. Ricordiamo anche che dagli studi sulla bioradianza dell’ing. A.Simoneton, il latte umano all’uscita dalla mammella ha una lunghezza d’onda di 6500 Angstroms, cioè la stessa lunghezza d’onda dell’uomo sano, mentre il latte di mucca dopo sole 22 ore scende a 6000, dopo 30 ore a 5000, dopo 36 ore a 4000, dopo 48 ore a 2000 e dopo 56 ore a 1000 Angstroms, come i formaggi. Il latte di mucca in commercio supera quasi sempre questi periodi di conservazione, quindi chi si alimenta con latte di mucca in confezione ingerisce una sostanza praticamente morta e pertanto nociva.

Latte e latticini apportano all’organismo gli stessi veleni della carne (purine, colesterolo, ptomaine) e talvolta in dosi ancora più elevate, tanto che molti vegetariani soffrono delle stesse malattie di cui soffre il resto della popolazione, per l’uso eccessivo di latte e latticini (Henry Charles Geffroy, noto studioso nutrizionista). “Una alimentazione che comprenda latte e uova è, di fatto, equiparabile ad una alimentazione carnea, trattandosi in sostanza di carne liquida. E’ assolutamente contrario alla natura che l’uomo rubi ad un vitello il latte dalla mammella della sua madre e alla gallina le uova” (prof. Fritz Kahn, “L’uomo sano e malato”).

Il lattosio nel processo digestivo si scinde in galattosio e glucosio, grazie ad un enzima (lattasi) presente durante la lattazione che scompare nell’uomo adulto; se il livello di lattasi non è adeguato, la ingestione del latte comporta disturbi intestinali e diarrea ed è ciò che avviene alla maggior parte delle popolazioni della terra. L’industria è corsa ai ripari lanciando sul mercato il latte a basso contenuto di lattosio, manipolando ancora di più il già devastato prodotto originale, il cui uso non può trovare alcuna giustificazione alimentare se non nella ostinazione a mantenere, a tutti i costi, l’attaccamento alle proprie abitudini, in modo irrazionale e senza alcun buon senso comune. Il lattosio, negli adulti, risulta essere pericoloso per le coronarie. Ciò fornisce una possibile spiegazione a certe anomalie che si riscontrano negli studi sulle malattie delle coronarie; infatti un’alta percentuale di adulti tra gli Eschimesi della Groenlandia, i Masai dell’Africa orientale, alcuni Bantù urbani del Sud Africa, alcuni Polinesiani e i Giapponesi hanno un assorbimento scarso o nullo di lattosio. Essi sono relativamente liberi da malattie coronariche, nonostante la dieta ricca di grassi saturi e l’esposizione a fattori di rischio non derivanti dall’alimentazione. Gli eschimesi della Groenlandia hanno una dieta in cui i grassi saturi e monoinsaturi insieme raggiungono la stessa quantità assunta dai danesi (che hanno una incidenza molto alta di malattie delle coronarie), con la principale differenza che i latticini, di cui i danesi fanno largo uso, sono molto rari nella dieta degli eschimesi. I Masai hanno un grosso consumo di grassi saturi e sono bevitori di latte, ma generalmente lo prendono in forma fermentata (lattosio predigerito), cosicché l’ingestione di lattosio è ridotta. I bantù urbani del Sud Africa sono esposti agli stessi fattori di rischio dei bianchi, ma prendono il latte inacidito per evitare l’intolleranza al lattosio. Alcuni polinesiani hanno una dieta ricca di grassi saturi, ma il latte e i latticini sono quasi inesistenti. In Giappone il consumo di sigarette pro capite è del 25% più alto che in Gran Bretagna, la percentuale di fumatori è più alta e l’assunzione di fibra vegetale sembra essere simile a quella inglese, ma il consumo pro capite di latte è minore del 20%. Ci sono diversi modi per cui il lattosio può essere causa di arteriosclerosi:

  • Una volta digerito, esso provoca dei bruschi innalzamenti del livello di zuccheri nel sangue (che sono trasformati in grassi e colesterolo).

  • Il lattosio produce, nei soggetti che non sono ad esso allergici e riescono quindi a digerirlo, una maggiore assimilazione di grassi.

  • Ci potrebbero essere dei legami genetici tra la caratteristica dell’assimilazione persistente di lattosio nell’adulto e una elevata suscettibilità alla cardiopatia ischemica.

Sono pertanto giustificate le indagini scientifiche sul lattosio dal punto di vista clinico, biochimico e genetico come possibile fattore di rischio per le coronarie. (N.K.Sharma). Anche i dottori Paul e Southgate ipotizzano che il lattosio e le proteine del latte possano essere più dannosi del grasso per le coronarie. Il dott. Crouch, australiano, ha registrato con cura il progresso clinico di 44 casi di cardiopatia ischemica o ipertesi con una dieta di sei mesi che escludeva totalmente il latte vaccino e prodotti bovini, le uova e il pollo; 33 dei 44 pazienti trassero sollievo totale dei sintomi, raggiungendo una migliore tolleranza all’esercizio fisico e alla riduzione o eliminazione dei medicinali. 11 pazienti su 14, che inizialmente erano ipertesi, ebbero un persistente calo di pressione; 41 su 44 dimagrirono, nonostante la libera assunzione di zucchero, grassi non animali e cibi fritti.

Nei paesi dove si beve più latte (Paesi Scandinavi, Gran Bretagna, Stati Uniti) si riscontrano più infarti; in Cina, Giappone, Corea, dove il latte non è usato per niente, le morti per infarto sono praticamente quasi sconosciute. Tutte le recenti ricerche provano che si è nel giusto sospettare il latte come una delle cause delle malattie di cuore e circolazione. I ricercatori medici della scuola di Medicina dell’Università di Washington hanno eseguito uno studio su centinaia di autopsie e cartelle cliniche in dieci ospedali degli Stati Uniti e cinque in Inghilterra. Questa significativa ricerca medica ha dimostrato che la diffusione dell’infarto è più alta di almeno due volte tra le persone che bevono molto latte rispetto a chi non ne beve; un resoconto molto completo sulle conclusioni di questa ricerca è stato pubblicato dall’American Heart Association. In Gran Bretagna, il possibile effetto dei latticini sulla salute del cuore e coronarie e stato studiato dal patologo Osborn giungendo alle stesse considerazioni.

Il prof. U. Cavalieri, direttore dell’Istituto Geriatrico “C. Golgi” di Abbiategrasso afferma: “non vi è alcun valido argomento scientifico per difendere l’allattamento protratto con latte vaccino cui si sottopone l’uomo, a differenza di tutti gli altri mammiferi. Ve ne sono invece molti per condannarlo. Nel tubo digerente dell’anziano la lattasi è pressoché inesistente ed il latte agisce da lassativo perché irrita l’intestino, che tratta evidentemente il latte come un corpo estraneo da espellere, a difesa dell’organismo. Ma l’aspetto più grave è la cosiddetta “lipoid pneumonia”, una polmonite causata dai grassi del latte, che non è un’insidia da poco. Il latte nell’alimentazione degli adulti è controindicato anche per il calcio contenuto, cosa che si configura nettamente come un fattore di fatica e di esasperazione funzionale della muscolatura vasale e cardiaca, promotore, quindi, di arteriosclerosi e di accidenti vascolari, specie coronarici”. Per il clinico dott. Leonard Williams di Londra molti anziani navigano verso la tomba su un mare di latte.Anche Scharffenberg, docente di Scienze della Nutrizione all’Università di Loma Linda della California, sottolinea che il latte vaccino è un fattore di rischio per arteriosclerosi e cancro. La prof.ssa Lucia Granati, dell’Università di Roma, nell’articolo “E’ il colesterolo il nemico” (Messaggero, 6 sett. 1989), indica che è necessario abolire, si badi non limitare ma abolire, il latte, i formaggi e il burro, e abbondare di frutta e verdura cruda.

Giuseppe Tallarico, medico e biologo italiano ha enumerato una imponente serie di ragioni e considerazioni che dimostrano che il latte vaccino è estraneo alla biologia umana:

  • Il latte è lo specchio della specie

  • Chi da adulto fa uso del latte vaccino si avvia ad una specie di decadimento intellettuale, di vero e proprio rimbambimento

  • L’allattamento del bambino con latte vaccino è un delitto, una pratica contro natura

  • Il latte umano contiene molta lattoalbumina e poca caseina, al contrario del latte di mucca; la prima è nutrizionalmente superiore alla seconda, perché contiene il 9% di lisina e il 4% di cisteina, mentre la caseina ha solo il 5% di lisina e lo 0,26% di cisteina. Basta quindi un solo grammo di lattoalbumina per fornire al lattante la cisteina contenuta in sedici grammi di caseina

  • Il rapido accrescimento del bambino nutrito con il latte vaccino va a scapito della resistenza, della salute e della longevità dell’individuo, essendo conseguito con una pratica contro natura. Dalla velocità necessaria al raddoppio del peso corporeo dipende la longevità della specie e l’essere umano impiega, dalla nascita, un tempo tre volte superiore a quello occorrente al vitello per raggiungere lo stesso risultato

  • Per la razza umana l’uso del latte vaccino costituisce, a lungo andare, un serio pericolo che farà sentire il suo peso nelle generazioni successive

  • Il latte delle vacche in gestazione contiene i trefoni, quindi con potere costruttivo elevatissimo in quanto specie di ormoni embrionali; non è azzardato ipotizzare crescite cellulari disordinate.

Il prof. Capdeville, ordinario di fisiologia all’Università di Cordoba in Spagna, da profonde ricerche sul latte vaccino ha tratto queste conclusioni:

  • Il latte vaccino è un alimento dannoso, da rifiutare assolutamente, specie per i neonati

  • Una gran parte dei tumori benigni e di quelli degenerati in cancro, degli infarti, dei reumatismi ed una enorme quantità di altre malattie sono dovute all’uso di latte, burro, latticini, formaggi, yogurt e pasticceria alla crema

  • Con regimi alimentari rigidamente privi di latte e suoi derivati si sono ottenute molte guarigioni anche dal cancro, che è talvolta riapparso se il paziente è ritornato al latte vaccino e ai suoi sottoprodotti.

Il pediatra prof. Marcello Giovannini ed il nutrizionista prof. Ermanno Lanzola sconsigliano il latte di mucca, soprattutto nei primi dodici mesi di vita, per le seguenti ragioni:

  • Ha troppe proteine, diverse, peraltro, da quelle del latte umano

  • Ha meno lattosio del latte umano

  • Ha uno squilibrato apporto di acidi grassi

  • Ha valori squilibrati di sali minerali, in particolare calcio e fosforo

  • È privo di fattori di difesa specifici

  • La quantità di nutrienti che contiene non è adeguata alle necessità di accrescimento del lattante umano

  • L’apporto di calcio e ferro è al di sotto delle esigenze dell’organismo umano.

Il noto pediatra dott. Luciano Proietti riferisce il risultato di indagini effettuate recentemente in Svizzera per valutare la variazione quantitativa e qualitativa dei globuli bianchi in due gruppi di soggetti adulti, sani, maschi e femmine, prima e dopo l’assunzione di un quarto di litro di latte vaccino fresco, da parte di un gruppo, e di latte sterilizzato, da parte dell’altro gruppo. L’aumento dei globuli bianchi oltre i valori normali e una diminuzione dei linfociti si è verificato in ambedue i gruppi. Tale ricerca ha evidenziato l’effetto negativo del latte a livello cellulare, spiegando così la frequenza, nel bambino, delle infezioni delle prime vie aeree; infatti, mentre i bimbi allattati a lungo al seno (2 anni) non compare mai la tonsillite batterica purulenta (e quasi mai riniti, otiti, tracheiti e angine), i bambini che assumono latte vaccino e i suoi derivati, se affetti da tonsilliti con pus e febbre alta, guariscono completamente se si eliminano questi cibi. Una impressionante ricchezza di documentazione scientifica sul latte, quale cibo non adatto all’uomo, è stata data dal primario dell’Ospedale di Nuova Delhi, il dott. Nand Kishore Sharma, nel sua pubblicazione “Latte, un omicida silenzioso”, dove sottolinea che si continua a consumare il latte e latticini per l’insistente propaganda che ci fa credere che esso sia indispensabile per una buona salute e tutto questo con l’interessata connivenza di medici prezzolati. Lo stesso primario indica dieci motivi per cui i latticini provocano il cancro:

  1. Ormoni della crescita: il latte è un prodotto delle ghiandole riproduttive, contiene enormi quantità di ormoni, tra cui la gonadotropina, ormoni tiroidei, steroidi e fattori di crescita dell’epidermide, per cui quando la crescita umana è completata, tali ormoni continuano a stimolare le ghiandole e le cellule ad una crescita anormale, portando ad uno squilibrio ormonale e a un cattivo funzionamento dell’attività ghiandolare, che è tra le principali cause nello sviluppo del cancro. Gli squilibri ormonali determinano anche lo sviluppo sempre più precoce dei bambini e di conseguenza una anticipata degenerazione ed esaurimento (il dott. Sinclair, vicepresidente del Magdalenia College dell’Università di Oxford e ricercatore eminente sulla nutrizione in Gran Bretagna, ha riconosciuto che l’eccessivo consumo di latte vaccino durante il periodo di crescita del bambino non sia desiderabile in quanto può causare una maturità precoce, che porta ad una morte prematura, a causa di malattie croniche degenerative; in altre parole sovralimentare i bambini nel periodo di crescita abbrevia questo periodo ma abbrevia anche la vita).

  2. Esaurimento del fegato e degli enzimi del pancreas: l’uso eccessivo di latte e latticini produce affaticamento del fegato e del pancreas, che in definitiva provoca il cedimento dell’intero sistema. A causa della mancanza di enzimi pancreatici e di un adeguato funzionamento epatico, il corpo non può digerire le proteine estranee, come le cellule del cancro e perciò ne permette la crescita.

  3. Immunità ridotta: la generazione moderna ha gradualmente abbassato il livello di immunità, capacità digerenti e tolleranza con uno stile di vita artificiale, in modo tale che tutte le malattie degenerative tipiche della vecchiaia stanno apparendo nell’infanzia e nell’adolescenza. I cambiamenti genetici non tollerano la quantità anormale di proteine e grasso. Una simile dieta ci porta definitivamente verso malattie degenerative come disturbi cardiaci, respiratori e cancro; l’eccesso di proteine animali è tra le cause del cancro nell’infanzia.

  4. Formazione di cisti, calcoli e fibromi: in genere tutte le cisti, i calcoli e fibromi sono direttamente collegati ai grassi e al calcio in eccesso dei latticini. L’irritazione costante provocata da cisti e da calcoli può portare allo sviluppo del cancro, sebbene il processo proceda silenziosamente e con sintomi occasionali, che di solito sono ignorati.

  5. Anemia prolungata e inedia delle cellule: i latticini sono quelli che producono più muco che viene parzialmente eliminato durante attacchi stagionali di raffreddore, tosse, diarrea e foruncoli, ma la maggior parte del muco si accumula come colla densa che aderisce all’intestino e ostacola l’assimilazione; questo muco ostruisce i vasi sanguigni, privando le cellule del loro nutrimento, impedendone l’ossigenazione e l’eliminazione. In questo modo le cellule anemiche e malnutrite, a causa della mancanza di ossigenazione, iniziano a crescere in modo anomalo (cancro) o si atrofizzano.

  6. I rifiuti metabolici dei latticini stressano il corpo continuamente: muco, urea, ammoniaca, fosfati, eccesso di calcio e sodio sono i sottoprodotti della digestione dei latticini e più se ne consumano, più questi rifiuti metabolici vengono prodotti; la stimolazione continua che questi rifiuti tossici provocano porta a infiammazioni, ulcerazioni e indurimenti o crescite maligne. Tale degenerazione è accelerata se assieme ai latticini si consumano altri cibi altamente tossici come carne, sale raffinato, uova, legumi in eccesso, tè, caffè e alcool.

  7. Estrema povertà di fibre dei latticini: il regolare ed eccessivo uso di latticini e lo scarso uso di cibi con fibra come frutta, cereali integrali e verdure porta inevitabilmente a grave stitichezza, ad un graduale accumulo di sostanze tossiche e ad acidosi (alta saturazione di elementi tossici nel sangue). Si crea così una buona base per lo sviluppo del cancro (la maggior parte di persone sofferenti di cancro sono stitiche). La stitichezza causata dal latte è una specie di lesione permanente. In altri casi l’eccessivo uso dei latticini produce fermentazioni e putrefazioni intestinali e questo avvelenamento porta a diarrea cronica, coliti e coliti ulcerose che possono evolvere verso il cancro. Molti casi di cancro rivelano come il latte riscaldato e pastorizzato faccia progredire le malattie più rapidamente.

  8. Le proprietà chimiche del sangue sono sconvolte: l’eccesso di sostanze come calcio e fosforo e l’alto contenuto di sodio del latte squilibra le proprietà chimiche del sangue, a causa della loro mancata assimilazione. Il latte riscaldato e pastorizzato rende ancora più difficoltosa l’assimilazione e i composti chimici che si formano dopo il processo di riscaldamento aumentano l’acidità del sangue. Il rapporto sodio-potassio e il rapporto sodio-calcio risultano essere notevolmente squilibrati. Senza cambiamenti della composizione chimica del sangue, il cancro non può svilupparsi. Il modo migliore di curare e controllare il cancro è ristabilire il normale stato chimico del sangue con un cibo naturale e una vita corretta.

  9. Deficienze causate dal latte: la mancanza di frutta e verdure crude significa mancanza di alcalinità mentre l’eccesso di latte significa acidità del sangue e ciò comporta sottrazione necessaria di minerali alcalini per neutralizzare gli acidi; il rischio è una grave deficienza e il cancro è certamente una malattia dovuta a gravi deficienze.

  10. Le proteine e i grassi riscaldati diventano cancerogeni: ricercatori come T.Sugimura e altri hanno scoperto che le proteine animali riscaldate sono altamente cancerogene e mutagene (provocano cambiamenti nei geni) e alcune sostanze chimiche isolate da proteine riscaldate si sono dimostrate cancerogene se somministrate ad animali. Anche per il grasso e lo zucchero del latte si è dimostrato che se riscaldati possono produrre composti mutageni e cancerogeni. Gli studi sul cancro del ricercatore australiano J. De Vardas hanno dimostrato in modo conclusivo gli effetti negativi di questo alimento. Le parti non digerite della caseina vanno in putrefazione e generano ammoniaca e altre sostanze tossiche che si depositano nel sangue; quando il fegato è sovraccarico, creano il terreno per la crescita cancerosa. Il grasso non digerito raggiunge il colon ed è convertito in idrocarburi aromatici policiclici insaturi, che reagiscono facilmente con radicali per formare epossidi, il fattore cancerogeno più potente.

Il dott. Nand Kishore Sharma ha raggiunto tali conclusioni dopo un lungo studio su più di 7000 casi di cancro. Anche il prof. A. Ehret sostiene che il latte e derivati sono cibi dannosi in quanto produttori di muco, pastoso e vischioso, che, depositandosi sulle pareti intestinali, ostacola l’assorbimento degli alimenti e intasando i vasi sanguigni, impedisce una corretta circolazione. Non bisogna infine dimenticare che il latte è buon veicolo di pesticidi (in Italia si è verificato negli ultimi anni un sensibile aumento dei valori medi della dieldrina, antiparassitario di tossicità paragonabile al DDT), aflatossine dovute a foraggi ammuffiti, antibiotici e radionuclidi (radioiodio, stronzio 89 e 90 che si fissa nelle ossa dando fenomeni di accumulo, cesio 137, bario 140). E’ bene ricordare che nel mescolare caffè e latte molto caldi si forma una sostanza poco solubile nell’organismo e difficilmente digeribile: il tannato di albumina, che rimane nello stomaco per almeno tre ore e che finisce per intossicare il fegato (caffelatte, cappuccino, caffè macchiato).

Il trust del latte, con l’appoggio di parte dei medici, ha sapientemente divulgato l’idea che l’uomo debba restare un poppante per tutta la vita! Certo non hanno detto che debba restare attaccato al seno della propria madre per tutta la vita, ma si vuole che l’uomo resti attaccato alle mammelle della mucca, anche se centenario” (Mosserì).

La pratica di costringere i bimbi a bere uno o due bicchieri di latte al dì è certamente nociva.

Siero Latteo

Interessante è il siero del latte: se prodotto in proprio a casa può avere un buon valore nutrizionale quale rimineralizzante e vitaminico e pertanto in certe condizioni può essere utilizzato (si intende latte acidificato e non il liquido sieroso conseguente le elaborazioni casearie). Contiene ac. lattico, lattosio, potassio, calcio, vit.B2, lattoalbumina e ac. orotico, una sostanza dalle proprietà antiossidanti. Da ricordare però che il siero del latte, ottenuto dalle lavorazioni casearie, è un sottoprodotto di scarto della lavorazione del formaggio, di colore verdognolo, dall’aspetto simile al pus e con odore nauseabondo; dalla fine degli anni settanta, negli Stati Uniti, non è stato più possibile scaricarlo nel sistema fognario in quanto il siero è da cento a duecento volte più inquinante dei liquami di fogna. Il divieto è valido anche per i corsi d’acqua per non privarli di ossigeno che determinerebbe la morte della flora e della fauna. Per risolvere tale problema, le aziende casearie hanno pensato bene di scaricarlo negli alimenti industriali (minestre liofilizzate, cioccolata, gelati, impasti per dolci, margarine, purea di patate, sughi, condimenti, ma soprattutto alimenti per l’infanzia, pane ecc.) e grazie al lavoro pubblicitario si vende con successo tutto questo cibo spazzatura. Il valore nutrizionale del siero in commercio non è confrontabile con quello ottenuto dal latte cagliato naturalmente; secondo il Costacurta risulta utile in alcune situazioni quali dispepsie, affezioni epatiche, uremia, gotta, congestioni dell’apparato digerente, demineralizzazioni, infiammazioni delle vie respiratorie e dermatosi ( 100g al mattino a digiuno e 100g prima del pasto serale; aumentare progressivamente il numero di assunzioni al dì fino ad un litro). Risulta essere un buon disintossicante intestinale e regolatore della flora batterica intestinale, in particolare unito a succhi di piante fresche come tarassaco, crescione, sedano, achillea. Regola la digestione e l’attività intestinale, previene malattie metaboliche, allergiche e reumatiche; è impiegabile nel corso di un digiuno in quanto il suo effetto è potenziato dall’azione depurativa indotta dal digiuno. È importante ricordare che quando si produce il latte acido in casa si raccoglie solamente il siero che si forma nella prima fase di acidificazione, in quanto il latte lasciato acidificare a lungo contiene una quantità via via crescente di acido lattico levogiro e quindi molto meno digeribile.


Conclusione: latte e derivati se da un lato costituiscono degli alimenti che apportano proteine, calcio e vitamine del gruppo B, dall’altro possono costituire un cibo che determina delle problematiche e quindi vanno usati (per chi ne sente la necessità) con buon senso, equilibrio, moderazione e saltuariamente, tenendo conto del modo di assunzione per limitarne gli svantaggi!!


bibliografia

ABRAMOWSKI O.L.M. – Fruitarian healing system – Essence of health, Natal, South Africa

ANDRE’ G. – Dietetica del bambino – Masson, Milano

AAVV – La scienza e la raffinata arte del cibo e della nutrizione – Igiene naturale, Gildone (CB)

AAVV – L’uomo e la nutrizione – Documentazione scientifica editrice

BALLARINI G. – Rischi e virtù degli alimenti - Calderini

CORVINO C. – Latte e formaggio: rischi e allergie per adulti e bambini – Macro Edizioni

COSTACURTA L. – La nuova dietetica – Edizioni di Medicina Naturale, Conegliano (TV)

D’ELIA A. – Miti e realtà nell’alimentazione umana (le ragioni del vegetarismo in un’analisi scientifica del rapporto tra alimentazione e salute) – Associazione vegetariana italiana

D’ELIA A. – Alimenti vivi ed alimenti morti: essenza del vegetarismo – M.Manca editore, Genova

DONZELLI PARRAVICINI – La dieta dei vostri bambini - Meb

JOYEUX H. SAINT-AUBERT – Cambiamo la nostra alimentazione per prevenire il cancro – Meb

KERVRAN L. – Prove delle trasmutazioni biologiche a debole energia – Giannone ed., Palermo

MAGGIONI – SIGNORETTI – L’alimentazione del bambino sano e malato – Il Pensiero scientifico Editore

MARROCCHESI, ANTOGNETTI – Latte e formaggio, mito della civiltà - Macroedizioni

MOSSERI A.I. – L’arte di nutrirsi per fortificarsi: ortotrofia – M. Manca Editore, Genova

MOSSERI A.I. – L’uomo, la scimmia e il paradiso: nutrizione e salute – M. Manca Editore, Genova

NAND KISHORE SHARMA – Latte, un omicida silenzioso – Associazione vegetariana italiana, Roma

SECCHI G. – I nostri alimenti – Hoepli

SHELTON H. – Nutrizione superiore – M. Manca Editore, Genova



[ 1 ]