L’alimentazione naturale
di Annamaria Andreis

Ippocrate diceva: “che il tuo alimento sia il tuo medicamento”, già nell’antichità era evidente che la salute è strettamente collegata all’alimentazione, infatti moltissime malattie sono causate da stili alimentari scorretti, ma nonostante ciò, è sconfortante constatare come la nostra società presti veramente poca attenzione all’educazione alimentare e ad uno stile di vita “sano”, al fine di preservare la salute fisica e psichica dell’individuo. “Con il termine alimento si intende, trofologicamente, quella sostanza che entrata nel corpo, causa il minor dispendio energetico per essere utilizzata e per fornire i mattoni e il cemento che formano la casa corpo”. Per questo non si può considerare la carne un buon alimento dal punto di vista nutritivo, l’organismo infatti usa troppe energie e troppo tempo per convertirla in sostanza nutritiva essenziale; ciò che il corpo non è in grado di utilizzare in modo appropriato, in funzione e relazione alle proprie specifiche necessità, può essere definito non-alimento o tossico per il nostro organismo.

Non si fa certo un gran parlare della Forza Vitale insita in ognuno di noi, ma già Ippocrate, padre della medicina, la concepiva così: “I corpi degli uomini e di tutti gli animali si nutrono di tre specie di cose: di alimenti, di bevande e di Forza Vitale. Essa si chiama soffio vitale nei corpi ed aria al di fuori dei corpi. È la più potente forza di coesione e d’azione di tutto ciò che esiste. Allo stesso tempo, è invisibile all’occhio, solo il ragionamento può concepirla. Essa non manca di niente; la si ritrova in tutto. L’intervallo immenso che separa la terra dal cielo è riempito di energia vitale eterica. È essa che anima e fa muovere il sole, la luna e gli astri. Essa è l’alimento del fuoco, anche l’acqua del mare la contiene, in quanto senza di essa gli animali acquatici non potrebbero vivere. Aggiungo che essa dà la vita agli uomini e che stabilisce le difese naturali nelle malattie.” La cottura degli alimenti distrugge in gran parte la forza vitale contenuta in essi, gli alimenti troppo raffinati, industriali ed elaborati o la sterilizzazione alimentare , mancano di vitalizzazione ed è una delle principali cause dei disturbi di nutrizione da cui la nostra società è afflitta. “Alla sua nascita, ognuno riceve un capitale di forza vitale, variabile in qualità e quantità, ed è questa riserva che dà lo slancio vitale dapprima accelerato nella gioventù, poi rallentato nell’età matura ed infine molto attenuato nella vecchiaia. Se la scorta è notevole e se il soggetto non dilapida le sue forze maldestramente, egli assicura il massimo di longevità.”

Da ciò si può dedurre che l’alimentazione gioca un ruolo molto importante e dilapidare questa riserva di energia mangiando cibi non adatti al nostro organismo non ci farà raggiungere la vecchiaia, se la raggiungiamo, come persone sane. Gli igienisti privilegiano il cibo crudo, poiché la cottura, come già espresso in precedenza, determina una maggiore destrutturazione delle sostanze nutritive e la conseguente dispersione di esse, provocando quindi una minore capacità dell’organismo di appropriarsi di tali sostanze. Il cibo crudo dovrebbe, per rispettare la costituzione e la specificità dell’individuo, costituire il 70\80 % dell’introito quotidiano. Il crudismo non nasce certo ai tempi nostri, ma ha radici ben più profonde nella storia dell’essere umano, infatti la biochimica e la fisiologia di esso si sono evolute da una dieta prevalentemente fatta di cibi crudi; l’essere primitivo, anche dopo aver conosciuto il fuoco, si è sempre cibato di questi ultimi, solo dopo aver iniziato a coltivare la terra, per rendere commestibili i cereali ha iniziato a ricorrere alla cottura e da qui, per pura necessità, ha avuto inizio quello che si può chiamare un adattamento alimentare verso il cibo cotto. Purtroppo oggi l’uomo preso in un vortice di errate abitudini, condizionato dall’industria alimentare, tramite messaggi pubblicitari confezionati ad arte, pensa di mangiare prelibatezze quando in realtà sta lentamente avvelenando il suo organismo con cibi morti privi dei valori nutritivi di cui invece abbisogna per il suo benessere fisico e psichico.

I cibi crudi, al contrario, contengono vitamine, minerali ed enzimi fondamentali per la loro stessa digestione e assimilazione; questo richiede un’ escrezione minore di enzimi prodotti dal nostro corpo. La cottura dei cibi uccide la parte viva dei nutrienti, impoverendo gli alimenti con la disattivazione delle vitamine e l’estrazione nell’acqua di cottura dei sali minerali e cuocendo le proteine le rende meno digeribili; questo perché dopo i 50° C gli enzimi che catabolizzano le reazioni biochimiche della digestione vengono distrutti. A proposito di questo il dott. Edward Howell afferma che ogni individuo alla nascita possiede una dotazione limitata di enzimi, quindi se noi utilizziamo gli enzimi di questa riserva, invece di introdurli con il cibo crudo, consumiamo rapidamente questa riserva accorciando la durata della nostra vita. Il sistema immunitario si indebolisce e ci ammaleremo più frequentemente, è quello che viene detto cane che si mangia la coda. Il dott. Howell aggiunge che : “L’abitudine di cuocere il cibo e di lavorarlo con additivi chimici, l’uso di alcool, droghe e farmaci e junk food (cibo di nessun reale o poco valore nutritivo, come patatine, merendine ecc.) consumano una gran quantità di enzimi dalla nostra riserva limitata. Gli enzimi del cibo forniscono molti degli enzimi digestivi che il corpo dovrebbe prelevare dalla sua riserva limitata se si mangiano cibi cotti. Quando si è vissuto per molti anni con cibi cotti, è facile che la riserva di enzimi si sia esaurita. Se ciò avviene il sistema digestivo userà gli enzimi metabolici per assistere la digestione.

A partire dal cibo che ingeriamo. Se il cibo che ingeriamo è di qualità scadente, il sangue sarà di qualità scadente, così come le cellule che si nutrono di questo sangue, e quindi gli organi, essendo formati da cellule malate saranno malati. Da questo si può capire come il cibo sano non solo formerà degli organi sani, ma consentirà anche di guarirli se sono malati. Ogni giorno infatti il nostro sangue si rinnova di un decimo, quindi dopo dieci giorni di alimentazione sana, tutto il sangue sarà sano, e le nuove cellule che si formeranno saranno sane. Dopo un po’ quindi, le cellule vecchie malate saranno sostituite da quelle sane, e questo ciclo di ricambio consentirà agli organi malati di guarire, anche se per questo c’è bisogno di tempi più lunghi, anche degli anni (sono infatti necessari sette anni affinché tutte le cellule del corpo vengano rinnovate)”.

Questo ci fa capire ulteriormente che “qualsiasi sintomo (anche quelli piccoli come un mal di testa e un raffreddore), si verificano perché il corpo sta cercando di eliminare tossine in eccesso nel corpo, e fino a quando il livello di tossine nel corpo non supera un certo limite (livello di guardia) non si verifica alcun sintomo. Se il livello di guardia viene superato di molto, il sintomo sarà più pesante e durerà di più, altrimenti sarà più leggero e si avrà presto la guarigione. Quello che il corpo fa sempre quindi, è fare in modo che questo livello di guardia non venga mai superato. Siccome mangiando alimenti tossici alziamo il livello di tossine nel corpo, è molto facile che con un sempli­ce colpo di freddo, una piccola emozione, un po’ di stress, il livello di guardia venga superato e di conseguenza si verifichi il sintomo. Per fare in modo, quindi che non si verifichino i sintomi di una malattia, anche leggera, è necessario fare in modo che il livello di tossine nel corpo sia basso e questo è possibile mangiando alimenti sani”.

Oltre alle malattie di tipo fisico anche quelle di natura psichica sono causate dalla stessa intossicazione, infatti esiste una stretta relazione tra corpo e psiche. “ Come sosteneva Rudolf Steiner, tutti i disturbi del corpo fisico hanno la loro origine nelle psiche e tutti i disturbi psichici hanno la loro origine nel corpo fisico. Anche gli antichi dicevano che la mente è sana in un corpo sano (Mens sana in corpore sano), ma la medicina moderna e il mondo attuale sembrano aver dimenticato tale insegnamento. Si dà la minima importanza a ciò che si mangia, senza pensare che così facendo non diamo origine solo a problemi di natura fisica, ma anche a problemi di natura psichica. Per la medicina moderna, il corpo umano non è altro che una macchina da trattare secondo leggi chimi­che e fisiche di laboratorio, come se l’ambiente in cui l’uomo vive non contasse affatto o contasse minimamente, e questo ci sta portando sempre più a un mondo pieno di gente malata fisicamente, ma soprattutto psichicamente.

A livello fisiologico si stima che il cervello umano sia formato da 100miliardi di neuroni e la loro comunicazione avviene attraverso delle sostanze chimiche rilasciate da delle terminazioni nervose dette sinapsi (ossia lo spazio dove avvengono i messaggi fra le terminazioni riceventi e quelle trasmittenti); tramite questi messaggi chimici l’informazione arriva a strutture deputate alla ricezione (recettori e canali di membrana) e quindi alla trasmissione dell’informazione. Queste sostanze che potremo definire delle vere e proprie “staffette”, in parte tornano dentro il terminale e in parte comunicano a dei recettori, appartenenti alla propria sinapsi, l’avvenuta comunicazione e sono i neurotrasmettitori, i neuro peptidi e gli ioni. Se questo insieme è equilibrato e sincronizzato l’individuo è sano fisicamente e lo stato d’animo e l’umore saranno di gioia e di benessere. Come abbiamo potuto appurare in precedenza, queste “staffette”, come qualsiasi sostanza del nostro corpo, provengono dall’alimentazione e hanno “il compito di dare notizie stimolanti e /o inibenti, rappresentando elementi essenziali di una delicata ed equilibrata rete di informazioni, tesa alla salute fisica e psichica dell’uomo: sono costituiti da aminoacidi e minerali, ma per la loro completa funzionalità necessitano anche le vitamine. Qualsiasi fattore che alteri questi tre pilastri (aminoacidi, minerali e vitamine), riducendone la sintesi, l’assorbimento o bloccandone l’azione provocherà alterazioni fisiche, mentali o comportamentali”. Vi sono molti fattori che possono alterare questo delicato equilibrio, la prima un’alimentazione squilibrata, l’ipoglicemia, le droghe, l’ipersensibilità, le intolleranze alimentari, le allergie, le infezioni da funghi, i farmaci, l’incapacità di gestire lo stress, i pensieri negativi e la mancanza di affetto e di amore.

L’Uomo non è solo corpo fisico ma un insieme composto da emozioni-mente-corpo e spirito, se non vi è equilibrio tra queste parti di noi vi sarà sofferenza perché nessuna di queste può prevalere sulle altre senza causare disagio; negli ultimi anni grazie anche alla Medicina Olistica si è andata riscoprendo questa unione anima-corpo e si è potuto appurare che quando una persona riesce ad esprimere le proprie potenzialità e a realizzarle nella quotidianità della sua vita, sarà serena ed appagata (perché, secondo me, sta svolgendo il compito che le è stato assegnato dall’Universo). Il rapporto che ognuno di noi ha con il cibo è strettamente collegato allo stato d’animo, a quanti è capitato dopo una giornata di stress, magari per un lavoro insoddisfacente, al rientro a casa di abbuffarsi per compensare l’infelicità emotiva? “Fattori di ordine psicologico come stati di ansia e di insoddisfazione, carenze affettive, insicurezze: sono condizioni estremamente comuni e diffuse nella nostra società, per compensare le quali si tende a mangiare di più, soprattutto dolci. D’altra parte questo meccanismo, applicato spesso anche nell’età adulta, è stato appreso e inculcato fin dalla più tenera età: quante volte i genitori allungano la caramella, il biscotto, il pezzo di pane, il succhiotto al bambino che piange? In realtà, in quel momento, il bambino sta esprimendo un disagio, una sofferenza, la cui origine può essere diversissima: il troppo caldo o il troppo freddo, la voglia di carezze o l’irritazione provocata dalle feci, la necessità di riposare o, al contrario di giocare … Se l’adulto non è attento, non cerca di capire, ma risponde sempre allo stesso modo (un modo per così dire “alimentare”), il bambino imparerà che agli stress si potrà rispondere, in modo semplice ed efficace, mangiando (ovviamente soprattutto dolci).Moltissimi disturbi emozionali hanno le loro radici in un alimentazione errata e patologie quali obesità anoressia e bulimia sono innescate da disturbi a livello mentale; sono infatti malattie mentali legate all’alimentazione che riportano quasi sempre ad “un disastroso rapporto con i genitori sfociante in comportamenti di odio, vendetta, rancore, non-perdono da cui scaturiscono sensi di colpa, immaturità psico-fisica, incapacità ad accettarsi sessualmente e impossibilità ad amare ed essere amati”. Nello studio della depressione sono state ripetutamente riscontrate delle alterazioni neurotrasmettitoriali e ciò consente di ipotizzare l’esistenza di una alterazione della funzione neurochimica a livello dell’ipotalamo che accomuna il disturbo mentale al disturbo alimentare. Nel caso dell’anoressia infatti, vengono usate come terapia sostanze farmacologiche di tipo noradrenergico e serotonino-antagonista per curare questo squilibrio neurotrasmettitoriale. Teniamo presente però che l’anoressia mentale presenta molte alterazioni neuroendocrine analogicamente presenti nella sindrome depressiva, tanto da far ritenere che essa rappresenti una variabile della malattia depressiva o comunque abbia in comune alcuni passaggi patogenici di tipo biochimico. Qualche autore propone un modello neurochimico per l’anoressia e stabilisce che, in alcuni soggetti predisposti, alcuni elementi di forte stress ambientale agirebbero aumentando il turn over della serotonina, nel nucleo paraventricolare dell’ipotalamo; questo porterebbe ad un aumento di CFR (il fattore che stimola l’asse dei glucocorticoidi) che ha un azione anoressizzante. A livello chimico questa patologia si alterna a periodi di grande restrizione alimentare con periodi di bulimia e sotto il profilo neurochimico si differenziano, infatti durante la fase di bulimia si registra una riduzione dell’attività della serotonina. Il disturbo alimentare si può considerare come uno specchio di un disagio psicologico legato allo stress o alla depressione, non è detto che per questo si arrivi alla depressione clinica o ad una patologia spaventosa come l’anoressia, ma è sufficiente a determinare un’alterazione del sistema neurotrasmettitoriale, che a sua volta potrebbe portare a disturbi a livello alimentare.

Un’ alimentazione ricca di alimenti ad alto indice glicemico quali zucchero, farine bianche (quindi una miriade di prodotti tipo pasticceria, pane, pasta, pizza etc.) o alimenti che aumentano la produzione di adrenalina come caffè, the e la famigerata coca-cola provocano nel tempo uno stato cronico di iperinsulenimia (insulina: uno degli ormoni prodotti dal pancreas, che equilibria i livelli di zucchero nel sangue) con il risultato di avere degli alti e bassi livelli di glicemia, per poi arrivare all’ipoglicemia cronica con tutte le malattie ed i sintomi ad essa correlati. Per esempio: stanchezza, irritabilità, nervosismo, aggressività, mancanza di concentrazione, difficoltà ad esprimersi, mal di testa, problemi digestivi, insonnia, depressione, fino ad arrivare a un disordine neuro-psichiatrico. “Più del 90% delle persone vede il loro precario stato di salute risolversi appena viene trattato lo squilibrio di base, lasciando da parte psicofarmaci e correlati, cambiando soltanto il tipo di alimentazione, i bambini mostrano una riduzione della loro aggressività e dei loro problemi di apprendimento, diventando anche più socievoli”.

L’alimentazione secondo costacurta

Il maestro Costacurta faceva una netta distinzione tra due specie di alimenti: quelli che definiva febbricitanti e quelli che definiva rinfrescanti; il primo è dato dal cibo cotto, che come espresso ripetutamente in precedenza, perde quasi tutte le sostanze nobili, le vitamine, gli enzimi ed anche certi oligoelementi, quando non si trasformano, e dall’errata combinazione dei cibi; il secondo, cioè l’alimento rinfrescante, è il cibo crudo ed in special modo quello del mondo vegetale. Dalla qualità e la quantità degli alimenti che ingeriamo dipende tutto il processo della funzione digestiva che è condizionata dal processo di fermentazione che origina nello stomaco, duodeno ed intestino tenue allo scopo di miscelare, scomporre ed infine tramutare l’alimento per poter essere utilizzato dal nostro organismo. Questo “lavoro organico” necessita di un’affluenza di sangue maggiore e di conseguenza si verifica un aumento di calore; più indigesto sarà il cibo che ingeriamo, maggiore sarà il lavoro dello stomaco con conseguente maggior afflusso sanguineo e calore prodotto internamente. Tre sono le regole che governano il processo fermentativo: chimica, termica e biofisiologica; teniamo presente che la temperatura ottimale del nostro corpo è di 37° C sia all’interno che all’esterno, ossia sulla pelle, se questo stato di cose viene alterato, si crea uno squilibrio termico fra le temperature (interna ed esterna) e si va incontro ad una conseguente anormalità funzionale. Il maggior afflusso di sangue nel distretto che in quel momento necessita di aiuto, causato da una digestione lenta ed elaborata, provoca ciò che viene chiamato stato pletorico, ossia una pletora sanguinea che si forma nel caso di un anormale processo di fermentazione dell’alimento e, di conseguenza, ciò pregiudica l’irrigazione circolatoria del sangue in periferia, specialmente a livello cutaneo che si troverà in uno stato di anemicità per tutto il tempo richiesto dalla digestione. Come detto in precedenza, un normale processo digestivo dovrebbe avvenire a 37°C però se tale processo va oltre, si trasforma in “un processo di fermentazione putrida e tossica, condizione della tanto deprecata febbre gastrointestinale, originatasi per il prolungato lavoro imposto allo stomaco per elaborare un cibo indigesto o inadeguato”.

Rispettando le norme del principio igienistico, come il mantenimento dell’equilibrio termico tra temperature esterna e interna del nostro organismo, si hanno dei buonissimi risultati come la normalizzazione della digestione, l’attivazione spontanea della eliminazione attraverso la pelle, organo emuntore troppo sottovalutato, e un effetto finale sorprendente su tutti i sistemi omeostatici quali neurovegetativo, endocrino, idrosalino e acido-base. Teniamo presente inoltre che ogni alimento necessita di determinati succhi gastrici, i quali non possono esercitare simultaneamente la loro azione su differenti tipi di cibo; per questo Costacurta consigliava vivamente di seguire una dieta il più possibile dissociata, ossia mangiare una specie di cibo per volta o almeno attendere un’ora prima di consumare un cibo diverso, per evitare reazioni dannose come ritardi digestivi, fermentazioni, gonfiori, cattivo assorbimento dei principi nutritivi, sonnolenza post-prandiale, mal di testa, stipsi etc.; masticare molto lentamente ogni tipo di alimento (la digestione inizia in bocca non è solo un modo di dire); privilegiare alimenti il più possibile freschi, crudi, integrali e non manipolati industrialmente, preferibilmente provenienti da coltivazioni biologiche o biodinamiche; consumare frutta e verdura di stagione ed evitare frutta esotica proveniente da paesi lontani (viene raccolta acerba e fatta maturare durante il viaggio e non sulla pianta); mangiare la frutta di una specie per volta, onde evitare fermentazioni; iniziare sempre pranzo e cena con verdura cruda mista di stagione per evitare il fenomeno della leucocitosi digestiva (argomento trattato nel capitolo precedente); preferire il consumo di cereali integrali, anche sotto forma di fiocchi (riso, orzo, miglio, avena etc., pane e pasta integrali); ridurre drasticamente l’uso di grassi animali nella cottura e nel condimento degli alimenti, e favorire l’uso dell’olio extra-vergine di oliva (spremuto a freddo), specialmente crudo; alternare con frequenza le proteine animali (uova, formaggi) con alimenti vegetali ad alto contenuto proteico come i legumi (fagioli, lenticchie, piselli, soia etc.) e i semi oleosi (noci, mandorle, nocciole etc.); a cena limitare l’uso di formaggi e cereali. Evitare il consumo di latte vaccino sostituendolo con latte di mandorle, latte di soia, latte di cereali, latte di riso. Gli alimenti da evitare, o perlomeno limitare, sono carne, pesce ed insaccati; thè, caffè e cacao; cibi in scatola e conservati, dadi contenenti glutammato monosodico; alcolici, succhi industriali e bibite; sale raffinato, zucchero raffinato e dolciumi; grassi fritti, sia animali che vegetali. Consiglio la lettura del libro di Luigi Costacurta “La Nuova Dietetica” per approfondire l’argomento in maniera esaustivata lontano dai pasti, da sola, e possibilmente .



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