Alimentazione e salute
di Tiziano Taboga

“Il valore di un alimento non consiste nella sua composizione chimica, bensì nel suo grado di digeribilità. L’alimento indigesto, invece che nutrire, intossica”.
“L’organismo utilizza solo quello che digerisce e non quello che mangia”.
 
Così scrive Manuel Lezaeta Acharan nel suo libro “La medicina naturale alla portata di tutti”.
Queste affermazioni racchiudono il grande pregio di superare l’aspetto chimico degli alimenti cercando di avere una visione dell’alimentazione più biochimico, più fisiologico, andando a verificare perciò, non solo la mera composizione dell’alimento, ma la sua reale capacità nutritiva data dalla sua assimilazione e dalle eventuali interferenze con gli altri alimenti.
La dietologia classica, infatti, non prende in considerazione le possibili interferenze a livello digestivo ed assimilativo di cibi assunti contemporaneamente.
Se osserviamo i nostri processi digestivi ci rendiamo subito conto della differenza di digestione tra un amido ed una proteina, tra un frutto ed un grasso concentrato, ecc.
Queste osservazioni hanno portato alla formulazione della teoria delle combinazioni o compatibilità alimentari per favorire la digestione e l’assimilazione dei cibi, senza affaticare l’apparato digerente e l’organismo in generale. Da problemi di assimilazione e di tossiemia possono derivare obesità come magrezza eccessiva, problemi legati direttamente all’apparato digerente (stipsi, gastrite, ecc.) oppure indirettamente (cefalea, stanchezza, raffreddori, bronchiti, ecc.). Questo accade perché le diverse esigenze digestive dei diversi alimenti mal combinati causano rallentamenti, fermentazioni e putrefazioni intestinali e stati intossicativi con la conseguenza di una disbiosi intestinale (aumento della flora batterica patogena). Inoltre va ricordato che il nostro intestino è sede di un terzo del nostro sistema immunitario, quindi è importantissimo che questa parte del nostro organismo funzioni a dovere.
Quindi per facilitare il compito della digestione al nostro organismo dobbiamo cercare di comporre i pasti associando cibi con analoghe modalità di digestione.
Le verdure crude vanno sempre mangiate in apertura del pasto per una serie di motivi: a) transitano più velocemente degli altri cibi; b) favoriscono l’assorbimento di acqua fisiologica, sali minerali e vitamine che attivano gli enzimi digestivi; c) è più facile raggiungere un senso di sazietà con una quantità più limitata di cibo che farà seguito alle verdure; d) la motilità gastrica e intestinale risulta particolarmente stimolata da alimenti ricchi di fibre e poveri di grassi quali le verdure crude; e) limita il fenomeno della leucocitosi digestiva.
La frutta va mangiata lontano dai pasti per la presenza di zuccheri che tendono a fermentare in modo tale che la sua digestione non sia ostacolata dalla contemporanea presenza di altri cibi nello stomaco; un’eccezione può essere fatta per la mela che in alcuni casi può favorire la digestione. Dopo la verdura cruda si adotta preferibilmente il piatto unico della nostra tradizione culinaria.
Come corollario alle combinazioni alimentari non bisogna dimenticare alcune regole d’oro:

  • Masticare ed insalivare bene ogni boccone, masticare bene, con attenzione e a lungo aumenta il nostro benessere, durante e dopo il pasto. Non bisogna perdere l’occasione di gustare il cibo finché si trova in bocca. Già un attimo dopo, cioè quando si è deglutito, si sarà perso il piacere. Se si consumano dei liquidi bisogna trattarli come se fossero dei solidi: tenerli in bocca il più a lungo possibile, quasi si volesse masticarli e coglierne tutti gli aspetti: calore, sapore, morbidezza. Le nostre papille gustative definiscono i sapori, il senso olfattivo viene raggiunto anche attraverso la bocca (c’è infatti un passaggio interno), il contatto stesso con la cavità della bocca, con denti e gengive, stimola le terminazioni nervose e dà un senso di maggiore vitalità oltre che di piacere.
  • Non bere durante il pasto.
  • Consumare solo frutta e verdura di stagione possibilmente biologiche biodinamiche.
  • Mangiare la frutta da sola e lontano dai pasti.
  • Non mangiare quando non si ha tempo.
  • Non mangiare guardando la televisione, leggendo o discutendo.

La colazione, nell’ottica igienista fruttariana, non è abbondante, anzi si evita di mangiare o tuttalpiù si fa colazione con frutta fresca; la quantità delle vivande assunte è strettamente correlata all’entità del pasto serale ed all’ora in cui questo è stato fatto. 
Inoltre è molto importante rispettare il ritmo dei pasti e delle stagioni per concedere al nostro apparato digerente il giusto riposo, per nutrirci sempre con alimenti che rinforzino l’organismo e lo mettano nelle migliori condizioni per affrontare il clima e gli insulti di ogni specifica stagione ed inoltre perché non rispettando questi ritmi  indeboliamo la nostra milza, organo del ritmo per eccellenza secondo la medicina antroposofica, una conseguenza di ciò è l’abbassamento delle nostre difese immunitarie.

Semplificare l’alimentazione
Da quanto detto la cosa migliore sarebbe quella di consumare ogni alimento da solo perché ogni sostanza richiede una diversa e specifica trasformazione per essere assimilata e quindi il fatto di mettere assieme, nello stesso pasto, due alimenti di natura diversa nuoce alle nostre possibilità digestive stressando ed indebolendo funzionalmente l’organismo. Le associazioni alimentari compatibili rispettano i diversi equilibri alimentari indispensabili ad una digestione migliore, ciò comporta un miglioramento generale di tutte le funzioni vitali con risparmio d’energia da destinare all’eliminazione delle tossine e di conseguenza alla riduzione della tossiemia che è tra le cause primarie dell’insorgere delle malattie.
Sarebbe importante che la persona che desidera osservare le regole delle compatibilità alimentari si preparasse da sola i propri pasti per capirne le regole, metterle in pratica ed osservare i risultati.
A livello comportamentale potrebbero sorgere delle difficoltà perché il fatto di mangiare in modo diverso isola dagli altri, la persona si sente estraniata, rifiutata, rispetto al gruppo nel quale vive, per cui potrebbero instaurarsi dei sentimenti di frustrazione con danni più o meno gravi alla psiche.
Cambiare la propria alimentazione non è sempre molto semplice, è consigliabile la gradualità nei cambiamenti al fine di evitare disagi.
Un’obiezione che sovente è posta è che l’uso delle compatibilità alimentari provochi una riduzione delle capacità digestive e che diventa difficile digerire i pasti complessi ai quali un tempo la persona era abituata, però la ventilata riduzione della capacità digestiva non è reale.
Per rispondere a quest’obiezione bisogna tenere presente che tutti gli atti dell’organismo derivano dall’energia vitale di cui disponiamo, il fine al quale tende la disintossicazione è di pulire l’organismo dal sovraccumulo di sostanze tossiche che hanno addormentato moltissimi recettori sensoriali, gastrici ed intestinali, per cui se la persona mangia, beve, fuma può, illusoriamente, stare bene lo stesso perché non avvertendo nessun sintomo, per il momento, poiché la capacità reattiva dell'organismo e dei recettori adatti ad avvisare per via nervosa, che il processo digestivo è difficoltoso, è compromessa perché queste cellule sono internamente intossicate, cioè al loro interno sono piene di tossine che limitano notevolmente la loro attività.  Tale illusione dura fino a che l’energia vitale sostiene la persona, tale capacità è limitata e varia a seconda delle forze costituzionali, genetiche, dei diversi individui, però prima o dopo anche la persona più robusta soccomberà, la sua vitalità verrà meno, uno dei primi sintomi sarà costituito dalla ridotta capacità digestiva.
La disintossicazione riattiva gli organi emuntori: fegato, intestino, reni, polmoni, pelle; la membrana cellulare incomincia a scaricare verso l’esterno, verso il sistema linfatico, tutta la porcheria e quando riesce a fare questo e incominciamo a nutrirla correttamente la cellula si risveglia, si attiva, la cellula nervosa che prima era molto intossicata e faceva fatica a dare una risposta improvvisamente si riattiva e quando riceve qualche cosa che non funziona anche gli avvisi aumenteranno.
Se una persona passa ad un regime vegetariano, semplicemente eliminando la carne dalla dieta, ma mangiando gli altri alimenti senza tenere conto delle associazioni compatibili e sostituendo la carne con importanti quantità di cereali, che necessitano anch’essi di una digestione laboriosa, risentirà, lo stesso, di difficoltà digestive. Se le persone, soprattutto quelle dotate di scarsa energia vitale, dopo aver a lungo rispettato le compatibilità alimentari, decidono di ritornare bruscamente ad un tipo di alimentazione non igienista, possono andare incontro ad una sorta di blocco digestivo. L’adozione di uno stile di vita igienista che privilegi le compatibilità alimentari cambia in profondità la suddivisione dell’energia vitale in funzione dello stato di intossicazione e alle potenzialità energetiche di ogni singola persona.
Un’altra obiezione che è posta è che i pasti assunti tenendo conto delle compatibilità alimentari provocherebbero uno squilibrio nutritivo, perché mancanti di uno o più alimenti. Anche in tal caso la risposta è semplice: per garantire l’equilibrio nutritivo è necessario che gli alimenti siano digeriti ed assimilati correttamente, ciò non è possibile se sono associati in modo non corretto, in tal caso si producono veleni che penetrano nel corpo aumentando la tossiemia.
Un’altra obiezione formulata, dalle persone che rifiutano le compatibilità alimentari, è che la maggior parte dei cibi sono complessi, cioè contengono due o tre dei principali nutrienti (glucidi, protidi, lipidi), Mérien analizzando tale questione ritiene che la digestione di un alimento complesso si realizza per secrezioni successive di succhi digestivi, adatti alla digestione di ciascuno dei nutrienti mentre la digestione di un miscuglio alimentare casuale è ben altra cosa avendo gli alimenti costituenti del miscuglio delle esigenze digestive ed enzimatiche opposte. Un alimento complesso è tanto più difficile da digerire quanto più i nutrienti che lo compongono coesistono in percentuali elevate.


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