Un bene prezioso per tutti: Sebastian Kneipp
di Marzio Sommavilla

Serve altro, Luigia? “ – chiedeva sgangherata la commessa dietro il bancone -. “ Certo nonna! “ – rispondevo io – “ Dobbiamo comperare il mio caffè……”. Una manciata di anni sulle gambe, mi accompagnavo a mia nonna per le compere quotidiane nello “spaccio alimentare” del paese natio. Una botteguccia dimenticata dal tempo, ricca di cassetti e barattoli colmi di farine, chicchi di riso, mentucce, spezie e quant’altro necessario al nutrimento della piccola comunità montana. Sui pochi scaffali a disposizione dei clienti, rubicondo, sorrideva dalla sua scatola il buon faccione dell’abate Kneipp. Malto Kneipp, recitava la didascalia. Era quello “ il mio caffè “. Amavo quel volto sorridente quando, seduto al mattino davanti alla tazza fumante, già mi percepivo adulto, partecipe di un rito riservato solamente ai grandi: il caffè.
Il passaggio delle stagioni ha ormai sfumato il contorno di quelle fotografie biancoenero, tuttavia oggi, in tempi digitalcolor, lo stesso immutato sorriso ancora popola le mie giornate.
Non comprendo veramente ancora, se io sia mai diventato adulto,intuisco però la forza di quest’uomo, dei suoi insegnamenti e gioisco di quanto mi ha saputo donare: il coraggio di voler osare.
Con straordinaria semplicità, Sebastian ha saputo sintetizzare in cinque punti cardine, le tappe fondamentali del procedere umano : nutrizione – movimento – fitoterapia – acqua – e soprattutto ordine interiore.
Una stella a cinque punte il cui centro è caratterizzato dalla consapevolezza che, per aiutare qualcuno, sono essenzialmente necessarie due qualità : volontà e umiltà.
Una grande sensibilità e altrettanta sensatezza lo hanno reso immune da uno dei più perniciosi errori nelle relazioni d’aiuto : la dipendenza terapeutica. Sebastian indicava, insegnava alla libertà, al risveglio. Proponeva interventi semplici e alla portata di chiunque. L’acqua era per lui, a tal proposito, uno strumento primario. Poco incline ai “ perché “ , focalizzava la propria attenzione al servizio di ciò che già esiste. Il suo interesse era concentrato sul “ come “ impiegare gli elementi, piuttosto che sul motivo per cui essi fossero nel mondo. Certo dell’ordine dell’Opera divina, stimolava gli animi a prenderne parte, non a modificarla. Vigoroso ma mai oltraggioso, invitava ad accettare ogni limite e a stimolarne il superamento. La sua fede nel potenziale umano lo ha accompagnato oltre l’immaginabile ed è forse a questo punto che l’acqua ha scoperto Sebastian. Poiché sono fermamente convinto che non sia stato Kneipp a sondare le profondità di questo elemento, bensì l’elemento stesso a rivelarsi a quest’uomo.
Allo stesso modo per cui sospetto che non sia l’acqua in sé a produrre movimenti “terapeutici” in un individuo, piuttosto la capacità di un individuo ad aprirsi agli effetti di questo stimolo.
Di li a poco Rudolf Steiner avrebbe definito il sangue “ l’elemento senziente “ del nostro organismo.
Siamo ormai tutti consapevoli dell’importanza di una ottimale circolazione sanguigna nel nostro corpo ( e fino alle più recondite regioni dello stesso ) e se al fattore fisiologico sommiamo il suggerimento consegnato da Steiner, possiamo facilmente comprendere come l’acqua si renda di fondamentale importanza per la presenza e la reattività di un organismo ai fattori fisici e psichici, dato che essa è tuttora l’elemento che può maggiormente stimolare il flusso ematico.
Distante dalla cultura post-new age e dalla terminologia che le è propria, distante dal termine “energia“, l’abbate Kneipp attraverso la propria fede, aveva saputo intuire l’essenza “alchemica” del connubio idrogeno-ossigeno.
Una buona presenza di sangue in ognuna delle nostre cellule, era chiaro, assicurava in sintesi una buona capacità di pensiero, la predisposizione ad un atteggiamento di apertura alle sfide della vita, l’irrobustimento del sistema di difesa - sia interiormente che esteriormente -, estendeva la capacità di reazione ed adattamento ai processi evolutivi del corpo. La malattia era piuttosto invece qualsiasi processo di abdicazione alla vita, qualsiasi tentativo di modifica del naturale corso delle cose.
Una doccia fredda”, siamo soliti designare gli eventi che emozionalmente ci colpiscono in modo piuttosto violento. Questi eventi costituiscono però allo stesso tempo alcune delle migliori tappe evolutive dell’organismo umano. Intendo il termine evoluzione quale capacità di adattamento ad una situazione esterna, la metabolizzazione della stessa (assorbimento), la presa di posizione nei suoi confronti (difesa) ed infine l’integrazione e l’espulsione delle diverse parti di quell’esperienza. Intendo cioè qualsiasi processo di elaborazione dei fattori biologicamente vitali. Siamo però altrettanto restii ai mutamenti, abbiamo paura, siamo refrattari verso ciò che è sconosciuto. Non amiamo, per così dire, le “docce fredde”. Kneipp, in un contesto che oserei definire omeopatico, ci invita a ricordare questi eventi e a mantenerci funzionali, allenati ad incontrarli. Attraverso lo stimolo termico manteniamo in movimento il nostro sistema nervoso, immunitario, circolatorio,…etc…; assicuriamo al nostro organismo uno dei suoi primari nutrimenti : l’attività. L’acqua è il “nobile elemento” a tal proposito. Fresca e avvolgente. Viva. Ho sempre osservato con interesse il numero incredibile di persone che rifuggono dall’acqua fredda. L’era tecnologica altamente avanzata che stiamo attraversando, manifesta allo stesso tempo un curioso ed interessante fenomeno : nonostante millenni di evoluzione siamo giunti a considerare il nostro essere, fisico e spirituale, come “difettoso”, debole, inaffidabile. Questo mina alla base uno dei principi sacri dell’umanità : la dignità. L ’integrità della percezione di sé stessi.
Sebastian Kneipp ci ammoniva davanti a questo fenomeno, riportandolo ad una delle vie più brevi per la malattia. Considera, valuta, mantieni il coraggio di osare, abbi fede……sussurrava la voce dell’acqua nelle mani di Sebastian Kneipp.
Ritorno a me stesso,……la tazza di caffè è ormai vuota. La lingua è già impastata dalla prima sigaretta. Davanti a me un’altra giornata da attraversare. “ Quanto tempo è passato……? “. “ Mi sono svegliato da poco ed è già tardi! “. Dalla finestra mi arriva il sole caldo, il sonno ancora scompiglia il volto. “ Bene! Una bella doccia e poi al lavoro! “. Mi alzo ed esco dalla scena. Sul tavolo, accanto ai resti della colazione, un biglietto d’auguri natalizi ricevuto qualche anno fa.
Diceva: “ Il dovere senza amore crea cupore, la responsabilità senza amore crea insensibilità, la giustizia senza amore crea spietatezza, l’amicizia senza amore crea ipocrisia, l’intelligenza senza amore crea crudeltà, l’ordine senza amore crea puntigliosità, l’onore senza amore crea arroganza, il possesso senza amore crea avarizia, la fede senza amore crea fanatismo. Una vita senza amore è senza senso e una vita nell’amore è gioia e felicita. Consigliatevi ed aiutatevi a vicenda! E questo ogni giorno ed in ogni occasione. Il vostro Sebastian. “.


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