Fitobalneoterapia
di Gianni Nicolini

I bagni di fieno nel Trentino con particolare riferimento alle Terme di Garniga

 Vi sono, fra la gente della montagna, antichi saperi e pratiche di cura tramandate da generazioni molte delle quali oggi sono state riproposte in chiave moderna e sempre meno empirica per questa società del “ben-essere”. Una di queste pratiche è quella della “fitobalneoterapia”, impropriamente detti “bagni di fieno”.

Lo sfalcio e l’utilizzo delle erbe fanno parte di quello stretto rapporto fra l’uomo e la montagna che da sempre hanno caratterizzato la storia, la medicina popolare, l’immaginario alpino; insomma, le selve, i prati, i pascoli, le acque, le rocce, le erbe medicinali, gli animali, la natura in generale, sono elementi vivi sì di un immaginario alpino  fatto di storie, di racconti,  di leggende, ma anche elementi vivi di testimonianze, di fatti, fatiche o semplicemente di storia locale.

Questo antico trattamento termale caratteristico della regione alpina centro-orientale,  ha pochi eguali al mondo; esso è prevalentemente indicato per patologie dell’apparato muscolo-scheletrico ma anche per i suoi effetti depurativi e dermatologici e di benessere psico-fisico in generale.

Le esperienze storiche trentine e altoatesine sono le più significative per capire la fitobalneoterapia tradizionale, empirica, mentre per quella in chiave moderna occorre giocoforza rifarsi agli studi scientifici del Centro di Ecologia Alpina e del Centro termale di Garniga Terme (presidio medico). Quest’ultimo da vent’anni conduce sull’argomento ricerche in campo medico, agronomico, tecnologico, botanico che hanno permesso di definire un protocollo medico e metodologico che include, oltre all’aspetto della cura in stabilimento, anche la gestione dell’erba, dalle praterie alpine alle vasche di fermentazione. Nella medicina termale e nell’offerta wellness & beauti dove operano le più disparate professionalità ci sono spazi interessanti, qualificanti e  gratificanti anche per il naturopata.

Ma cosa sono i “bagni di fieno”? Essi consistono in vere e proprie immersioni del corpo nell’erba fresca in fermentazione ricca di erbe officinali e medicinali di praterie alpine naturali (prati sui quali è interdetto il pascolo, il transito di mezzi e la concimazione con materiale organico ed inorganico). Quest’erba gradualmente raggiunge valori di  temperatura  tra i 40 e i 65 gradi stimolando forte sudorazione e dilatazione dei pori della pelle attraverso i quali (ma non solo) i principi attivi delle erbe vengono  efficacemente assorbiti dall’organismo.

Dopo l’immersione i pazienti/clienti vengono accompagnati nella sala attigua a quella delle vasche per la reazione.

 Nel corso di quest’articolo approfondirò meglio questo aspetto ma occorre dire subito che il meccanismo d’azione dei bagni nell’erba è certamente complesso e, allo stato attuale, non ancora definito.

 

Dall’empirismo alla medicina termale con un occhio al business.

 

Per inquadrare questa terapia/cura/pratica ..(comunque la si voglia chiamare) in un contesto socio economico generale può essere utile sapere che le artropatie vanno ad interessare oltre 5 milioni di italiani; a queste vanno aggiunte le piccole problematiche delle quali soffre gran parte della popolazione come rigidità muscolari, torcicollo e problemi articolari che con questi trattamenti si eliminano per almeno 8 mesi. Si tenga conto altresì che a tutt’oggi in Italia la cura del corpo e del benessere in generale attraverso i cosiddetti “bagni di fieno” è offerta da oltre 70 strutture fra alberghi, hotel, agritur, centri “wellness & beauti ” ed altro,  sparse su ben undici regioni (fra cui la Sicilia!); 48 di queste realtà sono nella Regione Trentino-Alto Adige (le due provincie si ripartiscono a metà l’offerta). Il trend è in crescita e a tutt’oggi si può stimare un giro d’affari che supera il milione di euro l’anno se includiamo anche l’aromaterapia, gli impacchi d’erba, il bagno alle erbe, ai fiori, al fiorume di fieno e chi più ne ha, più ne metta! Finora però, solamente le Terme di Garniga sul Monte Bondone (TN) offrono un trattamento terapeutico sotto stretto controllo medico con specifico protocollo in tutte le fasi del ciclo di cura;  in tutte le altre realtà, o il medico non c’è o la sua presenza è molto sporadica.

Entrando nello specifico dell’argomento è opportuno inquadrare la fitobalneoterapia nella sua valenza identitaria: la pratica empirica, meglio conosciuta con il termine popolare di “bagni di fieno”, deriva da un’antica usanza praticata dai contadini di montagna per la cura dei “reumi” in generale. Il primo documento scritto su questo argomento è apparso in un libro nel 1803, pubblicato dal medico tedesco Christian H.T., Schreger (German anatomist and chemist, 1768-1833) dal titolo “Balneotechik oder Anleitung Kunstbäder zu bereiten und anzuwenden”, tecnica balneare o istruzione per preparare e usare bagni artificiali. Anche il grande parroco Sebastian Kneipp consigliava i “bagni di fieno” convinto che possedessero effetti lenitivi in special modo per le malattie reumatiche e quelle al nervo sciatico.

Questa pratica empirica ha fatto nascere già verso la fine dell’800 dei piccoli centri termali sulle Alpi trentino tirolesi grazie alla ricca flora delle praterie degli Occlini, Sciliar,  Siusi, Viote del M.Bondone, per citare le più note.

 Da un punto di vista medico è da intendersi come un trattamento termale particolare in cui non abbiamo a disposizione un’acqua minerale o un fango, un peloide, ma un’erba verde fresca in fermentazione, particolarmente ricca di erbe officinali e medicinali. Come caratteristiche di svolgimento, i bagni nell’erba si avvicinano alla fangobalneoterapia; la loro tollerabilità, risulta buona sotto ogni aspetto anche nelle persone anziane e con morbilità importanti.

 

Tipi di patologia suscettibili di trattamento.

 

Dal 1991 un gruppo di studio di medici specialisti guidato da Renato Miori, Lisa Maria Bambara, Patrizia Manica et all., hanno dimostrato l'efficacia dei bagni nell’erba fresca in fermentazione nelle artropatie degenerative.

La ricerca, che ha coinvolto in questi vent’anni poco meno di 2000 pazienti/cicli di cura  - età prevalente fra i 60 e i 65 anni-  è stata attuata con diversi test (“scala analogica visiva per il dolore”, Shober, handgrip, indice dita-suolo, distanza giugulo-mento, ecografia articolare e un test di velocità di movimento articolare) che hanno dimostrato come attraverso questo trattamento termale si siano avuti miglioramenti statisticamente “altamente significativi” sia nella riduzione del dolore, sia della funzionalità articolare, nell'osteoartrosi e in situazioni affini. Principalmente l’osteoartrosi, con percentuali di miglioramento a fine cura che vanno dal 75% al 90 % secondo i metodi di valutazione utilizzati e una diminuzione del consumo di farmaci antireumatici. Successivamente un minor ricorso al medico curante.

Questo tipo di trattamento è particolarmente indicato per pazienti con processi reumatologici di tipo degenerativo intendendo principalmente l’osteoartrosi sia nella forma primaria che nella forma secondaria; la gonartrosi peraltro, cioè l’osteoartrosi del ginocchio (la localizzazione più frequente) è una delle principali cause di disabilità nell’anziano e la principale voce di spesa fra le malattie reumatiche.

-reumatismi extraarticolari generalizzati (sindrome fibromialgica),

-reumatismi extraarticolari localizzati (periartriti di spalla e di anca, tendiniti inserzionali, borsiti, tenosinoviti -dito a scatto-),

-artropatia gottosa cronica,
-spondiloartriti sieronegative,

-dolore lombare cronico ricorrente del rachide,

-lombosciatalgie non in fase acuta,
-sindrome del tunnel carpale,
-spasmi muscolari,
-rigidità articolari e dolori post-traumatici.

E’ controindicato:

-in affezioni articolari in fase di evidente attività flogistica/infiammatoria.

-cardiopatie ischemiche non stabilizzate, altre cardiopatie compensate,

-nefropatie ed epatopatie compensate,

-altre forme internistiche gravi e processi infiammatori acuti, flebiti o flebotrombosi in atto.

Tolleranza (notevole) ai bagni

-anche nei soggetti in età avanzata.

-coronopatie clinicamente stabilizzate

-ipertensione arteriosa sotto controllo,

-diabete mellito,
-obesità,

-epatite cronica clinicamente stabile,

-emicrania eccetera
 

Le “Heat schock proteins”.

 

Interessante (anche per capire i meccanismi di riduzione del dolore e le risposte dell’organismo in relazione a quelle pratiche naturopatiche che prevedono  “somministrazione” di calore) è la nuova frontiera della ricerca che sta nello studio delle “Heat schock proteins”: le cellule sono in grado di rispondere rapidamente a livello molecolare agli shock termici, (come agli stress ambientali, osmotici ecc).

Questa risposta si traduce in una induzione (over-espressione) della sintesi di un gruppo di proteine Hsp: “Heat schock proteins”, che  determina una aumentata resistenza delle cellule a numerose altre condizioni di stress ambientale e metabolico.

L'aumento di particolari Hsp, le  Hsp70 intra ed extracellulari, determinano un aumento delle difese cellulari e modulano le risposte immuni generali e locali.

In pazienti con osteoartrite dell'articolazione del ginocchio, i bagni inducono shock termici ripetuti,  blandi e controllati; in tali condizioni è prevedibile che Hsps vengano indotte rendendo le cellule più resistenti durante il trattamento (e nei mesi successivi) consentendo all'organismo di affrontare anche situazioni di stress più gravi ed anche differenti da quelle che hanno indotto la sintesi di Hsps.

Il tutto si traduce in un miglioramento delle condizioni patologiche.

 

Dai prati alpini alle vasche.

 

L’erba viene raccolta al mattino, subisce un limitato pre-appassimento naturale prima di essere messa in rotoballe ed arrivare nelle vasche termali. Quella raccolta fra metà luglio e la prima decade di agosto fra i 1500 e 1660 m.s.m. è la migliore.

Un metodo di refrigerazione dell’erba avvolta da un film di polietilene e semicompressa in rotoballe permette il suo mantenimento e la sua efficacia anche al di fuori della stagione di raccolta.

Le vasche termali vengono allestite ogni 15 giorni (per 11 bagni)in questo modo: sul fondo viene messo un piccolo strato di paglia (per assorbire l’acqua che viene prodotta dalla fermentazione), al di sopra si mette circa 50 centimetri di erba fresca che viene lasciata “riposare” per 48 ore (l’esordio del processo fermentativo), coperta da tavolame in legno per evitare l’evapotraspirazione e favorire il riscaldamento.

 La fermentazione avviene in modo naturale fino a raggiungere una temperatura variabile fra i 50° e i 60° (talvolta anche i 65°C).
 
 

Solo dopo le 48 ore è possibile procedere con le immersioni dei pazienti che  variano in durata dai 10 ai 20 minuti a seconda delle condizioni cliniche che si riscontrano in corso di visita medica; subito dopo i pazienti vengono riaccompagnati nella sala reazione, dove, sistemati su dei lettini e avvolti in coperte di lana, trascorrono dai 40 ai 50 minuti confortati da tisane, infusi e musica da relax.

Ogni giorno, dopo le immersioni dai pazienti, la massa erbosa viene sottoposta ad arieggiamento, rimescolamento (con movimentatore-arieggiatore) e all’aggiunta di nuova erba verde nella quantità di circa 5 chilogrammi procapite con lo scopo mantenere sempre elevata la temperatura;

 

Fattori che caratterizzano il processo termale

 

Fattori capaci di influenzare notevolmente i livelli di temperature risultano essere la composizione floristica, lo stadio di maturazione (l’epoca di raccolta), le modalità di confezionamento, l’umidità, la lunghezza dell’erba, il tenore di sostanza secca e come viene eseguito l’arieggiamento nelle vasche . La elevata umidità e le basse temperature possono far insorgere talvolta muffe e cattivi odori per il sopravvento dei funghi sui batteri.

l riscaldamento spontaneo è dovuto, per le prime ventiquattro ore alla respirazione delle cellule vegetali e successivamente al calore metabolico dei batteri termofili che fermentano gli zuccheri.

In condizioni di anaerobiosi, i batteri lattici fermentano gli zuccheri semplici lasciando inalterati i polimeri (cellulosa, amido, ecc.). Successivamente la combustione dei polimeri da parte dei batteri aerobi produce l’innalzamento della temperatura.

Durante il processo di fermentazione e appassimento i glucosidi si trasformano in cumarina (odore del fieno) che è solubile in acqua e nei grassi e provoca effetti piacevoli nel corpo: dopo solo 20 minuti di bagno la presenza della cumarina nel corpo aumenta a seconda della sua concentrazione nell’acqua; la cumarina, respirata in piccole quantità ha un effetto lievemente calmante sul sistema nervoso. 

Non è ancora stato dimostrato che i principi attivi  passino necessariamente attraverso la cute, potrebbe essere anche che queste sostanze “aromatiche” che sono abbondantemente nell’aria umida nella sala dei trattamenti passino attraverso i polmoni, e dagli alveoli, nel sistema circolatorio. Dalle erbe comunque si liberano oli essenziali, terpeni, composti volatili...  sostanze biologicamente attive che non portano effetti negativi come reazioni allergiche, riuniti, dispnea, attacchi di asma, orticaria, dermatiti atopiche. Per lo studio di questo aspetto è stato ideato e brevettato uno speciale simulatore.

 Già nel libro del medico tedesco Christian H.T., Schreger  si  elogia lo stimolo che gli oli essenziali e i profumi delle erbe e dei fiori che si trovano nel fieno provocano al corpo e l’effetto sudorifero che hanno sulla pelle per cui possono mitigare molti mali”. Questi oli derivano da una grande quantità di piante alpestri tra cui l’achillea millefoglie, la genziana, la pulsatilla, la saponaria, l’arnica, alcuni ranuncoli, diverse specie di primule, il meliloto, l’angelica silvestre, il tarassaco alpino e molte altre.

Dal punto di vista botanico, delle diverse associazioni che caratterizzano le praterie delle Viote del M.Bondone, soltanto due sono quelle che possono essere sfalciate e che producono un’erba adatta all’impiego per le cure terapeutiche nello stabilimento di Garniga Terme e precisamente il nardeto (Sieversio montanae - Nardetum) e lo scorzonero-agrosteto (Scorzonero aristatae - Agrostidetum tenuis).

Il fieno ottenuto dal nardeto è chiamato in loco "fen de pel", per le caratteristiche derivanti dalle foglie del nardo, mentre quello dell’agrostideto, più ricco e vario di specie anche con lamina molto espansa, è chiamato "fen de foia". La corretta mescolanza permette di mantenere il processo di fermentazione lento e costante per tutta la durata dei bagni evitando che l’erba diventi poltiglia in pochi giorni come sarebbe se predominassero le specie a foglia larga ricche di cellulosa (di rapida degradabilità) rispetto a quelle ricche di lignina, come il nardo e le graminaceae in generale, di difficile degrado.

Dal punto di vista ambientale lo sfalcio favorisce la conservazione degli ecosistemi di montagna impedendo che il bosco si affranchi sulle aree aperte e mantenendo così un variegato mosaico di habitat e dunque un elevato grado di biodiversità ecologica.

Lo studio degli elenchi floristici attraverso bibliografia e la classificazione delle erbe sul campo fatta dallo scrivente nell’estate 2010 ha permesso di definire l’elenco delle specie botaniche caratterizzanti le erbe per la fitobalneoterapia comprensive di quelle medicinali (46 specie) e velenose (17 specie),  su un totale complessivo di 194 specie presenti.

Una ricerca sul territorio trentino fatta dal Centro di Ecologia Alpina mette in risalto i luoghi potenzialmente sfruttabili per questo tipo di termalismo, per il loro elenco si rimanda allo studio completo presso l’Accademia.

 

Come proporre l’attività del naturopata in un ambito medico-termale e di well-being?

 

Ricercando campi di collaborazione e condivisione utili al naturopata, al medico o ai responsabili di hotel con terme, wellness & beauti ed altri, in un concetto olistico di ben-essere per il paziente/cliente.

Il mercato del benessere (termale) è  in grande fermento ed in continua espansione. L’attuale situazione si può definire ricca di potenzialità  per il naturopata anche se la sua realtà istituzionale e normativa non è fra le più favorevoli.

L’importanza della salute e l’esaltazione della cura di sé (ringiovanimento e rivitalizzazione) rappresentano gli elementi fondamentali del termalismo fitobalneoterapico dove la “cura” ha ancora una dimensione medica ma la salute è intesa in un senso più ampio di ben-essere-well being in senso olistico (fisico, psichico, spirituale).

In questa concezione più ampia che non quella del passato (solo curativa) possono trovare spazio ed importanza le terapie complementari naturopatiche e la figura del naturopata-iridologo. Esso potrà esaltare l’integrazione fra terme (sanitarizzazione) e benessere, fra cura e prevenzione, fra prevenzione e promozione della salute (includendo così anche l’aspetto psichico e spirituale). Insomma, in una concezione del proprio ben-essere inteso sempre più in modo globale ed olistico del termine, per sviluppare le potenzialità dell’individuo.

La fitobalneoterapia integrata con le pratiche naturopatiche ed altre più propriamente di wellness sarà in grado così di aprirsi a nuove e più moderne concezioni di cura ed offrire prodotti nuovi secondo una dimensione olistica  che ingloba e valorizza anche la medicina termale nella quale l’intervento termale assume un significato preventivo, terapeutico o riabilitativo.

Per il naturopata-iridologo si potrà parlare così di “operatore olistico”,  come di una figura professionale interdisciplinare, che promuove un benessere globale, aiuta la persona a ritrovare l’armonia psicofisica attraverso l’uso di tecniche naturali, energetiche, psicosomatiche ed interiori.

Non sarà un terapista, non farà diagnosi e non curerà malattie, ma promuoverà la salute e la crescita personale interiore in un giusto equilibrio mente corpo spirito attraverso tecniche e prodotti legati al mondo della natura. Potrebbe infatti operare secondo un protocollo di vocazione:

-nel collaborare all'organizzazione e gestione del ciclo di cura

-nel controllo della qualità dell’erba e dei prodotti impiegati

-nell’affiancare i clienti con specifiche consulenze in ordine al loro riequilibrio energetico,

-nell’osservazione iridologica al fine di collaborare con il responsabile sanitario nel comprendere il quadro dello stato vitale della persona e suggerire specifiche pratiche naturopatiche.

-nell’uso delle erbe officinali, di pratiche e prodotti naturopatici.

-nel campo del naturoigienismo e alimentazione naturale

Un approccio in cui si deve vedere la complementarietà del tutto.

 
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