Temperamento flemmatico
di Giacinto Bazzoli


Bisogna che sappiate, mio buon signore, che non ho voglia di battermi. Che i nostri padroni combattono è affar loro, quanto a noi beviamo e viviamo bene.” Questo sono parole di Sancho Pancia, scudiero di Don Chisciotte che è l’opposto del suo padrone, che si priva del mangiare e del sonno per le sue avventure cavalleresche. L’usanza esigeva che gli scudieri si affrontassero a loro volta, quando i cavalieri si sfidavano a duello.

Questo atteggiamento è caratteristico del flemmatico: ha bisogno di sicurezza. Egli è pacifico e pacifista convinto.

Il corpo del flemmatico è molle, i muscoli hanno scarso vigore, le articolazioni sono allentate. La sua grassezza conclamata o tendenziale determina un modellato rotondo e molle. La sua circolazione non è eccellente e il suo sangue è piuttosto povero; ne deriva un pallore della carnagione.

Paul Carton così presenta il temperamento flemmatico: “È costruito in modo massiccio. Ha una mascella inferiore larga, delle labbra carnose, il collo appesantito. La figura grossa e inespressiva è sovente coperta da efelidi. Il grasso avvolge le forme, rende l’insieme pesante ed inelegante. Il carattere è calmo, non curante, placido, qualche volta puerile, in una parola passivo. La lentezza è l’elemento dominante di questo temperamento, la sensibilità è attenuata, l’immaginazione fredda, la decisione ritardata. Il flemmatico è appropriato agli sforzi di resistenza, di pazienza e di regolarità. Egli è fatto per essere comandato e pungolato, perché manca spesso di direzione e di attività. La sua apatia tiene il posto della prudenza. Ama il cibo pesante e l’alcool tutte cose che spingono verso il grasso. Di questo temperamento sono pittori, poeti, contemplativi, pescatori, i fanciulli, i buoni servitori. Questo temperamento predispone alle turbe delle mucose, ai catarri, ai flussi (diarrea, angina, bronchite, pertosse, febbri eruttive, otite, suppurazione dei gangli linfatici, blefarite, congiuntivite, raffreddore, adenoidi, brufoli, polinevrite, cistite, uretrite) desquamazione della cute. L’eccitante favorito del linfatico è l’acqua. Il fanciullo tubercolotico guarisce in riva al mare (cosa che riesce così male al tubercolotico adulto). Si ristabilisce nella calma e nella solitudine. Ama navigare, pescare e mangiare pesce”.

Nel suo viso e specialmente nelle guance tutto tende allo sferico – tondeggiante, per cui il volto assume uno sguardo cordiale e gradevole. Il mento si arrotonda verso il basso e il frequente doppio mento ripete in un certo senso con l’adipe la forma del mento vero e proprio che in realtà è determinata dalla struttura ossea. In casi particolarmente marcati si ha l’impressione che questa parte carnosa del viso potrebbe continuare a crescere come se la forma del mento volesse arrotondarsi una terza volta.

Gli occhi appaiono per lo più piccoli perché circondati da palpebre ingrossate e da occhiaie. Sono privi di vivacità, ma lo sguardo, a differenza di quello del melanconico, è gioviale e lieto, mai triste.

Il loro sguardo manca d’intensità espressiva, un po’ assorto e incapace di prestare lunga attenzione. Gli occhi e la bocca sono segnati da atonia: la bocca e le labbra sono morbide, e tendono ad essere semiaperte. Il naso ha le narici pesanti, poco vibranti. L’atonia è espressa visibilmente dal modo di camminare, dai gesti, dalla voce e dallo sguardo.

Il suo passo è piuttosto barcollante, un po’ come quello degli uccelli acquatici. Egli si appoggia ora su un piede, ora sull’altro, oscillando quindi da destra a sinistra e viceversa. Anche molti ubriachi vanno avanti in tal modo, trascina i piedi; in gruppo i flemmatici sono sempre in coda, detestano fare lunghe camminate a meno che non siano influenzati dagli amici che stimano. Sono sempre incerti e se chiedi di scegliere fra due cose spesso ti rispondono: fai tu per me è uguale.

Questa caratteristica si accentua nei flemmatici quando devono prendere una decisione. Piccoli particolari lo mettono chiaramente in luce. Per esempio un flemmatico in visita a qualcuno non si decide a prendere commiato, egli mostra difficoltà ad alzarsi dalla sedia. Poi, fra i consueti diversi saluti, si avvicina alla porta di uscita, ma non se ne va via subito. Rimane ancora incerto dondolandosi su un piede e sull’altro prima di lasciare definitivamente la casa.

La loro voce è debole, spesso coperta, incapace di dare ordini. Amano i vestiti più larghi della loro taglia e hanno scarsa cura delle loro case.

Quando se ne sta comodamente seduto e si guarda intorno, spesso si dimostra un buon osservatore del suo ambiente. Egli considera tutto con calma, si diverte a guardare la fretta e l’agitazione degli altri, senza sentirsi da ciò stimolato ad intervenire. Egli sarà portato a prendere parte un po’ attiva a quanto avviene nell’ambiente appena si verifica qualcosa di ridicolo che muove al riso silenzioso o anche sonoro. ; si direbbe che manca assolutamente di passioni. Il suo linguaggio è chiaro, ordinato, giusto, positivo; più che colorito, ha energia e attrattiva Nella nostra epoca febbrile il temperamento flemmatico suscita paura ed un certo disprezzo, poiché in esso emergono lentezza e calma. Non è così nel mondo orientale, dove il Budda, placido, formoso e meditante, è un modello da seguire. Infatti il flemmatico è incline ala meditazione. Però non è affezionato alla penitenza e alla mortificazione; se è religioso, non abuserà dei cilici. È del numero di coloro a cui si riferisce Santa Teresa, quando scrive: «Le penitenze di queste anime sono cosi ben misurate come tutta la loro vita... Non abbiate paura che si ammazzino!... In questo i loro occhi sono molto aperti».

È evidente però che si pensa troppo poco al fatto che il flemmatico si interessa a qualcosa di straordinariamente importante: in primo luogo ai processi vitali che si svolgono in lui. Quanto viene sperimentato sono i più meravigliosi processi della natura, come la fluidità, ossia i succhi del corpo che ricevono, in certo qual modo, le idee della forma che deve essere modellata. Il flemmatico può, se ha una maggiore disposizione spirituale, andare oltre i propri processi organici, non limitandosi a godere nel suo intimo quando la struttura del suo corpo si forma dalla corrente dei succhi. Egli può da ciò venire destato ad osservare processi simili anche nella natura e divenire importante conoscitore.

Diventa chiaro il significato che i greci davano all’elemento acqua, in tutti i fluidi essi sentivano la forza formatrice del vivente, che scorre attraverso l’intera natura umana e compenetra l’uomo. Ci si può abbandonare serenamente nella propria anima a questa forza, così come quando si riposa sulla riva di un fiume osservando le onde che si susseguono. L’uomo che riusciva ad avere questa esperienza e a coltivarla nella sua anima era considerato dai greci un flemmatico. Se un uomo così strutturato, partendo da sé, volgeva lo sguardo al di fuori e vedeva il ruscello e il grande fiume, egli vi scorgeva anche le forze dell’essere dell’acqua nel gioco delle ninfe.

L’istinto dominante

L’istinto dominante è quello della nutrizione che esprime quando si siede a tavola per mangiare e bere. Il flemmatico più degli altri di diverso temperamento ama vivere nell’atto dell’assaporamento e dell’ingestione del cibo. Seguire interiormente i processi della digestione, è per lui un’occupazione piacevole. Ciò non deve comportare un giudizio negativo. In fondo, ciò che si compie nella corrente dei succhi è qualcosa di molto importante. Occorre una profonda saggezza per stimolare, mediante le sostanze nutritive, gli organi in modo che si rinnovino le sostanze del corpo consumate. In tutti i succhi mediante i quali il corpo ricostituisce continuamente la sua giusta forma entra in azione qualcosa di completamente diverso che non si può spiegare limitandoci al solo elemento materiale. Qui agisce in modo soprasensibile un piano di costruzione che usa l’elemento fluido come suo strumento: il corpo delle forze, indicato da Rudolf Steiner come corpo eterico, quel corpo che porta vita nella corrente globale dei succhi. Se questa energia vivificante non è abbastanza forte, la sostanza degenera in una forma sbagliata, come avviene in molte calcolosi.

Quale possente forza risvegliatrice di vita vi sia nell’elemento acqua lo dimostra il fatto che i semi asciutti possono rimanere chiusi per millenni. Una trasformazione si verifica solo quando entra in azione l’acqua, che fa magicamente apparire una nuova pianta dagli antichi semi ben conservati.

Dalla descrizione dello stato in cui vive un uomo con temperamento flemmatico fortemente marcato risulta chiara la sua predilezione per la funzione del mangiare e del bere. Con interesse e simpatia egli segue poi tali processi come continuano a svolgersi entro il suo organismo. Per questo motivo, prescindendo dalla quantità di cibo che consuma, tutto gli fa bene.

Come abbiamo visto l’istinto dominante è quello della nutrizione: sono ghiotti e grandi bevitori, sempre pronti a sorbire qualche cosa, così spesso questo istinto prende il posto della sessualità, dalla quale in effetti sono poco attratti, infatti i loro rapporti in questo campo, non entrano in profondità, ma restano in un complesso di gusto-disgusto che a lungo andare stanca. I sentimenti sono anche essi segnati da una certa passività. Hanno virtù passive: la bonarietà, la dolcezza, la tenerezza, la pazienza; non fanno rumore ed evitano i litigi.

Un’altra figura illuminate con le caratteristiche del flemmatico è il Don Abbondio di Manzoni che scende per le balze del castello dell’Innominato assediato dai Lanzichenecchi mormorando: “In una battaglia non mi ci colgono.” Manzoni racconta che Don Abbondio era: “Assorbito nei pensieri della propria quiete… Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti e nel cedere in quelli che non poteva scansare.”

Un altro personaggio della letteratura è l’abate Biroteau del “Curato di Tours” di Balzac: “Era tutto espansione e franchezza, amava la parte migliore delle cose e si divertiva con una bagatella, con la semplicità di un uomo che non ha né fiele, né malizia…La sua vita era cupa e grigia, ove i sentimenti troppo forti erano disgrazie, ove l’assenza di qualsiasi emozione crea una felicità.”

Il flemmatico deve rifiutare tutto ciò che amplifica le sue tendenze all’appesantimento corporale e psichico: le diete troppo pesanti e troppo tossiche (salumi, latte, birra, abuso di grassi); deve superare le sedentarietà, la vita inattiva, la passività mentale e deve evitare i climi freddi e umidi.

Chi viene però troppo sopraffatto del temperamento flemmatico si espone a malattie: egli non riesce più a formulare pensieri chiari e gli manca ogni volontà di azione. Il suo corpo s’ingrossa, le palpebre e tutti i tratti del viso si gonfiano. Si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una specie di idiota che nel linguaggio dell’antica psichiatria veniva denominato cretino.

Ma anche il flemmatico ancora sano farà bene a non lasciarsi troppo andare al suo temperamento. Egli anzi dovrebbe cercare di superarlo il più possibile e vi riuscirà se, una volta presa coscienza della sua vita interiore, si sforzerà di volgersi al mondo esterno. Il flemmatico deve imparare ad ascoltare con attenzione ciò che l’ambiente ha da dirgli.

I flemmatici hanno bisogno di un ambiente di protezione che si riduce ad un gruppo ristretto: la madre, la famiglia, la casa, pochi amici. Il suo cuore è buono, ma all’esterno sembra freddo. Se è necessario si sacrifica fini all’eroismo, ma gli manca la spontaneità.

Stare in piedi lo stanca, camminare ancora di più, sta volentieri seduto evitando la fatica. I suoi gesti sono lenti, e spesso lascia cadere gli oggetti.

Il bambino flemmatico

Si tratta di un bambino spesso grassottello o che tende a ingrassare. E’ un bambino bello, sorridente, mangia con appetito, è la felicità delle mamme. E’ goloso e gli piace mangiare; ama i piaceri della vita e sta bene nella propria pelle durante i processi digestivi. Perciò è consigliabile non farlo mangiare troppo, specialmente dolci; meglio dargli la frutta.
Il bambino flemmatico ha un aspetto indifferente e sognante, un po' ottuso, come di chi dorma profondamente dentro il proprio corpo. Ciò lo porta a essere lento nell'apprendere, ma in compenso ricorda bene ciò che ha imparato. Ama il ritmo, il ripetersi sempre uguale degli atti quotidiani, e vive bene nel calore degli affetti; dormiente com'è, però, li ricambia tiepidamente, quasi considerando l'affetto altrui un suo diritto. È importante che si affezioni all'educatore, che, comunicandogli una serie di interessi, lo ridesterà dalla propria abulia. Se avrà ricevuto una corretta educazione, che abbia sviluppato in lui la fedeltà negli affetti, il flemmatico diverrà una persona fidata e capace di grande serenità, pur nelle prove della vita.

Rudolf Steiner ritiene che sia “difficile per l’educatore trovare il giusto modo di comportarsi rispetto al bambino flemmatico, poiché è difficile avere influenza su di lui. Anche qui si tratta di non prendere la situazione di petto. In questo caso sarebbe errore grave il voler scuotere violentemente questo flemmatico che se ne sta pacificamente a suo bell’agio. Per forza non riusciremo ad infondergli interesse per cosa alcuna. Bisognerà anche qui tenere conto delle qualità di cui dispone. Il flemmatico specialmente finché è bambino, si attacca molto ad una data cosa. Basterà che con avvedutezza educativa noi lo circondiamo di ciò che gli occorre, per potergli molto giovare. Al fanciullo flemmatico occorre un rapporto vivo con altri fanciulli. È bene per i ragazzi in genere, avere amici e compagni, ma più che mai per il flemmatico e questi compagni devono essere appassionati per ogni genere di cose. Nulla v’è nel fanciullo flemmatico su cui si possa far presa: sarà ben difficile che s’interessi per cosa alcuna. Perciò bisogna che egli si faccia amico con altri fanciulli suoi coetanei e che abbia con essi molta intimità di rapporti. Il prendere parte a diverse questioni e possibilmente agli interessi svariatissimi degli altri sarà un efficace mezzo di educazione per il flemmatico. Per quanto egli sia indifferente di fronte al suo ambiente, un interesse potrà venirgli suscitato indirettamente dall’azione che eserciterà su di lui l’appassionato fervore dei suoi compagni. E il migliore espediente per scuoterlo, per infervorarlo, sarà di sottoporlo alla speciale azione suggestiva degli interessi altrui. Importa dunque per l’educazione del flemmatico di destar l’interessamento suo proprio di fronte alle cose, facendogli rivivere per riflesso le passioni altrui, portandolo a partecipare a ciò che i suoi amici prediligono o amano; Così come per il malinconico è necessario di prendere parte al dolore d’altri uomini. Riassumendo: il mezzo migliore di educare il flemmatico consiste nel suscitare il suo interesse mediante l’appassionamento altrui. Al ragazzo sanguigno occorre l’attaccamento ad una persona; al flemmatico l’amicizia con il maggior numero di persone coetanee. Sarà questa l’unica via per destare le energie latenti in lui. Le cose come tali non agiscono sul fanciullo flemmatico. Un oggetto casalingo, un compito di scuola lo lasceranno freddo ma potrete arrivare ad interessarlo per via indiretta mediante l’interesse dei suoi amici”.

Nei bambini di dominanza flemmatica, la pigrizia delle reazioni vitali e la pesantezza delle forme richiedono interventi adeguati. Questi bambini non devono continuare a bere latte vaccino. La loro predisposizione naturale all’infiammazione delle mucose si manifesta facilmente. Se consumano troppo ortaggi verdi e frutti e alimenti acidi e acidificanti rammolliscono le loro ossa (rachitismo) e favoriscono la comparsa di malattie polmonari. Questi bambini devono essere nutriti con dolcezza e varietà, esposti al sole con prudenza e sollecitati ad un esercizio fisico moderato e molto ritmato, e all’idroterapia calda. Sono soggetti al colpi di sole, febbre, debilitazione per sovraffaticamento.

Se sono deboli in giovane età, si fortificano soprattutto con il riposo, la vita naturale condotta prudentemente e perseguita per anni. I prodotti tossici e irritanti sono a loro molto nocivi, sebbene sembrino momentaneamente stimolare la loro nutrizione. L’eccitazione dell’aria del mare, dei cambiamenti d’aria e della dieta variata per loro è molto salubre. Dal punto di vista mentale la loro mancanza d’iniziativa e la loro passività si adattano a discipline rigide e alla sottomissione. Hanno bisogno di essere guidati più severamente e più continuamente degli altri temperamenti.

Più degli altri devono imparare a dirigere se stessi.


Gli anziani

Shakespeare ha creato nel suo Falstaff un personaggio in cui, malgrado occasionali scoppi d’ira, appaiono chiaramente i tratti del flemmatico, specialmente quando si tratta di godere i piaceri della tavola. Il cavaliere descrive se stesso con humor, come si addice ad un vero flemmatico: “un uomo gagliardo, ben prestante, proprio corpulento; egli ha uno sguardo sereno e gaio, occhi avvincenti ed una natura molto nobile. Penso sia sulla cinquantina, al massimo verso i sessanta. Ora mi viene in mente: il suo nome è Falstaff”. Il grande poeta è straordinariamente realistico poiché con gli anni emerge nell’uomo molto del carattere flemmatico.

Nelle persone anziane si nota spesso la tendenza ad ingrassare. Un’altra caratteristica che denuncia la flemma negli anziani e la loro diminuita impressionabilità anche di fronte a fatti gravi e toccanti. Persino la morte di persone care suscita spesso scarsa commozione. Viceversa gli stessi anziani, poco sensibili di fronte al mondo esterno, si agiteranno subito se l’ora prestabilita per i pasti trascorre senza che il cibo sia pronto sul tavolo.

L’affinità dell’anziano con il temperamento flemmatico, indicata anche da Rudolf Steiner, si rivela chiaramente in un tratto del carattere che compare spesso in uomini anziani. Essi mostrano nella loro mobilità come nelle loro decisioni una certa lentezza e soprattutto diventano prolissi, parlano in modo contorto e poco concludente, senza avere reali impedimenti fisici. Qui la lentezza di tutti i processi metabolici che aumenta con l’età si riflette inconsciamente nella vita psichica e fa emergere a poco a poco il tratto flemmatico.

Si può osservare che le persona anziane presentano sostanzialmente due tipi diversi di struttura. Le une hanno la tendenza ad ingrassare, come già è stato descritto. In loro con il procedere degli anni il temperamento flemmatico si accentua in modo spontaneo. L’altro tipo di vecchi conserva molto della forza formativa dei precedenti periodi di vita, soprattutto nell’età di mezzo e diventano sempre più magri.

Nel volto dell’adulto che ha raggiunto l’apice nella parabola dell’esistenza le caratteristiche appaiono fortemente marcate; in questa fase della maturità esiste la piena possibilità di penetrare fin dentro la sostanza solida per plasmarla. La personalità riesce allora a sperimentare interamente la terra intorno a sé, nell’ambiente, e in sé, nel proprio organismo. In questo senso, cioè nel suo rapporto con l’elemento terra, l’uomo di mezza età tende più al temperamento melanconico ed alcune forti personalità mantengono questa inclinazione anche dopo aver raggiunto lo stadio della incipiente vecchiaia. Essi tendono piuttosto alla melanconia, diventano scarni e consunti.


L’intelligenza

La sua intelligenza è caratterizzata da una grande plasticità, dall’estrema facilità di assimilazione e talvolta di una buona memoria che registra tutto. II flemmatico lavora adagio, però assiduamente,

purché non si richieda da lui uno sforzo intellettuale troppo grande. A seconda della modulazione della fronte si ha una grande immaginazione sognante con poche possibilità di realizzazione. Il flemmatico lavora adagio ma assiduamente. E’ sobrio ed ha un buon senso pratico della vita. Il lavoro scientifico, frutto di una lunga pazienza e di coscienziose investigazioni, gli conviene di più che le grandi produzioni originali. E’ indolente, prudente, riservato e raggiunge i suoi fini senza violenza. A volte la sua intelligenza è molto chiara. Tra i grandi che possiamo ascrivere a questo temperamento è S.Tommaso d’Aquino che portò a termine un lavoro filosofico e teologico colossale con calma e serenità. Un altro personaggio di grande rilevanza è Papa Giovanni XXIII, che all’età di 80 anni iniziò il Concilio Vaticano II, era detto il Papa buono e fu il più grande Papa del novecento.

Giovanni Pascoli


Il poeta Giovanni Pascoli incarna il temperamento flemmatico in maniera esemplare. Nasce a S. Mauro di Romagna nel 1855: A 10 anni gli muore il padre assassinato e circa un anno dopo morì la madre. Questa tragedia segnerà profondamente il poeta, sentirà particolarmente la mancanza degli affetti familiari, così da ricostruire il suo nido con le sorelle. Così scrive parlando di sè:Veniva dall'umile villaggio della Romagna, da una casuccia dove una famiglia di ragazzi; di ragazzi e bambine soli soli, fatti orfani da un delitto tuttora impunito, e poi abbandonati e lasciati soffrire soli soli (era indifferenza della gente? era viltà?); una famiglia che aveva per capo il ragazzo più grande, che faceva da babbo, sedicenne appena quando ebbe tutta la nidiata da imboccare; faceva economia quella famigliuola tutta di ragazzi e di bambine”. In una celebre lirica “X agosto” ricorda l’assassinio del padre con parole struggenti:

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano...

Con gli anni, nasce in lui un desiderio di pace e di perdono, che nel Pascoli è anche dovuto alla passività del suo temperamento; non si sposò, rimase tutta la vita con la sua nuova famiglia con le sorelle (gli altri fratelli erano morti in giovane età). Amava mangiare bene e bere ancora meglio nella maturità quando poté concedersi qualche agio, così si lasciò dominare dal suo temperamento. Morì di cirrosi epatica a 57 anni. Nella poesia pascoliana la dimora campagnola della sua fanciullezza è sempre presente: egli rimane estatico a contemplare la natura. Al mio cantuccio, donde non sento se non le reste brusir del grano, il suon dell'ore viene col vento dal non veduto borgo montano…” (L’ora di Barga). Queste poesie, dice il Pascoli, “sono nate quasi tutte in campagna; e non c'è visione che più campeggi o sul verde delle selve o sul biondo del grano, che quella dei trasporti o delle comunioni che passano, rilava il fragor dei fiumi e dei ruscelli, lo stormir delle piante, il canto delle cicale e degli uccelli, che quello delle Avemarie”.

Per spiegare la nascita della poesia il Pascoli elabora un mito: c’è in noi un fanciullino che è capace di guardare le cose e di esprimere meraviglia. Sentiamo le sue parole: "Rimane piccolo anche quando noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce ed egli fa sentire il suo tinnulo squillo come di campanella. Piange e ride senza un perché di cose, che sfuggono ai nostri sensi ed alla nostra ragione". Guarda tutte le cose con stupore e con meraviglia. Sono trasalimenti dell’animo e simboli che però lievitano frequentemente da notazioni realistiche, espresse attraverso un discorso addirittura narrativo: "E s’aprono i fiori notturni, nell’ora che penso ai miei cari / Sono apparse in mezzo ai viburni / le farfalle crepuscolari" (Il gelsomino notturno). Si può dire che nei Canti sta il punto del massimo compenetrarsi tra i due aspetti della poesia pascoliana: il simbolo e la realtà. Il fanciullino “del pubblico, non pare che si accorga. Parla forte (ma non tanto!) più per udir meglio esso, che per farsi intendere da altrui. é, per usare immagini che sono presenti ora al mio spirito, è, sì, per quanto possa spiacere il dirlo, un ortolano; un ortolano, sì, o un giardiniere, che fa nascere e crescere fiori o cavolfiori.”

Vi propongo una poesia che esprime il temperamento del Pascoli: “La mia sera”: dopo il temporale di una giornata, il poeta contempla “l’umida sera” in cui l’elemento acqua lo ispira e gli fa ricordare la madre.

La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!Si

devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube del giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Né io... e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era...
sentivo mia madre... poi nulla...
sul far della sera.

I rimedi

Con quali mezzi aiutare il flemmatico a superare le difficoltà che nascono dal suo temperamento? Per prima cosa deve venire armonizzata la mobilità interna onde evitare che si formino stasi. Il grasso accumulato agisce come centrale termica non sufficientemente utilizzata. Il flemmatico non riesce a mettere in moto queste masse di grasso che tendono a persistere nell’inerzia. Di solito ne viene disturbato l’equilibrio delle funzioni ghiandolari. Ora è la tiroide, ora la ipofisi, ora le gonadi. Per una cura bisogna scegliere fra i metalli quello che è più mobile e tenero: il mercurio in adatta diluizione.

Chi si diletta e sa comprendere la cosiddetta teoria dei segni affini, può riconoscere nella formazione della goccia di mercurio che continuamente tende a riprodursi, la stessa inclinazione del grasso a formare sempre piccole sfere. Anche l’elemento acqueo ha la tendenza alla forma sferica.

Fra le piante vanno scelte quelle che sono in grado di stimolare al giusto movimento la fluidità nel corpo. Particolarmente indicati sono l’equiseto e le radici di prezzemolo e sedano.

L’equiseto, più comunemente conosciuto come Coda Cavallina, è una pianta che si trova nei terreni incolti e sabbiosi, nei prati umidi e al margine delle strade. Ha proprietà diuretiche, depurative, emostatiche, astringenti, emopoietiche, cicatrizzanti e rimineralizzanti. Ovviamente in questa sede lo ricordiamo soprattutto per il fatto che essendo diuretico è ottimo per quelle persone dal temperamento flemmatico che soffrono di ritenzione idrica.

Il prezzemolo è un antianemico, aperitivo, diuretico (soprattutto le radici), emmenagogo, galattofugo, sedativo, stimolante, tonico. Non va mai cotto. È prudente non abusarne: in eccesso può rivelarsi abortivo e velenoso. Contiene apiolo, un potente antibiotico naturale che probabilmente modula anche la flora batterica intestinale prevenendo alcune forme di cancro, accresce il valore nutritivo degli alimenti ai quali si accompagna ed eccita la muscolatura dell’utero. L’attività antibatterica del prezzemolo è notevole. Il prezzemolo è ben dotato di clorofilla e per questo è un antianemico e un deodorante interno. È ricco di ferro, potassio, calcio, vitamina A. In terapia, oltre alle foglie allo stato crudo, si usa il decotto di radice fresca come potente diuretico.

Il sedano dolce ha sapore e proprietà molto più blande rispetto alla specie originaria. È un aperitivo ideale, anche sotto forma di centrifuga, per la presenza di una sostanza aromatica stimolante, la sedanina. È un efficace diuretico, ma solo se è consumato crudo e fresco, anche in succo, ed è adatto alle diete dei malati di cuore, reni e fegato, perché aiuta a eliminare non solo l’acqua ma anche le tossine. Favorisce il drenaggio dei polmoni e del fegato, è un tonico nervino, uno stimolante delle ghiandole surrenali, stomachico e aperitivo, antireumatico e antigottoso, indicato nell’astenia, nell’affaticamento e nella convalescenza. Le foglie verdi sono le più ricche di vitamine, in particolare della rarissima vitamina E. Il sedano ha fama popolare di essere un alimento afrodisiaco, è in effetti uno stimolante delle ghiandole surrenali e sessuali, e come tale può essere utile nelle deficienze sessuali ormonali. I semi di sedano hanno marcate proprietà aperitive, digestive e carminative, ma ad alte dosi sono tossici e abortivi.

Il sedano rapa ha una radice molto ingrossata, rugosa e di gusto aromatico, che è la parte più appetita. Le proprietà trofologiche del sedano rapa sono del tutto simili a quelle del sedano da coste.

Naturalmente anche per il temperamento linfatico va raccomandata una giusta dieta. L’alimentazione vegetariana è da preferirsi a quella carnea perché la seconda richiede più intenso lavoro all’interno dell’organismo. Si devono evitare eccessive e non necessarie assunzioni di liquidi affinché il corpo non si gonfi e non rimanga troppo acqua nei tessuti e non diminuisca l’escrezione. Cibi farinacei, soprattutto se con farine raffinate, rendono troppo pigro il flemmatico nella sua digestione. Molto raccomandabili sono invece le verdure fresche, le insalate, il pane di farina integrale, le erbe aromatiche ed anche, in misura moderata il pepe.

Il flemmatico è proprio il prototipo di colui che mangia bene, perché in fondo tutti noi dovremmo abbandonarci come fa lui in tranquillità di sentimenti e senza fretta nel gustare un pasto. Su questa completezza cade soltanto un’ombra: il flemmatico non mastica volentieri. Daremo quindi al flemmatico cereali sottoforma di pappe provenienti da cereali grossolanamente macinati e ben speziati. Bisogna tuttavia tenere presente che questo temperamento reagisce spesso con flatulenze e sensazioni di sazietà. Risulta necessaria l’aggiunta di spezie come il cumino.

Il cumino è un rimedio già da tempi antichi conosciuto contro la formazione di aria nell’intestino. Esso stimola inoltre le forze digestive a confrontarsi con maggior forza con l’alimento e al tempo stesso ad afferrarlo meglio. In un certo senso rafforza i sensi della digestione per l’incontro con l’alimento.

Il campo in cui si manifesta l’elemento acqueo corrisponde all’essere del flemmatico: nella pianta soprattutto la foglia ma anche frutti acquosi tipo i cetrioli.

Il cetriolo è il più acquoso tra tutti gli alimenti, ed è ovviamente un ottimo dissetante, tanto più che contiene acqua biologica purissima. D’estate è utile per il suo contenuto in vitamine e sali minerali. Agisce come un discreto diuretico, come dissolvente dell’acido urico e degli urati, come emolliente grazie alle mucillagini, come rinfrescante, come blando lassativo, ha inoltre un’azione anticancro e anticolesterolo. Per alcuni è anche un leggero ipnotico.

Procedendo metodicamente come per il melanconico e cercando ciò che vi è di corrispondente in modo che la natura venga trasformata in modo risanatore daremo al flemmatico la cipolla nella quale compaiono elementi pungenti e di fuoco per mettere in moto il flemmatico. Potremmo raggiungere lo stesso risultato con il cavolo.

La cipolla diminuisce il tasso zuccherino nel sangue ed è perciò utilissima agli obesi e ai diabetici. Il consumo regolare di cipolla riduce della metà la richiesta di insulina. Il suo olio essenziale volatile abbassa la pressione agli ipertesi. La cipolla contiene due sostanze un po’ misteriose, la prima aumenta la frequenza del battito e la forza del cuore senza influenzare la pressione generale, eccita la muscolatura liscia dell’intestino e dell’utero; la seconda eccita il cuore nei deboli e negli ipodinamici. La cipolla aumenta l’acidità del succo gastrico ed è utile quindi nella ipocloridria. Le sue fibre alimentari non bastano a spiegare il suo effetto lassativo, da scopa dell’intestino, probabilmente dovuto alla stimolazione della peristalsi intestinale. Fatto sta che la cipolla cotta esplica una marcata azione sul tubo digerente, come lassativo, mentre la cipolla cruda agisce sui reni come potente diuretico. In terapia la cipolla cruda è usata da tempo come diuretico molto efficace e trova applicazione anche nelle asciti dei malati di cirrosi epatica e in molte artropatie. La cipolla si comporta anche da potente antibatterico, contiene, tra l’altro, un principio antibiotico. Riassumendo le sue proprietà è un magnifico stimolante e antisettico naturale, è potentemente diuretica allo stato crudo, coleretica, antianemica, antireumatica, antiscorbutica, antisclerotica, evita l’affaticamento e lo stress, è coadiuvante nelle malattie respiratorie, nell’obesità, nell’impotenza, previene la senescenza e l’invecchiamento precoce. Questo alimento è considerato anche un rimedio efficace nel raffreddore in quanto le sostanze pungenti stimolano attraverso lo stomaco la decongestione del muco nella gola e nelle vie polmonari; per questo è considerata espettorante, facilitando l’espulsione del muco dai bronchi attraverso la gola.

Il cavolo non è una pianta sola, ormai, ma un insieme davvero complicato di specie e varietà. La vera pianta di cavolo selvatica si può trovare oggi forse solo sulle scogliere più impervie del Mediterraneo occidentale e dell’Atlantico del nord. Al naturale ha un sapore poco deciso, leggermente piccante, accompagnato, quando è cotto, da un odore solforato caratteristico.

Oltre a questi gusti pungenti che risvegliano il flemmatico sono consigliabili verdure provenienti da fermentazione acido lattica come ad esempio i crauti. Sono anche particolarmente consigliabili i frutti maturati al sole.

Il cereale che cresce nell’elemento acqueo e che quindi ha un rapporto particolarmente forte con il flemmatico, è il riso. È il cereale dell’oriente. La cultura orientale è in certa misura flemmatica. Ha prodotto senz’altro cose importanti come l’osservazione contemplativa e il suo potenziamento, la meditazione: tuttavia le manca l’attività per lo sviluppo della coscienza dell’io, il che è il compito centrale dell’uomo occidentale. Il riso contiene meno proteine del grano e della segale che si trovano non soltanto nelle parte corticale, ma anche al suo interno. Questa mescolanza di carboidrati e proteine fa si che il riso sia facilmente digeribile e particolarmente nutriente. Manca tuttavia il glutine per cui non è adatto alla cottura in forno e lo si annovera fra i tipici cereali per fare pappa. Come l’orzo e l’avena, durante la cottura forma una ricca mucillagine, per cui è un provato alimento curativo per i disturbi di stomaco e dell’intestino. Rispetto alle vigorose forze nutritive, il chicco di riso contiene tuttavia meno minerali del grano, della segale e dell’orzo. Ciò si deve alla debole formazione dell’apparato radicale. Nell’uomo le funzioni neurosensoriali poggiano sui processi di mineralizzazione, mentre invece le proteine permettono lo sviluppo dei processi vitali. Così un’alimentazione a base di riso aiuta prevalentemente le forze costruttive dell’organismo e dà minor impulso allo sviluppo di una coscienza vigile che si compie nell’ambito neurosensoriale. Se confrontiamo la mentalità di un tipico mangiatore di riso, un asiatico, con quella dell’uomo occidentale, allora si vedrà che questi, con le sue capacità raziocinanti, è più strettamente legato alla terra, mentre quello vive più una dimensione animica. Il pan di segale e di grano e la pappa d’orzo e d’avena gli forniscono a questo scopo il necessario fondamento alimentare. L’uomo anziano utilizzerà volentieri le forze costruttive e la facile digeribilità del riso che offre inoltre il vantaggio di aiutare l’eliminazione delle scorie e di stimolare la circolazione dei liquidi. Il riso è molto adatto a questo perché ha una stretta relazione con l’elemento acqua. Una dieta a base di riso è di grande aiuto quando vi è una ritenzione d’acqua nei tessuti, pressione alta e malattie renali. L’acqua, la mucillagine è l’elemento che appartiene al flemmatico. Il nome deriva dal greco e significa “il viscoso”. E infatti il mangiatore di riso, l’asiatico, è incline alla flemmaticità. Egli partecipa alla irruente spinta in avanti dell’uomo occidentale in modo esitante, è molto legato alle vecchie tradizioni, ai legami familiari e di sangue, è più incline a una vita contemplativa e di meditazione. Daremo quindi volentieri del riso al flemmatico per il suo contenuto di liquidi. Per stimolarlo è molto adatto accompagnare il riso con la salsa al curry.

Come il riso appartiene all’acqua, così l’avena appartiene al fuoco. Con il suo aiuto possiamo mettere in moto il flemmatico. Non gli è senz’altro di danno se di quando in quando l’avena lo stimola un po’. L’avena serve anche per stimolare il ricambio degli zuccheri, visto che da calore ai processi organici.


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