LA SAGGEZZA DEI DENTI
di Marino Lusa


Definizione.

"Terapia caratterizzata da un approccio umanistico all'arte dentistica e che si basa su tecniche funzionali evidenziando il legame tra l'equilibrio della bocca, l'equilibrio dell'essere umano e, in senso più lato, quello del mondo intero".



Le sue radici antroposofiche.


La dentosofia si fonda sui principi della pedagogia steineriana. A questo proposito, Rudolf Steiner ha scritto: «Il processo evolutivo della deambulazione prepara le vie neurologiche del linguaggio, che a loro volta preparano l’elaborazione del pensiero. Queste tre attività accompagnano la maturazione del sistema nervoso umano». Le osservazioni di Steiner sono state confermate dagli studi del neuro-chirurgo americano Temple Fay, secondo i quali tutti gli esseri umani attraversano gli stessi stadi di sviluppo, dalla nascita ai primi passi. Questi stadi non sono influenzati da fattori quali la razza o la religione dei genitori, ma, se alcuni di essi vengono saltati, insorgono delle patologie. Tutto il corpo, in quanto strumento utilizzato dall’anima per esprimersi, partecipa ai processi della deambulazione, della parola e del pensiero. La bocca rappresenta un luogo privilegiato per la diagnosi e la terapia: osservandola nel suo equilibrio e nel suo squilibrio si può verificare se questi stadi si sono succeduti armoniosamente.


La nascita di una disciplina innovativa.


Il punto di partenza della Dentosofia è quindi una visione globale dell’essere umano e una ricerca della sua peculiare natura in condizione di salute completa. I medici dentisti Rodrigue Mathieu e Michel Montaud, fondatori di tale disciplina affermano infatti che «si tratta di una dinamica evolutiva, risultato dell’assimilazione di conoscenze di nostri predecessori, particolarmente i professori Soulet, Besombes e Planas, confrontate in modo sistematico all'esperienza clinica e alla messa a punto continua di nuovi concetti e tecniche dentistiche volte ad ottenere l’equilibrio della bocca».

La dentosofia, (come spiegano C. Scropetta e F. Santi nel loro interessante articolo apparso qualche anno fa sulla rivista “Terra Nuova” a cui verrà dato ampio risalto), offre una definizione della bocca sana in stato di equilibrio che si traduce in una vera filosofia della relazione tra questo equilibrio e quello dell’intera persona, nonché del suo rispecchiarsi nel mondo circostante. Si esprime in una terapia che, partendo da questa visione della bocca equilibrata, integra numerose conoscenze e ricerche in campo dentistico, medico e neurofisiologico e ricorre a diversi metodi di rieducazione funzionale per raggiungere un ambizioso obiettivo: accompagnare la riorganizzazione spontanea della bocca di ogni paziente fino alla perfetta armonia di forma, funzione e bellezza inizialmente prevista dalla natura che per diversi e concorrenti ragioni non è stata raggiunta.


Gli strumenti della dentosofia.


Il principio fondamentale su cui si fonda la dentosofia, è che dalla nascita la bocca viene modellata fisicamente dalle funzioni vitali di respirazione, suzione e deglutizione, fonazione e masticazione – esse costituiscono il cuore della dinamica dentale. Essa offre al dentista degli strumenti materiali (apparecchi di terapia funzionale, tecniche di protesi e ricostruzione) e immateriali (attenzione, perseveranza, struttura, capacità decisionale ecc.) per poter impostare il trattamento, mentre nuove conoscenze in fisiologia e la decodificazione del linguaggio del sistema stomatognatico (insieme dei denti, dei muscoli e delle ossa dell'apparato orofaringeo) gli permettono di formulare con precisione la diagnosi e avere una visione chiara dell’obiettivo da raggiungere. Il compito del terapeuta viene delineato con fermezza: risvegliare le forze naturali ed individuali di autoguarigione (vis medicatrix naturae).

Con il procedere della terapia, la bocca ritrova la sua forma nelle tre dimensioni dello spazio, ovvero in larghezza, altezza e profondità, e la simmetria destra-sinistra. Essa riprende lo sviluppo che a un certo punto della crescita si era interrotto. Ciò permette il riposizionamento dei denti.

Si tratta di un processo molto intenso, perché ha delle ripercussioni su tutti i piani dell’esistenza. Sul piano fisico si ha un miglioramento delle patologie oro-dentali (tutte senza eccezioni risultato di malposizionamenti, dismorfosi o malfunzionamenti) e in generale delle altre patologie a livello somatico, anch’esse tutte in un modo o nell’altro correlate alla situazione dell’apparato stomatognatico.

Sul piano emozionale, psicoaffettivo e psichico, la terapia è accompagnata «inesorabilmente» da cambiamenti vissuti in modo entusiastico dai pazienti come una sorta di risveglio e liberazione dell’essere profondo. La relazione paziente/terapeuta diviene il cardine della terapia ed assume una ricchezza umana che gratifica e nutre entrambi. Il linguaggio cambia considerevolmente, lasciando spazio ad una valorizzazione di tutti i sintomi, riconosciuti e accolti quali preziosa espressione del disagio. Questo cambiamento è reso possibile dalla certezza di avere a disposizione tutti i mezzi che assicurano un esito favorevole della terapia.


L'attivatore polifunzionale.


La dentosofia, come detto, identifica il legame fra la bocca ed il resto del corpo, considerato come integrazione del lato fisico, organico e psico-affettivo. La salute e l’equilibrio della bocca sono quindi sempre in relazione con l’equilibrio del corpo intero, ed intervenire per riorganizzare i denti significa quindi intervenire sulla salute globale della persona. Dopo le prime ricerche risalenti agli anni ’50 che hanno portato alla nascita di questa forma terapeutica, i già citati professori Soulet e Besombes osservarono risultati sorprendenti utilizzando apparecchi in caucciù per il mantenimento dei trattamenti ortodontici tradizionali; a partire poi dal 1984, i francesi Mathieu e Montaud hanno cominciato ad effettuare studi specifici di dentosofia, utilizzando come attrezzatura ortodontica primaria l’attivatore polifunzionale, un apparecchio (o meglio uno speciale tipo di «doccia») in caucciù o silicone, esplorandone gli usi anche come riequilibratore posturale e come armonizzatore psicoaffettivo.

Si tratta di un “sistema” di rieducazione funzionale che agisce a livello muscolare e priopriocettivo. Si utilizza in tutti i tipi di dismorfosi, è adatto a tutte le età e disponibile in diverse misure che vengono solo leggermente ritoccate per adattarlo al singolo paziente. Inoltre è economico, gradevole e semplice da usare. Contemporaneamente alla rieducazione della posizione della lingua, della deglutizione, della respirazione, viene ripristinata una simmetria nei muscoli della mascella e dell’articolazione temporo-mandibolare. Di fatto la sua utilizzazione è un esercizio di meditazione spirituale che porta ad entrare nel ritmo personale naturale di respirazione, masticazione e deglutizione.

Il «mordicchiamento» dell’attivatore deve avvenire con dolcezza e attenzione ai movimenti fini, portando la coscienza alla forma delle arcate e alla posizione dei denti. Proprio la sua forma «generica», la morbidezza e l’elasticità provocano una stimolazione a livello delle cuspidi dei denti, il cui ruolo quali vettori d’informazione a livello del sistema nervoso centrale comincia appena ad essere messo in luce. Integrato con gli altri mezzi tecnici proposti utilizzati con accuratezza (placche a piste, rialzi mobili e fissi, leggeri molaggi selettivi, protesi ecc.) porta a dei risultati eccezionali soprattutto perché coscienti. Sono risultati stabili nel tempo: non si parla di «recidive» bensì di miglioramento della bocca dopo il termine del trattamento senza alcun intervento di «contenimento». Non c’è nulla infatti da contenere: quella bocca si è volontariamente trasformata nel senso naturale che per lei fisiologicamente era previsto dalla nascita.

La sua applicazione è indicata in tutti i tipi di patologie e a tutte le età – il trattamento è tale per cui nessuno può restare escluso dai suoi benefici. Vi sono testimonianze di ultrasettantenni con dentiera totale che parlano di un notevole miglioramento della qualità di vita.


L’utilità a partire dall’infanzia.


Fisiologicamente, l’eruzione dei denti dell’arcata inferiore (sia decidui, sia permanenti) dovrebbe precedere quella dei denti dell’arcata superiore. Negli ultimi anni si assiste spesso all’inversione di questa cronologia. Questo fenomeno si può mettere in relazione con gli stimoli ambientali a cui viene sottoposto il bambino (educazione, istruzione, alimentazione, stile di vita, ecc.): un’eccessiva intellettualizzazione in età precoce porta a investire troppa energia nell’elaborazione del pensiero, a discapito della costruzione del corpo e della maturazione psico-affettiva.

Trattare il bambino come un adulto in miniatura, mettendolo sotto pressione dal punto di vista psicologico, spesso comporta una comparsa tardiva dei denti decidui, che, a loro volta, vengono sostituiti tardivamente dai permanenti. Anche in questo caso è una reazione del corpo all’eccessiva intellettualizzazione: i denti definitivi compaiono in ritardo per cercare di conservare qualcosa dell’infanzia, di cui non si è goduto pienamente. Parallelamente si ritarda anche il passaggio allo stadio psicologico successivo e la conseguente immaturità affettiva può preludere a uno sviluppo non armonico dell’adulto in formazione.

Questi non sono che alcuni esempi dei raffinati strumenti di indagine e interpretazione che la dentosofia possiede. Ma non ci si limita a una più o meno sterile constatazione di un dato di fatto, perché, fortunatamente, si hanno i mezzi terapeutici per ristabilire l’equilibrio della bocca e, attraverso questo, l’equilibrio dell’essere umano che ci sta dinanzi. La dentosofia è una terapia che può essere iniziata in età molto precoce: già a tre anni. Questo è tanto più importante perché l’obiettivo terapeutico che ci si propone è la rieducazione delle funzioni neurovegetative alterate, e in particolare della respirazione buccale e della deglutizione atipica (effettuata cioè spingendo con la lingua sui denti o interponendola tra le arcate, anziché appoggiandola sul palato, com’è fisiologicamente corretto). Queste non solo sono all’origine delle malformazioni a livello del cavo orale, ma sono anche alla base di svariate patologie che vanno dalle infezioni ricorrenti della sfera otorinolaringoiatrica alle allergie (compresi eczemi e dermatiti atipiche), dalla scoliosi ai disturbi del sonno, dalla difficoltà di concentrazione alla sindrome ipercinetica e alla dislessia.

È quindi fondamentale che i genitori osservino come i propri figli deglutiscono e respirano, specie nel sonno, in modo da poter correggere le disfunzioni prima che si instaurino altre problematiche. La posizione della lingua riveste inoltre un ruolo fondamentale nella capacità di coordinazione e di concentrazione. Parallelamente al riequilibrio del cavo orale, grazie all’uso dell’attivatore si verifica un miglioramento del rendimento scolastico, dell’equilibrio e della coordinazione (e quindi delle capacità sportive), nonché della qualità del sonno, con la scomparsa degli incubi notturni.


Denti e psico-affettività.


Un aspetto fondamentale nell'ambito della valutazione generale della condizione dentale, è rappresentato dalla correlazione esistente fra i denti e l'ambito psico-affettivo. Ogni singola parte del nostro corpo ci rappresenta infatti interamente, come possiamo vedere anche in altre discipline quali l’iridologia, la riflessologia, l’auricoloterapia e molte altre ancora. Secondo il concetto di archetipo elaborato da Carl Gustav Jung, custodiamo in noi stessi la memoria del Tutto, dal momento che deriviamo tutti da un’unica cellula primordiale. Ogni perturbazione, malattia o trauma viene registrata dai nostri organi, denti compresi. Gli squilibri del cavo orale sono allora indice di un individuo non in armonia, e la posizione dei denti può rivelare una situazione di conflitto o sofferenza psicoaffettiva. È importante sottolineare che la malattia è un disagio che viene dal profondo, dalla realtà soprasensibile, e la sua manifestazione sarà peculiare in ogni persona poiché ognuno risponde diversamente alle perturbazioni; si tratta di una reazione animica (emotiva): manifestiamo la malattia o il disagio a livello fisico, esternandola sugli organi.

Ogni singolo dente è la rappresentazione di un archetipo (maschio, femmina, padre, madre ecc.) e la malposizione di uno o più denti è la rappresentazione di una perturbazione psicoaffettiva che si rende evidente attraverso i denti. Quello che conta non è soltanto la posizione di un singolo dente, ma anche la sua posizione rispetto agli altri, insieme ad eventuali sovrapposizioni o rotazioni. Inoltre assumono un significato anche le presenze di carie o capsule, le estrazioni ed i denti devitalizzati. L’insieme di queste caratteristiche assume un significato simbolico che lo sguardo attento del dentista esperto in dentosofia può cogliere.

Ogni dente ha una sua corrispondenza specifica. In generale l’arcata superiore rappresenta un archetipo nella sua forma idealizzata, mentre l’arcata inferiore nella sua forma reale, vissuta nel quotidiano. I denti di destra sono legati al maschile, quelli di sinistra al femminile. Ad esempio, nell’arcata superiore l’incisivo centrale destro rappresenta l’archetipo maschile; l’incisivo laterale destro rappresenta il padre; il canino di destra simboleggia la forza che si può offrire agli altri. Dal lato opposto, l’incisivo centrale di sinistra rappresenta l’archetipo femminile, quello laterale la madre, il canino di sinistra l’amore che posso offrire. I denti dell’arcata inferiore rappresentano gli stessi simboli, vissuti però nella realtà quotidiana.

Le carie.


La carie è un flagello che l’odontoiatria moderna non è riuscita a debellare, nonostante tutta l’enfasi posta sulla prevenzione. Sicuramente la sua eziologia non è legata solo all’alimentazione e ai batteri presenti nel cavo orale, ma entrano in gioco anche profondi meccanismi psico-emozionali. Ogni dente ha il suo significato e può esprimere un malessere con una malposizione, ma anche sviluppando una carie. Un effetto dell’uso dell’attivatore è la drastica riduzione dell’incidenza della carie, perché va ad agire sia sui fattori locali che la causano, grazie all’azione di detersione e all’aumento della salivazione, sia su quelli generali – miglioramento sul piano emozionale e psico-affettivo.

Le malformazioni della bocca sono in continuo e preoccupante aumento. La dentosofia risponde appoggiandosi alle forze generate dall’organismo stesso tramite le funzioni neurovegetative per completare e correggere in modo fisiologico lo sviluppo della bocca. Essa non si pone in contrapposizione ad altri metodi, bensì cerca un dialogo costruttivo che sia fonte di arricchimento reciproco e abbia come scopo un miglioramento della qualità terapeutica.

Come materia di studio si rivolge a tutti i medici dentisti o odontoiatri, generici o specialisti, compresi naturalmente gli ortodontisti, e agli osteopati, la cui collaborazione nella terapia si rivela particolarmente feconda. La sua conoscenza può rivelarsi estremamente preziosa per specialisti della riabilitazione, fisiatri, psicologi, logopedisti, insegnanti, educatori ed assistenti all’infanzia, medici generici, antroposofi e in senso lato per chiunque desideri impegnarsi per la propria salute.


Altre problematiche dentali e loro correlazioni psicoemozionali.

Continue carie, denti distanziati o accavallati, digrignamento notturno o difetti di chiusura delle arcate svelano il nostro rapporto con il passato, i nostri blocchi psicologici e il modo con cui ci rapportiamo agli altri. Nei nostri denti, insomma, si trova la memoria psicoemeozionale della nostra vita e quando essi fanno male ci stanno inviando un messaggio preciso, con lo scopo di far affiorare alla coscienza un problema nascosto e irrisolto.

Ecco i principali disturbi e le loro possibili interpretazioni:

Carie ricorrenti: alla base delle carie frequenti c'è spesso una masticazione non corretta, l'incapacità di mangiare gustando i cibi e quindi a un ingurgitare frettolosamente ciò che c'è nel piatto. Bisognerebbe rallentare, gustare i sapori e godersi il pasto per ostacolare con più efficacia l'aggressione dei denti da parte di quei batteri che provocano la carie.

Arcate dentarie che non combaciano: l'arcata superiore corrisponde al passato, mentre quella inferiore è associata al futuro. Il presente è simboleggiato dall'occlusione e dal contatto tra i denti delle due arcate. Quando la mandibola (zona inferiore) è prominente rispetto al mascellare superiore si ha a che fare con una persona concreta e autoritaria; se l'arcata superiore è sporgente e c'è una apertura, probabilmente la persona è un sognatore, le cui aspirazioni difficilmente si traducono in situazioni concrete.

Denti del giudizio che non spuntano: il dente del giudizio simboleggia il distacco dai genitori e il cammino verso l'autonomia. In genere fa la sua comparsa tra i 18 e i 22 anni; in realtà questo non avviene e infatti sono sempre di più le persone adulte che difficilmente si staccano dal nucleo originario. Nei casi in cui il dente del giudizio c'è, ma fa fatica a bucare la gengiva o esce solo per metà, ci possiamo trovare di fronte a persone che faticano a fare il salto verso l'indipendenza perché hanno scarsa fiducia in sé.

Denti distanziati: quando una persona presenta i denti distanziati è come se ciascuno di essi fosse “isolato” dagli altri, funzionando da solo e non in un contesto di insieme. Ciò può esprimere difficoltà ad esprimersi e ad adeguarsi in modo armonioso. Spesso le persone con questa caratteristica hanno tanti interessi, ma faticano a coltivarne almeno uno in maniera profonda.

Bruxismo: il digrignamento ritmico e spasmodico diurno e notturno è un modo per scaricare tensioni, frustrazioni, stati di ansia che abbiamo accumulato in altre situazioni, visto che spesso si tratta di un disturbo che colpisce le persone controllate e formali, che per vari motivi non possono esprimersi liberamente.

Canini sporgenti: questo inestetismo si riscontra sovente negli adolescenti maschi e, se non corretto, tende a restare; secondo la dentosofia il canino superiore di destra simboleggia forza fisica, espressa con il contatto diretto con i coetanei; il canino superiore di sinistra, invece, gli affetti e il forte senso di appartenenza. I canini storti e accavallati fanno pensare quindi a una debolezza nell'uso dei propri sistemi difensivi ed a una difficoltà nelle relazioni familiari.



Bibliografia.


    C. Scropetta – F. Santi: “La saggezza dei denti” (Terra Nuova Ed. 2005)

    L.V. Sapia: “Denti e Salute” (www.mappasalute.it)

    J.F. Ardouin – R. Mathieu – M. Montaud: “Dentosophie” (www.dentosophie.com)


L'attivatore polifunzionale







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