L’intelligenza
di Giacinto Bazzoli

Quando si parla di fisiognomica s’incontrano sempre gli scettici che ritengono pressoché impossibile valutare un individuo dall’aspetto esterno. In questa diffidenza si può scorgere anche la volontà di non comunicare agli altri la nostra personalità. “La sola idea che guardandomi si possa sapere chi sono mi è insopportabile,” diceva una psicologa affermata, diffidente nei confronti della morfopsicologia.

Le persone sensibili spesso si sentono a disagio di fronte ad esperti in fisiognomica e ti dicono di sentirsi in mutande. Per questo è necessario una grande prudenza e un grande rispetto della vulnerabilità del nostro prossimo. Come ogni strumento scientifico la morfopsicologia ha molte potenzialità positive, ma dagli apprendisti stregoni può essere utilizzata per demolire.

Non scordiamo certamente la grave ferita inferta alla fisiognomica dall’ideologia razzista. Insigni studiosi, anche italiani, prestarono la loro opera vendendosi ai regimi totalitari e ai pregiudizi razziali.

Fu così che nell’immediato dopoguerra con l’acqua sporca si rischiò di buttare via anche il bambino. Solo recentemente si riuscì a parlare con una certa tranquillità di morfopsicologia grazie soprattutto al prof. Louis Corman e ai suoi discepoli.

Scopo della fisiognomica è individuare dietro i segni del volto le tracce che svelano la personalità di un individuo. Il volto è il punto d’incontro tra il nostro patrimonio genetico, la nostra eredità innata e le modifiche apportate dall’ambiente, cioè acquisite nel corso degli anni.

Purtroppo dobbiamo dare per scontati alcuni concetti che ho già spiegato in altri articoli su questa rivista. Quindi aggiungerò solo alcuni cenni di richiamo.

Tutte le persone si dividono in due categorie i grassi e i magri.

Il volto dei primi è simile a quello di un bimbo ricco di rotondità. Altri individui invece sono magri con un volto asciutto ovale o tendente al triangolo con la base in alto. I primi li chiamiamo dilatati i secondi retratti.

Il volto poi si divide in tre piani orizzontali:

il piano fisico o istintivo è quello inferiore che comprende la mascella, la bocca e arriva fino al naso, come in una casa ben costruita rappresenta le fondamenta e rivela le nostre riserve di volontà di vitalità e di energia, in altre parole le pulsioni istintive.

Il piano affettivo è la parte mediana che va dal labbro superiore all’arcata sopraccigliare: rappresenta i contatti, la vita di relazione e gli affetti.

Il piano cerebrale: la fronte fino all’attaccatura dei capelli: rappresenta l’attività mentale e le facoltà razionali.

Ordinariamente esiste un piano del volto predominante. Tale predominanza è visibile per la sua ampiezza ed è la base per ogni rapporto con l’ambiente e con le persone; in questo piano l’individuo trova la sua gioia di vivere; se si blocca qualche realizzazione che riguarda l’attività predominante, la persona è invasa da un sentimento di stanchezza, di tristezza o addirittura di depressione. L’educatore deve puntare sul piano predominante del bambino nel suo progetto educativo. In questo piano ha luogo la scelta del divertimento della professione e delle realizzazioni più importanti della vita.

Il piano cerebrale

Il piano cerebrale rimane quasi inalterato nel corso dell’evoluzione dell’essere umano da neonato ad adulto mentre aumenta la grandezza del piano istintivo e di quello affettivo.


La fronte può essere divisa in tre parti: la zona delle bozze sopra orbitali, la zona di riflessione, la zona dell’immaginazione (1).


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La zona delle bozze sopra orbitali è situata al di sopra delle sopraciglia, rappresenta la base del piano cerebrale, la parte che collega l’intelligenza al concreto; rivela la capacità di osservazione e la predisposizione a prendere decisioni anche di una certa importanza.

La zona di riflessione è la parte che sovrasta le bozze sopraorbitali, visibile di profilo perché rientrante, può essere più o meno accentuata.

Louis Corman definisce l’intelligenza: “L’espressione più elevata del modo di comprendere il mondo strettamente legato all’adattamento”.

Per l’esperto di morfopsicologia, è molto importante individuare le attitudini intellettuali, ma occorre sgomberare il campo da alcune pretese. La valutazione che noi facciamo non è di ordine quantitativo. Questa valutazione esiste ed è di due tipi:

  1. La valutazione scolastica che tutti noi siamo in grado di giudicare spesso inadeguata. Quante persone con profitto scolastico scarso, per non dire insufficiente, hanno fatto una carriera professionale invidiabile rispetto a compagni di scuola che avevano valutazioni molto brillanti.

  2. Un altro tipo di valutazione quantitativa, a dir poco discutibile, è legata al metodo chiamato “psicometria” e “antropometria”. Questo metodo serve per definire il quoziente di intelligenza. Questi metodi hanno dimostrato la tendenza a valutare esageratamente l’intelligenza speculativa e l’astrazione, ma, alla prova dei fatti, questi parametri hanno dimostrato la loro fragilità in quanto gli individui non sono solo astrazione e speculazione.

Ricordiamo che esiste un’intelligenza dell’istinto, così come esiste un’intelligenza del cuore ed una del cervello. Per tagliare la testa al toro basterebbe esaminare il caso di Edison. Questo genio, emarginato precocemente dalla scuola e valutato con un quoziente di intelligenza basso, ha dimostrato con i fatti, l’inconsistenza di tali valutazioni. Sia detto per inciso che Thomas Alva Edison (Milan, 11/2/1847West Orange, 18/101931) è stato un inventore e imprenditore statunitense.

Per primo seppe applicare i principi della produzione di massa al processo dell'invenzione. Edison era considerato uno dei più prolifici inventori del suo tempo, avendo ottenuto il record di 1.093 brevetti a suo nome. Collezionò brevetti in tutto il mondo, inclusi Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Germania.

Tra i brevetti più noti cito la lampadina e il fonografo. Due università americane prestigiose furono costrette a conferirgli la laurea a honoris causa. Ma i casi clamorosi di errori in questo campo non si contano, tanto sono frequenti.

Quindi noi prendiamo in considerazione le qualità dell’intelligenza che è diversa, visto che le diverse attitudini intellettuali sono sviluppate in maniera molteplice negli esseri umani, attitudini corrispondenti ai diversi tipi di espansione delle zone del volto e della diversa configurazione della zona cerebrale.

Il carattere dinamico della fisiognomica privilegia la valutazione delle attitudini intellettuali che non si possono esprimere in cifre matematiche. Ad esempio chi possiede un’espansione istintiva, cioè della parte bassa, o affettiva, cioè della parte mediana del volto, è caratterizzato dallo sviluppo dei due piani inferiori dove spesso il profilo si caratterizza con una sporgenza proiettata in avanti. Queste persone hanno un’intelligenza istintiva, pratica o sociale. Questi soggetti sono diretti dalla vita istintiva o affettiva che determina il comportamento. Per loro il pensiero ha un ruolo secondario. Il soggetto obbedisce impulsivamente ai propri sentimenti subordinando il pensiero alla realizzazione di interessi pratici, ad esempio nel commercio, nell’economia, nell’agricoltura, oppure sono attratti da professioni sociali come infermiere, medico, naturopata. Essi operano nell’ambito dei problemi umani e promuovono nuovi concreti modi di agire con un’intelligenza senso-motoria; hanno capacità inventive che non provengono da idee astratte, ma dalla realtà concreta, dal loro fiuto, dall’abilità concreta spesso anche manuale. Svolgono bene funzioni di comando quando la loro esperienza li ha resi idonei alla professione. Naturalmente se l’espansione cerebrale è significativa, anche se non dominante, l’intelligenza si riequilibra e la legge dell’armonia conferisce loro attitudini intellettuali miste, che possono raggiungere dei risultati sorprendenti.

Voglio aggiungere un breve cenno sull’intelligenza delle persone dilatate che è simile a quella appena descritta. Essa è una conseguenza della loro estroversione e della loro capacità di adattamento. Queste persone sono realiste, sensoriali, cioè sono legate alle cose: hanno bisogno di assaggiare, di palpare, di sentire e di vedere. Non sono uomini portati alla riflessione astratta, analizzano la situazione e sanno decidere in fretta. Le loro idee sono concrete; non si smarriscono facilmente, le loro idee sono utili e concrete e sono spesso tradotte in progetti realizzabili. Non mancano di acume psicologico quando questo è finalizzato alle realizzazioni pratiche. Naturalmente la loro situazione di tonicità o di atonia, modifica sensibilmente le caratteristiche del loro temperamento e della loro intelligenza. Gli atonici ad esempio hanno intelligenza simile a quella dei bambini, caratterizzata da grande plasticità e immaginazione; hanno facilità di assimilazione e hanno una memoria che registra tutto.

I tonici invece hanno eccezionali capacità di improvvisazione e di chiarezza.

Le persone retratte (cioè magre, tanto per farci capire) hanno invece un’intelligenza di tipo elettivo: percepiscono e ricordano ciò che interessa loro, il resto non esiste. Sono distratti e assorti con una tendenza alla specializzazione; sono portati alla riflessione, alla logica e analizzano tutto con criteri razionali. Più sono retratti (eccessivamente magri), più tendono a distaccarsi dalla realtà, così l’intelligenza si focalizza nella masturbazione mentale, nel dubbio che ostacola le decisioni.


Espansione cerebrale

Quando questa espansione diventa dominante dobbiamo valutare le attitudini al pensiero non solo in base all’ampiezza della fronte ma anche in base alla sua differenziazione e alla sua armonia.

Morfologicamente l’espansione cerebrale è caratterizzata dalla predominanza del piano superiore: cranio, fronte e occhi. Per gli individui che hanno queste caratteristiche i sentimenti e la realtà concreta sono di importanza secondaria.

La larghezza della fronte indica l’estensione degli interessi del soggetto. Se invece la fronte è stretta gli interessi sono particolari, settoriali, in altre parole specialistici, anche in settori di grande irrilevanza. Se la fronte è formata da superfici piatte o da superfici irregolari ed è incavata al centro, sarà presente un bisogno di pensiero strutturato con possibilità di astrazione e di riflessione. Più piccola e più stretta è la fronte, più il pensiero è strettamente personale e difficilmente generalizzabile; ha quindi bisogno di un adattamento alle sue possibilità del pensiero degli altri.


La fronte può essere:

  • Larga in basso e stretta in alto, adatta al pensiero pratico.

  • Stretta in basso e larga in alto, indica la possibilità di un pensiero astratto.

  • Se la fronte è larga e alta come una volta romana a tutto sesto, l’intelligenza sarà prorompente, armonica: le vengono conferite contemporaneamente concrete ed astratte, logiche, intuitive e ragionate.

Circa il profilo:

  • Se la fronte è rotonda senza incavi indica un pensiero recettivo, intuitivo, immaginativo. La comprensione è immediata e funziona per immagini.

  • Se la fronte è rotonda ma obliqua il pensiero è dinamico e assimila l’informazione con analogie rapide.

  • Se la fronte è retratta laterale, cioè obliqua, il pensiero è estroso, curioso e molto dinamico. L’intelligenza procede per tentativi ed errori, ma con un’efficacia straordinaria.


L’intervento della ritrazione frontale sulla ritrazione laterale, porta, come abbiamo detto precedentemente, alla divisione della fronte in tre zone, con una leggera rientranza al centro, che divide la fronte in zona immaginativa, zona di riflessione (cioè la curva centrale) e la zona di osservazione (che è la parte che confina con gli occhi):

    1. La zona immaginativa è la parte alta e rotonda della fronte che caratterizza la rotondità della fronte del bambino ed ha appunto intelligenza immaginativa per immagini, con una fantasia sognante. Più la sezione è ampia e più l’immaginazione è legata all’inconscio, ai sogni e alla fantasia. Talvolta la zona immaginativa è formata da due bozze frontali, che sono un residuo della fronte bombata del bambino, che però sono state condizionate dalla ritrazione che le ha prodotte. Tale ritrazione consente di inquadrare e sistematizzare l’immaginazione che comunque è sempre significativa.

    2. La zone più bassa a contatto con gli occhi si chiama zona di osservazione e corrisponde alla parte concreta del pensiero.

    3. La zona della riflessione, cioè la parte centrale, leggermente rientrante (cioè retratta), dona possibilità di analisi, di logica e di riflessione al pensiero. Un lieve incavo crea un equilibrio in tutta la fronte che con l’età sarà dotata di armoniche rughe orizzontali. Questa armonia conferisce all’intelligenza attitudine ad un tempo concrete, logiche e intuitive, con capacità di astrazione equilibrata. Tale facoltà non dipende tanto dalla profondità di questa rientranza, ma è importante che esista.

    4. Un’eccessiva rientranza rallenta il processo di riflessione rendendo il pensiero meno rapido e fluido: esso diventa pieno di riserve, di eccezioni fino al blocco dell’attività pensante. Questo tipo di fronte si chiama ritratta gibbosa o bozzuta. Essa può originare la cosiddetta “sbarra d’arresto”, che in una fronte molto verticale crea un blocco. Si origina così un ostacolo che non aiuta a capire e ad adattarsi al contenuto dell’inconscio. La persona è testarda e comprende solo ciò che rientra nei suoi schemi. Non riesce a capire il comportamento degli altri: “non li capisco proprio….”.

Per quanto riguarda gli occhi, che pure fanno parte del piano cerebrale, mi limito a poche battute, visto che ne ho già parlato in un articolo precedentemente pubblicato su questa rivista.

Gli occhi sono le porte del piano cerebrale, indicano un’apertura, un entrare in contatto con il mondo esterno. L’espressione dello sguardo è indice di ciò che la persona sta vivendo in un dato momento; è infatti dalla vivacità dello guardo, dalla sua brillantezza e dal suo scintillio che è possibile intuire l’intelligenza, l’interesse per la vita.

Se sono dilatati, aperti, “a fior di pelle” lontani l’uno dall’altro, la persona avrà una memoria molto vasta, sarà interessata a tante cose, e assorbirà in modo passivi tutte le informazioni provenienti al mondo esterno;

Se retratti, vicini alla radice del naso e meno aperti si avrà una certa selettività dello sguardo, uno spirito critico e un consegu­­ente lavoro interno per valutare alla luce dei propri principi il materiale esaminato.

La vivacità dello sguardo rivela l’espandersi dell’intelligenza o il suo indebolimento. Lo sguardo vuoto dell’anziano in casa di riposo, isolato, che non conta più per nessuno, che non ha più posto e funzione nella società, è un esempio di questo indebolimento.

Questo stesso sguardo vuoto è una caratteristica dei bambini costretti a stare lunghi periodi in ospedale lontano dai genitori.

Per concludere cito la definizione di intelligenza di Carleen Binet, discepola di Corman:

l’intelligenza è una funzione che dipende non solo dalla forma e dall’armonia del piano cerebrale ma anche dai suoi rapporti con gli altri due piani. Non c’è dunque intelligenza, né ragione al di fuori dei sentimenti e delle realizzazioni che la esaltano o la inibiscono.” In definitiva l’intelligenza non è un valore assoluto ma una funzione. Essa è globale e multiforme ed evolve con la persona e dimostra che nulla è definitivo ma che tutto è possibile. Come dice Louis Corman: “ La conoscenza del mondo non dipende da facoltà isolate che chiamiamo facoltà intellettuali; ma è frutto delle attività dell’essere nella sua integrità, aperto a tutte le impressioni che riceve”.





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