La salute assenza di malattia?
di Nicola Merler, Mauro Fabbri


La Chimica non basta per star bene con se stessi



"Aiutare a guarire il malato non significa fargli applicare delle tecniche terapeutiche, in quanto cio' non avrebbe senso se dietro non ci fosse la pazienza e l'affetto e quindi l'Amore verso il prossimo e verso l'Universo intero, anche di chi suggerisce le tecniche valide per la guarigione. La mera tecnica priva di questi attributi, ci trasforma in mere macchine, che per fortuna non siamo ancora".

dott. Nader Butto - medico


"La malattia quindi non è né una crudeltà in sé, né una punizione, ma solo ed esclusivamente un correttivo, uno strumento di cui la nostra anima si serve per indicarci i nostri errori, per trattenerci da sbagli più gravi, per impedirci di suscitare maggiori ombre e per ricondurci sulla via della verità e della luce, dalla quale non avremmo mai dovuto scostarci."

Edward Bach- medico, 1886-1936


Definizione della parola Malattia


II termine Malattia deriva da quello di "malato", che a sua volta proviene, dal latino "male aptus" traducibile in “malconcio – malmesso”, e da: Male-actio = mala azione = malattia indotta per azione errata, dovuta all'ignoranza della mente del soggetto (Ego/IO).

Se poi noi analizziamo la parola male-actio (mala azione) dal punto di vista semantico nelle sue radici dell'antico Ebraico-Fenicio troviamo che la parola male significa:

cio' che non e' ancora bene, cioe' che il male e' un bene potenziale, quindi educativo !

Passando poi dal significato etimologico a quello "reale" del termine, vate a dire alla sua definizione, si incontrano non poche difficoltà, poiché si tratta di una di quelle definizioni apparentemente semplici ed agevoli, ma in realtà assai difficili a darsi, specie nella medicina ufficiale.


Comunque, allo stato attuale delle nostre conoscenze biologiche e mediche, una definizione scientifica abbastanza completa ed esatta “potrebbe” essere questa:

"Malattia è qualsiasi stato o modo di essere anormale, conflitti spirituali dell' organismo psico-fisico umano, corpo fisico inteso come bersaglio; dei processi psichici e quindi biochimici vitali gestiti dallo Spirito/Ego/IO del soggetto attraverso i nostri liquidi, atomi, molecole, matrice extracellulare, geni, DNA, cromosomi, microcircolazione, cellule, tessuti, organi, sistemi.

Nella pratica e nella teoria di medici clinici e patologi, si definisce malattia un'alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell'organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo.

Il concetto di "Salute" si e' arricchito di un significato che oltre ad essere quello di una l'assenza di "malattia" o malessere, oggi equivale ad uno "stato di completo benessere, fisico, mentale, psichico, sociale per ottenere la propria ed altrui serenità, come obiettivo e risorsa da mantenere o raggiungere ogni giorno.

Oggi l’uomo moderno sente sempre meno il bisogno di riflettere su quanto gli accade, di studiare se stesso, di trovare le risposte ai misteri della vita, di confrontarsi con l’esperienza degli altri.

Piuttosto che impegnarsi in tali funzioni, egli preferisce ripiegare su attività meno impegnative, come l’andare a vedere un film, leggere un romanzo, guardare gli spettacoli televisivi, giocare con internet e così via.

Forse il più grande indicatore di tale processo sono le cosiddette esperienze virtuali.di una seconda vita, ossia la possibilità di rifarsi un’altra vita da qualche parte, non importa se solo dentro un computer grazie ad un software.

C’è quindi un grande bisogno di evadere, di allontanarsi dalla realtà quotidiana, di non pensare a se stessi e ai propri problemi.

Ed è proprio qui che entra in gioco la chimica, sotto forma di medicinali in grado di curare (?) l’umore, di annullare le reazioni emotive spiacevoli come la depressione, la nevrosi, il dolore e l’infelicità, quindi il sentire, il vivere.

Tutto ciò dimostra l’intento dell’uomo moderno di fuggire dalla propria vita e dalle conseguenze delle proprie azioni; per questo egli rinuncia a pensare ed a riflettere, e se necessario, arriva anche ad intontirsi pur di non vedere.

Parallelamente, spera di potersi rifare con una seconda vita da qualche altra parte, come citato sopra. Una volta si partiva con una nave verso paesi sconosciuti, dove poter iniziare nuovamente, magari con la speranza di non commettere più gli stessi errori.

Oggi non si va più da nessuna parte, perché grazie o causa della globalizzazione, anche i nostri problemi sono globalizzati e quindi li ritroviamo ovunque andiamo.

Invece, si parte virtualmente, creando un alter-ego su un mondo virtuale e facendogli vivere ciò che qui non siamo più capaci di fare.

Chimica e computer sembrano quindi prometterci quella felicità tanto desiderata e cercata invano, ma questa è una speranza o un incubo?

Questa frammentazione virtuale, questa fuga dal reale, quest’uso indiscriminato della chimica per alterare il nostro cervello ha come prodotto un profondo processo di alienazione dal mondo reale e quindi da se stessi, perché per quanti alter-ego possiamo avere in giro per il mondo, esiste una sola persona, un unico individuo, senza il quale nulla di tutto questo mondo virtuale esiste.

Non possiamo rinunciare ad essere noi stessi, coscienti di cosa siamo, di cosa è bene e cosa è male.

La felicità deriva dallo star bene con se stessi e non dal fuggire lontano.


L’uomo più felice del mondo, guardando dentro lo specchio dei desideri, vedrebbe solo se stesso così come è.”


Il male dell’uomo nasce e si sviluppa dentro se stesso ed è quindi solo affrontandolo direttamente che è possibile vincerlo e trovare la vera pace e la vera serenità interiore.


Nessuna pillola saprà mai darci questo e nessun mondo virtuale potrà mai veramente farci sentire a casa.

Dobbiamo ricominciare a pensare, a meditare ed a vivere zen attraverso la consapevolezza degli esercizi bio-energetici, perché questi sono in assoluto le pratiche migliori per l’introspezione, per comprendere ciò che avviene dentro e fuori di noi, per ritrovare infine la serenità e la felicità che abbiamo perduto perdendo noi stessi. Ci si sente spesso staccati dal radicamento terreno e quindi anche dalla realtà, cosa che si riesce a ristabilire usando il grounding.

Il grounding è la chiave del lavoro bioenergetico ed è strettamente collegato alla respirazione. Letteralmente significa ristabilire il contatto dei piedi con il terreno, che simbolicamente rappresenta la realtà. Questo significa praticamente spostare il centro di gravità a livello dell’addome, imparare a sentire e liberare la carica energetica delle gambe e dei piedi. La persona in questo modo si sente più "radicata" e "centrata", trova il coraggio di "stare in piedi sulle proprie gambe", diviene più in contatto con la realtà, più integrata e responsabile.

Wilhelm Reich (Dobrzcynica, 24 marzo 1897 – Lewisburg, 3 novembre 1957), medico e psichiatra austriaco, allievo di Sigmund Freud insegnava che il carattere si struttura durante l’infanzia, ed è il risultato del modo di reagire alle situazioni della vita e degli atteggiamenti difensivi che si oppongono alle provocazioni date dall’ambiente:

a ogni frustrazione, a ogni pulsione repressa, dall’infanzia in poi, corrisponde nel corpo un irrigidimento, legato alla formazione di tensioni muscolari, che Reich chiama blocchi energetici. Essi sono la conseguenza degli atteggiamenti sviluppati dall’individuo per bloccare le proprie emozioni e sensazioni, come l’angoscia, la rabbia, l’eccitazione, in situazioni conflittuali. Queste tensioni croniche che si somatizzano con gli anni, danno luogo, quando il bambino diventa adulto, alla cosiddetta corazza muscolare, una specie di armatura che è nel contempo fisica ed emotiva. Essa ha in sé una funzione difensiva, ma se diventa troppo rigida riduce anche la possibilità di essere in contatto con le proprie emozioni e limita la libera espressione dei sentimenti. Questa corazza tende a crescere di anno in anno, per l’accumulo delle tensioni, e non è facile riuscire a liberarsene, anzi, qualcuno non si accorge nemmeno di averla. In situazioni sgradevoli l’armatura si irrigidisce, in situazioni piacevoli si allenta. Possedere una corazza caratteriale è quindi indispensabile per poter affrontare i conflitti ma essa deve conservare un sufficiente grado di elasticità per poter essere "messa" o "tolta" in funzione del bisogno.

La rigidità e le tensioni croniche diminuiscono la vitalità e abbassano l’energia.

Un’importante fonte di irrigidimento del corpo è legata allo stress: ogni stress infatti produce uno stato di tensione nel corpo. Normalmente la tensione scompare quando lo stress è eliminato. Un eccesso di stress (troppo forte o prolungato nel tempo) provoca la comparsa di tensioni croniche che persistono anche dopo la scomparsa dei fattori che lo hanno scatenato, sotto forma di atteggiamento corporeo o assetto muscolare inconscio. Simili tensioni muscolari croniche disturbano la salute emotiva abbassando l’energia di un individuo, limitandone la motilità (il naturale e spontaneo movimento involontario della muscolatura), la mobilità e l’auto-espressione. Diventa necessario dunque alleggerire questa tensione cronica, se si vuole che la persona riacquisti piena vitalità e benessere emotivo, requisiti indispensabili per mantenersi giovani il più a lungo possibile.

La nostra società sempre più cerebralizzata richiede agli individui di essere efficienti e produttivi, mantenendo per la maggior parte del tempo un comportamento basato sul capire e sul fare, più che sul sentire. Questo obbliga spesso ad inibire le proprie emozioni, causando uno stress profondo che logora e favorisce un precoce invecchiamento.

La bioenergetica è una terapia psico-corporea centrata sulla riattivazione dei processi energetici (respirazione, movimento, sblocco delle emozioni trattenute) e sull’elaborazione analitica di tali processi. E’ stata elaborata da Alexander Lowen, allievo di Wilhelm Reich, il padre storico delle terapie centrate sul corpo.

Essa mira a realizzare una sana integrazione di corpo e mente, in modo che l’individuo non sia costretto ad attuare dei processi difensivi che limitano le sue possibilità espressive ed emotive e possa trovare l’energia per scoprire il piacere e la gioia di vivere. Il corpo si integra e si armonizza e i movimenti diventano più sciolti e liberi.


LA VERA GUARIGIONE

Quando una persona guarisce da una malattia ci dovremmo chiedere: “Che cosa lo ha guarito?”

E’ la medicina, la cura, la sua forza interiore, un miracolo?

Normalmente siamo così felici di essere guariti che ci dimentichiamo di studiare cosa ci abbia guarito. Ringraziamo il medico e riprendiamo la nostra vita ordinaria.

Sarebbe saggio invece fermarsi un attimo a riflettere, per comprendere quale meccanismo abbia agito per la nostra guarigione.

Di solito, si ritiene che siano i medicinali a guarire le malattie. Difatti, per ogni malattia esiste una medicina corrispondente.

Però, se analizziamo più a fondo la questione, ci accorgiamo che persone con la medesima malattia (e la stessa medicina) non guariscono allo stesso modo, e a volte non guariscono per nulla.

Ad un livello più profondo, scopriamo che non è una medicina né una cura a produrre una guarigione, ma qualcosa che agisce in sinergia con queste.

Ciò che tiene vivo un corpo, lo ripara e lo guarisce se necessario è la forza vitale, la vita stessa di quel corpo.

La materia vivente ha come unico scopo la sopravvivenza e quindi reagisce ad ogni minaccia. La sua forza proviene direttamente dalla vita che permea tutto l’universo, quella stessa vita che anima ogni essere vivente e che è uguale per tutti. Questa forza vitale anima il corpo, la mente e l’anima della persona. Senza di essa la materia è morta e inerme, tant’è che qualunque agente nocivo la distrugge facilmente. Gli stessi batteri che non riescono ad intaccare una persona viva, la distruggono in pochi giorni quando questa è morta.

Esistono quindi delle forze profonde di guarigione, in opera costantemente nel corpo e nell’animo umano. Quando infatti parliamo di malattia, includiamo anche ciò che agisce a livello mentale e a livello dell’anima, perché una persona può star bene fisicamente ma sentirsi “malato” dentro.

Quando una persona perde l’amore per la vita – ad esempio per la morte di un proprio caro – le forze vitali diminuiscono ed ella sarà più soggetta a malattie.

Viceversa, esistono infiniti casi di persone malate che ritrovano la motivazione a vivere e guariscono.

Quindi, ciò che guarisce veramente sono queste forze vitali che operano sempre per la vita e si oppongono alla morte.

Qual è allora il ruolo di un medicinale o di una cura?

Essi possono operare in armonia con queste forze, aiutandole nel loro lavoro. Se ad esempio c’è un’infezione, le forze vitali combattono i microrganismi responsabili, e se questi sono molto forti, il loro sforzo potrebbe non essere sufficiente. Allora, un medicinale che intervenga distruggendo i microrganismi sarebbe di grande aiuto e permetterebbe a queste forze di completare il proprio lavoro di guarigione.

Un medicinale quindi dovrebbe essere costruito con questo intento: aiutare le forze vitali.

Che dire invece di quella medicina, come ad esempio un antibiotico, che distrugge la flora intestinale e intossica il fegato e i reni?

Siamo qui di fronte ad una prodotto che se da un lato fa del bene uccidendo i batteri nocivi, dall’altro indebolisce grandemente il corpo e le sue forze vitali, creando forse una situazione peggiore di quella di partenza.

Allo stesso modo cure invasive come la chemioterapia e la radioterapie distruggono le forze vitali indebolendo il corpo e aprendo la strada ad un’infinità di problemi.

Purtroppo oggi la maggior parte delle medicine funzionano in questo modo, perché manca la visione del fatto che sono le forze vitali a guarire e non il medicinale che quindi non dovrebbe opporsi ad esse bensì aiutarle.

Manca cioè la fiducia nella natura e nel fatto che essa da sempre protegge le proprie creature, con l’esperienza di miliardi di anni di sperimentazione sul campo.

Una volta un frutteto di mele, circondato dal bosco, richiedeva rare cure da parte dell’agricoltore, diversamente da oggi dove il bosco non esiste più e con esso è scomparsa anche la sua protezione naturale, tanto da richiedere una moltitudine di trattamenti a base di prodotti sempre più aggressivi.

Avere fiducia nella vita significa sapersi affidare a queste forze guaritrici, significa poterle conoscere in profondità e saper collaborare con loro.

Avvicinarsi ad un malato, che sia nell’organismo o nell’anima, significa prima di tutto valutare le sue forze vitali residue e stimare la loro capacità di innescare una guarigione. Spesso, è sufficiente un riposo prolungato, un digiuno mirato, un esercizio bioenergetico, l’affetto delle persone vicine, e la guarigione inizia.

Nei casi più difficili, la somministrazione di farmaci naturali atti a rafforzare le difese immunitarie sarà il passo decisivo verso la guarigione.

In ogni caso, il profondo rispetto per la vita e per le forze vitali sarà l’atteggiamento giusto di partenza per operare in aiuto del malato e non contro di esso.

La vita opera per la vita e solo in casi estremi fallisce e si arrende alla morte.

Intossicare il corpo, portarlo oltre i suoi limiti fisiologici, mancare della giusta cura e del giusto rispetto per esso, sono tutti interventi umani che si oppongono all’operato delle forze vitali e possono condurre alla malattia grave e alla morte.

In assenza di questi, per la vita non è difficile mantenere sano un organismo umano che è stato progettato per vivere a lungo e in salute. Noi possiamo fare molto per la nostra salute, con atteggiamenti e comportamenti in armonia con la natura, le leggi eterne della vita e con l’amore.


…”Parti di me si sfaldano al sol pensiero di perderti Un giorno, se questo accadrà consumerò le mie guance con lacrime sincere. Piangerò la fine di tutto, di tutto il possibile ed il sensato, e rimarrò in eterno a contemplare l'infinità del nulla.”


Un giorno abbiamo letto questa poesia su un libro, non ricordiamo bene di chi fu, ma in fondo cosa importa chi parla, quando a parlare è il cuore? Crediamo che a modo proprio ognuno sappia qualcosa della salute e della vita, qualcosa che rende unici i suoi istanti e lui stesso. E alla fine arriverà anche per questo qualcuno, una persona che saprà apprezzare la sua unicità amandolo sinceramente. L'amore è forse l'unico sentimento che ci permette ancora di definirci superiori agli animali, è l'unica forza davanti a cui anche la ragione si ferma (sempre ammesso che questa sia ancora fermamente radicata nell'uomo) e lascia libero spazio a noi stessi per seguire ciò che sentiamo davvero. Personalmente a chi ci chiede se esiste l'amore eterno non sappiamo bene cosa rispondere o meglio risponderemo che l'amore per quanto eterno sia non è mai abbastanza, però, in cuor nostro, speriamo che ci sia davvero. Eppure riflettendo, come potrebbe esistere l'uomo nel grigiore che ha creato attorno a sé, se non avesse creato anche una via d'uscita da questo mondo, un dolce sospiro di sollievo in mezzo al soffocamento del pianeta? In fondo tutto questo può essere giusto, ma preferiamo pensare che l'amore non sia un qualcosa di creato dall'uomo, ma messo a disposizione di quest’ultimo per renderlo ogni giorno migliore, più attento ai piccoli particolari della vita, alla costante ricerca di un punto morto del mondo, dell'anello che non tiene, del filo da sbrogliare che ci mette nel mezzo della verità o più semplicemente, di un passaggio per la felicità. E la chiave per raggiungere tutto ciò si trova nella volontà di amare, forza che bisogna trovare per poter vivere davvero. Alcuni pensano che l'amore sia soltanto un'illusione, una menzogna che l'uomo si racconta per poter credere un giorno di aver raggiunto la felicità, ma come potrebbe riuscire una banale bugia a smuovere cuori, ad illuminare vite e cambiare le persone? In realtà, non sappiamo chi o che cosa abbia creato tutto questo, l'amore, le illusioni, i sogni, ma non ci importa nemmeno, possiamo amare anche senza sapere. Basta trovare le forze per evadere da questo mondo, dal mondo che conosciamo ogni giorno sin da piccoli, per entrare a far parte di una magnifica fantasia, di quel piccolo giardino di cui solo noi e la persona che amiamo abbiamo la chiave. In fondo crediamo che l'amore non sia che questo, trovare (e non creare) un altro universo con la persona che sia ama, rendendola dea incontrastata di quel regno, oggetto di pensieri, desideri ed attenzioni, principessa intoccabile del nostro luogo di rifugio. L’amore quindi fa parte delle cure che la natura e l’anima ci hanno messo a disposizione ma come in tutte le cure bisogna dedicargli tempo….il tempo presente, l’attimo che si sta vivendo in quel preciso momento, lo zen della vita.


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