Bioenergetica
di Bregtje Piva

Movimento - respiro - emozione - pensiero
 
Mediante la congiunzione tra lo sforzo fisico e le attività mentali ed emotive, la bioenergetica libera le latenti potenzialità di letizia e di gioiosa voglia di vivere.

È l’offerta di un percorso per il superamento delle divisioni tra percezione, sentimento, pensiero e azione.

 Un presupposto della bioenergetica è la convinzione sull’identicità del funzionamento del corpo e della mente: quel che accade al fisico si riflette nella psiche e viceversa. La rigidezza e la continua sollecitazione fisica riducono la nostra vitalità e abbassano il livello delle energie disponibili, le distorsioni muscolari limitano ogni vigore, ostacolano la nostra mobilità e le nostre possibilità espressive, danneggiando la nostra salute emozionale.
 Gli esercizi bioenergetici ci portano a comprendere meglio le nostre tensioni e distorsioni e ad eliminarle grazie a dei movimenti specifici. Ed è importante sapere che ogni singolo muscolo contratto inibisce un determinato movimento.

Con un lavoro ben mirato si raggiunge un più alto livello di autocoscienza e di tutto ciò che tale concetto implica. Questo avviene soprattutto attraverso un maggiore contatto con il suolo, l’intensificazione delle proprie vibrazioni corporee ed un approfondimento della respirazione, dando spazio ad una maggiore consapevolezza di se stesso e all’ampliamento della propria espressività.

Sottoporre il proprio corpo ad esercizi regolari e disinvolti ci fa accedere alla nostra tormentata forza vitale, ci apre verso i nostri sentimenti e favorisce lo sviluppo di una percettività più fresca e coinvolgente del nostro modo di pensare la realtà.

La bioenergetica è quindi un percorso vivo verso una salute vissuta.

  La storia
 I precursori della bioenergetica        
 

Il concetto della bioenergetica di Alexander Lowen si basa in gran parte sulla cosiddetta vegetoterapia del suo maestro, lo psicoanalista austriaco Wilhelm Reich (1897-1957).

Reich partì dal presupposto che le energie sessuali accumulate  siano l’effettiva causa dell’insorgere e persistere delle nevrosi[1] e che siano proprio queste energie imprigionate a dover essere “liberate” per togliere alla nevrosi proprio questa sua primaria fonte di alimentazione. Secondo Reich, prima di poter intervenire sugli istinti repressi del paziente, il lavoro terapeutico preliminare dovrà innanzitutto trovare il modo di fare rinunciare il paziente alle sue resistenze contro le proprie emozioni negative per poter quindi accedere in maniera più completa possibile alle energie degli istinti repressi ed agli stati di eccitazione a loro associati.

Nella sua “analisi dei caratteri“ Reich ci presenta alcuni modelli diversificati di questa resistenza alle eccitazioni, quali una cortesia esagerata, comportamenti forzati o ossessivi oppure uno stato di melanconia cronica, che egli chiama “resistenze caratteriali (l‘equivalente delle corazze caratteriali)“ e che avvolgono le emozioni per la maggior parte negative la cui liberazione precederà la possibilità di un conseguente trattamento efficace.

Reich constatò che spesso certe peculiarità caratteriali si manifestano insieme con determinate forme tipiche del portamento corporeo, giungendo alla conclusione che ogni specifica corazza caratteriale debba essere interpretata sulla base del tono muscolare, del movimento corporeo e della mimica individuale come pure delle stesse condizioni psichiche dell‘individuo, il che alla fine ha portato al postulato della “identità funzionale“ tra la tensione muscolare e la repressione psichica.[2]

Partendo da questa unità funzionale tra caratteristiche nevrotiche e sovratensioni muscolari, Reich giunge alla conclusione che l’accesso al disturbo psichico possa avvenire tramite un mirato lavoro sulla muscolatura.

Per liberare e portare ad una espressione spontanea  le rimozioni trattenute entro la corazza caratteriale, Reich chiese ai suoi pazienti di dar sfogo alle proprie emozioni anche  fisicamente, ad esempio urlando, dimenandosi o pestando i piedi.

Gli insegnamenti di Reich portarono quindi alla nascita di diverse scuole cosiddette neoreichiane come la biodinamica (Gerda Boyesen), la biosintesi (David Boadella) e la psicoterapia organismica (Malcolm Brown) nonché la bioenergetica di Alexander Lowen che alla fine si distinse per un sostanziale ampliamento e aggiornamento della classica dottrina reichiana.

  Concetti di base della bioenergetica
 
      “Se qualcuno ci spiega che le attività fisiche abbiano un’influenza sullo spirito, ci  trova ovviamente d’accordo. Ma è una verità lapalissiana. Io invece affermo che sono i processi energetici del corpo a determinare tanto le faccende dello spirito quanto quelle del corpo.“[3]
 
 L’energia
  A differenza di alcuni altri concetti fisiopsichoterapeutici, Lowen cerca di non abbinare il concetto dell’energia ad una forma concreta e ben definita, ma lo identifica piuttosto come un sinonimo di quella risorsa di cui l’essere vivente necessita per esistere e rimanere attivo, riferendosi insistentemente a quelle ben note necessità fisiologiche, come l’assunzione di cibo e la respirazione, che alla maggior parte degli organismi viventi serve a produrre l’indispensabile “carburante“, e cioè l’energia.

In linea di massima si è d’accodo che l’organismo dell’uomo e dell’animale trae la propria energia dalla combustione degli alimenti.

 Secondo Lowen, la disponibilità individuale di energia e la sua gestione dipende in maniera determinante dalla propria personalità e si esprime in definitiva nell’apparenza esterna corporea ed interna psichica dell’individuo.
 Quanta sia l’energia che un individuo possiede e come la utilizza, si determina attraverso la sua personalità, come pure nella stessa si rispecchierà. Così, ad esempio, un individuo impulsivo non sarà capace di trattenere uno stato crescente di energia o di eccitazione e quindi dovrà liberarsene il più presto possibile, mentre uno affetto di nevrosi ossessive potrà farlo soltanto nell’ambito di rigidi modelli comportamentali.

Lowen paragona l’organismo preferibilmente con il fuoco, il cui calore, quindi la resa energetica, è identica allo sviluppo di energie da parte dell’uomo. Com’è noto, il fuoco ha bisogno di ossigeno, in mancanza del quale si spegne. Quindi per Lowen alla respirazione quale processo di ossigenazione spetta un importante ruolo nel bilancio energetico dell’organismo. Per cui ritiene che un rafforzamento e quindi una intensificazione della respirazione sia il metodo più sbrigativo, anche se non il più duraturo, per aiutare gli individui energeticamente deboli (ad.es. i depressi) a creare delle energie nuove.

 Nell’ambito bioenergetico è particolarmente importante il fatto che non si tratta in primo luogo di fare semplicemente “scorta“ di risorse energetiche mancanti, ma innanzi tutto di  armonizzare il bilancio di carico e scarico.
 L’organismo vivente può funzionare soltanto se sussiste un’equilibrio tra l’energia caricata e quella scaricata, equilibrio necessario affinché il livello energetico corrisponde alle necessità e  possibilità dell’organismo stesso.
 Il concetto del livello energetico qui si riferisce in qualche modo alla quantità di energia che l’individuo riesce a “scambiare“. E dato che l’individuo mira ad un bilancio energetico equilibrato, una scarsa resa di energia determinerà automaticamente una ridotta assunzione di energia per evitare un “sovraccarico“.
 
  L’energia e il corpo
 Secondo Lowen, l’autoespressione disinibita dell’individuo comporta una piacevole sensazione di godimento e soddisfazione che a sua volta va di pari passo con una maggiore attività e quindi con un aumentato scambio energetico. In tale situazione Lowen considera “caricati di energia“ i liquidi corporei come il sangue, il fluido linfatico ecc. dato che è loro compito, tra l’altro, fornire il necessario “carburante“ ed asportare le “scorie“ accumulatesi durante i processi metabolici.

Certi stati emotivi generano un aumentato flusso spontaneo di tali sostanze energetiche in direzione di diverse regioni corporei, ad esempio nei genitali in caso di eccitazione sessuale oppure nella testa in presenza di ira o rabbia. La proprietà ed intensità di questi flussi energetici, Lowen la definisce con il termine “motalità“ e lo intende come un parallelismo dell’apparenza esteriore, dell’espressione del muoversi dell’individuo.

Più un individuo è strutturato e rigido, tanto minore risulterà la dinamica espressiva del suo movimento corporeo, accentuando invece l’aspetto meccanistico dei movimenti.

Le tensioni muscolari cronificate (corazza muscolare) bloccano o ostacolano il flusso delle sostanze energetiche e quindi anche quello delle emozioni influendo sulle sensazioni ed espressioni dell’Io. Liberando il flusso di energie attraverso una serie di esercizi fisioterapeutici il paziente potrà riacquistare un accesso alle proprie emozioni ed esigenze represse le quali verranno poi, nel corso della successiva terapia, adeguatamente trattate. Secondo Lowen, per il quale l’Io ed il corpo rappresentano la stessa entità, lo stesso corpo riflette quindi sempre lo stato emotivo e la personalità dell’essere vivente.

  Lo spirito e il corpo
 Come già esposto, Lowen rifiuta il pensiero di una scindibilità dell’organismo in corpo ed anima. Di conseguenza critica la tendenza da parte di molti di accettare sì la reciproca influenza tra il corpo e lo spirito, ma di gestirli poi di fatto come due sistemi a sé stanti, di cui soffre in modo particolare l’attuale sistema educativo che ad esempio nella ginnastica vede soltanto degli esercizi fisici, mentre il tradizionale insegnamento viene visto come pura formazione spirituale. In tale differenziazione tra due sistemi autarchici, Lowen scorge anche la fragilità di altre psicoterapie orientate al colloquio che da un lato forniscono la conoscenza del proprio stato d’animo e delle sue origini, ma dall’altro lato non sono poi in grado di attivare a sufficienza le emozioni ad esse collegate.
 Il sapere diventa capire, se legato all’emozione. Soltanto la comprensione approfondita legata ad una forte emozione è in grado di modificare dei modelli comportamentali strutturati.

In riferimento alla bioenergetica, Lowen affida allo spirito umano nell’organismo sia delle funzioni di guida che delle funzioni di guardia. Con la “funzione di guida“ la bioenergetica intende la possibilità di indirizzare la propria attenzione e quindi l’energia verso l’interno, su se stessi, oppure verso l’esterno, cioè sull’ambiente circostante. In questo senso un individuo sano è colui che è capace di dislocare la propria attenzione fra l’interno e l’esterno in maniera talmente subitanea da percepire se stesso ed il suo interlocutore alla stessa dimensione. Nei casi in cui manca questo equilibro percettivo e sussiste una preponderanza nel percepire se stessi oppure gli altri, Lowen parla di una eccessiva autocoscienza ossia di una ipersensibilità.

La seconda funzione dello spirito, quello di guardia, lo vede nel ruolo di una specie di sentinella: Lo spirito ha da badare al corpo, ha il compito di definire, riflettere e soddisfare gli stati d’animo, i desideri e le emozioni.

La percezione del corpo attraverso lo spirito costituisce una regola basilare della bioenergetica. Secondo tale definizione il “sentire fisicamente“ diventa possibile soltanto quando l’individuo ne è disponibile anche spiritualmente. Se invece non lo è, reprime le percezioni ed anche i movimenti ad esse associate, relegandole sul piano fisico in una tensione muscolare cronificata ed intervenendo così “artificiosamente“ sul flusso dell’eccitazione e dell’energia. 

Tale processo avviene a discapito delle facoltà di sviluppo dello spirito che ora si concentra prevalentemente nel mantenere il controllo sull’emozione “sgradita“ dissipando allo stesso tempo delle risorse preziose.

  Paura e difesa
 Nella teoria bioenergetica sulla paura e la difesa, al cuore, quale centro di fatto del flusso energetico e per la sua importanza come sinonimo della vita e dell’amore, spetta un ruolo decisivo ed è nel contempo avvolto da uno spesso manto protettivo a strati multipli costituiti da meccanismi psichici e fisici che dovranno essere superati se lo si vuole raggiungere ed aprire.

Sono poche le situazioni minacciose che non influiscono sul cuore. Se ci spaventiamo o avvertiamo una paura, il cuore si ferma per un istante per poi battere più velocemente. Quindi, il suo comportamento e le sue reazioni sono strettamente legate a questo tipo di emozioni. Per questo motivo, secondo Lowen, le persone esposte a minacce esistenziali sviluppano un sistema di protezioni per salvaguardare il cuore, il che contemporaneamente porta però anche ad un certo isolamento emotivo verso il mondo esterno. L’interessato risulta incapace di gestire il suo mondo circostante e non è in grado, o soltanto in parte, di “scambiarsi“ con esso.

                    
 
 

                         Schema sec. Lowen (1988): Meccanismi di difesa:[4]

 
                                                  strato dell‘Io

L’esterno strato dell’Io è intriso con psicomeccanismi a difesa dell’Io (come negare, scaricare colpe, diffidare, razionalizzare) e rappresenta lo strato esterno della personalità.                 

                                                strato muscolare

Lo strato muscolare contiene le tensioni muscolari croniche a rinforzo delle difese che reprimono le sensazioni da esse trattenute.

                                                   strato emotivo

Lo strato emotivo comprende le emozioni represse come la rabbia, il lutto, l’angoscia, la disperazione e la sofferenza.

                                                        nucleo

                                                         cuore

Il nucleo viene rappresentato dal cuore quale sorgente del sentimento dell’amare e dell’essere amato.

                                                emozioni represse

                                        tensione muscolare cronica

                                         meccanismi a difesa dell’Io
 
 
 

 Le strutture caratteriali nella bioenergetica

  Piacere, angoscia e difesa
 Lowen parte dal presupposto che l’orientamento primario degli esseri viventi consiste nell’evitare la sofferenza ed aspirare al piacere, l’indicatore più importante per il benessere dell’organismo. Se una cosa ci promette del piacere e quindi ci stimola a renderla fruibile, e se allo stesso tempo dobbiamo attenderci una sofferenza, allora nasce la paura. Per spiegare meglio tale equazione, cioè “piacere + dolore = paura“, Lowen cita il ben noto esperimento di Pawlow con il cane:
 “Dapprima addestrò un cane nel reagire al suono di un campanello seguito dalla somministrazione di un piccolo boccone. Già dopo brevissimo tempo il cane cominciò a reagire al semplice suono del campanello eccitandosi e salivando nella piacevole attesa del bocconcino. Quando questo riflesso diventò continuativo, Pawlow modificò la sequenza dell’esperimento, sottoponendo il cane dopo ogni scampanellata ad un elettroshock. A partire da ora il suono del campanello generò nella mente del cane sia la piacevole attesa del cibo, sia la minaccia del dolore. Venne così a trovarsi in una situazione di emergenza:  se da un lato stava per scattare, dall’altro aveva paura e venne quindi preso da un gravissimo stato di angoscia.”[5]
 In queste situazioni di emergenza (conflitti) che generano paura e che ci obbligano a confrontarci con dei segnali opposti, Lowen scorge la comune causa dell’insorgere di turbamenti della personalità di natura sia nevrotica, sia psicotica. Schematicamente Lowen descrive così il tipico modello di sviluppo di turbamenti della personalità:
 L’inseguimento di un piacere – sottrazione, delusione, punizione = paura e difesa.
 Riportato ad un esempio di vita pratica un simile percorso potrebbe presentarsi nel seguente modo:
 Il bambino intende i suoi genitori come sorgente di piacere e li insegue amorosamente. Nel processo educativo i genitori puniscono mediante sottrazione d’amore oppure violenza ogni qual volta il bambino non si comporti in conformità alle

loro aspettative, ma tenti di soddisfare i propri desideri. A questo punto il bambino comincia ad associare i genitori a piacere e sofferenza nello stesso tempo e sviluppa di conseguenza stati di angoscia e relativi sistemi di difesa.

Ora, nella bioenergetica i diversi meccanismi e strategie di difesa contro queste paure vengono classificati in gruppi e denominati “strutture caratteriali“.

Nel tipo di struttura caratteriale di un individo Lowen vede l’espressione del miglior compromesso possibile che lo stesso individuo è stato capace di sviluppare per affrontare  l‘angoscioso conflitto tra il desiderare una intima vicinanza e l’ambire un’autoespressione (il piacere proprio). Ogni tipo di carattere si identifica poi in una propria variante del problema vicinanza-autoespressione.

Lowen sottolinea che le strutture caratteriali non descrivono e tanto meno definiscono l’individuo stesso ed il suo essere, ma vanno invece intese semplicemente come delle forme riassuntive di meccanismi difensivi che si manifestano in comune e che decidono su come l’individuo gestisce la propria ambizione al piacere.

  Le ipotesi dei cinque tipi di carattere
 Voler descrivere meticolosamente tutti i tipi di carattere e le relative sovrapposizioni esulerebbe dal contesto della presente trattazione, anche se la tematica risulta talmente vasta e rigogliosa da poter riempire facilmente interi libri, cosa che infatti Lowen e W. Reich avevano fatto esaurientemente e ripetutamente.

Quindi in questa sede c’è da limitarsi ad una rappresentazione piuttosto sommaria di questo tema. Chi volesse approfondire ulteriormente la questione troverà nei riferimenti di letteratura un’esauriente fonte per più dettagliate delucidazioni.

  Il carattere schizoide
 Descrizione:

Scissione dell’integralità della personalità; spessi sdoppiamenti e mancante corrispondenza fra pensiero e sentimento, carenza di contatto con il proprio corpo; inoltre ripiegamento verso l’interiore con interruzione o perdita dei contatti con il mondo esteriore o la realtà. Si aggiungono delle difficoltà con la delimitazione dell’Io che generano ipersensibilità ed il rifugiarsi in meccanismi sempre più difensivi con l’aumentare delle pressioni dall’esterno. Vengono evitati contatti e rapporti intensivi e sentimentali. Il flusso energetico verso le varie zone corporee (viso, mani, genitali, piedi) che servono per entrare in contatto con il mondo circostante, risulta ridimensionato a causa delle tensioni muscolari specie nella testa, nelle spalle e nel bacino. La corporatura è piuttosto esile e sembra contratta, le contrazioni sul viso determinano dei lineamenti rigidi. Il carico energetico si accumula interiormente e può sprigionarsi in comportamenti violenti.

 
Cause/anamnesi:

Precoci e talvolta ostili rifiuti specialmente da parte della madre con l’impressione di una minaccia esistenziale. Generale carenza di esperienze positive quali sicurezza e gioia con reazioni tipiche per l’infanzia: comportamenti di isolamento e sporadici impeti di collera.

 
Conflitto base:

“Esistenza contro esigenza“ – L’esigenza di vicinanza viene equiparata ad una minaccia esistenziale e di conseguenza l’isolamento appare come unica „possibilità di sopravvivenza“.

  Il carattere orale
 
Descrizione:

Una personalità con molteplici tratti tipici per la fase orale dell’età di prima infanzia. L’aggressività è ridotta, mentre dominano carenza di indipendenza, tendenza all’aggrapparsi e la voglia di sicurezza e protezione, spesso accompagnati da una simulazione di „iperindipendenza“ che però solitamente crolla in situazioni di stress.

Non di rado prevale un senso di „vuoto interiore“ che chiede di essere colmato da altre persone. Si aggiunge la tendenza ai mutamenti di umore, spesso in direzione di gravi depressioni. Carico energetico generalmente debole con flusso ridotto verso le zone periferiche in presenza di una muscolatura piuttosto sottosviluppata prevalentemente nella parte inferiore del corpo. Gli organi addetti a stabilire i contatti risultano caricati inadeguatamente (scarsa facoltà visiva, insufficiente eccitabilità dei genitali). Di solito il corpo risulta allungato e sottile ma non in sovratensione e contratto come nel caso del carattere schizoide. La muscolatura nelle braccia e specie nelle gambe si presenta piuttosto debole ed il corpo sembra immaturo (bacino stretto nelle donne, scarsa crescita di peli negli uomini).

 
Cause/anemnesi:

Fissazione sull’età di prima infanzia causa la mancanza di soddisfacimento in quella fase di sviluppo ( ad es. per assenza della madre) spesso accompagnata da eventi comportamentali „precoci“ (camminare, parlare) indotti eventualmente come tentativo di superare con una maggiore indipendenza le sensazioni di perdita o carenza. Tipiche, inoltre, le fasi depressive nell’età di tarda infanzia e di prima adolescenza.

 
Conflitto base:

“Esigenza verso dipendenza“ – L’indipendenza può essere raggiunta soltanto attraverso la rinuncia al calore ed alla vicinanza, quindi viene fornita responsabilità in cambio di affetto verso terzi.

 

 Il carattere psicopatico

 
Descrizione:

Tendenza alla negazione e alla lotta interiore contro emozioni senza però giungere ad uno sdoppiamento come nel caso del carattere schizoide. Presente la spinta per raggiungere potere e controllo su altre persone o tramite mera tirannia, o mediante abile seduzione. Diventa importante conservare sempre il sopravvento e dato che perdere significherebbe assumersi il ruolo di vittima, nelle situazioni di confronto viene sempre e con insistenza inseguita la vittoria.

Massiccio è l’afflusso energetico verso la parte alta della testa generando un sovraeccitamento del sistema spirituale ed allo stesso tempo una insufficiente irrogazione nelle parti corporee sottostanti: diaframma, basso busto, occhi e occipite risultano solitamente tesi e ostacolano il flusso energetico ed emotivo.

 
Cause/anamnesi:

Lowen presume la presenza di un genitore sessualmente seducente a livello subliminale che tenta così di legare a sé il bambino, ma che non può soddisfare la “infantile“ esigenza di vicinanza. Da questa situazione di seduzione il bambino viene costretto ad attaccare e sfidare il genitore appartenente all’altro sesso. Al bambino rimane solo la possibilità o di superare le proprie esigenze di vicinanza oppure di ottenere tale vicinanza ricorrendo a manipolazioni/seduzioni.

 
Conflitto base:

“Indipendenza contro vicinanza“ – Per poter mantenere da un lato la propria esigenza di controllo e dall’altro ottenere la vicinanza, il carattere psicopatico preferisce dei partner sottomessi e servili. Dato che quest’ultimo si sentirà inferiore e sarà quindi lui a chiedere il contatto, il nostro eviterà così di dover assumere il ruolo del “postulante“ debole.

  Il carattere masochista
 
Descrizione:

L’individuo del carattere masochista tende alla sottomissione ed alla smania di piacere, spesso soffre e si lamenta della sua condizione, ma non riesce a liberarsene da solo.

Dietro all’apparente sottomissione si celano però anche sentimenti di odio, di negativismo, di ostilità e di superiorità che vengono repressi per paura di reazioni esplosive. Quindi, l’aggressività risulta fortemente arginata e lo stesso vale per la capacità di autoimposizione. E‘ presente una tendenza a comportamenti di sfida per indurre il partner a reazioni forti, le quali servono poi per giustificare i propri sfoghi e ciò vale non necessariamente solo per i conflitti, ma anche per la sessualità.

L’indivuo con tendenze masochistiche ha una carica energetica piuttosto elevata, la reprime però mediante forti tensioni muscolari nelle zone esterne del corpo riducendone l’espressività.

La costituzione del corpo risulta piuttosto corta, vigorosa e muscolosa, specie per quanto concerne il collo.

 
Cause/anemnesi:

Le strutture caratteriali masochistiche si incontrano soprattutto in famiglie dove l’amore ed il riconoscimento vengono accompagnati da forti pressioni. Mentre la madre risulta alquanto dominante e piena di abnegazione, il padre tende alla sottomissione. Praticamente il bambino viene soffocato dalle premure della madre, il che, più tardi, porta a dei sensi di colpa e di angoscia nel vivere la propria indipendenza. Spesso l’evasione dall’umiliante repressione è stata tentata mediante esplosioni di odio e di rabbia, soppressi però puntualmente dalla madre.

 
Conflitto base:

“Vicinanza contro libertà“ – Il masochista pensa di non essere amato quando è libero. Quindi scambia libertà con amore.

 

 Il carattere rigido

 Descrizione:

Il carattere rigido cerca di reprimere i suoi tratti masochistici nascosti con un portamento apparentemente rigido, orgoglioso e innavvicinabile. Per lui il cedere equivale al sottomettersi. Domina una continua paura di essere sfruttato o manipolato per cui egli reprime ogni impulso ad aprirsi, intento che di solito, grazie ad una forte capacità di autocontrollo, gli riesce anche. E‘ di regola la presenza di un marcato senso della realtà che viene però prevalentemente utilizzato per reprimere le proprie voglie di piacere. Questi individui spesso sono molto attivi, ambiziosi, battaglieri e cocciuti, mentre solo raramente sono condiscendenti o addirittura cattivi.

Per quel che riguarda le parti corporee a contatto con il mondo circostante, il carattere rigido ha una carica energetica piuttosto forte. Le tensioni muscolari si annidano solitamente nei muscoli estesi periferici dove la rigidità viene ulteriormente sostenuta dai muscoli flessori ed estensori. Il corpo risulta ben proporzionato, una buona carnagione e movimenti vivaci testimoniano un alto grado di vitalità nel caso la struttura caratteriale non sia estremamente marcata.

 
Cause/anamnesi:

Rispetto ai precedenti comportamenti di difesa, Lowen qui parla di traumi meno gravi. Piuttosto presume la presenza di frustrazioni o fallimenti nell’inseguire soddisfazioni sessuali o erotiche, causate ad esempio da divieti di masturbazione oppure da rapporti perturbati con il partener dell’altro sesso.

Il carattere rigido si rende ben conto del suo essere controllato e ne soffre anche in un certo modo, in quanto egli stesso desidera in fondo di poter amare e vivere in maniera più libera e disinvolta.

 
Conflitto base:

“Libertà contro capitolazione di fronte all’amore“ -  Il carattere rigido tende a paragonare l’amore con la sottomissione e quindi con una retrocessione al masochismo per cui si sforza a mantenere un controllo continuo su di sé e le proprie emozioni.

  Esercizi di bioenergetica
 La meta degli esercizi bioenergetici consiste nel trasferirli nella vita di tutti i giorni. Ci aiutano a concentrarci sul nostro io fisico e mentale e ad ancorarci alla realtà della terra. Possono essere utilizzati per riscoprire la vitalità, rafforzare il sistema immunitario, stimolare la circolazione, accrescere la sensazione di leggerezza interiore e, allo stesso tempo, ottenere un profondo radicamento nel mondo.

Come possiamo ritrovare le nostre energie perdute? È possibile solo con la pratica, vivendo e sostenendo le proprie condizioni fisiche e psichiche. Gli esercizi qui  descritti possono essere utilizzati senza l’assistenza di un terapeuta a condizione che si tratta di persone fisicamente e psichicamente sane. Se invece si vuole trattare una malattia ovvero uno squilibrio di umori, sarà preferibile consultare un terapeuta. Praticare soltanto gli esercizi non sostituirà mai un cammino terapeutico.

 La respirazione: L’inspirazione può avvenire sia attraverso il naso che la bocca. L’espirazione invece avviene esclusivamente attraverso la  bocca in modo profondo in quanto favorisce la respirazione addominale. L’espirazione profonda accompagnata da un suono allenta ulteriormente le tensioni. Eseguendo questi esercizi si sentiranno delle vibrazioni. Ciò è dovuto a piccole scariche che si susseguono rapidamente all’interno dei muscoli che vengono avvertite  come un  flusso che scorre e come calore diffuso. Non è un segno di paura o debolezza. Anzi, indica che la muscolatura è sana.
 Esercizi in piedi: mettiamo i piedi in parallelo, divaricati ad una distanza corrispondente alla larghezza del bacino. Le ginocchia sono leggermente piegate. Il peso del corpo dev’essere distribuito su tutta la pianta dei piedi. Ora mobilitiamo il corpo alzando contemporaneamente entrambi i talloni dando dei piccoli colpi al pavimento. Occhi chiusi e respirazione addominale. Il corpo si scalda e inizierà a vibrare. Va eseguito a piacere. Poi ci fermiamo e continuamo a respirare ed a portare l’attenzione sulle nostre sensazioni fisiche.
 Scrollarsi: sempre nella posizione di partenza iniziamo a muovere energicamente le braccia e le spalle. Tutto il busto dev’essere trascinato da questi scrolloni. Poi scuotiamo anche il bacino e gli glutei come se dovessimo liberarci da una presa. Durante tutto l’esercizio i piedi rimangono ancorati a terra. Torneremo alla posizione di riposo dopo aver avuto la sensazione di esserci liberati. Percepiamo le vibrazioni e rivolgiamo la nostra attenzione alle singole parti del copro. È preferibile iniziare dalla testa per finire con i piedi.
 Esprimere l’aggressività: assumiamo la posizione di partenza. Alziamo le braccia distese con le mani intrecciate sopra e indietro la testa. Ci fermiamo un momento per raccogliere  l’energia. Poi sferriamo un colpo più forte che possiamo in avanti fino ad arrivare con le mani in mezzo alle gambe. E mentre lo facciamo, sporgiamo la mandibola in avanti. Muovendoci verso il basso espiriamo profondamente emettendo un suono di sforzo a nostro piacere.
 Saltellare pestando i piedi: ci mettiamo in posizione eretta. I piedi sono divaricati di circa mezzo metro, le ginocchia sono leggermente piegate, la bocca socchiusa, gli occhi aperti. Partendo da questa posizione iniziamo a saltare. Saltiamo con forza, a gambe divaricate, atterrando con tutto il nostro peso sull’intera pianta dei piedi. Allo stesso tempo muoviamo braccia e mani come se volessimo buttare a terra qualcosa.
 Radicamento: assumiamo la posizione di partenza e abbandoniamo il busto facendolo cadere in avanti. Rimaniamo a ciondoloni per circa due minuti lasciando che la forza di gravità attiri il busto ancora più in basso. Respiriamo profondamente usando l’addome. Ora riportiamo gradualmente il busto in posizione eretta. La testa e il collo continuano a ciondolare rilassati finché il busto non sia tornato in posizione eretta. Come ci sentiamo ora? Siamo a contatto con il pavimento?
 Cielo e terra: sdraiati sul pavimento avviciniamo le ginocchia al petto, poi distendiamo le gambe verso l’alto, in verticale, e divaricate a una distanza pari alla larghezza del bacino, e spingiamo i talloni verso l’alto. In questa posizione si creerà una crescente tensione nelle gambe e nell’addome che si manifesterà con delle vibrazioni. Manteniamo la tensione per quanto ci è possibile, poi abbassiamo di nuovo le gambe. Respiriamo profondamente emettendo suoni deboli e profondi. Chiudiamo gli occhi per sentire le pulsazioni del nostro corpo.
 Il sorriso interiore: rimaniamo sdraiati, rilassiamo i muscoli del viso, prima contraendoli con delle smorfie e poi distendendoli. Chiudiamo gli occhi e respiriamo profondamente. Ora sorridiamo dentro di noi. Sentiamo come le guance e gli angoli della bocca si sollevano leggermente, come si schiudono le labbra. Sorridiamo in noi stessi. Estendiamo il sorriso agli occhi. Dirigiamo l’energia sorridente verso il torace. Sorridiamo per qualche istante nel cuore. Dopo qualche minuto proveremo un’intensa e benefica sensazione di ampiezza.
 Riemergere: dopo il profondo rilassamento ci stiriamo, ci contorciamo come più ci fa piacere e ci alziamo adeguatamente nella posizione eretta di partenza.
 La bioenergetica ci offre oltre cento esercizi che vanno studiati per poi poter tra di loro scegliere ed adeguare quelli più adatti ad ogni singola persona ed alle sue necessità individuali.
 


[1] Disordine mentale di natura prevalentemente psicologica, derivato da un conflitto inconscio tra individuo e l’ambiente.

[2] Principio che, nella tradizione classica, identificandosi in un proprio tempo con la prima e più importante delle funzioni vitali (il respiro), viene quindi a corrispondere a un concetto di “anima” più o meno smaterializzata. Nella psicologia moderna e nell’uso comune, il complesso dei denomeni e delle funzioni che consentono all’individuo di formarsi un’esperienza di sé e del mondo di agire di conseguenza. Dal greco psykhe “anima” connesso con  psycho “respirare,soffiare”.

[3] Lowen, A.: Bioenergetik, Therapie der Seele durch Arbeit mit dem Körper.

[4] Lowen, A.: Der Verrat am Körper und wie er wieder gutzumachen ist, p. 68

 

[5] Lowen, A.: Arrendersi al corpo, p. 72


[ 1 ]