I figli della provetta
di Gino Soldera

La tendenze psichiche alla nascita sono la risultante delle caratteristiche ereditarie insite nel patrimonio genetico ricevuto dai genitori, dalle esperienze vissute dalla madre durante la gestazione e dalla combinazione unica e originale avvenuta con l'incontro dell'ovulo e spermatozoo durante la fecondazione.
Nel campo dell'ereditarietà sono state acquisite da tempo molte importanti conoscenze che hanno permesso di determinare le implicazioni ereditarie di alcuni importanti aspetti della personalità.
L'influenza della madre nella formazione del nascituro e la sua esperienza durante la vita prenatale sono state prese in considerazione solo negli ultimi decenni, alla luce delle scoperte riguardanti la neuropsicologia prenatale (1).
Campo del tutto nuovo di studio e di esplorazione è quello della fecondazione ed in particolare della fecondazione artificiale. Questo, da quando il 25 luglio 1978 è nata in Gran Bretagna Louise Brown: la prima neonata concepita in vitro, ad opera dell'equipe del famoso embriologo dott. Robert Edwards(2).
Alle prime reazioni del mondo culturale, scientifico e religioso, di stampo catastrofico o miracolistico, è seguita una fase, che potremmo definire di esperienza e riflessione, che ci consente oggi di approntare alcune considerazioni di tipo neuropsicobiologico, psicosomatico e psicologico, per capire gli effetti e limiti di questa pratica sul piano della crescita e dello sviluppo dell'essere umano.
Intanto va ricordato che la catena filogenetica che si ripropone nella ontogenesi, attraverso il sistema informativo ereditario, non viene scombinata dalla fecondazione artificiale, ma solo messa a dura prova, per le profonde modificazioni ambientali e la alterazione dei processi implicati.
Infatti, la proceazione artificiale non muta la struttura genetica dell'uomo: da questa pratica di biotecnologia avanzata di laboratorio sono nati dei bei bambini, normali, del tutto assomiglianti agli altri; quali siano le reali conseguenze future la cosa è ancora in parte da vedere.
In uno studio effettuato su topi, dall'èquipe di ricercatori dell'Università di Parigi e dell'INSERM, sono stati messi a confronto gli animali nati da embrioni congelati e con quelli nati da embrioni non-cogelati e verificato le possibili differenze nel corso dello sviluppo e vecchiaia.
Anche se non sono emerse grandi anomalie sono comunque emerse alcune differenze fisiche e di comportamento come:
- la forma della mandibola, che dipende da diversi geni;
- il peso, che nei topi congelati aumenta con l'età;
- le prestazioni neurosensoriali, che risultano essere complessivamente più insoddisfacenti.
Secondo i ricercatori francesi non è detto che queste differenze dipendano necessariamente dal congelamento, anche sarebbero auspicabili indagini più approfondite in materia. Al proposito consigliano una maggiore cautela sia nel congelamento che nella conservazione in vitro degli embrioni umani e nella loro manipolazione per scopi diagnostici(3).
Nel campo umano le ricerche di controllo fino ad ora effettuate non hanno messo in evidenza delle differenze particolari tra il gruppo dei ragazzi concepiti artificialmente e quelli concepiti naturalmente. La causa dei disagi marginali rilevata è stata imputata ai genitori, data l'ambivalenza e il trauma con cui molti di questi vivono e affrontano questa esperienza, che non sempre riescono ad elaborare e integrare nella loro vita(4). I dati raccolti dal Servizio di Fisiopatologia della riproduzione di Reggio Emilia, dal 1987 al 1997, hanno evidenziato che l’incidenza delle malformazioni congenite e delle anomalie cromosomiche non sembra essere più elevata di quella osservata nei bambini nati da gravidanze spontanee (5)
Riportiamo ora in sintesi i dati di un rapporto reso noto nel 1992 dagli psicologi dell'età evolutiva americani che hanno seguito i primi 139 bambini nati da "genitori eccellenti", i cosiddetti "figli dei Nobel", con l'aiuto di una particolare banca del seme, la Nobel Sperm Bank. Questa banca fu istituita 17 anni fa con lo scopo di fornire alle coppie sterili, che lo avessero desiderato, dello sperma proveniente da premi Nobel e illustri scienziati. In genere, i bambini e i ragazzi concepiti con spermatozoi donati dai Nobel appaiono di intelligenza vivace e alcuni di loro possiedono dei talenti particolari nel campo della musica, della matematica, dell'elettronica, dell'arte. A scuola, tuttavia, questi stessi bambini e ragazzi non rendono perché appaiono deconcentrati. Secondo il rapporto, la scarsa concentrazione che i "figli dei Nobel" manifestano a scuola è da imputarsi all'ansia creata dai genitori, i quali, desiderosi di avere un genio in famiglia, esercitano su di loro delle enormi pressioni fin dai primi mesi di vita(6).
In generale, dagli studi condotti su bambini nati da inseminazioni artificiali emerge che questi, iperprotetti e iperstimolati, sono, in genere, molto precoci e presentano alte performance ai test somministrati. Nello stesso tempo sono bambini che manifestano turbe psicosomatiche, come asma, colite, insonnia, con relativa frequenza(7).
Nelle interpretazioni conclusive degli studiosi, oltre alla questione relativa al patrimonio genetico e al rapporto genitori figli, con le loro elevate aspettative, non è stato preso in considerazione né il vissuto prenatale del nuovo essere, né quello relativo al tipo di concepimento usato per la procreazione.
La questione del concepimento, con le sue possibili implicazioni biopsicologiche e psicosomatiche, necessita di essere approfondita, in quanto essa si presenta come quella che dà il via alla combinazione unica e originale che si determina al momento dell'unione dell'ovulo con lo spermatozoo e che racchiude in sé un proprio programma di vita, con carattere di permanenza.
Attraverso la fecondazione prende corpo un nuovo insieme, un nuovo individuo, che è più della semplice somma delle parti ereditate dai singoli genitori, il quale forma una nuova entità strutturale, fatta di potenzialità e limiti, secondo delle linee di sviluppo già orientate.
La genetica e l'embriologia ci assicurano oggi che il neo-concepito non è un semplice organismo, ma è un individuo umano che segue tutte le leggi dell'ontogenesi umana, percorrendo, per l'intrinseca attività una curva vitale tesa fino al compimento del progetto-programma che "individua" il neo-concepito dal primo istante del concepimento in ogni dettaglio del suo essere. Non a caso, dalle indagini di opinione risulta che la maggioranza delle persone è convinta che la nascita dell'individuo e della persona coincida con il momento del concepimento. Possiamo ritenere questo come il momento di avvio dello specifico individuale che comprende gli aspetti piu' personali dell'individuo; ciò che lo caratterizza e rende diverso dagli altri .
Secondo Francoise Dolto(8) ogni bambino, fin dal grembo materno, è se stesso, e come tale non assomiglia a nessuno. Egli è interlocutore, nella sua autonomia verso gli altri, e portatore di un proprio progetto di vita. A lui va riconosciuta in qualche modo la responsabilità del proprio destino.
Il bambino nasce dalla congiunzione di due desideri, il desiderio del padre e della madre, che, con la loro forza propulsiva, danno origine ad un terzo e nuovo desiderio, il desiderio del figlio.
In ogni concepito opera una intenzionalità di esistenza che, nella sua essenza, è libera e autonoma dal desiderio degli altri.
Per Roberto Assagioli, che ha ideato il metodo della psicosintesi, vi è in noi una parte individuale profonda che sentiamo spesso essere diversa da tutte le altre e più intima. La sua origine è misteriosa, ma essa ci sembra la diretta espressione del nostro io più vero e profondo . Di qui le differenze fondamentali tra i figli di una stessa famiglia che sovente si sentono estranei gli uni agli altri e ai genitori (9). L'intrusione delle biotecnologie in diversi aspetti della biologia umana ha sollevato notevoli problemi densi di ricadute in diversi settori dall'etica alla filosofia.
La procreazione artificiale si è inserita in un ambito fino ad allora tutelato esclusivamente dalla natura con le sue leggi, ha aperto nuove possibilità e nuove frontiere, accanto a nuovi rischi e pericoli.
I dati fino ad ora acquisiti, che sembrano essere stati utilizzati in modo molto mirato e parziale, non ci garantiscono assolutamente sul fatto che la manipolazione indotta dalla fecondazione artificiale non abbia avuto o non possa avere delle conseguenze biopsicologiche deleterie sullo sviluppo della personalita`. Qui, non si fa tanto riferimento agli effetti strutturali esteriori, quanto a quelli funzionali interiori.
Nessuno può nascondere che i gameti, durante le operazioni di laboratorio, vengano sradicati dal loro naturale ambiente umano e inseriti all'interno di un ambiente tecnologico, statico, freddo, neutrale, privo di vitalità, di emozioni, di pensieri, di valori. Questa separazione dall'ambiente naturale si propone dentro all'essere come sospensione e interruzione della continuità della coscienza filogenetica(10).
La natura e la coscienza non sono due processi separati o separabili. Altrimenti si assisterebbe alla mente che trasforma il mondo in un suo oggetto da misurare e da modificare secondo un suo codice.
Nella fecondazione artificiale la partecipazione umana viene negata e così pure la sessualità e sulla scena del concepimento si assiste ad una separazione fra il rapporto sessuale, segnato dalle fasi di eccitazione, carica, scarica e rilassamento, e il processo del concepimento, dove gli spermatozoi, una volta inseriti nella vagina, competono fra loro sotto la spinta attrattiva dell'ovulo per fecondarlo.
Quasi a conferma di ciò, la moderna fisica delle particelle e le nuove correnti della biologia introducono nei fenomeni naturali la nozione di sincronicità acausale, di sapore Junghiano, che ribadisce il concetto di non scomponibilità di un evento di per sé.
Così, per Fritjof Capra, la natura non può essere ridotta a entita` fondamentali, ma deve essere intesa esclusivamente attraverso la propria coerenza interna, in quanto ogni particella è composta da tutte le altre particelle e le strutture energetiche sono interconnesse e si implicano tra loro.
Contemporaneamente la biologia sistemica conferma che:
- i sistemi sono totalità integrate, le cui proprietà, non possono essere ridotte a quella di unità minori;
- ogni organismo dal più piccolo batterio fino all'uomo è un tutto integrato, un sistema vivente;
- le proprietà sistemiche vanno distrutte quando un sistema viene scomposto in elementi isolati(11).
Passando dal piano generale a quello particolare è facile supporre che l'isolamento o meglio lo stress prodotto dall'esperienza impropria disadattante a cui viene sottoposto il gamete prima e l'ovulo fecondato dopo, lo priva dell'interscambio energetico necessario per vivere e lo costringe a sviluppare, per sopravvivere, una sorta di autonomia precoce, con il conseguente deterioramento ed impoverimento vitale.
Questo, ovviamente, ha l'effetto di mortificare la spinta libidica e il desiderio di vita, insito nell'essere in formazione, e di aprire, sul piano psicologico, la strada in prospettiva alle tendenze depressive, ai momenti di vuoto, alla estrema reattività difensiva, con le conseguenti paure di distacco, di perdita e di intrusione, che minano la stabilità e la sicurezza di fondo dell'individuo.
Dall'altra, il vissuto traumatico non può che introdurre nella programmazione un sotto dimensionamento della spinta esistenziale limitando, la capacità dell'individuo di vivere nella vitalità e abbandonarsi con pienezza alla gioia e alla salute.
La scossa prodotta fin dalle fondamenta non fa che rafforzare i processi di frammentazione a danno di quelli di coesione e di integrazione, che grande parte hanno, specialmente durante i primi periodi di vita, nello sviluppo della struttura della psiche e successivamente dell'Io, della identità e della personalità.
Ciò che emerge da queste brevi considerazioni mette in evidenza come l'elaborazione attuale dei dati disponibili eluda sostanzialmente la storia psicobiologica individuale, con le sue possibili ripercussioni. Mentre sappiamo che il concepimento, come ogni momento importante, si riflette, in senso generale, in tutte le fasi successive della vita, secondo la logica della continuità e della progressione.
Quello che fino ad ora si può notare è che i segnali di disagio psicologico, dei soggetti concepiti artificialmente, anche se in superficie, sono presenti e rilevabili fin dall'infanzia, mentre le difficoltà più profonde e complesse emergono, come è stato riscontrato, con maggiore vigore durante l'adolescenza: fase in cui il giovane, alla ricerca della sua identità, cerca di ricostruire la sua storia e di dare un senso alla propria esistenza.


BIBLIOGRAFIA
1) “La Neuropsicologia Prenatale”, in “Il Giornale Italiano di Psicologia e di Educazione Prenatale”, n.3, Luglio-Dicembre 2002.
2) Edwards R.,"La vita prima della nascita", Ed. Frassinelli, Milano, 1990.
3) Trenti Paroli E.,"Sono a rischio i figli del freddo?", in Corriere Salute, del 30.01.95. p. 3.
4) Finardi A.N.,Liccatti A.M.,Oliviero A.,"La procreazione artificiale, Psicologia contemporanea, N. 102, 1990.
5) La Sala G.B., Montanari R., Cantarelli M., Sartori F., Taricco F., Torelli M.G., Valli B., “PMA: casistica e risultati nel periodo 21 febbraio 1987 – 30 giugno 1997” in “Bambini e genitori speciali?” a cura di Giovanni B. La Sala, Edito da Percorsi Editoriali di Carocci editore, Roma, 1999, pp.179/190.
6) Oliviero A.,"I figli dei Nobel", Psicologia contemporanea, N. 110, 1992.
7) Chelo E.,"Un bambino come dono", Ed. Meb, Padova, 1993.
8) Dolto F.,"Le parole dei bambini",Ed. Mondadori, Milano, 1991.
9) Assagioli R.,"Psicosintesi armonia di vita", Ed. Mediterranee, Roma, 1982.
10) Morelli R.,Zanchi F.,"Concepimenti oltre natura", Riza Psicosomatica, n 55, 1985.
11) Morelli R.,Zacchi F., op. cit.


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