I MUDRA DI GUARIGIONE
di Federica Zanoni

Benessere ed equilibrio nelle nostre mani


Dove vanno le mani lo sguardo le segue, dove va lo sguardo si dirige lo spirito,
 lì dove si posa lo spirito si manifesta uno stato d’animo,
dove si intensifica lo stato d’animo nasce la gioia
 Nandikesvara

Nella pratica dell’ iridologia e della naturopatia non sempre, pur fra tutte le alternative e strategie di trattamento a disposizione, si riesce a trovare la via che può aiutare veramente, ma soprattutto nel modo giusto in relazione a caso specifico, il benessere della persona.
Ciò probabilmente perché il concetto di “benessere” in realtà è molto individuale e soggettivo e, al di là della condizione generica e generale di assenza di dolore, uno stato di armonia e salute che viene interpretato come ottimo da qualcuno, può essere vissuto come totalmente inadeguato o addirittura insoddisfacente da altri…
Qualsiasi proposta può risultare infatti e talvolta, per fattori contingenti e imponderabili, troppo impegnativa ed impossibile da praticare per problemi di tempo o lavoro, oppure la persona “dimentica” (più o meno inconsapevolmente?) di seguire prescrizioni e consigli.
Un punto fondamentale da sottolineare è sicuramente che, indipendentemente dalla strategia scelta, difficilmente potranno verificarsi gli effetti sperati se tale modus operandi non viene accettato con una certa benevolenza e convinzione dalla persona o se viene vissuto in maniera passiva e infastidita.
Capita quindi che con alcune persone, e tali incontri rappresentano sempre e comunque occasione di studio e conoscenza di se stessi e degli altri, possa rendersi necessario stabilire una sintonizzazione fortemente individualizzata, cercando quasi di “costruire” dei particolari, e del tutto imprevisti, canali comunicativi.
In veste di naturopata, ho perciò avuto anch’io occasione di proporre un inizio di strategia in relazione alla cura di se stessi e della propria condizione di benessere, del tutto particolare ed estranea ai “canonici” primi approcci dettati dalla medicina naturale.
Si è trattato di incontrare la persona su una lunghezza d’onda che in quel momento non prendeva in considerazione, per motivazioni del tutto personali, un impegno che coinvolgesse troppo tempo nel corso della giornata e che non prevedesse il munirsi di boccette, erbe e quant’altro. Quale poteva essere, tra le tante possibilità, una prima, facile e particolare pratica di cura di se stessi, che non richiedesse “attrezzature” specifiche, efficace e poco impegnativa, pur pianificata in vista di future strategie di intervento? Risposta: i mudra di guarigione. Si tratta di una affascinante e particolarmente “armonica” pratica che ho approfondito a seguito del mio interesse verso la cultura indiana e la medicina ayurvedica in particolare. I fluidi e armoniosi movimenti delle mani e delle dita sono nati, tra le antiche civiltà e tradizioni, molto prima che venissero in qualche modo “codificate” delle specifiche posizioni delle dita finalizzate ad apportare un particolare beneficio o un generale riequilibrio psico-fisico.
Un esempio in questo senso è rappresentato dalla Bharata Natyam, la danza indiana classica che incanta per i movimenti delle mani. La bellezza delle mani in questa danza non si ferma all’estetica ma diventa veicolo di significati per trasmettere un’espressione, sottolineare un pensiero, rappresentare un movimento sonoro o un’immagine. …Dove vanno le mani lo sguardo le segue, dove va lo sguardo si dirige lo spirito, lì dove si posa lo spirito si manifesta uno stato d’animo, dove si intensifica lo stato d’animo nasce la gioia… La partecipazione attiva delle mani nella danza risale agli antichi riti vedici. Le punte delle dita sono dipinte di rosso per poter meglio imprimere visivamente il racconto poetico di significati simbolici.
La danza dei gesti infonde vita ed eleganza all’energia che si sprigiona dal corpo e dall’anima dell’artista, lasciando impronte nello spazio che attraversano. Le mani si esprimono attraverso un preciso codice di segni o sigilli, appunto le MUDRA, che sono in relazione con l’espressione del volto, il movimento del corpo, il ritmo, la musica, il canto e la parola. Nell’antico testo ancora utilizzato dell’Abhinaya Darpana (cioè lo specchio dei gesti) vengono illustrati ben 28 Asamyuta Hasta, o gesti per una mano sola e 24 Samyuta Hasta, posizione per entrambe le mani. Ogni singola Mudra si moltiplica in un sottogruppo di varianti che trasmettono con lo stesso gesto concetti diversi a seconda di come viene eseguito nello spazio o rispetto alla posizione del corpo. Per preparare alle Mudra viene sciolta e lavorata ogni articolazione delle dita. L’obiettivo è giungere al Rasa, lo stato in cui nell’arte indiana si “tinge” l’animo umano di emozioni che fanno vibrare.
Ciò che nell’antico Oriente viene distillato in un complesso linguaggio gestuale, in Occidente si trasforma in energia e passione nell’uso delle mani praticato nella danza spagnola, la cui primaria missione è adornare il ballo della donna dalla “cintura para arriba” (dalla vita in su), nella parte del corpo più spirituale perché collegata al cielo. Infatti nel flamenco le mani, assieme al bacino, sono il simbolo di femminilità e diventano quasi il prolungamento di braccia che si muovono in armonia incantando chi guarda. Nella preparazione e allenamento a questo ballo, le mani vengono plasmate con esercizi che le rendono fluide. Il riscaldamento ne scompone l’anatomia in: polso, palmo, dita, falangi, attraverso rotazioni interne ed esterne praticate con pugno chiuso e quindi dita che si congiungono tra medio e pollice per formare un occhio ed infine si avvolgono a ventaglio disegnando spirali. Nel flamenco le mani diventano un vero e proprio strumento musicale indispensabile alla danza, prima della chitarra e del canto e i palmi della mani si battono per ottenere diverse qualità di suono.
Al di là della armonia e della bellezza dei movimenti delle danze più o meno antiche, le mani hanno rappresentato uno strumento di comunicazione e addirittura di preparazione psico-fisica al combattimento. I guerrieri ninja, mercenari professionisti attivi in Giappone sin dal VI secolo, sono noti per padroneggiare straordinarie tecniche di sopravvivenza e combattimento. Sottoposti ad estenuanti addestramenti che ne temprano la fibra e lo spirito, incuranti del dolore e della propria vita, confondono e sbaragliano il nemico con la loro prontezza di riflessi, abilità fisica ed estrema concentrazione mentale.
Tra le varie pratiche di preparazione psico-fisica sono previsti dei particolari esercizi di intreccio delle dita chiamati: kuji-kiri, letteralmente i “nove tagli”, che nelle tradizioni indù e tibetana sono appunto denominati “mudra”.
In alcune scuole di addestramento si aggiungono canti o mantra; in altre si strofinano vigorosamente collane a grani tra le mani. Le mani sono comunque considerate una sorta di microcosmo del corpo quindi la stimolazione e la sedazione del flusso di energia e di sangue al loro interno ha certamente un effetto, anche solo lieve e moderato, sul resto dell’organismo. Associando significati e simboli specifici a ciascuno di questi schemi di intrecci, i ninja si sono resi capaci di sopportare qualsiasi tortura o di compiere qualsiasi impresa. Questo ha dato origine alle leggende sulle loro sovrumane prodezze. E se da un lato le posizioni delle dita esercitavano un effetto su chi le praticava, dall’altro, visto che tutti conoscono la connessione delle mani con il corpo, almeno a livello inconscio, questi schemi avevano effetto anche su chi li osservava. Dunque il kuji-kiri (posizioni e articolazione delle dita) è l’arte ninja di influenzare la mente degli altri tramite gesti inconsci. Se vengono propriamente effettuati, il soggetto rimane totalmente inconsapevole di essere manipolato. Ciò fa capire, seppur da un punto di vista particolare, la potenza della mani e dei loro movimenti. Le mani sono sempre state enormemente significative nella cosmologia cinese, rappresentando un microcosmo delle relazioni tra gli elementi dell’universo. Porre i palmi aperti e congiunti di fronte al petto è simbolo di pace e preghiera. Il pugno simboleggia aggressività e rabbia. Nel ninjitsu (insieme delle pratiche di addestramento ninja), il palmo sinistro aperto che copre il pugno destro è noto come il Segno dell’Eternità e significa “conoscenza nascosta”. Le connessioni o i circuiti formati dagli esercizi di intreccio delle dita servono a far circolare l’energia lungo vie prestabilite entro l’organismo. L’arte del ninjitsu viene insegnata solamente a coloro che sono diventati padroni di se stessi al punto da essere liberi da motivi egoistici e che difficilmente quindi, vorranno usare la Via dei Nove Tagli per scopi privi di scrupoli. Le posizioni delle dita intrecciate nella pratica del kuji-kiri rappresentano i nove livelli di potere. Si tratta di un insieme di movimenti che fluiscono dal primo all’ultimo in maniera ritmica, in congiunzione con il controllo del respiro.
Si tratta dei più antichi esercizi di questo tipo, tramandati da epoche preistoriche. I nove livelli del potere sono: “forza” della mente e del corpo, “direzione dell’energia”, “armonia”, “guarigione” di sé e degli altri, “premonizione” del pericolo, “conoscenza del pensiero degli altri”, “padronanza del tempo e dello spazio”, “controllo” degli elementi naturali, “illuminazione”. Le posizioni del kuji-kiri vengono usate quindi come supporto mnemonico per addestrare i ninja sia mentalmente che fisicamente.
A titolo di esempio, riporto in questo articolo la descrizione del primo movimento: forza della mente e del corpo (figura 6). Si tratta delle prima posizione del saluto mistico del kuji-kiri che vede le dita intrecciate all’esterno, con i medi tesi a rappresentare l’elemento del fuoco, e i relativi polpastrelli sono in contatto. Mentre si espira è necessario concentrare lo sguardo sul punto dove si avverte una pulsazione. Questo mudra o kanji è il simbolo della forza della mente e del corpo. Tale postura non si basa sulla speranza di una vita migliore dopo la morte o di una reincarnazione, sull’espiazione per azioni compiute in passato, né sulla preparazione a eventuali difficoltà future.
Ha piuttosto a che fare con la spiritualità delle attività quotidiane. Per conseguire questo è necessario attendere e nell’attesa trovare motivo di piacere. È ciò che si chiama: forza interiore.
Le mani quindi, ed è possibile desumerlo anche da quanto è stato espresso fino a questo momento, riflettono anche la forza vitale e la destrezza, la flessibilità del corpo.
Ma perché è possibile rientrare in equilibrio anche grazie alle dita? I punti di arrivo e partenza dei meridiani si trovano essenzialmente sulla testa, sulle dita delle mani e dei piedi. I meridiani dell’intestino crasso, del triplice riscaldatore e dell’intestino tenue partono dalle dita, dove terminano anche i meridiani dei polmoni, della circolazione e del cuore. Pressochè la metà delle nostre correnti energetiche iniziano e terminano nelle nostre mani. Inoltre, i meridiani sono associati ad uno tra cinque elementi (la terra, il metallo, l’acqua, il legno e il fuoco) rappresentati anche a livello delle cinque dita. Si comprenderà quindi perché posizionare le dita in un certo modo avrà effetto sull’intero corpo in un complessivo e interdipendente ribilanciamento di energia. Se i meridiani, in tutte le loro corrispondenze anche a carattere emozionale, sono in equilibrio, la buona cooperazione degli organi è assicurata.
Se, per esempio, viviamo uno squilibrio di carattere emozionale, il corpo per istinto di sopravvivenza “sconnette” il meridiano corrispondente. Questo processo sarà negativo sul piano della salute, pur se tale influenza non viene immediatamente percepita a livello fisico. Tale particolare “sconnessione” del meridiano fa in modo che il gruppo di muscoli ad esso collegati e l’organo corrispondente, non vengano più sufficientemente riforniti di energia. Un giorno, per fare un semplice esempio, potrebbe accadere un fatto traumatico, una caduta, un incidente e il gruppo di muscoli, sottoposto ad una sollecitazione più intensa del solito, non potrà resistere e si creerà una “ferita” che potrà richiedere anche mesi per guarire…non si riflette mai abbastanza sul fatto che le condizioni energetiche che hanno condotto a tale ferita esistono da anni!
Quando i meridiani sono in condizione di squilibrio da molto se non moltissimo tempo, anche gli organi corrispondenti lo saranno, pur non essendo necessariamente malati. L’organo può esprimersi inizialmente con uno squilibrio, ad esempio mediante allergie difficilmente curabili, emicranie, particolare sensibilità alle condizioni atmosferiche, ecc. Possono essere catalogati in questo senso anche i frequentissimi “disturbi funzionali”, per i quali spesso non si riesce a trovare una soluzione ma che, protraendosi, danno luogo alla malattia. In caso di squilibri gravi e importanti e malattie conclamate è in ogni caso opportuno consultare specialisti, ma l’equilibrio ripristinato dalle differenti posizioni delle dita contribuisce largamente alla riuscita di ogni terapia in quanto diretto al risveglio e alla rivitalizzazione delle forze di auto guarigione. Non si tratta perciò di una sostituzione della terapia, ma di un appoggio molto efficace.
Possiamo pensare a tali esercizi anche nell’ottica naturopatica dello squilibrio e della malattia che ci fanno riflettere sulla misura della nostra responsabilità in qualità di pazienti di noi stessi. Seguiamo le cure tradizionali o alternative e prestiamo al corpo più attenzione. Ecco, in questo senso, una pratica regolare degli esercizi di posizionamento delle dita ci insegna ulteriormente la disciplina e ci fa sentire, in modo delicato e non invasivo, sempre più responsabili di noi stessi e del nostro benessere. La salute è infatti un fattore su cui è necessario lavorare incessantemente e costantemente in modo da favorirne il mantenimento.
È consigliabile e possibile utilizzare differenti mudra di guarigione anche in via preventiva, quando non abbiamo particolari problemi di salute e grazie alle differenti posizioni delle dita il corpo è riequilibrabile nella sua interezza.
Esistono mudra di guarigione e quindi posizionamenti delle dita con effetti specifici e ben definiti, ma è possibile associare più posizioni in sequenze adeguatamente articolate. Le posizioni delle dita secondo i mudra di guarigione rappresentano nella loro completezza un tema ampio ed interessantissimo che comprende fino a più di 75 tipi diversi di esercizi. Nei limiti di questa breve trattazione e in un’ ottica strettamente naturopatica, indicherò perciò un mudra di guarigione che, se praticato con costanza, contribuisce a favorire il processo di disintossicazione organica.
Come è stato già sottolineato, è importante in alcuni casi ricorrere alle cure mediche tradizionali. Purtroppo l’assunzione di farmaci produce anche un effetto di intossicazione organica, talvolta molto importante, e il corpo ne subisce le conseguenze a tutti i livelli. Condizione, quest’ultima, che può rappresentare l’origine di altre possibili patologie e tutto ciò in un circolo vizioso che andrebbe interrotto ai fini del raggiungimento di uno stato di salute complessiva.
Il mudra che viene indicato è perciò di “appoggio” nel risvegliare le risorse energetiche attive nel processo di disintossicazione. Si usano entrambe le mani, ma è possibile eseguire l’esercizio anche con una sola (in alcuni mudra di guarigione viene infatti impiegata una sola mano). Il pollice è appoggiato sul bordo interno della terza falange dell’anulare. La durata dell’esercizio è di 10 minuti e può essere praticato anche 7 volte al giorno, ad intervalli di almeno 9 minuti (vedi figura 8).
Questa posizione aiuta il nostro corpo a tollerare in maniera migliore le sostanze di un farmaco che sono meno compatibili con l’equilibrio organico. È possibile pensare a questo esercizio come un mudra di “appoggio” dell’effetto curativo del medicinale.
Infine vorrei ricordare un particolare e, secondo me, stupendamente armonioso e poetico “gioco di mudra” conosciuto da tutti e forse poco considerato come danza di mani…si tratta del linguaggio dei segni. È conosciuto come alfabeto muto ed è la rappresentazione, con le dita delle mani, delle lettere dell’alfabeto.
Le mani diventano un mezzo per donare una voce a chi non può sentire e parlare.
È il linguaggio gestuale, il linguaggio delle mani che parlano e trasmettono al mondo pensieri, emozioni, desideri e sentimenti senza emettere un suono.
Nel noto film Lezioni di piano di Jane Campion, è rappresentato un esempio perfetto di comunicazione intensissima tra Ada, la protagonista muta dall’età di sei anni e sua figlia. Il loro dialogo è mediato esclusivamente dagli occhi e dal gioco di sguardi, dalla tenerezza dei gesti e dall’alfabeto muto delle mani, come una danza piena di significati che le parole non saprebbero esprimere..


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