Il SONNO… Fattore di benessere tra antiche intuizioni, nuove scoperte e profumi preziosi
di Federica Zanoni

Benedetto colui che per primo inventò il sonno! Il sonno copre l’uomo, interamente, come un grande mantello: è pane per l’affamato, bevanda per l’assetato, calore per chi ha freddo e frescura per chi è accaldato. E’ la moneta corrente che acquista a basso prezzo tutti i piaceri del mondo…”

Miguel de Cervantes


Una bella dormita è quello che ci vuole”…Frase probabilmente pronunciata da moltissimi un’infinità di volte ed altrettante volte sentita. Dormire è un atto naturale, ma oggi sembra quasi che riposare veramente bene (ossia percependo di essere ristorati e rinvigoriti al risveglio) sia una virtù, una capacità di pochi, quasi un merito di cui andare orgogliosi tra una moltitudine di persone che non godono appieno né di questa “abitudine”, né dei benefici collegati. La definizione classica e scientifica dice che: “il sonno è una attenuazione, reversibile, naturale e periodica, della percezione dell’ambiente esterno”. Perdiamo cioè, durante il sonno, il nostro contatto con il mondo.

I meccanismi del sonno sono tutt’ora abbastanza sconosciuti alla scienza. Si concorda tuttavia sul fatto che i tipi di sonno sono due: c ‘è il “sonno vero e proprio” e quello che da alcuni viene definito “sonno paradosso”, che è il sonno accompagnato dai sogni. Sogni la cui importanza è stata molto sottolineata, nel corso della storia, da culture e personalità diverse.

Questi “due sonni” si avvicendano, in cicli, per 4 o 5 volte. Si inizia con il sonno leggero della fase 1, durante il quale si ha ancora una certa attività cerebrale, poi l’attività rallenta e si passa al sonno delle fasi 2, 3 e 4, sempre più profondo. Il sonno lento dura 90 minuti e si giunge quindi alla cosiddetta fase Rem (Rapid Eye Movement), caratterizzata appunto da “rapidi movimenti degli occhi”. Movimenti che stanno ad indicare che il cervello è ora interessato a qualcosa di eccitante, quasi un sipario aperto sul mondo dei sogni…Vivido e breve non dura che una ventina di minuti. Poi il ciclo ricomincia. Il sonno in un certo senso è una sorta di immenso spazio privato dove si svolge la seconda vita dell’uomo, forse la più libera, ricca e avventurosa.

È scientificamente accertato che un essere umano privato artificialmente dei suoi sogni cade in uno stato di profondo malessere fisico e mentale. Tutti hanno bisogno di sognare, anche gli animali (il felino sogna per 180 minuti). Le statistiche dicono che il tempo medio per addormentarsi, in uno stato normale di salute, è di circa 20 minuti, che la media tipica di sonno è di 8 ore, le donne dormono un po’ più a lungo degli uomini. Naturalmente i dati statistici non sono che la media, ma necessità, abitudini e gusti sono diversi da individuo a individuo. Dormiamo e sogniamo per necessità quindi, ma non sappiamo in che modo si disinneschi lo stato di veglia e si inneschi quello di sonno. Una delicata storia per bambini racconta che alla sera arriva puntualmente il Mago Sabbiolino che getta una sabbia fine negli occhi dei bambini per farli chiudere, mentre al mattino arriva il Mago Rugiadoso che li apre lavandoli con fresca rugiada…Una spiegazione poetica e fantastica che risulta quasi “convincente” lasciando tutto in un insondabile mistero! Per quanto riguarda il versante più razionale e scientifico, i ricercatori hanno fornito ipotesi elaborate: alcuni di essi affermano che durante la veglia si accumulano nell’organismo sostanze di rifiuto, ipnogeni, cioè produttrici di sonno, sino a che si verifica la necessità di addormentarsi. Altri sostengono che il neurotrasmettitore serotonina, sintetizzata da certe cellule cerebrali, avverte l’essere umano che è tempo di mettere l’organismo in stato di riposo per ricostruire la provvista di energia necessaria all’attività cellulare. Ma nessuno ne è del tutto convinto, o forse accadono entrambi i fenomeni. Il meccanismo del sonno, estremamente sensibile e delicato, è sottoposto all’influenza di molti stimoli disturbatori, interni ed esterni a noi. Ed è molto facile che il meccanismo “si inceppi” e le motivazioni sono spesso così difficili da capire che moltissimi, purtroppo, non riescono a venirne a capo per anni. Se dormiamo perché ne abbiamo necessità è anche vero quindi che a volte ne abbiamo necessità ma non riusciamo a dormire…

E nel momento in cui la notte ci vede con gli occhi sbarrati nel buio, qualsiasi ansia o angoscia aumenta ed ogni problema, che durante il giorno appare piuttosto “gestibile” (pur talvolta non facilmente superabile), di notte appare insormontabile e affiorano i pensieri più cupi e pessimisti!. Luci e ombre. Si dice che la notte si contrapponga al giorno, metaforicamente, poiché il buio si contrappone alla luce, simbologia di Dio e della creazione. Un luogo comune e/o cristiano asserisce che Lucifero si diverta a schernire Dio utilizzando le tre di notte. “Se devi avere a che fare con il diavolo, devi farlo alle 3 di notte”…Orario speculare alle tre del pomeriggio, ora in cui Cristo spirò. Il risveglio di soprassalto nel cuore della notte, in preda ad incubi e paure, coincide spessissimo con questo orario, da alcuni definito “l’ora dei lupi” proprio per l’angoscia che può portare con sé semmai ci sorprendesse svegli…E se finalmente ci assopiamo, pur inquieti, i sogni non sono esattamente pacificatori!

Valore e importanza del sonno (e del sogno) quindi. Da sempre i sogni costituiscono la componente più misteriosa del nostro dormire. Cosa avviene esattamente durante i nostri sogni e perché sogniamo? Sviscerare in questa sede in maniera competente e precisa il pensiero di Sigmund Freud e le sue concezioni sull’interpretazione dei sogni, non è ovviamente possibile, ma piuttosto indicative queste sue parole: “Il desiderio di dormire [...] dev'essere ogni volta incluso tra i motivi della formazione del sogno e ogni sogno riuscito è un appagamento di questo desiderio”.1

Sonno e sogni sono stati materia di approfondimento e di analisi attentissima, in ambiti ed a fini diversi, fino ad essere (come per Freud) importanti mezzi di osservazione circa fantasie e desideri rimossi.

La letteratura in materia è vastissima e, come spesso accade quando sono coinvolti mente, corpo e spirito, le fonti provenienti dall’antica Grecia sono ricche di elementi interessanti.

Gli antichi Greci ritenevano che un dio facesse visita durante un sogno per portare messaggi”. Da questa base concettuale furono poi costruiti numerosi templi per l’incubazione dei sogni, come strumento di cura, dedicati ad Asclepio (nome romano: Esculapio), dio della medicina. Mezzo di cura già presente presso gli antichi Egizi fin dal XV sec. a.C. Nel Mondo Antico queste pratiche erano unite proprio nel Tempio di Asclepio e la prassi di incubazione del sogno era un rituale religioso di culto e una pratica terapeutica di guarigione, dove l’attenzione era rivolta al corpo e all’anima. “….anima e corpo del malato non erano trattate separatamente ed era richiesta, da parte dell’incubante e potenziale sognatore, una posizione attiva, allo scopo di produrre le immagini trasformative.2

Il mito di Asclepio (figlio di Apollo e della ninfa Coronide) e il suo culto, si svilupparono nel mondo classico con centro a Epidauro ed accolsero nella loro sfera anche le esperienze della famosa scuola di medicina di Cos, nella quale si formò anche Ippocrate.

I pellegrini che si recavano, per prepararsi all’esperienza e per il periodo di permanenza al tempio, dovevano osservare norme igieniche, alimentari (es. evitare alcuni cibi, digiunare o mangiare poco) e regole comportamentali. Corpo, mente e spirito venivano “purificati” attraverso bagni nell’acqua fredda delle fontane e momenti di relax a contatto con la natura ed era prevista inoltre la possibilità di partecipare a giochi atletici e danze nel gimnasium. La cura era indirizzata anche verso la psiche e quindi i pellegrini potevano cogliere le meraviglie dell’arte e della musica assistendo a concerti e spettacoli teatrali. Più nello specifico, da questo punto di vista, Asclepio ordinava esercizi psichici che consistevano nel comporre odi, carmi, mimi comici, ecc. Sostanziale era il valore terapeutico attribuito oltre che alla musica, alla parola (discorsi e recitazione da parte del paziente avevano una funzione terapeutica sui disturbi psichici).

Conclusa questa fase, veniva concesso il permesso di entrare nel dormitorio proibito e cercare un sogno per curare, grazie alla visita personale del dio, e implorare la stessa divinità di potere accogliere i sogni che giungono e che sono cercati ardentemente. La guarigione del corpo implicava un sondaggio dell’anima attraverso il sogno. Dormire sua una pelle di capra, tra profumi di incenso, nello spazio sacro (temenos), preparava alla fase della incubazione pratica.

Lo hieron, il santuario di Asclepio, dormitorio proibito dove venivano incubati i sogni, era di solito posto in un luogo remoto. Molti pellegrini avevano sogni vividi nei quali appariva il dio Asclepio, per altri si mostrava come statua o animale a lui sacro, es. civetta, gallo, capra, cane e soprattutto serpente. Quando essi si svegliavano, si sentivano ristorati e condividevano le loro esperienze oniriche.

Anche nella medicina araba si parla di incubatio, cioè un sonno indotto, soprattutto psicologicamente, dal luogo in cui ci si addormenta: nel caso specifico una moschea o la tomba di un marabutto (santone). Qui, appoggiando il capo su una parete, si attendeva l’apparizione in sogno di Allah come traumaturgo. Spesso si sottoponevano a questa pratica anche gli stessi medici per ottenere chiarimenti sulla diagnosi ed i trattamenti terapeutici. Noti etnologi hanno osservato qualcosa di simile in Africa (Burkina Faso e Costa d’Avorio).3

Per richiamarsi ancora una volta agli sviluppi della psicanalisi moderna, l’esistenza di un luogo del tempio in cui i pellegrini potevano sognare la chiamata del dio, l’essere chiamati dai sacerdoti a dormire nel luogo proibito presso la grande statua, ricordano in modo analogo, gli psicoanalisti junghiani che invitano il paziente a fare un sogno prima di essere accettato in analisi, per capire se egli è pronto per intraprendere l’esperienza di trasformazione e individuazione.

Il sonno è stato identificato come un “particolare tipo di nutrimento” al fine di godere di buona salute da Ildegarda di Bingen,4 e credo si tratti di una definizione perfetta. Durante il sonno “l’anima, concentrando tutte le sue forze, rigenera il sistema nervoso, fortifica le ossa, ritempra i tessuti e accresce, a livello inconscio, il sapere di ogni uomo”. Affinchè il sonno e i sogni, tenuti da Ildegarda in grandissima considerazione, siano realmente ristoratori e rinvigorenti, è necessario avere una buona preparazione preventiva. Innanzitutto, a fine giornata, è bene allontanare le preoccupazioni ma è comunque necessario mutare in toto l’atteggiamento verso la vita e regolare le proprie abitudini quotidiane.

Come? Abbandonando comportamenti eccessivamente egoistici, per approdare a sentimenti di fiducia verso la volontà divina, trovando così pace e quiete in tranquillità di spirito. La monaca benedettina suggerisce poi dei particolari rimedi per conciliare una buona notte: il vino spento (ottenuto portando ad ebollizione vino bianco o rosso e aggiungendo dell’acqua fredda) e il vino del cuore (prezzemolo, vino rosso, miele e aceto di vino. Il tutto viene bollito e quindi imbottigliato. Andrà consumata ogni sera mezza tazza). Altri rimedi consigliati dalla monaca benedettina: bagni caldi alla lavanda, cuscini odorosi, tisane. Qualche considerazione infine riguardo a quelli che per Ildegarda di Bingen sono, similmente a quanto detto in precedenza per la tradizione dell’antica Grecia, i messaggeri dell’anima, ossia i sogni. Cita cinque categorie di sogni, che determinano la qualità del sonno: sogni diabolici (dati da forti tensioni di carattere sessuale o da cattiva alimentazione), sogni nel dormiveglia (dovuti a rumori o cattiva digestione), sogni riferiti alla giornata trascorsa (i sogni di chi non è riuscito ad abbandonare le preoccupazioni della giornata), sogni premonitori che annunciano una malattia (sogni che svegliano a causa di qualche dolore o avvertimento circa la necessità di cambiare i ritmi di vita, es: battito cardiaco irregolare), sogni riferiti alla realtà futura (questo sonno sarà realmente riposante. I sogni profetici sono propri delle anime candide, grazie alla loro indole felice).

Un sonno felice e sereno è garanzia di salute psico – fisica anche secondo i dettami di una delle discipline più antiche e complete della storia dell’uomo (se non la più antica e completa) ossia quella ayurvedica.

L’ora ideale per coricarsi secondo l’Ayurveda è attorno alle 22, i ritmi del corpo si placano naturalmente, il sonno è più profondo e rilassato e il corpo ha tempo di generare nuovi tessuti, cosa che accade fondamentalmente di notte. Dormire bene tutta la notte è quindi fattore di longevità. Se si aspetta troppo dopo le 22, il passaggio al cosiddetto periodo Pitta (le tre costituzioni o Dosha caratterizzano ogni cosa, anche le fasi del giorno e della notte), farà desiderare di essere di nuovo attivi. Questo è il motivo per cui in prima serata ci si sente assonnati (periodo Kapha) mentre attorno alla mezzanotte con l’apice del periodo Pitta, si riprende energia. Coricarsi presto è, in rapporto ai nostri ritmi corporei, una necessità fondamentale. Già dopo una settimana di autodisciplina in questo senso, i benefici saranno rilevanti.

Venendo ai giorni nostri, si accumula un numero sempre maggiore di prove del fatto che un buon riposo notturno sia uno degli indicatori dell’aspettativa di vita e che contribuisca in maniera decisiva ad uno stato di benessere e buona salute.

Tutti i ricercatori concordano su un fatto: l’esigenza di sonno varia da persona a persona, ma chi dorme mediamente otto ore a notte tende a vivere più a lungo. Proprio come gli stati sono separati dai confini, così il sonno e la veglia sono divisi da una sorta di frontiera e, nella loro lotta continua per la supremazia sul cervello, alla fine tendono a dividersi il controllo in modo equo: ognuno oltrepassa il confine due volte al giorno, entrando di notte nel regno del sonno e tornando nel paese della realtà quando arriva il mattino, attraverso la regolazione dell’orologio biologico.

Nel corso della vita si attraversa questo limite migliaia di volte ma quando non si riesce più a raggiungere la fase del sonno, il confine può diventare un vero campo di battaglia.

La mancanza di sonno può dipendere da un gran numero di motivi, relativi a fattori dipendenti dal funzionamento dell’orologio biologico, dallo stato di salute, dallo stress…Così potranno essere presenti disturbi della sfera neuropsichica, angoscia, ansia, tensione, affaticamento, esaurimento o depressione. E tra le cause organiche: stati dolorosi, lesioni cerebrali, malattie cardiache e talvolta particolari condizioni dell’organismo, come intossicazione da alcool, fumo, droghe, abuso di sostanze eccitanti.

I disturbi del sonno possono variare poi per durata ed intensità: una notte sola, qualche settimana, mesi o anche tutta la vita. Qualunque sia la caratteristica della mancanza di sonno, sta di fatto che, o ci si trova a tu per tu con una vera guerra oppure non si dà importanza alla situazione, cercando di contrastare una eventuale stanchezza diurna con stimoli esterni: si lavora con maggiore accanimento, si beve un caffè in più, ci si stiracchia, ci si dedica ad un hobby, ciò tra frequenti sbadigli. Si tenta paradossalmente di mascherare quello che è ormai noto come “debito di sonno”, il quale rimane in un certo senso sotto controllo fintantoché si passa da un compito all’altro, poi si è obbligati a cedere al bisogno insopprimibile di dormire.

Espressione conosciutissima ormai da tutti è: jet lag. Fenomeno piuttosto recente che ha dato luogo a una sintomatologia diffusa a livello psico - fisico e collegata al meccanismo sonno - veglia. Quando i trasporti sono diventati più rapidi, si sono creati problemi imprevisti per i viaggiatori. Con i viaggi veloci, i ritmi circadiani individuali perdono infatti la sincronia con il sorgere ed il tramontare del sole. I viaggi in aereo hanno così dato origine a un particolare disturbo tipico dei tempi contemporanei, comunemente noto appunto come jet lag. In poche parole, si tratta di un malessere che consiste nell’avere sonno quando tutti sono svegli e nel soffrire d’insonnia mentre gli altri dormono. La maggior parte dei sintomi legati al jet lag sono spiegabili in relazione al cronometro interno di cui si è parlato in precedenza, ossia l’orologio biologico che stabilisce l’ora del sonno e della veglia, oltre ad altri eventi biochimici che hanno luogo nell’organismo, scandendo il tempo per mezzo di alcuni fondamentali meccanismi molecolari. Prima ancora che la nostra specie comparisse, il sorgere ed il tramontare del sole, le variazioni stagionali nella proporzione tra luce e oscurità sulla terra, avevano già dato forma a questo orologio molecolare: la rotazione del pianeta nel suo cammino attorno al sole è rappresentata in piccolo dalle cellule dell’organismo e ogni giorno il sole rimette in linea i suoi “ambasciatori terrestri”.

Scoperta degli ultimissimi tempi quella del cosiddetto “jet-leg sociale”, che riguarderebbe un numero considerevole di persone. Mi riferisco all’ora legale che si dibatte possa essere più o meno innocua per la salute. Gli esperti hanno sempre sostenuto che una sola ora non può avere ripercussioni. Recentemente però uno studio svedese ha cercato di chiarire la questione. Il lunedì è da sempre rappresentato come la giornata “maledetta”. Primo giorno lavorativo della settimana, ma è anche la giornata che, secondo le statistiche, è funestata dal più alto numero di infarti. Ed in questo senso maledetta anche l’ora legale in quanto pare che alla sua introduzione, faccia seguito “un picco” di problemi cardiaci. Almeno, ciò è emerso in Svezia dal 1987 ad oggi, stando ai dati raccolti dai cardiologici dell’istituto Karolinska di Stoccolma e pubblicati nel dicembre 2009 sulla rivista New England Journal of medicine (un aumento del 5% degli attacchi di cuore nella settimana successiva all’inizio dell’ora legale, un calo più o meno analogo al ripristino di quella solare, in autunno). È nata quindi una ricerca che sembra legittimare i tanti scontenti di alzarsi all’alba per risparmiare energia elettrica. Questa ricerca ha messo per la prima volta in luce i rischi per la salute legati all’ora legale. Ancora oggi si ritiene che lo spostamento di una sola ora, in avanti o indietro, non produca per l’organismo cambiamenti di rilievo dell’orologio biologico, ma soltanto banali disturbi passeggeri. Una lieve insonnia, un senso di stanchezza o qualche segno di irritabilità nei dieci giorni successivi all’introduzione dell’ora solare. Per produrre modificazioni significative l’anticipo deve essere di almeno tre ore. Certezze non ce ne sono, in realtà sembra comunque che più della metà della popolazione del mondo occidentale abbia qualche problema di sincronia con il proprio orologio biologico. L’espressione “jet lag sociale” è stata coniata dal ricercatore Till Roennenberg, esperto di bioritmi, dopo aver studiato un gran numero di volontari.5 Quasi una nuova emergenza, lo squilibrio dei bioritmi sarebbe un fenomeno dilagante e insidioso. Perché non è solo in gioco l’errore di un ciclo sonno-veglia contrario alla propria indole di “allodola”-mattiniero o di “gufo”-tiratardi (distinzione questa supportata dalla scoperta di alcuni geni che predispongono in un senso o nell’altro), ma l’anarchia cronica degli altri orologi interni. La luce è il nostro sincronizzatore primario: agisce su una manciata di cellule situate nel cervello all’altezza della parte anteriore dell’ipotalamo che prende il nome di “nucleo sovrachismatico”, che rappresenta una sorta di vero e proprio “contapassi” che ne regola poi molti altri presenti in tutti gli organi e gli apparati, come il rene, il fegato, il polmone, le ovaie. I ricercatori che se ne occupano dal 1990 li chiamano “oscillatori periferici” e ne hanno identificato di vario tipo. Nel 20046 si è scoperto che le cellule del rene sono tarate su un orologio biologico di 24 ore e mezzo, quelle della cornea su uno più breve di 21 ore e mezzo. Il nostro organismo quindi funziona bene grazie all’integrazione armonica di tanti “fusi” diversi non tutti circadiani, alcuni circasettani, altri quindicinali e mensili. Un equilibrio che una volta alterato, fa fatica a riprendere il via. “Si è visto, ad esempio, hanno precisato i ricercatori sulla rivista Nature, che la perdita di sincronia indotta dal jet lag è devastante: ci vuole più di una settimana perché il “segnapassi primario” riacchiappi tutti gli altri”. E le conseguenze sulla salute? Per trovare una risposta meno vaga delle ipotesi fatte fino allora, nel 2006 la commissione europea stanziò 16 milioni di euro per il cosiddetto progetto Euclock. Le ricerche stanno dando risultati interessanti: scienziati dell’università di Zurigo e Berlino, studiando le cellule della cute di volontari identificati come gufi o allodole, grazie ad un minuzioso questionario sulle loro abitudini di vita, hanno scoperto che quelle dei mattinieri hanno geni che “comandano” un ciclo metabolico più breve rispetto ai tiratardi.

Se allora, secondo queste ricerche, è tutto scritto nelle cellule, potrebbe essere possibile ipotizzare una relazione. Roenneberg insieme ad altri colleghi del consorzio europeo sta mettendo a punto un metodo per analizzare i geni del “cronotipo” individuale, partendo da un minuscolo campione di mucosa della guancia. Se queste informazioni saranno associate ad un test sulle abitudini di vita, sonno e risveglio compresi, i risultati potranno orientare verso due possibili risposte: 1. Si sta vivendo in sintonia con il proprio cronotipo e quindi il bilancio è positivo; 2. Si sta vivendo una disarmonia in questo senso che rende necessario “tarare” in maniera diversa le proprie abitudini quotidiane (comprese quelle sonno-veglia), per poter vivere e stare meglio.

Messa in luce di recente anche un’ altra particolare relazione (poco conosciuta per quanto concerne la cattiva qualità del sonno e disturbi correlati), ossia quella tra sonno e fumo. Tali alterazioni del sonno sembrano presenti tra l’altro, secondo uno studio recente, anche in soggetti che subiscono il fumo passivo.

Secondo i ricercatori dell`Università John Hopkins, Maryland (Usa), i fumatori soffrono di disturbi del sonno quattro volte più dei non fumatori. Si tratta della prima ricerca che fornisce una spiegazione concreta del perché i fumatori accusano spesso disturbi del sonno: alla base ci sarebbe infatti l'astinenza da nicotina che nel fumatore non si interrompe durante le ore di riposo, lasciando un senso di grande stanchezza anche dopo molte ore di riposo. Si innesca così il vortice delle dipendenze: fumo – stanchezza - caffè (l’organismo dei fumatori brucia la caffeina molto più velocemente) - caffè zuccherato…ecc. Le varie sostanze si attraggono reciprocamente in un dannoso e nocivo circolo vizioso.

Lo studio si è basato sull’analisi dell’attività elettrica del cervello di fumatori e non fumatori durante il riposo notturno. Finora infatti la relazione fra fumo ed attività elettroencefalografica non era mai stata studiata in modo così approfondito. Risultato: i fumatori, per via dell'astinenza notturna da nicotina, non 'accedono' al sonno profondo (fase REM) ovvero la fase più ristoratrice del riposo, rigeneratrice dell’organismo, fondamentale per la salute, l’equilibrio, il sistema immunitario, la memoria ecc., ma vivono al contrario una fase più corta e disturbata. Alcuni ormoni fondamentali per la crescita vengono prodotti in questa fase. La comprensione dell'influenza del fumo sul sonno può rappresentare un passaggio molto importante nel processo di disassuefazione da questo vizio, aiutando ad adattare le terapie sostitutive a base di nicotina in modo da evitare i sintomi dell'astinenza durante la notte. Altra correlazione, questa volta tra peso in eccesso e sonno (di per sé non nuova) è stata compiuta di recente (ancora in Svezia, a Goteborg)7. Si è visto che moltissimi giovani obesi e in particolare coloro che fruiscono per molte ore, sia durante il giorno che durante la notte, di strumenti tecnologici (es: cellulare acceso sul comodino, uso del computer, navigazione in internet ecc.) soffrono in maggior misura di disturbi del sonno e correlato alto livello di stress. Nelle ragazze tutto ciò sembra aumentare in maniera particolare il rischio di depressione e la probabilità di cercare consolazione nel cibo.

E sempre nellambito delle recenti scoperte e asserzioni scientifiche, il sonno è stato definito in maniera molto interessante e significativa come: “…uno speciale stato di coscienza per il mantenimento della felicità e dellomeostasi psichica .8

Molti rimedi e soluzioni sono stati proposti per vincere linsonnia e migliorare la qualità del sonno sia da parte della medicina tradizionale che di quella naturale. I farmaci di sintesi, non vanno ad agire sui meccanismi del sonno ma deprimono lattività cerebrale, creando altri problemi collaterali (alterazione dello stato fisico e mentale, assuefazione ecc.).

In casi particolarmente difficili, aiuti naturali spesso possono poco, ma iniziando dalle misure più modeste, elementari ed ovvie, quando magari le avvisaglie in questo senso sono meno pesanti, è possibile, in molte situazioni, ottenere buoni risultati. Attenzione quindi allambiente, alla temperatura della stanza (né troppo calda né troppo fredda), ai piedi freddi, allaria (che non dovrà essere viziata), alla luce ed ai rumori (quelli a cadenza regolare come i ticchettii sono i peggiori), alla digestione (il pasto serale dovrà essere parco e non consumato troppo tardi). Daltra parte è facile notare come le persone che soffrono di insonnia o comunque di una cattiva qualità del sonno da tempo, sono in generale piuttosto intolleranti e molte volte quasi infastidite nei confronti delle proposte che gravitano nell’ambito del naturale. In molti casi infatti, tutto o molto è già stato provato e a poco a poco vengono perse le speranze, coltivando al contrario un atteggiamento decisamente sfiduciato. Ciò forse per stanchezza accumulata anche a livello psicologico che si riflette in un atteggiamento, comprensibilmente, poco entusiasta e partecipe verso se stessi…E forse proprio da qui potrebbe essere indicato partire.

In tema di nuove ricerche e scoperte, anche nel mondo del naturale si stanno facendo molti passi avanti in questo senso. Nello specifico mi riferisco ad una branca della naturopatia particolarmente dolce, delicata e facile da impiegare anche per i più scettici, ossia l’aromaterapia. Si tratta di un approccio che trova facilmente riconoscimenti scientifici, in quanto la connessione tra odorato, cervello e umore è un dato di fatto di valenza medica e recentemente sono state fatte interessanti scoperte.

Particolarmente quotata l’essenza di un fiore conosciuto fin dai tempi più antichi soprattutto nei paesi asiatici e per la tradizione araba è una pianta che simboleggia l'Amore divino: il gelsomino.

I fiori di gelsomino, secondo una antica leggenda araba erano originariamente delle stelle trasformate poi in fiori. La specie più conosciuta in occidente è lo Jasminum officinale. Il gelsomino è considerato un fiore positivo, molto usato nel linguaggio dell'amore e dei sentimenti ed assume significato diverso a seconda del colore:  un gelsomino bianco sta a significare amabilità; uno giallo eleganza e grazia; uno rosso  significa invece che si desidera la persona alla quale lo si dona.

È un fiore che ha ispirato per secoli gli artisti cinesi (è elegantemente dipinto su carta di riso, stoffe e non solo), il tè al suo aroma è in uso in Cina da 800 anni (la leggendaria calma e serenità orientale è forse dovuta anche a questa essenza?) e per molti è simbolo di armonia e prosperità. Ebbene, da anni il profumo di questo fiore viene indicato come rimedio per un buon riposo, mancava però una conferma scientifica.

Ora arriva uno studio tedesco9, che ha dimostrato come questo profumo abbia proprietà rilassanti, capaci di conciliare il sonno. I ricercatori della Rhur –Universität di Bochum hanno testato in laboratorio centinaia di fragranze. Solo il profumo del gelsomino ha agito come sonnifero e ne è stata data questa spiegazione: “I profumi hanno lo stesso meccanismo dei farmaci comuni. Quello del gelsomino stimola nel cervello i cosiddetti recettori Gaba (acido gamma-minobutirrico) dotati di una potente azione sedativa. Sono gli stessi recettori su quali agiscono le benzodiazepine e i barbiturici” precisa il ricercatore Hanns Hatt. Il profumo del gelsomino aiuta a dormire sonni più sereni e la sua efficacia sembra persino superiore a quella del più noto e utilizzato olio essenziale di lavanda.

In questo senso, un’altra ricerca che ha approfondito le proprietà rilassanti dell’olio essenziale di gelsomino, è di origine americana (Wheeling Jesuit University - West Virginia, 2002). Questi studiosi hanno scoperto che l’aroma del gelsomino respirato durante la notte, aiuta anche a sentirsi più freschi, reattivi e meno ansiosi il mattino seguente rispetto a chi dorme in stanze senza profumi e persino a chi dorme in stanze aromatizzate, appunto, con l’olio essenziale di lavanda.

Come in tutte le strategie di trattamento, le risposte sono assolutamente soggettive, ma alcune gocce di olio essenziale di gelsomino in un diffusore in camera da letto, su un fazzoletto, nell’acqua del calorifero, direttamente nella acqua della vasca per un ottimo bagno (non troppo!) caldo (5 – 10 gocce, se vogliamo, diluite in un cucchiaio di miele) o aggiunte ad una crema/olio base per il corpo, potrebbero essere quindi molto benefiche. Nello studio di cui si parla, i ricercatori hanno testato alcune essenza dell'aromaterapia consigliate per favorire il relax, monitorando le reazioni di 20 persone che, divise in gruppi, per 3 notti hanno sperimentato i due profumi (gelsomino e lavanda) in piccole quantità e l'assenza di ogni aroma. Sono state misurate inoltre le funzioni mentali del campione al risveglio, scoprendo che: i volontari che avevano respirato aroma di gelsomino completavano i test più rapidamente e accuratamente rispetto alle notti in cui avevano dormito 'cullati' dall'aroma di lavanda o senza alcun profumo nella stanza da letto.

Questa l’opinione a tal proposito di Fabio Firenzuoli docente di fitoterapia clinica all’università di Firenze: “Si tratta della conferma che si possono studiare dal punto di vista elettrofisiologico e chimico gli effetti di sostanze che fino a qualche tempo da non venivano nemmeno prese in considerazione. Dire che un profumo ci fa stare bene o male non è suggestione: contiene sostanze che vengono assorbite dal nostro organismo, raggiungendo rapidamente anche il sistema nervoso centrale. Certo, saranno necessari ulteriori studi per capire come utilizzare nel modo migliore (presumibilmente sotto forma di gocce) l’azione sedativa di questa pianta e se può dare effetti collaterali”. Il gelsomino quindi come “ansiolitico” naturale. Tensioni, stress ed ansie trovano pace in questo olio essenziale dal profumo dolce, caldo, ricco e lievemente fruttato. Oltre a ciò, calma gli sbalzi umorali legati alla sindrome premestruale e alla menopausa, ha proprietà nutrienti, tonificanti e antiarrossamento a livello della pelle.

Ulteriori suggerimenti circa altre essenze, con l’indicazione della loro azione particolare:

- Camomilla: olio essenziale calmante per eccellenza, adatto soprattutto a quelle persone che vanno a dormire in preda a pensieri negativi, ripensando ai fatti del giorno, inquinandosi animo e notti.

- Maggiorana: è un olio essenziale che rilassa ed è benefico per la persona suscettibile, ansiosa e razionale che vede la notte come momento di bilanci e riflessioni. Essenza indicata per insonnia "iniziale" (cioè per chi ha difficoltà ad addormentarsi).

- Arancio: profumo fresco. Sia dolce che amaro è indicato in caso di: ansia, nervosismo, stanchezza, insonnia e disturbi digestivi su base ansiosa.

- Basilico: pungente e balsamico, viene utilizzato in caso di ansia con emicrania, cefalea, coliche, spasmi intestinali, affaticamento nervoso, superlavoro intellettuale.

- Mandarino: agrumato e dolce, viene utilizzato nei casi di tensione nervosa, stress, angoscia notturna. Olio essenziale indicato per i bambini10 e la fase della gravidanza.

- Lavanda: inconfondibile e penetrante, ma da molte persone ritenuto fastidioso (!), viene utilizzato nei casi di disturbi del sistema nervoso, irrequietezza ed insonnia, mal di testa di origine nervosa, agitazione pre mestruale e durante il ciclo.

Per concludere mi è sembrata interessante, per quanto particolare, una notizia che, forse più di ogni altra, può farci pensare al sonno “conciliato” da essenze particolari come ad un mezzo di vero benessere psico-fisico. Sembra che, dormendo in una stanza impregnata di un profumo che ricorda un evento particolarmente traumatico, la paura legata a tale esperienza (il giorno successivo a tale riposo) sia attenuata.11 Che tramite il sonno potesse essere eliminata la paura, era stato già dimostrato da altri studi, ma non il superamento di eventi traumatici per mezzo di profumi/odori particolari.12 Gli scienziati non sono ancora in grado di spiegare perché ciò avvenga e in quale fase (Rem o ad onde lente), ma sono ottimisti sulla praticabilità di questa via nel trattamento di disturbi post traumatici da stress…Un’ottima speranza.


BIBLIOGRAFIA

- AAVV, Enciclopedia della salute, RCS Mondadori

- AAVV, Il libro degli oli essenziali

- A cura di F. Vaghi, Le cure di Sant’Ildegarda. La salute come conquista dell’equilibrio, La casa verde, Demetra edizioni

- D. Chopra, Benessere totale. Il perfetto equilibrio tra mente e corpo, La biblioteca del benessere, Mondadori edizioni.

- P. Giordo, Iniziazione all’alimentazione terapeutica, Edizioni Mediterranee, 2007

- M. Pina, Gli oli essenziali, Newton edizioni

- O. Sala, Sonni felici con le erbe della nonna, Mondadori editore

- Oli essenziali per la cura del corpo, Naturalmente medicina, a cura dell’istituto Palatini (Ve), Demetra edizioni

- Notizie a carattere scientifico (fonti: materiale cartaceo da riviste scientifiche e inserti specializzati e di approfondimento, anni 2007-2012)

SITI INTERNET CONSULTATI

www.ilsentiero.net (Andrea Vitali)

www.giwa.it

www.italiasalute.leonardo.it

www.roseinthewind.it

www.4dcomfort.com

www.benessereblog.it

www.riza.it

1 Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni, 1900

2 Dott.ssa Rossana Morini, Counselor Umanistico Gestaltico, che attraverso un’analisi attenta e documentata sull’importanza del sonno e dei sogni nell’antica Grecia, offre una prospettiva completamente nuova in materia. Tra le fonti: M. Gasseau, “Dall’incubazione dei sogni nei templi di Asclepio all’incubazione del sogno nello psicodramma junghiano”, in AA.VV., Il sogno. Dalla psicologia analitica allo psicodramma junghiano, a cura di M. Gasseu e R. Bernardini, Angeli edizioni, 2009.

3 In Nuova Guinea, dormendo accanto al teschio di un parente si fanno sogni che vengono interpretati come consigli, anche terapeutici, da seguire fedelmente. In Mozambico, un sonno provocato da droghe, suscita uno stato di trance. Durante tale stato il guaritore, perfettamente incosciente, riceve indicazioni sulle piante adatte alle cure, suggerite dallo spirito con il quale è in contatto. (Fonte: Liliana Pizzorni, Sognare: un altro modo di comunicare)

4 Ildegarda di Bingen (Bermersheim von del Hӧhe, 1098 - Bingen am Rhein, 17 settembre 1179). Fu una religiosa benedettina tedesca, famosa per le sue visioni. Scrittrice, musicista, artista, drammaturga, filosofa, poetessa, compositrice, è stata inoltre una figura precorritrice dei tempi nel campo della naturopatia.

5 Università Ludwig Maximilian di Monaco

6 Equipe di Joseph Takahashi del centro del sonno dell’Università di Evanston (Illinois)

7 Coinvolgendo 4000 soggetti tra ragazzi e ragazze

8 Prof. Luigi Agnati (della Fondazione IRCCS Lido di Venezia), nel corso del Convegno: “La comunicazione nel cervello dell’uomo e nella società” (ottobre 2010).

9 Journal of Biological Chemistry

10Nei bambini al di sotto dei 10 anni, gli oli essenziali vanno utilizzati con particolare cautela e solo per via esterna.

11 Neuroscience 2012( Northwestern University)

12 Nel corso della ricerca, ad un gruppo di volontari è stato fatto annusare un profumo innocuo (menta) mentre prendevano visione le fotografie di alcune persone. Nel contempo venivano fatti oggetto di una piccola ma dolorosa scossa elettrica (fonte di un meccanismo di timore) in associazione ad un ritratto particolare. Metà dei volontari sono stati fatti addormentare in stanze impregnate degli odori associati ai visi che “provocavano” lo shock elettrico. Risultato: più erano stati esposti al profumo, meno paura presentavano alla visione dei ritratti pericolosi (misurata in base a sudorazione e risonanze magnetiche al cervello) il giorno successivo. L’altra metà del gruppo, mantenuta sveglia, dimostrava invece di avere una paura sempre crescente in associazione all’odore e al viso che “causavano” la scossa.



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