Sofferenza, malattia e consapevolezza di sé nella filosofia del ‘500
di Federica Zanoni

La significativa testimonianza di Michael de Montaigne


Lasciateci dare una possibilità alla natura

perché sa il fatto suo meglio di noi

Michael del Montaigne

Sofferenza, malattia, consapevolezza di sé…Concetti certamente non nuovi nell’ambito della naturopatia. Anzi, rappresentano le tematiche cardine attorno a cui ogni disciplina gravitante nel mare magnum della medicina naturale, muove chiarimenti, approfondimenti e conseguenti strategie di riequilibrio.

Perché? Per cercare di comprende, da un lato, i meccanismi originari, le prime disarmonie nel corpo e nelle emozioni, potenziali semi di future patologie, dall’altro e di conseguenza quali potrebbero essere le vie, i modi di porsi più equilibrati e soprattutto in sintonia con ogni corpo e anima, per affrontare e superare il disagio. Ciò in estrema e sicuramente incompleta sintesi.

Attualmente tali concettualizzazioni hanno assunto una diffusione e una conoscenza, anche se non ancora capillare, certamente piuttosto generalizzata. Almeno in una occasione chiunque si sia occupato, si occupi o sia semplicemente incuriosito da tali approcci (magari attraverso qualche lettura o esperienza personale), ha incontrato sulla sua strada tante domande e altrettante risposte…Forse talvolta talmente numerose da alimentare, credo ulteriormente ed in una catena infinita, quesiti su quesiti e dubbi su dubbi. Ciò ovviamente accanto a situazioni ed esperienze sicuramente illuminanti e di grande, nonché profondo, arricchimento!

Dubbi e domande quindi che ci poniamo come persone che soffrono o hanno sofferto e vorrebbero capire. Ma sofferenza e malattia a volte molto profonde, tanto da segnare il corpo e l’anima, con correlate domande e “tentativi” di risposte, non sono certamente monopolio dell’uomo contemporaneo, ossia nostra esclusiva esigenza e capacità di analisi e/o autoanalisi.

Si tratta di un anelito nato con la notte dei tempi? Probabilmente sì. Ed in ogni periodo storico personalità di spicco o uomini e donne semplicemente “normali”, hanno cercato spiegazioni, risposte e relazioni osservando se stessi e l’ambiente, la terra, il cielo... E questo ovviamente in conformità ai mezzi a loro disposizione, a questa o quell’epoca, alla loro cultura o capacità speculativa e quant’altro. Sempre molto affascinante e interessante quindi imbattersi per caso o andare a ritrovare in piena consapevolezza, le nostre “radici” in questo senso. Chi si è posto delle domande prima di noi? Quando? Come? In quali circostanze? Le risposte meriterebbero centinaia di pagine!

Ma qualsiasi possa essere il tenore dell’approfondimento, penso sia importante fornire, come in ogni scritto su qualsiasi argomento, almeno un piccolo germe di saggezza e/o di spunto attorno a cui lavorare, sviluppare ulteriori riflessioni e crescere.

La mia personale curiosità è perciò caduta, attratta dalla modernità delle riflessioni e delle conseguenti deduzioni, sul pensiero attorno alla malattia e alla sofferenza, di un filosofo francese del ‘500: Michael de Montaigne (un ritratto in immagine). In particolare, ha fatto nascere in me l’interesse verso un approfondimento di questa personalità, l’avere letto che l’atteggiamento di fronte alla malattia di Montaigne era improntato sul non compatimento di sé.

Già, il non compatimento di sé…il nocciolo della questione! Quindi un concetto certamente non nuovo ai naturopati e di cui Luigi Costacurta si è fatto sempre indomito e irremovibile propugnatore, senza sconti per nessuno! Posizione di fronte alla malattia ed alla volontà nonché necessità di prendere in mano se stessi e la propria salute, che emerge chiaramente, oltre che dagli scritti di Costacurta, anche dai racconti sulla sua figura da parte di coloro che lo hanno conosciuto bene.

Penso sia perciò sempre di un certo interesse ritrovare nel tempo, lungo la storia e in personalità diverse, comuni cifre, caratteristiche, sfumature di pensiero. Specie in relazione a fatti della vita che non risparmiano purtroppo nessuno, per via diretta o indiretta: sofferenza e malattia.

Nessuno sta male per troppo tempo se non per colpa sua. Questo uno degli aforismi di Montaigne. Credo che l’attinenza con i concetti base di Costacurta non potrebbe essere più chiara! Certo con presupposti e intenti diversi ma si potrebbe dire, Montaigne come Costacurta. Pensatore identificato come perfetto “osservatore naturalista” portatore di una nuova filosofia di vita proiettata verso il futuro, Michael de Montaigne nasce a Bordeaux il 28 febbraio 1533 (morirà a Saint-Michel-de-
Montaigne il 13 settembre 1592). Fu filosofo, scrittore e politico noto anche come aforista. Suo padre, mercante di Bordeaux, gli offrì un'educazione secondo i principi dell'umanesimo del XVI secolo.

Secondo lo stesso Montaigne, fu inviato a balia in un povero villaggio perché si abituasse «al modo di vivere più umile e comune» (Saggi, III, 13). Ritornò al castello (una raffigurazione in immagine) all'età di tre anni e gli fu dato come precettore un medico tedesco di nome Hortanus, che ebbe ordine di parlargli solo in latino. Presso il collegio della Guyenne a Bordeaux, luogo insigne dell'umanesimo bordolese, studierà il francese, il greco antico, la retorica e il teatro.

Compì anche studi di diritto e di meditazione. Ammiratore di Virgilio e di Cicerone scelse l’uomo e se stesso in particolare, come oggetto di studio della sua opera principale: i Saggi (Essais), cui si dedicò nel suo castello, tra Castillon e Bergerac, nei pressi di Bordeaux e scritti con l’intento di conoscersi e di conquistare la saggezza. Il sentimento di una vita pienamente accettata e quindi goduta, la serena attesa della morte, considerata un evento naturale da attendere senza timore, rendono questo libro, alcuni secoli dopo, ancora estremamente pregno di moderna umanità.

L'obiettivo che si pone è quello di ricercare la saggezza e per fare questo si confronta continuamente con gli antichi. Non si tratta di un diario. E’ il ritratto di una coscienza, parla per argomenti delle sue esperienze man mano che gli si presentano, dando vita a uno scritto che aiuta a riflettere su se stessi. Anche oggi.

Montaigne afferma tra l’altro che bisogna vivere al minuto e anche se così facendo, come è invitabile, ci si contraddice, non è un problema, l'importante è non perdere se stessi. Da questo punto di vista l'autore umanista è molto positivo, non bisogna perdere la speranza in quanto posso cambiare, posso evolvermi.

Affermerà inoltre che il nemico più grande dell'uomo è la presunzione: l'orgoglio ci porta a ritenere noi stessi superiori, la ragione è più effetto della nostra presunzione che della ragione stessa. Grandi insegnamenti anche per i naturopati, i quali, come e molte volte forse più di altri, hanno l’obbligo di ragionare e praticare la loro professione in umiltà ed essere convinti in prima persona della possibilità di poter cambiare. Dalle abitudini più semplici (regime alimentare, stile di vita) alle evoluzioni più profonde e indubbiamente difficili (atteggiamento verso gli altri e nei confronti dell’esistenza).

Grande commentatore di classici (Plutarco, Seneca, Lucrezio) Montaigne analizzò la condizione umana e la quotidianità con una grande capacità di introspezione senza pregiudizi. Il suo progetto? Inflessibile nel condannare le dottrine troppo rigide e le cieche certezze, vorrebbe togliere le maschere e gli artifici per rivelare il vero sé. "...La ragione va sempre storta e zoppicante e sciancata, sia in compagnia della menzogna sia in compagnia della verità…Chiamo sempre ragione quell'apparenza di ragionamento che ognuno fabbrica in sé; questa ragione, della cui specie ce ne possono essere cento contrarie riguardo a uno stesso oggetto, è uno strumento di piombo e di cera, allungabile, pieghevole e adattabile a tutti i versi e a tutte le misure; non resta che l'abilità di saperlo limitare…Di fatto ogni presupposizione umana e ogni enunciazione ha tanta autorità quanto un'altra, se la ragione non vi pone differenza. Così, bisogna metterle tutte sulla bilancia… La persuasione della certezza è un indizio certo di follia e di estrema incertezza." (M. de Montaigne)

Come non essere colpiti da tale personalità e dalle sue domande? Si tratta di riflessioni e intenti che, pur inserendosi in contesti e speculazioni di carattere prettamente filosofico e politico (ma con spunti forniti dalla condizione umana di sofferenza), si leggono e studiano in moltissimi tra i testi più recenti o si ascoltano partecipando a corsi, seguendo relazioni e lezioni, oggi nel 2013…ma Montaigne nacque nel 1533.

Le sue riflessioni in particolare sul tema della salute furono ispirate soprattutto dal cosiddetto “mal della pietra” una calcolosi renale molto dolorosa e di cui soffrì anche Michelangelo, il quale, come Montaigne, trasse giovamento dall’impiego dell’acqua.

Montaigne non nutriva fiducia nei dottori e da sottolineare nel senso detto sopra, affrontava il dolore con spirito costruttivo. Questo uno dei suoi aforismi sulla classe medica: I medici sono fortunati: i loro successi brillano al sole e…la terra copre gli errori!.

Secondo il suo pensiero la medicina promette di mantenere il corpo e l’anima in salute, ma nessuna arte mantiene meno di quanto promette così come fa quella medica. Ed i risultati che i dottori fanno vedere sono inferiori per Montaigne, a quelli di chiunque altro. Vengono visti dal filosofo come meri venditori di droghe medicinali. Una posizione estremista dunque, probabilmente molto più di quella di alcuni fra i più ortodossi naturopati.

I Saggi, nominati in precedenza, non ammettono censure nemmeno con tali problemi di salute dell’autore. Si tratta di scritti che riportano tutta la verità possibile, senza fingere o nascondere nulla, nemmeno in relazione alle cattive condizioni di Montaigne. Sono stati definiti una delle migliori opere che insegnano ad affrontare, dal punto di vita dell’atteggiamento (ecco la modernità!), disturbi e dolori.

Montaigne si cura, ma non si piange addosso e addirittura sa ridere, quando è il momento giusto, dei medici e dei loro sforzi. Nella convinzione che facciano più danni al corpo le opinioni che nutriamo sui mali che non le patologie stesse, non desiderava vivere come coloro che hanno sempre bisogno di essere attorniati da medici. Descrive la sua malattia in maniera dura ma allo stesso momento saggiamente lucida: “Io sono alle prese – confessa – con la peggiore di tutte le malattie, la più improvvisa, la più dolorosa, la più mortale e la più irrimediabile. Ne ho già provati cinque o sei di attacchi lunghissimi e penosi; tuttavia, o io mi inganno, o c’è ancora in questo stato di che sostenersi, per chi ha l’anima libera dal timore della morte e libera dalle minacce, dalle conclusioni e dalle conseguenza con cui la medicina ci stordisce. Ma il dolore stesso in realtà non è tanto crudele, aspro e pungente che un uomo tranquillo debba entrare in agitazione e disperazione”.

Studiando se stesso, giunse all'accettazione della vita con tutte le sue contraddizioni. La condizione umana ideale è per Montaigne l'accettazione di se stessi e degli altri con tutti i difetti e con tutti gli errori che la natura umana comporta…Ed ecco un altro dei pilastri della più evolute e profonde concezioni in relazione alla crescita della propria consapevolezza.

Montaigne pensa, mettendo in risalto una particolare attinenza tra tale illuminata personalità rinascimentale e atteggiamenti o convinzioni molto attuali in tema di rapporto con la natura, la consapevolezza umana e la sofferenza, che l'umanità non possa raggiungere la certezza e rigetta le proposizioni assolute e generali. Afferma che noi non abbiamo ragione di sentirci superiori agli animali e ribalta anche la tradizionale concezione antropocentrica che pone l'uomo al vertice della natura e nega che egli abbia il diritto di opprimere gli animali, dato che essi, come lui, soffrono e provano sentimenti. Inoltre Montaigne deplora, nel saggio: Della crudeltà, la barbarie della caccia, esprimendo la sua compassione nei confronti degli animali innocenti e senza difese verso i quali, anziché esercitare una «sovranità immaginaria», l'uomo dovrebbe riconoscere un dovere di rispetto. Ogni essere umano perciò è semplicemente inserito nell’ordine delle cose senza privilegi gerarchici, né migliore o peggiore degli altri esseri della natura, con cui semmai costituisce una comunità in cui deve assumere coscienza. Una consapevolezza questa, oggi, piuttosto svanita tra i regali e i disastri del progresso.

Nel 1580 e nel 1581 effettuò un lungo viaggio in Francia, Svizzera, Germania ed Italia, nella speranza di trovare beneficio nelle acque termali per combattere la calcolosi renale di cui soffriva. Dopo aver sostato brevemente a Verona ed a Venezia, fu a Roma, dove rimase fino all'aprile del 1581, ricevuto con tutti gli onori. A maggio ripartì e visitò più approfonditamente la Toscana, che aveva già attraversato nell'autunno dell'anno precedente. Rimase favorevolmente impressionato da Lucca, Pistoia e altri centri minori, ma non da Firenze che trovò incomparabilmente meno bella di Venezia. Si trattenne lungamente a Bagni di Lucca, per sottoporsi alla cura delle acque.

Le annotazioni sul lungo viaggio furono da lui raccolte nel Journal du voyage en Italie par la Suisse et l'Allemagne - Diario del viaggio in Italia attraverso la Svizzera e la Germania – pubblicato nel 1774. Rimane essenzialmente un libro di straordinario interesse contenente varie notizie sull'Italia (usi, costumi, tradizioni) che l'autore ammirava moltissimo. Molte considerazione anche in relazione alle città di Trento e Rovereto in cui soggiornò brevemente. Riporto, per curiosità di qualche lettore, una particolare considerazione di Montaigne, per la verità non troppo positiva, riguardo le condizioni delle strade locali. In particolare in relazione ad una escursione che lo porta da Rovereto a Torbole, scrive: "... era questo il percorso più aspro che avessimo mai compiuto, col panorama più inospitale a causa delle montagne che sbarravano il cammino". Quindi Montaigne conformemente ai mezzi del tempo, agiva in prima persona, anche affrontando viaggi faticosi, per cercare di migliorare le proprie precarie condizioni fisiche.

La sua saggezza sta nel fornire una preziosa fonte di piccoli consigli. Per esempio? Leggere molto, mantenendo però la mente sgombra da pregiudizi, essere conviviali, riservandoci però un “retrobottega” tutto nostro, guardare il mondo da angolazioni diverse, in modo da evitare irrigidimenti nelle proprie convinzioni. Ed ecco quanto vorrei trasmettere attraverso queste pagine attorno ad una figura (un filosofo del 1500!) che apparentemente (solo apparentemente…) non ha molto a che fare con la moderna figura del naturopata.

Non smise mai di porsi domande sul come vivere, come relazionarsi agli altri, come superare la paura della morte, come rassegnarsi alla perdita di qualcuno che amiamo…Domande senza tempo. Tentò delle risposte, cercando di educare nell’arte più ardua di tutte: vivere bene quest'unica vita. Rifiutandosi di lasciarlo confinato nel suo tempo, capire Montaigne è un po' come capire noi stessi.

Afferma proprio che la nostra esperienza di vita è in continuo fluire (in fieri, in divenire) e noi dobbiamo capirla, non gettare la spugna di fronte agli eventi e per fare questo il pensiero di chi è venuto prima di noi può essere utile. Sostiene in sostanza che non bisogna mai rinunciare a riflettere davanti all'amicizia, di fronte alla morte, al crescere, ma al contrario tutto ciò deve essere preso come spunto per una riflessione. Vorrei concludere quindi con un altro aforisma di Montaigne, che credo possa chiudere perfettamente il cerchio con estrema semplicità attorno al pensiero, tutto sommato altrettanto semplice e saggiamente vicino alla natura, di questo filosofo rinascimentale:


Vorrei che la morte mi accogliesse mentre sto piantando i miei cavoli

Michael de Montaigne

Bibliografia

A.A.V.V.(Vegetti, Alessio, Fabetti, Papi), Filosofie e società, Zanichelli editore.

S. Bakewell, Montaigne. L’arte di vivere, Fazi editore.

F. Crispini, Profilo dell’osservatore naturalista. Telesio, Bruno, Montaigne, Il Nuovo Melangolo.

N. Panichi, Montaigne, Carocci.

La terapia della moderazione dello scettico Montaigne” (articolo di A. Torno. Da: La storia-Corriere della sera-13.1.13)

Siti internet consultati:

www. sites.google.com (Viaggio in Italia di Michel Eyquem signore di Montaigne. Articolo di G.P.Trevisani).

www.new-age.esoterya.com

www.wikipedia.it

www.arcadiaclub.com




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