25 ANNI AL SERVIZIO DELLA NATUROPATIA
di Giacinto Bazzoli

Nel 1988 Luigi Costacurta ed un piccolo manipolo di soci A.C.N.I.N. dava inizio all'Accademia Nazionale di Scienze Igienistiche Naturali "Galileo Galilei" ed alla Scuola di Iridologia e Naturopatia che ha lo scopo di formare iridologi naturopati operatori non medici, corrispondenti agli Heilpraktiker della Germania. L'attività dell'Accademia si è inserita e sviluppata in una diffusa tradizione di medicina naturale e popolare caratteristica della mitteleuropa.

Da quel 30 settembre 1988 molti sono stati i passi compiuti dall'Accademia "Galileo Galilei" per perfezionare la propria organizzazione e per promuovere la naturopatia.

Celebriamo il nostro traguardo di 25 anni di formazione dei naturopati con legittimo orgoglio. Sono anni di esperienza consolidata, cioè un prezioso traguardo per tutta la naturopatia. L'Accademia ha posto alla base della formazione dei naturopati un modello che è stato preso come punto di riferimento da tutte quelle realtà che intendono prepararsi per un serio confronto con la realtà.

Abbiamo privilegiato l’insegnamento, la ricerca in iridologia e la divulgazione dei rimedi fondamentali che partono dalla fitoterapia, all'idrotermofangoterapia, e all'alimentazione naturale.

Vale la pena di ricordare che proprio le agenzie di formazione quali l’Accademia, hanno contribuito in maniera determinante alla divulgazione delle pratiche igienistico naturali e delle metodiche delle medicine non convenzionali.

La nostra scuola di iridologia e naturopatia è stata la prima in Italia ed è una delle più qualificate, per ammissione dei nostri stessi concorrenti. Tutti ci hanno copiato.

In 25 anni possiamo vantare l’iscrizione alla nostra scuola di oltre mille studenti, che sono stati seguiti da docenti scelti tra persone altamente qualificate con esperienza scientifica, pedagogica e pratica, professionisti iridologi naturopati, medici ed erboristi.

Abbiamo organizzato corsi, stage, percorsi informativi per operatori della salute; abbiamo curato la pubblicazione di opere di divulgazione scientifica; organizzato convegni e seminari al fine di divulgare la conoscenza di quelle che erano identificate con il nome di “medicine alternative” o come preferiamo noi, medicina naturale.

Ma qual è la situazione della naturopatia oggi in Italia?

Sono stati fatti significativi passi in avanti con l’approvazione della legge a livello nazionale e con l’approvazione di alcune leggi regionali, delle quali quella della regione Lombardia è la più significativa, ma la strada è ancora lunga.

Tra alcuni naturopati si è diffusa una certa sfiducia in questo strumento legislativo; qualcuno ha fatto un'accoglienza tiepida dicendo che nulla cambia e che si tratta del solito provvedimento burocratico.

Non è così, la legge è positiva, anche se non è una normativa mirata direttamente sulla naturopatia o sulle discipline non convenzionali, come le leggi regionali già approvate sulle discipline bio-naturali, che sono tuttora valide. Anzi, anche le regioni che non hanno legiferato sarebbe utile che lo facessero “ad adiuvandum”. Quindi, bando alle incertezze, la legge è un passo avanti significativo, ed è un provvedimento di liberalizzazione delle professioni che potrà avere ulteriori sviluppi.

Naturalmente comprende le discipline del benessere compresa la naturopatia.

Che la legge abbia colpito nel segno è testimoniato dalla reazione rabbiosa, scomposta ed illiberale degli ordini professionali. Ad esempio nel campo della sanità gli ordini professionali, cioè i medici si sono rivolti al ministro Balduzzi lamentando che la nuova normativa avrebbe generato “confusione mediatica e delusione nel mondo professionale sanitario, che rivendica competenza per le attività di diagnosi e cura”. Naturalmente il ministro Balduzzi li ha rassicurati ed ecco il loro ringraziamento rancoroso: “Oggi qualcuno prenderà coscienza che, la mal celata velleità di sfondare in campo sanitario attraverso la tanto sbandierata legge 4/2013, si è sciolta come neve al sole. Se ne facciano una ragione. Nel rispetto della Legge e nell'interesse dei Cittadini: non si scherza con la salute delle persone! Grazie signor Ministro.” A parte questo siparietto la legge è legge ed ha la sua validità.

La legge rivoluziona il sistema professionale rendendolo più moderno, efficace e competitivo.

Ciò premesso è anche vero che le associazioni di categoria devono avere determinate caratteristiche e debbono garantire la formazione permanente dei propri associati e debbono rappresentare una garanzia rispetto all'utenza. L'associazione dei naturoigienisti iridologi (A.Na.Ir). ha le caratteristiche previste dalla legge e quindi può organizzarsi di conseguenza.

Siamo ancora lontani dalla risoluzione del Consiglio d’Europa di qualche anno fa con la quale invitavano stati membri a regolarizzare lo status delle medicine non convenzionali, in modo che queste potessero essere inserite a pieno titolo nei servizi sanitari nazionali rispondendo alla sempre più crescente richiesta dei cittadini.

Secondo stime recenti, i cittadini europei che utilizzano terapie non convenzionali sono circa il 40% della popolazione.

In breve il mercato delle medicine non convenzionali si è creato in questi anni proprio grazie alla spinta propulsiva dei naturopati (in massima parte, professionisti non medici).

Tuttavia sono lungi dall’essere raggiunti:

il principio del pluralismo scientifico;

la libertà di scelta terapeutica dei pazienti;


Però non possiamo attendere queste riforme in maniera passiva.

Gli insegnamenti dei grandi maestri sono eloquenti. Essi intervennero in periodi piuttosto difficili anzitutto per umanizzare la medicina, instaurando una nuova comunicazione con il malato, per rendere la medicina alla portata di tutti. In questo contesto eccellano Lezaeta e Luigi Costacurta. Costacurta aveva promosso l’ACNIN come associazione culturale nata per iniziativa di ex ammalati che avevano sperimentato su se stessi l’esigenza inderogabile del rispetto delle leggi della natura, per riacquistare e conservare la salute nell’ottica dell’autogestione e di una migliore qualità della propria vita. Le testimonianze di Lezaeta e Costacurta, sanciscono un altro diritto inalienabile: il diritto alla salute per tutti gli uomini.

Dire che la salute è alla portata di tutti può sembrare una cosa scontata.

Non è stato in passato e non lo è ora; il servizio sanitario nazionale non garantisce condizioni paritarie. Costacurta soleva dire: la medicina naturale è l‘unica garanzia per la povera gente e aggiungeva che se fosse stata applicata su vasta scala avrebbe fatto risparmiare all’erario somme ingentissime.

A proposito della solitudine del malato voglio ricordare un celebre passo di Erodono “Questi paesi non si servono di medici. Trasportano il malato in piazza, e là, chi ha sofferto dello stesso male, o ha visto qualcuno che ne è stato colpito, si avvicina, gli consiglia quei rimedi che lo hanno liberato dall’infermità con i quali altri sono guariti..”

Il luogo è Babilonia, il tempo è tanto remoto da sconfinare nel mito, il narratore è Erodoto, instancabile viaggiatore e padre degli storici, il quale leggeva le sue opere in pubblico a d Atene. Sapeva bene che il suo pubblico avrebbe riconosciuto in quel racconto favoloso il valore di un apologo, cioè di un racconto simbolico, un’aspirazione, un rimpianto. C’è in questo racconto una nostalgia per una sollecitudine perduta, per una condivisione dimenticata di una comunità che assiste e cancella la solitudine del malato.

Far uscire l’ammalato dal suo isolamento è solo il primo passo. Il naturoigienista deve essere consapevole che la proposta che offre fa parte di una concezione dell’uomo, della natura e della malattia di tipo complessivo.

Per il naturopata è necessaria la consapevolezza della concezione olistica; la nostra non è una conoscenza esoterica, ma un sapere con dignità scientifica. Per questo l’Accademia fu intitolata a Galileo Galilei.

I Padri della medicina naturale erano animati da una grande idea della natura dell’uomo e di Dio, non come realtà distinte ma unite da un grande progetto.

Il loro amore per la scienza e la loro dimensione filantropica erano due aspetti della stessa realtà. Da queste radici si evidenzia la concezione olistica dell’uomo e della medicina.

In base a questi principi, assieme a Luigi Costacurta abbiamo elaborato un piano di studi della nascente scuola di Iridologia e Naturopatia. Anzitutto la base della medicina: anatomia, fisiologia, patologia, fitoterapia, dietetica, ecc.., poi le materie che caratterizzano la Naturopatia a partire dall’Iridologia e per finire l’Idrotermofangoterapia. Costacurta considerava essenziale per i naturoigienisti uno studio accurato delle varie discipline e naturalmente lo studio dei testi di medicina naturale. “Solo con il rinnovamento culturale ed igienistico si previene e si cura la malattia”, affermava. Esigeva dagli studenti l’impegno a sperimentare anzitutto su se stessi i rimedi della medicina naturale nell’ottica dell’autogestione della propria salute. L’autogestione della propria salute è certamente uno degli obiettivi più rivoluzionari che la medicina nel novecento abbia perseguito per mezzo del naturoigienismo costacurtiano.

La medicina d’oggi è caratterizzata dalla medicalizzazione di qualsiasi aspetto della vita umana e dall’espropriazione del corpo dell’individuo che viene acriticamente posto a disposizione del medico.

Ebbene l’autogestione della propria salute ha una portata culturale e di emancipazione enorme, ma va nel senso contrario al profitto e all’ organizzazione, burocratica, tecnicistica e parcellizzante della medicina convenzionale.

Luigi Costacurta è stato un innovatore. Come definire altrimenti un maestro che ha insegnato a migliaia di persone deluse dalla medicina ufficiale a riporre le proprie speranze nella forza della natura? Egli ha spalancato a intere generazioni le porte della medicina naturale e quindi della guarigione.

Il rapporto che egli aveva con i pazienti e i discepoli è sempre stato essenziale, ma caldo e autentico.

A 22 anni di distanza dalla sua morte, a 25 anni dalla fondazione dell’ Accademia, ci accorgiamo quanto quest’uomo sia riuscito a segnare la realtà che stava intorno a lui, seminando in profondità non solo nell'ambiente dei suoi discepoli, ma anche nel cuore di molti malati che gli sono riconoscenti per sempre.

Noi imputiamo alla medicina ufficiale la mancanza di umanità e la mancanza di personalizzazione del rapporto con il malato. Manca l’attenzione allo stile di vita complessivo, alla dieta, alle relazioni umane, ai fattori morali e spirituali e un linguaggio comprensibile.

Il rapporto tra naturopati e chi cerca un modo nuovo di affrontare la malattia è il nodo cruciale con il quale dobbiamo confrontarci. La malattia è uno stato di privazione che rende deboli, timorosi, precari e bisognosi d’aiuto. L’organizzazione attuale della sanità ingoia l’individuo, lo annulla, lo lascia solo e mortificato con i propri problemi. Ma la domanda che fa tremare le vene ai polsi è questa: siamo noi all’altezza di questa sfida? Non dico dal punto di vista scientifico; la preparazione professionale la dò per scontata, anche se è vero che è necessaria la formazione permanente. Chi si ferma è perduto. Chi si accontenta di quello che ha imparato, gradualmente si impoverisce. La mia domanda interessa principalmente gli aspetti umani del naturopata. Ci viene in aiuto Platone che spiega la differenza tra la medicina vera e la medicina degli schiavi.

Platone così si esprime in “Leggi”

Siccome nelle polis (cioè nelle città-stato) ci sono fra i malati, sia degli schiavi che degli uomini liberi, sono i medici degli schiavi più o meno, a curare gli schiavi andando da loro o restando negli ambulatori (chiamati allora officine). Nessuno di questi medici accetta obiezioni o spiegazioni dai singoli schiavi malati, ma ordina la terapia affidandosi all’esperienza, come, avessero scienza perfetta, con la sufficienza del tiranno; Poi se ne vanno a passo veloce da un altro schiavo malato…

Invece il medico dei liberi, da parte sua, cura ed esamina, prevalentemente, i malanni degli uomini liberi. S’informa sulle loro malattie, sull’origine delle stesse e comunica al malato e ai parenti le sue osservazioni. Egli stesso impara qualcosa dagli ammalati e per quanto è possibile ammaestra l’ammalato stesso. Non gli prescrive alcuna cura senza prima averlo persuaso e allora prova a condurlo a completa guarigione, sempre preparandolo docile all’opera sua .”

Notate quanta umiltà e consapevolezza viene espressa dalla medicina ippocratica; sì, perché Platone pur non essendo medico è un ippocratico a tutto tondo.

Sono concetti ripresi dal giuramento così detto di Ippocrate, un testo senza età le cui origini si situano ben prima del grande Ippocrate, e anche dal altre opere del Corpus Ippocraticum. Ippocrate non solo è il padre storico riconosciuto della medicina, ma è anche il punto di riferimento per tutti noi naturoigienisti soprattutto per quanto riguarda gli aspetti deontologici, etici della nostra professione. Nella lingua di Ippocrate l’arte si dice “techne iatrikè” cioè l’arte della cura. Uno dei più antichi precetti recitava: “dove c’è amore per l’uomo c’è amore per l’arte (philotechnia) cioè l’essere amico dell’uomo è il modo migliore per aiutarlo a guarire. Oggi come ai tempi di Ippocrate la tecnica è il mezzo, ma l’uomo è il fine ultimo. O meglio il primo. Non mi dilungo oltre, perché la questione viene spiegata ottimamente da Federica Zanoni.

Però mi torna impellente la domanda: i naturopati sono all’altezza del compito che li attende? Non voglio dare una risposta affrettata, ma ho la sensazione che molti di noi si affidino ad una scorciatoia: imparare delle tecniche. Le tecniche di per sè non vanno disprezzate, ma se non c’è una formazione personale, umana, non solo concettuale, ma morale e spirituale rischiamo di rimanere a metà del guado. Si tratta di un lavoro quotidiano, onesto, veritiero su noi stessi che trasformi la nostra vita in sintonia con gli ideali che proclamiamo a parole. Il sapere non è superiore all’essere. Noi siamo utili se insegniamo anzitutto con l’esempio, per questo dobbiamo lavorare su noi stessi.

L’etica ci impone il dovere di una vita sana, equilibrata, altruista, degna di uomini veri. Noi siamo immersi in un mondo estraneo ai principi della medicina naturale: invidia, odio, ingordigia, consumismo sono all’ordine del giorno della nostra società, ma devono essere estranei alla nostra vita.

La crisi che ci angustia è un motivo in più per dimostrare la consapevolezza dei naturoigienisti.

Le cause sono più profonde di quanto non appaia in superficie e affondano le radici nell’emergenza climatica, nella crisi delle risorse energetiche a partire dal petrolio.

Il caos climatico sta portando via tutto, le terre vengono erose, l’effetto serra aumenta di anno in anno. Le sorgenti d’acqua dolce sono inquinate dalla risalita del cuneo salino. Le case sulla costa sono abbandonate perché gli uragani tropicali le spazzano via. Le emissioni serra continuano a crescere a ritmi record. Si è appena chiuso il decennio più caldo della storia. Un nuovo allarme è stato riportato da tutti i media proprio qualche settimana fa dalla commissione appositamente istituita dall’ONU.

Noi naturopati che pensiamo di vivere, di mangiare e di curare secondo natura cosa facciamo? Costacurta ripeteva come un ritornello: l’ecologia, cioè la salvaguardia della terra, uomo compreso è un compito essenziale dei naturoigienisti.

Nessuno di noi può chiamarsi fuori! Nessuno può contemplare, dall’alto delle proprie sicurezze, i fenomeni che la crisi produce. Ognuno deve fare la sua parte, concretamente.

Il naturoigienista è giustamente convinto che la visione olistica parte dalla consapevolezza che la natura, l’uomo e la malattia fanno parte di una concezione unitaria che impegna noi stessi in prima persona. La crisi economica e morale dalla nostra società ci richiama ad una nuova presenza e ad una nuova consapevolezza, per essere protagonisti attivi nella salvaguardia del creato e di una medicina naturale alla portata di tutti gli uomini.


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