L'area addominale e l'intestino: al centro di una consapevolezza antica
di Federica Zanoni

Quando manca la salute la saggezza non vale, l’arte non si può esercitare, la forza della mente e dello spirito latita, e la ricchezza non ha alcun valore...


Erofilo


Der Tod sitzt im Darm: la morte si annida nell’intestino. È un antico detto tedesco che vuole indicare, brevemente e molto efficacemente, il ruolo primario rivestito dall’attività intestinale nell’economia della salute dell’organismo.

Forse l’espressione è fin troppo drastica e perentoria!...Ma, almeno per i naturopati, pregna di significato.

Ugualmente significative le prime parole di Bernard Jensen nel suo testo: Intestino libero. Titolo del primo capitolo: “Introduzione ad una maggiore coscienza nei riguardi dell’intestino”. Altrettanto importante quanto asserito da Luigi Costacurta: “…dall’errata scelta e consumazione di alimenti sontuosi e ricchi il processo digestivo a livello gastrico è reso alquanto laborioso ed indigesto; per cui raggiungere il suo quid di miscelazione diventa un lavoro che richiede una maggiore forza motrice che essendo in questo caso data da un maggior apporto sanguigno nella zona viscerale, andrà a diminuire la normale circolazione periferica cutanea. Questo stato di anormalità funzionale circolatoria, ripetuto quotidianamente, viene a creare uno stato pletorico viscerale che, cronicizzandosi, dalla zona gastrica si estende in tutto il tubo digerente e negli organi adiacenti. Tale fenomeno bio-fisiologico palesa e caratterizza lo squilibro termico”.

Maggiore coscienza quindi verso questa area del nostro organismo e, riflettendo su una delle definizioni che viene data al termine coscienza, ossia: capacità dell’uomo di riflettere su se stesso e di attribuire un significato ai propri atti, penso che il definire coscienza l’attenzione che andrebbe posta verso l’intestino sia estremamente corretto. Benessere o malessere dell’apparato gastrointestinale sono direttamente dipendenti infatti dalle nostri attenzioni, cure o comportamenti errati.

Certo, questo tipo di considerazioni possono essere applicate a qualunque nostra azione o campo dell’esistenza, ma forse in questi ultimi casi è più immediato il collegamento con una personale e diretta responsabilità. Per quanto riguarda l’intestino o qualsiasi altro organo o apparato, il mettere direttamente in discussione se stessi e i nostri atteggiamenti ed abitudini è, nella maggior parte dei casi, l’ultimo passo!

Prima di giungere a questo punto di consapevolezza, ognuno di noi almeno una volta nella vita, inizia con lo scorrere la “lista” riguardo i possibili colpevoli di un determinato disturbo e/o disagio: dal sempre quotatissimo “virus che gira…” e da malattie provenienti da luoghi lontanissimi e mai frequentati, fino a cibi strani che non ci si ricorda di aver mangiato…E l’enumerazione potrebbe continuare all’infinito. In tutto ciò ci si “dimentica” sempre di prendere atto del proprio stile di vita e di conseguenza si collocano saldamente all’ultimo posto le relazioni tra: alimentazione, stress, fumo, uso e abuso di medicinali e disturbi di vario genere.

Quella che riguarda l’importanza e anche la potenza dell’apparato gastrointestinale, (l’area addominale e l’intestino in particolare) è, nonostante il pressoché generalizzato atteggiamento dell’uomo d’oggi, una consapevolezza molto antica che ha attraversato civiltà, tradizioni e relazioni raffinatissime nel campo della salute.

Vi è un'analogia tra l'intestino, che ne riproduce la forma, e il serpente. Tra il serpente e il labirinto e tra quest’ultimo e le anse intestinali. Questo forse chiarisce l'origine delle pratiche divinatorie fondate sull'esame delle viscere, in relazione anche al misterioso simbolismo collegato appunto al serpente1.

Il serpente è probabilmente l’animale più rappresentato nella simbologia di tutti i tempi. In moltissime culture, nelle leggende, nelle cosmogonie, nei miti, nell'iconografia è protagonista assoluto di molte storie ataviche e simbolo dell'inconscio collettivo e della cura, che riveste grande importanza.

È archetipo di conoscenza e per questo può anche essere pericoloso, come recita il mito cristiano della creazione.

In India, nel tantrismo è la kundalini, un serpente arrotolato alla base della colonna vertebrale che, risvegliandosi, vivifica i chakra. In Cina è il quinto animale, astuto e pericoloso, dello Zodiaco.

In Giappone, nello scintoismo2, svolge un'importante funzione mitologica.
Il Grande Serpente originario è l'Alfa e l'Omega di ogni manifestazione:
evocato, adorato o temuto da molti popoli in Africa, in India, in Indonesia o in Estremo Oriente. Il serpente è protagonista anche di una particolare e antica branca della divinazione
(aruspicina), ossia l’arte divinatoria che consisteva nell'esame delle viscere (soprattutto fegato e intestino) di animali sacrificati per trarne segni divini e norme di condotta in base al concetto di predestinazione. I visceri osservati erano: cuore, fegato, polmoni, stomaco, intestino e talvolta anche reni e qualche altra parte del corpo.3

La divinazione etrusca in particolare si divide in due branche principali: l’interpretazione della volontà divina attraverso lo studio del fegato (epatoscopia) e dell’ intestino (estispicio). Secondo la tradizione, i Romani l'avevano derivato dagli Etruschi, ma in realtà l'estispicio era una pratica diffusa in tutta l'area mediterranea. Era conosciuta dai Greci e da altri popoli, ma il centro di diffusione potrebbe essere stato la Mesopotamia, dove si sa che era tenuta in gran conto e aveva subito complesse elaborazioni. Comunque si trovano testimonianze di estispicio anche in aree diverse: per esempio nell'antico Perú.

Ancora il serpente è al centro di un simbolo conosciutissimo in medicina. Un caduceo (caducèo, meno comune cadùceo) (kerykeion in Greco) è un bastone con due serpenti attorcigliati intorno ad esso (per l'esattezza la tradizione vuole che si tratti di Zamenis longissimus detto anche colubro di Asclepio o saettone). La parola italiana deriva dal latino caduceus che, come detto, riprende il greco antico karykeion.

Secondo la cultura orientale il caduceo illustra chiaramente il concetto base del Corpo Sottile. Le vorticose energie ascendenti dei serpenti producono un canale di potenza che viene usato nel Tantra per la trasformazione personale. I due serpenti sono associati con le energie solari e lunari e rappresentano la parte destra e sinistra del corpo. Si intersecano tra di loro e attraversano in continuazione il Grande Fiume centrale.

Lo scrigno dove si accumulano i desideri non realizzati. Questo è l’intestino (per la precisione il colon) secondo la medicina tradizionale cinese. In Egitto la purificazione spirituale e ovviamente lo stato di salute, sono ottenuti tramite il lavaggio del colon (clistere). Salute, nuove energie, metodica antistress e antidepressione sono i benefici dell’idrocolonterapia, da millenni fino ai nostri giorni, in India.

Secondo Ippocrate, grande padre delle medicina e precursore dei concetti naturopatici, i clisteri erano anche un mezzo per combattere ansia e depressione.

Molti quindi i riferimenti, anche di valenza più sottile, a questo apparato. Valenza che sembra essere in questi ultimi anni al centro di nuove scoperte ad opera della ricerca in campo medico tradizionale, ma che, con tutta evidenza, ha le sue radici in tempi antichissimi.

Apparato gastrointestinale molto considerato ed enfatizzato anche in letteratura. Ne: Il malato immaginario (Le Malade imaginaire)4 di Molière, il medico di Argante (il malato immaginario) si chiama, in maniera molto significativa, “dottor Purgone”. Quest’ultimo somministrava quotidianamente al suo paziente da un “piccolo clistere insinuativo” preparatorio ed emolliente, a un clistere detergente…Da un “giulebbe” (sciroppo) epatico, a una medicina purgativa e corroborante. Da una pozione analgesica e astringente, a un clistere carminativo…Dai fermenti lattici, a una pozione cordiale e preservativa. E, sempre nel Malato immaginario, il laureando a ogni domanda sulla cura di qualunque malattia (idropisia, polmonite, tubercolosi, asma, male al costato, difficoltà di respiro, resistenza alle cure), invariabilmente, in latino maccheronico risponde: "Clysterium praticare, postea salassare, infinem purgare", con il plauso della commissione…(semplice la traduzione!).

(In immagine: il malato immaginario. Dipinto di Honorè Daumier).

Quale adulto di oggi, del resto, non ha dovuto "sperimentare" da bambino, volente o meno, all'insorgere di qualche fastidioso “disturbetto”, i meravigliosi effetti di purghe e clisteri ("perette" erano graziosamente chiamati in casa)? O non conosce il famosissimo nome di una pastiglietta (…Euchessina) spacciata come al “gusto di cioccolato” (bugia!), che la mamma somministrava ogni anno in fretta e furia, e senza apparente motivazione, appena arrivati al mare per la sognata vacanza? Evidentemente la motivazione c’era, dettata dalla saggezza della tradizione popolare e dotata di una sua logica, ossia ed in sintesi: scongiurare qualsiasi problematica e/o riflesso a livello intestinale, con non meglio definite conseguenze su comportamenti capricciosi e irritabilità dei piccoli!, a seguito del “cambiamento d’aria” e di abitudini.

L’area gastrointestinale veniva quindi identificata come il primo e fondamentale distretto da “sistemare”, all’origine di altri e forse anche più fastidiosi disturbi.

I riferimenti che seguono potranno sembrare alquanto strani oltre che rappresentare un salto chilometrico quanto a peso concettuale, ma penso che a loro modo possano far comprendere quanto questarea, per il suo ruolo centrale, sia passata (e passi ancora) da interpretazioni dettate dalla saggezza squisitamente popolare addirittura a spunto per paralleli con dissertazioni su teorie a carattere filosofico e politico5.

Quindi, pur non direttamente collegabili all’intestino nel senso preso in considerazione in questo elaborato, credo siano in ogni caso interessanti dal punto di vista del “particolare” accostamento che ne viene fatto, le teorie organicistiche di Menenio Agrippa6 e della filosofia politica di Giovanni di Salisbury che ne riprese i concetti7.

In breve, Menenio Agrippa spiegò l'ordinamento sociale romano metaforicamente, paragonandolo (come in Esopo8) ad un corpo umano nel quale, come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, se tali parti collaborano insieme sopravvivono, se discordano, insieme muoiono. Se le braccia (il popolo) si rifiutassero di lavorare, lo stomaco (il senato) non riceverebbe cibo. Ma, viene quindi ribattuto, dove lo stomaco non ricevesse cibo non lavorerebbe e, non lavorando, tutto il corpo, braccia comprese, deperirebbe per mancanza di nutrimento.

Policraticus (vedi nota 7) non a caso riprende l'apologo di Menenio Agrippa vedendo nel principe il capo, nel senato il cuore, nei giudici e negli altri funzionari gli occhi, le orecchie e la lingua, nei soldati le mani, nei consulenti i fianchi, negli ispettori l'intestino, nei contadini i piedi. L’intestino è quindi visto come l’ispettore, ossia colui che sorveglia il corretto e regolare svolgimento dell’attività complessiva.

      1. In precedenza ho citato Esopo in quanto anche questo scrittore di favole ha dato una sua particolare interpretazione della “pancia”.

Riporto la favola: La Pancia e i Membri, dove viene illustrata in maniera molto particolare e al tempo stesso significativa, la fondamentale importanza di quest’area dell’organismo, costruendo ancora una volta un interessante parallelo anche dal punto di vista sociale e politico.

Tanto tempo fa, quando i membri del corpo umano avevano una volontà propria e non lavoravano amichevolmente come facciamo noi, denunciarono la pancia per condurre una vita oziosa e lussuriosa, mentre loro erano interamente occupati a sopportarla e ad attendere ai suoi voleri e piaceri.

Ad un certo punto decisero di tagliare d’allora in poi i rifornimenti alla pancia: le mani dichiararono che non avrebbero piú sollevato niente, neanche una crosta di pane; la bocca non avrebbe piú accettato cibo perché i denti lo masticassero; e le gambe non avrebbero piú portato in giro la pancia, di qua e di là, e cosí via per gli altri. Non appena misero in funzione il piano di affamare la pancia, cominciarono tutti, ad uno ad uno, ad indebolirsi e ad avvizzire, cosí che tutto il corpo s’immiseriva.

Di conseguenza, i membri si resero conto che la pancia, per quanto ingombrante e inutile in apparenza, aveva pur tuttavia una sua importante funzione; e, infatti, si resero conto di dipendere dalla pancia quanto quella dipendeva da loro; e che, se volevano mantenere il corpo in un buon stato di salute, avrebbero dovuto lavorare insieme per il bene comune di tutti ed ognuno”.

Anche le antiche favole greche esprimono quindi la stretta interdipendenza tra i vari organi e distretti corporei e il ruolo centrale della “pancia” (fondamenti entrambi dell’approccio naturopatico!).

Sono state citate in precedenza le antiche tradizioni cinese ed indiana. L’intestino è, per la Medicina Tradizionale Cinese come per quella occidentale, un viscere costituito da due parti. Per la MTC: Xiao Chang, detto piccolo intestino e Da Chang, grande intestino, dove il piccolo intestino si occupa prevalentemente di assorbire i macronutrienti provenienti dall’alimentazione e il grosso intestino è preposto all’ eliminazione delle impurità, materiale di scarto o tossine attraverso le feci.

Nell’ambito dell’antica medicina cinese è ben conosciuto il fatto che l’alterazione funzionale di questi visceri si ripercuote su altri organi a distanza secondo un preciso motivo e un collegamento ben conosciuto.

Il primo collegamento fondamentale è quello tra intestino - dolori cervicali e/o dolori alle spalle. Oggi si ritiene che molti disturbi cervicali siano legati alle tensioni emozionali. È comune pensare che alcuni tipi di tensioni psicologiche gravino quasi fisicamente sul collo, come una sorta di vera pressione.

Ebbene il piccolo intestino (intestino tenue) è la struttura organica fatta per assorbire, come verrà più volte specificato nel prosieguo, con la sua particolare anatomia che corrisponde a una superficie pari a 300 mq. Secondo la medicina cinese questo organo fa parte del livello energetico definito Tai yang ovvero: più superficiale del corpo. Se lo vogliamo estrapolare pensando alla sua estensione e particolare struttura a villi interna, potremmo immaginarlo come una gigantesca espansione fisica del nostro corpo, come delle antenne che in questo caso non sono interne ma esterne e non assorbono strutture fisiche ma sensazioni, emozioni e aspetti decisamente più impercettibili della vita. Ecco che l’estrema sensibilità di alcuni soggetti, come verrà approfondito nelle prossime pagine, si riflette sull’intestino e viceversa. La presenza di forme di intolleranza alimentare, come le patologie autoimmuni, sono sicuramente collegate a una sorta di “irritazione” delle parete intestinali.

Nello stesso modo i canali-meridiani del piccolo intestino e del grosso intestino, decorrono dalla mano al viso passando per la spalla e per il collo e potranno essere responsabile di molti dolori presenti appunto in questi distretti. Dolori che possono essere definiti viscerali pur se presenti a livello del sistema osteoarticolare e che (anche) molti psicologi considerano come una possibile risposta all’entrata di emozioni vissute come negative o oppressive.

Attenzione a non interpretare tutti i dolori del collo e delle spalle come risposte ad un malfunzione viscerale. Vanno tenuti in considerazione disturbi fisici collegati a posture scorrette, sforzi ripetuti e importanti traumi pregressi, ma è in ogni caso importante non dimenticare questo importante collegamento tra collo/spalla e intestino.

L’intestino crasso invece fa parte del livello energetico yang (più profondo) in collegamento con il sangue e diventa un sistema per eliminare il calore interno che, secondo la medicina cinese, rappresenta la forma con la quale il corpo reagisce all’aggressione esterna, alle infezioni e alle disfunzioni interne che a lungo andare creano ristagno e appunto accumulo di calore.

Molti dolori lombari possono essere collegati a una disfunzione intestinale per una corrispondenza davanti-dietro. Vari disturbi cutanei come l’acne e la pelle impura oppure sfoghi eczematosi, possono essere posti in relazione a un calore proveniente dall’intestino. Ciò per il collegamento energetico tra grosso intestino e polmone, che si riflette, come manifestazione esterna, a livello della pelle.

Anche le afte, molti disturbi gengivali, labbra molto screpolate, piccoli arrossamenti o insistenti foruncoletti, possono essere un segno di un disturbo del grosso intestino. Sul viso avremo perciò indicazioni da interpretare e porre in relazione, osservando segni particolari, specie agli angoli delle labbra.9

Quindi è importante sapere che non solo il gonfiore, la diarrea, la stitichezza e l’irregolarità dell’alvo sono segnali di una possibile disfunzione intestinale, ma anche altri disturbi, senza apparente relazione con tale area, possono essere considerati come campanelli di allarme per migliorare la salute del nostro intestino.10

In termini occidentali l’hara è la cavità addominale. Contiene molti degli organi interni e si estende dalla gabbia toracica al pube e alle ossa dell’anca. Il centro dell’hara, nel profondo dell’addome e nostro centro di gravità fisica, è un punto sulla linea mediana della parte anteriore del corpo, tra le due ossa dell’anca.

Il massaggio hara consiste in una pratica manuale specifica facente parte della medicina giapponese, la cui origine deriva dalla medicina tradizionale cinese. In realtà tale pratica è diffusa in tutte le medicine tradizionali, in particolare nella medicina antica indiana.

Tale massaggio può essere indicato anche con l’espressione: massaggio viscerale, indicante la diretta azione sulla zona addominale. La parola hara vuole dire: sorgente di vita e si ricollega al concetto della presenza dell’energia vitale, denominata Ki in Giappone, che proprio nella zona addominale, tra l’ombelico e il plesso solare, trova la sua collocazione. Secondo le medicine tradizionali orientali in tale zona del corpo sono presenti dei canali energetici di grande importanza che possono essere stimolati anche attraverso la pratica del massaggio. Così l’azione non sarà riferita solo agli organi del ventre e dell’addome, ma a tutto il corpo.

Un rapido risultato può essere ottenuto quando il soggetto è teso e accusa la parte addominale contratta. Secondo la medicina cinese ciò avviene perché è proprio nella zona dell’addome che si accumulano le tensioni. Il massaggio viscerale dà ottimi risultati in caso di stipsi, di sindrome dell’intestino irritabile con i sintomi connessi (meteorismo, spasmi ecc.). Le manualità attivano la normale peristalsi intestinale, sciogliendo le contratture, causa dei disturbi intestinali.

Nel pensiero orientale l’hara è la sede della coscienza umana. È il luogo dove lo spirito diventa materia e la materia diventa spirito, nel continuo ciclo della vita.

L’hara contiene la nostra vitalità e la sua forza è indicazione del modo con cui possiamo unificare corpo, mente e spirito nella nostra vita. Da qui provengono tutta la nostra energia costituzionale, la nostra azione e la nostra comprensione. È il potere che sta dietro la manifestazione dei nostri pensieri e sogni nel mondo materiale. Così, un forte hara porta alla giusta azione nel mondo.

Poiché l’hara è la fonte reale di qualsiasi problema di salute, piccolo o grande che sia, secondo la concezione orientale, massaggiando questa zona viene mantenuto o riacquistato uno stato di salute ottimale. Le condizioni che non si manifestano ancora come malattia non raggiungeranno tale punto se si massaggia l’addome per almeno dieci minuti al giorno. Questa semplice pratica, se regolare, può intrecciarsi quindi con una dieta equilibrata, esercizio e meditazione al fine del mantenimento della condizione di benessere. Si tratta inoltre di un modo molto efficace di mantenersi in contatto con il proprio corpo e migliorare la salute, sviluppando un sano potenziale intellettivo ed emotivo. Quando si modifica l’addome, si modificano anche gli schemi mentali. I cambiamenti si trasmettono a tutti i livelli dell’esistenza: fisici, sociali, emotivi e psicologici.

La cavità addominale contiene vari organi: intestino crasso, intestino tenue, fegato, cistifellea, stomaco, milza, pancreas, vescica e organi sessuali. Nella parte posteriore la cavità è protetta della spina dorsale e dalle ossa pelviche. Nella parte anteriore gli organi interni sono più esposti e facili da raggiungere. Sono protetti da un grande muscolo a tre sezioni che si estende per tutta la lunghezza della cavità.

Se è ben tonificato quel muscolo, pur rimanendo flessibile, massaggerà gli organi interni quando si fa dell’esercizio fisico, quando si ride o si piange.

Se il muscolo è rilasciato, non darà adeguato supporto agli organi interni. Se è troppo contratto spingerà verso il basso la cassa toracica e la colonna vertebrale in avanti. Questo comprime gli organi interni e non permette loro di espandersi e contrarsi in modo salutare, limitando così il loro funzionamento.

In maniera molto sintetica e semplice possiamo affermare che l’energia “creatrice” di un organo specifico scorre attraverso le gambe, le braccia, il tronco e la testa in canali chiamati “meridiani”. Quando l’energia si materializza lo fa nella forma dell’organo stesso. Per esempio, l’energia del fegato “entra” nel corpo attraverso la schiena, scorre lungo i meridiani relativi nelle gambe e termina concentrandosi a destra della gabbia toracica nella forma dell’organo stesso.

Secondo il pensiero orientale, l’organo è la forma finale e più concentrata della particolare energia del meridiano. Quando si massaggia un arto, si massaggia una zona secondaria di energia e quando si massaggia l’addome si massaggia la fonte dell’energia rigeneratrice di tutto il corpo.

Durante il massaggio si usano oli vegetali, quali l’olio di oliva e l’olio di mandorle dolci oppure oli specifici, semplici o composti, appositamente scelti per il disturbo da trattare. Il punto di riferimento del massaggio è l’ombelico attorno al quale si compiono delle manovre circolari in senso orario con una pressione costante e superficiale seguita da pressioni profonde dettate dal rilevamento delle aree contratte e dal loro livello di contrazione. Tale massaggio non presenta controindicazioni tranne nel periodo mestruale e nel caso di coliche intestinali in atto. In tali circostanze deve essere sospeso o attuato con specifica competenza.

Passando ad un’altra tra le più complete e affascinanti discipline, ossia quella ayurvedica, centralissima importanza è attribuita al buon funzionamento della digestione in quanto fattore basilare per il mantenimento della buona salute. Ogni medico ayurvedico prende in considerazione questo punto prima di iniziare qualsiasi tipo di trattamento.

Un organismo per ben funzionare deve avere le funzioni fisiologiche in equilibrio, le comunicazioni fra i tessuti ed i vari distretti del corpo efficienti, e l’eliminazione dei materiali di scarto deve avvenire perfettamente per ottenere così equilibrio, scorrimento e pulizia all'interno del corpo.

Ogni alimento che mangiamo, per quanto buono e sano, rimane “qualcosa” di estraneo se non è adeguatamente digerito. La natura minerale, vegetale e animale del cibo deve essere trasformata nella nostra specifica natura, nel nostro corpo individuale, nei nostri fluidi e tessuti. Solo attraverso la “morte” e l’annientamento di queste nature estranee, il cibo diventa pienamente “noi”. Se questo non accade, il rischio è che l’innata intelligenza unificante di tutte le nostre cellule possa essere disorientata e messa in pericolo: l’alimento non adeguatamente digerito entra nel nostro corpo mantenendo la sua natura estranea, minerale, vegetale e animale, e crea “scompiglio”. Il continuo flusso di materiale non adeguatamente processato alimenta dapprima sintomi generali di malessere ma poi, nel tempo, può causare vere e proprie patologie.

Si definisce Agni il fuoco digestivo responsabile di tutti i processi di trasformazione del cibo in sostanze nutrienti (ahara rasa) e materiali di rifiuto (mala): corrisponde a tutte le attività metabolico-enzimatiche.

Dal suo buon funzionamento dipende l'equilibrio dei Dosha (costituenti corporei, le energie identificate come: costituzioni ayurvediche), dei Dhatu (tessuti), dei Mala (escreti) e dei cinque elementi presenti nel corpo.Tutte le funzioni corporee sono influenzate dai Dosha, a loro volta risultanti dalla combinazione degli elementi naturali: aria, acqua, fuoco, terra ed etere. Anche le funzioni digestive subiscono di conseguenza questa influenza.

Oltre all’equilibrio dei Dosha, altro fattore che riveste particolare importanza nella patogenesi, secondo l’Ayurveda, è perciò la digestione. Il potere digestivo è diverso nelle varie costituzioni e la sua efficacia è di cruciale importanza per mantenere l’equilibrio nella fisiologia.

Gli errori comportamentali più frequenti, che risultano in un indebolimento di Agni, sono i seguenti:

- mangiare in quantità eccessive o insufficienti;

- assumere cibo prima che il pasto precedente sia stato completamente digerito (solo allora si è in presenza di vera fame);

- evitare d’abitudine cibi e bevande fredde (es. gelati, bibite ghiacciate ecc.);

Se il cibo non viene correttamente digerito dà origine ad Ama che è il prodotto finale di una insufficiente digestione.

Ama rimane nella fisiologia "inquinandola", occludendo i canali del corpo chiamati Srota e provocando sintomi come pesantezza, rigidità e letargia.

La presenza di Ama è considerata come un altro fattore cardine della patogenesi in quanto causa di profondo squilibrio dei Dosha.

In pratica è un accumulo di tossine che, sotto forma di materia scura, appiccicosa e maleodorante, si deposita prima nel tratto gastrointestinale e poi viene assorbita insieme alle sostanze nutrienti penetrando in profondità nei tessuti e depositandosi laddove il corpo è più debole. Per digerire bene il cibo bisogna mangiare secondo la forza del fuoco digestivo e secondo alcune regole basilari. Anche se il fuoco digestivo è forte e, malgrado le nostre migliori intenzioni, spesso ci si trova a mangiare troppo o troppo tardi, scegliendo cibi di cattiva qualità e troppo pesanti, a consumare un pasto prima che quello precedente sia digerito, oppure a mangiare di fretta. Il risultato sarà la formazione di Ama.

In sintesi: Dosha (costituenti corporei), Agni (fuoco digestivo), Dhatu (tessuti) sono strettamente collegati. L’equilibrio dell’uno porta l’equilibrio negli altri e così vale per lo squilibrio. Per mantenere la loro salute è necessario conservare l’armonia attraverso una dieta adeguata, esercizio fisico sufficiente e un programma regolare di depurazione del corpo.

Alcuni sintomi causati dalla presenza di Ama nel corpo sono: pigrizia, sonnolenza, febbre leggera, dolori in varie parti del corpo, pesantezza di stomaco dopo i pasti, costipazione, gas intestinali, patina sulla lingua e comparsa di muco nelle feci, alito cattivo, perdite vaginali, dermatiti, ristagno nel flusso di energia, rigidità del corpo, perdita del gusto, inappetenza, debolezza sessuale.

La presenza di questi sintomi rivela che il fuoco digestivo è debole o il modo di alimentarsi è sbagliato. Ama facilita la proliferazione dei microbi dei parassiti e la sua eliminazione è spesso necessaria affinché le cure vere e proprie siano più efficaci. Per far sì che Ama non cada in squilibrio è necessario scegliere una dieta adatta alle proprie capacità digestive.

Come precisato in precedenza, molte volte crediamo di aver preso quella o quell’altra infezione dall’esterno, ma non è così. Non era così nemmeno per l’antica saggezza ayurvedica, e non è così per gli attuali concetti naturopatici.

Il nostro stesso organismo e le condizioni del nostro “terreno” rappresentano la base su cui una determinato virus, batterio o agente di squilibrio potrà attecchire o meno e ciò a seconda delle condizioni in cui questa “base” si trova, da come è stata trattata, curata o meno nel corso degli anni e decenni.

Ecco quindi come è certamente possibile, per vari punti di estrema similitudine, mettere in risalto la grande attinenza dei fondamenti di questa antica disciplina con i pilastri dell’attuale approccio naturopatico. Ciò con particolare riferimento all’equilibrio gastrointestinale al fine del raggiungimento di uno stato di benessere psico-fisico generale.

Studiando e raccogliendo informazioni per affrontare questo lavoro sulla febbre gastrointestinale e sullo squilibrio termico, mi ha particolarmente incuriosita la figura di Florence Nightingel, (1820-1910)11 che non è storicamente ricordata come naturopata, ma credo abbia espresso, nella sua vita dedicata al benessere degli altri, criteri e concetti sicuramente a carattere naturopatico, compreso quello fondamentale che vede in un intestino non costipato una delle cause delle malattie. Mi è sembrato perciò interessante includere alcuni cenni in riferimento a questa figura, propugnatrice, pur non nel contesto di un ragionamento strettamente naturopatico, di un approccio che vi si avvicina molto.

La Nightingale sosteneva, costruendo la sua immagine di pioniera in ambito infermieristico e medico che, riguardo l’ambiente: tutte le condizioni e le forze esterne influenzano la vita e lo sviluppo di un organismo. Le componenti di un ambiente positivo e salutare sono cinque: aerazione e illuminazione adeguata, pulizia, calore sufficiente, controllo degli effluvi, controllo del rumore. Vi sono poi altri elementi, sempre di carattere ambientale. Di grande importanza il contesto psicologico, che può essere influenzato da un’atmosfera negativa. Varie le attività opportune per mantenere attiva la mente: lavoro manuale, cibo appetitoso, ambiente fisico gradevole. Comprende anche la comunicazione con la persona, che assume valore terapeutico e dovrebbe essere tranquillizzante, mai affrettata (fondamentale principio di approccio naturopatico di eredità ippocratica).

La prevenzione delle malattie viene condotta agendo sull’ambiente sociale. Oltre all’aria e all’acqua pulita, fondamentale la cura della casa dell’assistito o della stanza di ospedale, con attenzione alla comunità di appartenenza. Se l’ambiente è favorevole, l’essere umano su cui agisce l’infermiere e su cui ha influenza il suddetto ambiente, possiede capacità di recupero nei confronti della malattia.

Già per questa donna l’ambiente costituisce il fondamento della teoria che vede le forze e le condizioni esterne influire sullo sviluppo e sulla vita. I limiti sono ampi: dal cibo alla relazione infermiera-paziente.

La salute e il mantenimento del benessere devono passare attraverso l’uso migliore delle capacità della persona. La malattia è vista come un processo di ristabilimento avviato dalla natura e la salute può essere mantenuta attraverso il controllo dei fattori ambientali. Gli stessi medici, al giorno d’oggi, parlano di malattie non gravi, di malattie soggette assai spesso a risoluzione spontanea, di malattie che si aggravano solo nelle persone con le difese immunitarie in grave disordine. Per l'igiene naturale poi demonizzare batteri, virus e funghi rappresenta una modalità di ragionamento diretta a mistificare la realtà e Florence Nightingale appare attuale e moderna più che mai. "Non è forse il continuo vivere sbagliato che porta la gente ad ammalarsi? Non sono forse fattori come l'aria pura e la pulizia interiore da un lato, l’aria viziata e la sporcizia intestinale dall'altro, a fare la differenza, a determinare lo star bene o lo star male delle persone? Non sono forse le malattie delle reazioni naturali alle condizioni assurde e stressanti in cui noi stessi ci mettiamo?" La lezione di Florence Nightingale è più che mai valida.


"Mi è stato insegnato, da medici superbi e da donne ignoranti a temere la febbre, la scarlattina e le varie malattie chiamate seriosamente infettive. Il fatto chiaro e palese è che non esistono contagi ed infezioni, ma solo condizioni adatte a rendere la gente malata. Le malattie non son classificabili in categorie tipo cani e gatti. La dottrina delle malattie specifiche, nemiche e contagiose è il rifugio delle menti deboli e fragili della medicina".

Florence Nightingale





2 Lo scintoismo è una religione nativa del Giappone. Prevede l’adorazione dei cosiddetti Kami (divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Shinto significa letteralmente: pratica degli Dei, via degli Dei).

4Il malato immaginario” è un’opera teatrale che si incentra sia sulla mania ipocondriaca del malato (Argante) che sulla imperizia dei medici che cercano di prendersene cura.

6 Agrippa Menenio Lanato, (... – 493 a.C.), è stato un politico romano, membro della gens Menenia, meglio noto come Menenio Agrippa. Uomo dalle opinioni moderate durante le lotte tra patrizi e plebei. Noto per il suo apologo del ventre e delle membra.

7 Giovanni di Salisbury (1120-1180) è stato un filosofo, scrittore e vescovo inglese. Scrisse il “Policraticus” (1159) indagine di filosofia politica sui fondamenti del potere. Si tratta della prima opera che segna apertamente la nascita di una filosofia politica nel Medioevo.

8 Esopo (620 a.C.- 560 a.C) fu uno scrittore greco antico. Grande scrittore di favole, le sue opere ebbero grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole hanno principalmente uno scopo didascalico ed educativo.

9 Segni, screpolature, arrossamenti ecc. che appaiono sulle labbra, rimandano in generale ad importanti indicazioni circa la condizione intestinale (es: il labbro superiore è posto in relazione al duodeno).

10 Per i riflessi a livello di tutto l’organismo a partire da una cattiva funzionalità intestinale: vedi cap. 6 (Benessere intestinale e problematiche a carattere psichico: un legame accertato”).


11 Chiamata “la signora con la lanterna”, per la sua abitudine di andare a visitare e controllare i malati nottetempo accompagnata dalla luce fioca di una lanterna.


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