La decrescita felice
di Giacinto Bazzoli


"E se invece il mondo nel quale stiamo vivendo da cinque anni a questa parte fosse la nuova normalità? E se le condizioni di depressione del momento fossero destinate a durare non un anno o due soltanto, ma decenni?"

Paul Krugman, premio nobel per l'economia si poneva seriamente queste domande in un articolo che uscì i giorni scorsi sul New York Times, riportato da Repubblica, e continuava: “In realtà, le argomentazioni a favore di una stagnazione secolare (una condizione persistente nella quale l'economia depressa è la norma, con episodi rari e sporadici di piena occupazione) sono state presentate di recente con grande foga in uno dei consessi più rispettabili che si possono concepire: la grande conferenza annuale del Fondo monetario internazionale. A illustrare queste argomentazioni è stato nientemeno Lerry Summers” (ex segretario del tesoro degli Stati Uniti, ex direttore del consiglio economico internazionale, insignito di numerosi premi).

Queste parole di economisti autorevoli ci devono far concludere che il passaggio a nord-ovest per raggiungere il mondo dei sogni non esiste.

I grandi maestri come Gandhi, Tolstoi e Illich hanno cercato di insegnare all'umanità una via alternativa che oggi chiamiamo la decrescita scelta non subita. E' una via d'uscita dell'enorme decadenza generata dalla società della crescita. Non so se sia la via delle felicità, ma certamente è una via di uscita da una società decadente che umilia i suoi membri. Dobbiamo renderci conto che un mondo decente forse non è un mondo di abbondanza materiale, ma un mondo senza miserabili e senza brutture. L'etica di questa concezione nuova di tipo olistico unisce la disciplina personale e l'impegno nel nostro agire quotidiano in quanto si può e si deve vivere diversamente con meno sprechi. Questo stile di vita per vivere diversamente il presente con accoglienza e apertura nutre la speranza e dà ottimismo alla volontà.

Si tratta di un lavoro quotidiano, onesto, veritiero su noi stessi che trasformi la nostra vita in sintonia con gli ideali che proclamiamo a parole. Il sapere non è superiore all’essere. Noi siamo utili se insegniamo anzitutto con l’esempio, per questo dobbiamo lavorare su noi stessi. Lasciamoci prendere dal fascino del viaggio più difficile che è il viaggio interiore. Esso richiede il coraggio della solitudine, del silenzio, del pensare ,del guardarsi dentro.

L’etica ci impone il dovere di una vita sana, equilibrata, altruista, degna di uomini veri. Noi siamo immersi in un mondo estraneo ai principi della medicina naturale: invidia, odio, ingordigia, consumismo sono all’ordine del giorno della nostra società, ma devono essere estranei alla nostra vita.

La crisi che ci angustia è un motivo in più per dimostrare la nostra consapevolezza.

Siamo nel pieno della stagione invernale. Il profumo estivo dei prati in fiore e degli alberi, il colore dei fiori è ormai un ricordo. L’arco descritto dal sole in cielo diviene più piccolo e i suoi raggi cadono obliqui sulla terra. Ci lasciamo alle spalle i giorni pieni di luce . Anche per noi è importante sviluppare la consapevolezza nei confronti della stagione che stiamo attraversando. Quasi per contrasto la natura invernale risveglia le nostre facoltà interiori. È un prodigio per l’intelligenza dell’uomo il fatto che la forza sfavillante della primavera, il dissecarsi dell’estate, il risplendere dell’autunno sfocino nella fugacità grigia dell’inverno, che poi a sua volta è seguito dalla resurrezione della primavera. L’apparire della nuova vita con il calore e la luce è un fenomeno che seguiamo con il nostro animo e ci modifica interiormente. In questo periodo natalizio, il nostro sguardo viene indirizzato verso la nostra intimità, dove trova nel ricordo le immagini della passata bellezza. L’attenuarsi della luce solare nell’inverno, come per contrasto, fa nascere con il Natale un desiderio di luce. Queste immagini dentro di noi sono trasformate in attività di contemplazione riflessiva che caratterizza le persone sensibili che sanno astrarsi dal consumismo. Le forze solari trasformate dalle passate stagioni continuano ad operare in profondità. Così anche in noi c’è un riflesso interiore della luce che sta per arrivare. Infatti abbiamo la forza di guardare verso la luce proprio ora che l’oscurità è più intensa e la notte sovrasta il giorno. A Natale la luce nasce dall’oscurità e si apre a noi come nuovo auspicio per tutto l’anno.

Cari amici, con la luce nel cuore ricordiamoci vicendevolmente con gratitudine e simpatia, perché la nostra amicizia sia un vero balsamo durante le vicende della nostra vita.

Con questi sentimenti auguro anche a nome di Costantino, Marco e Paola auguri di luce e di pace per un buon Natale e felice anno nuovo.



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