Il benessere intestinale e il fondamentale ruolo della pelle
di Federica Zanoni

L’intestino, per le sue molteplici funzioni, può essere paragonato alla radice di una pianta che assorbe dal terreno tutti gli elementi nutritivi e li rende disponibili per la vita della pianta stessa. Avere cura della pulizia dell’intestino vuol dire aumentare l’efficienza delle nostre radici e quindi, del nostro organismo...


Assimilazione altamente selettiva dei nutrienti, assorbimento dell’acqua, sali minerali e vitamine, attività immunitaria anticorpale e fagocistica, regolazione dell’equilibrio idrosalino a livello locale e a livello generale, eliminazione di scorie metaboliche, veicolazione verso l’esterno dei prodotti terminali di rifiuto e nostro “secondo cervello”…Ecco la non indifferente e continua fatica quotidiana dell’intestino! Una miriade di compiti e funzioni che è necessario supportare, agendo tempestivamente, per risolvere eventuali problematiche che potrebbero alterare tale importantissimo sistema.

Intestino come radice della “pianta corpo” la quale verrà correttamente nutrita a seconda della linfa vitale che la base sarà in grado di assorbire e diffondere in direzione dei vari distretti corporei.

La salute e l’equilibrio dell’apparato gastrointestinale è uno dei capisaldi dell’odierna naturopatia ma la sua importanza viene da lontano anche per quanto riguarda questo particolare approccio.1

Quindi non solo l’odierna naturopatia ma il naturoigienismo, l’igienismo in Italia e all’estero già dagli albori, hanno concentrato gran parte della loro attenzione in questo senso. Ciò nella consapevolezza dell’estrema importanza di tale apparato in funzione del trattamento di disturbi e patologie che in molti casi hanno costretto o costringono a lunghi e debilitanti trattamenti medici, purtroppo molte volte non risolutivi. Non si tratta in ogni caso di “scoperte” del più o meno recente naturoigienismo, ma di concetti e approfondimenti antichissimi, come illustrato nella precedente trattazione (Medicina Naturale n° 129-inverno 2014: L’area addominale e l’intestino al centro di una consapevolezza antica) che hanno poi avuto una valutazione e/o rivalutazione e approfondimento ad opera dei grandi esponenti di tale movimento.

Ma attorno a quale centro ruota, brevemente e semplicemente, la concezione naturoigienistica della salute intestinale quale origine del generale benessere organico (e non solo organico!)?

I principi di fondo sono quelli della dottrina termica che vede, nel fenomeno della febbre gastrointestinale e della reazione calorica della pelle, i due fronti di attenta valutazione nonché focus di trattamento.2

Da un lato quindi andrà trattata la situazione tossinica intestinale da cui potrebbero prendere avvio vari disordini organici e quindi l’attenzione verterà sul ripristino della condizione circolatoria interna ed esterna del corpo. Funzione quest’ultima alla base del concetto di nutrizione inteso in senso maggiormente ampio, significativo e onnicomprensivo rispetto a quanto comunemente si intende con questo termine in medicina tradizionale.

La definizione di “nutrizione”, così come intesa da Luigi Costacurta, è assolutamente illuminante in questo senso: “La nutrizione comprende più funzioni fisiologiche (funzione delle vie e organi respiratori, dell’organo pelle, dei reni e dell’apparato digerente), e quest’ultima (digestione) è quella in diretto rapporto con il cibo, la sua corretta elaborazione e con la corretta somministrazione qualitativa e quantitativa…”

Dal punto di vista dell’approccio alla salute (con focus a livello gastrointestinale) si è visto in precedenza che le “radici” di tale interesse hanno origine antichissime, che si perdono nella notte dei tempi. Non sono stati perciò i primi, Paracelso, Kuhne, Ehret, Bircher-Benner, Tilden, Costacurta, Shelton (tra gli altri) a incentrare la loro attenzione su tale apparato e il suo equilibrio, pur essendo stati, ed essendo ancora, i “fari” che guidano l’orientamento in questo campo.

Va sottolineato infatti come negli anni e addirittura secoli passati, la consapevolezza riguardo la basilare importanza della salute intestinale per un perfetto equilibrio complessivo, fosse forse molto più radicata rispetto ad oggi. Indubbiamente accanto al fiorire del naturoigienismo e al parallelo progredire della ricerca medico-scientifica, solo in questi ultimi anni le posizioni sembrano convergere verso i medesimi principi propugnati dalla vecchia e nuova naturopatia.

L'igiene naturale, igienismo o naturoigienismo, incarna una pratica di vita volta a recuperare la salute e il benessere ed è definibile come una corrente di pensiero naturopatica all'interno dell'ampio bacino della medicina alternativa.3

L'igienismo non si arroga il titolo di “guarire”. E’ sempre il corpo che riporta se stesso in equilibrio. E' il nostro sistema immunitario, il nostro medico interno, l'unico e vero guaritore. Quindi in maniera estremamente semplice e sintetica, l'igienismo si propone di mettere il corpo nelle migliori condizioni possibili per auto-guarirsi ripristinando la propria forza vitale.

In questo senso: alimentazione corretta (intesa come equilibrata combinazione degli alimenti e non solo), eliminazione delle sostanze tossiche ed oculata ed individualizzata sperimentazione della pratica del digiuno, sono i passi per mettere l’organismo nella condizione di riequilibrarsi e recuperare la salute. In tale contesto la “pulizia-equilibrio intestinale” gioca un ruolo di primissimo piano.


I PADRI DEL NATUROIGIENISMO


Procedendo perciò con quanto illustrato nel numero precedente, ossia l’antica attenzione verso l’intestino e l’area addominale, quali sono state le origini del “nostro” e più prossimo movimento di igiene naturale? Spesso ripercorrere e sondare le origini di movimenti di grande importanza e impatto, significa nominare (giustamente) decine di esponenti e iniziatori. Così è anche per l’igienismo…Ma ciò comporterebbe riempire centinaia e centinaia di pagine! Circoscrivendo perciò l’ambito di indagine in questo senso, cominciamo a collocare il movimento igienista verso la prima metà dell’800 negli Stati Uniti (1822). Una delle “regole” codificate dal movimento igienista americano, ma sicuramente estensibile al pensiero di ogni studioso, appassionato o semplice interessato alla naturopatia: la salute è sempre il risultato di un vivere salubre. Il corpo non va mai contro se stesso, e tende sempre ad auto-guarire, a condizione che gli diamo la possibilità di farlo. Il nostro obiettivo è rispettare i sintomi e rimuovere le cause di malattia.

Isaac Jennings (medico, 1788-1874) fu il primo a usare placebi colorati sotto forma di innocenti pillole di pane, in associazione a consigli igienistici. Ottiene strabilianti guarigioni, non nascondendo la lista di persone da lui stesso danneggiate, fino alla morte (ovviamente non intenzionale) con i farmaci. Sylvester Graham, predicatore presbiteriano, 1794-1851 e Russell Tacker Trall, medico 1812-1877, considerato il principale teorizzatore di questa disciplina, sono i fondatori del movimento americano ed esponenti della ANHS (American Natural Hygiene Society).4 Ciò che serve per tutti questi esponenti è la salute e la sua costruzione, surclassando così con la teoria della tossiemia quella del virus e batteri e conseguente utilizzo di farmaci per combatterli.

Herbert Shelton (1895-1985), probabilmente il più conosciuto, massimo esponente del movimento che fiorì nel XX secolo nel continente americano, ha fatto di tutte le conoscenze igieniste sparse allora nella letteratura scientifica, un'articolata sintesi, corredata e integrata con le proprie ricerche e sperimentazioni. E’ stato educatore alla salute e fautore del crudismo e delle corrette associazioni alimentari (da preferire nell’alimentazione: noci, frutta e verdura fresche) e del digiuno terapeutico, dei cui effetti Shelton cominciò ad interessarsi osservando il comportamento degli animali ammalati o con disturbi. Le critiche al suo regime alimentare, basato appunto sulle corrette associazioni tra cibi, si sono incentrate su una certa eccessiva schematizzazione e quindi difficoltà di gestione per i non “addetti ai lavori”.

Queste le parole di Shelton: “Ogni nuova verità ha dovuto sempre farsi strada tra l’ignoranza, la superstizione e il bigottismo della gente”.

In realtà, e ciò per controbilanciare quanto sopra sottolineato circa le critiche a Shelton, l’igienismo naturale è estremamente semplice: il cibo, necessariamente masticato a lungo, deve essere vivo-fresco e naturale (indispensabile aumentare la quantità di frutta-verdura-noci-legumi freschi), mentre latticini e proteine animali vanno eventualmente presi in considerazione con attenzione. Un regime alimentare impostato su queste basi non potrà comunque prescindere da uno stile di vita immerso in aria e acqua pura, sole, movimento fisico ed escludere fumo e alcol.

Su questa linea si colloca, in maniera rilevante, un'altra grande personalità della corrente americana: Jorgan Bernard Jensen (1908-2001). Fondamentale il suo contributo allo sviluppo della scienza iridologica e di estrema importanza gli studi che hanno posto in risalto le relazioni: iride-segni di degenerazione e/o intossicazione-ruolo dell’alimentazione. Anche questa figura (come ogni personalità citata) meriterebbe una trattazione molto più ampia, ma in sintesi è possibile indicare le sue “regole” per un quotidiano e benefico regime alimentare (riequilibrante in primis a livello gastrointestinale) in: due diversi tipi di frutta, quattro o sei vegetali (almeno due vegetali a foglia verde al giorno), una proteina e un carboidrato, con l’eventuale introduzione di un succo di frutta o verdura tra i pasti. Il 50-60% del cibo giornaliero dovrebbe essere consumato crudo.

Da non sottovalutare infine, da parte di ogni esponente, il modo di porsi verso la vita con indipendenza di pensiero, amore verso se stessi e verso chi ci sta vicino, animali compresi. Una vita cioè che contribuisca a mantenere efficiente ed equilibrata da diversi punti di vista e in armonia con l’ambiente, la nostra forza vitale.

Questi i principi di fondo della scuola americana ma che accomunano tutti gli igienisti, pure se appartenenti a differenti scuole. Tra gli altri concetti, fondamentale quello di: tossiemia. Alcuni cenni sono stati fatti in precedenza, ma secondo l'igienismo, alla base degli squilibri e delle patologie ci sarebbe una condizione di "intossicazione dell'organismo", appunto la condizione di "tossiemia". Eliminata quest’ultima sarebbe possibile guarire da diverse malattie, anche piuttosto importanti. La tossiemia viene definita come un presunto stato di profonda intossicazione che il corpo umano raggiungerebbe per non essere riuscito a eliminare convenientemente le proprie "tossine". Facilitando la fuoriuscita delle tossine attraverso un corretto stile di vita si permetterebbe il ritorno ad una condizione di "equilibrio fisiologico".

In quest’ottica si ricorda anche la posizione di Tìlden, uno dei padri fondatori delle teorie igieniste. Secondo Tilden le "intossicazioni" proverrebbero solo in minima parte dall'esterno (cibo alterato o inquinamento atmosferico) in quanto questa condizione sarebbe provocata principalmente da elementi "autoprodotti" dall'organismo stesso, a causa di un presunto mancato o non corretto funzionamento del sistema nervoso. Se il sistema nervoso è il principale responsabile della tossiemia, ne consegue che solo riequilibrando questo, l'individuo può rimanere stabilmente in salute, anche se dall' "esterno" continuano ad arrivare tossine di vario genere.

In questo senso il digiuno intensificherebbe il lavoro di disintossicazione, incrementando l'azione degli emuntori e rendendo possibile l'autolisi, dalla quale conseguirebbe la distruzione degli accumuli patogeni e delle cellule degenerate: in questo modo il digiuno, secondo l'igienismo, potenzierebbe il processo di autoguarigione del corpo.

Al di là della pratica del digiuno, il regime alimentare adeguato riveste un ruolo di primaria importanza. Come di primaria importanza è, nel contesto del processo di auto guarigione, la fase del riposo intesa come astensione dall'attività fisica, mentale, emozionale. Anch'esso consentirebbe all'organismo di disporre di più energia da destinare alla riparazione dei tessuti malati o danneggiati. La posizione degli esponenti dell’igienismo si pone agli antipodi rispetto a quella della medicina ufficiale, che vede nella malattia l’insidioso nemico esterno, che dà origine a disfunzioni, dolori, febbre, infiammazioni, ulcerazioni, squilibri ormonali, carenze ecc. E come si combatte questo nemico? Con farmaci, bisturi e trapianti… Pratiche che non si vogliono in questa sede condannare in assoluto, in quanto spesso assolutamente necessarie per ristabilire condizioni gravi, precarie e bisognose di interventi specialistici. Anche Luigi Costacurta ha in più occasioni sottolineato questo principio, ribadendo però al contempo la necessità di una profonda consapevolezza, coscienza e conoscenza del funzionamento del nostro organismo, delle dinamiche che apportano salute o, al contrario, malattia, e della interrelazione e interdipendenza dei vari organi e sistemi. La medicina ufficiale investe invece la sua attenzione sul sintomo locale che viene combattuto in maniera isolata, con forza e senza l’adeguata attenzione nei confronti di altri organi e distretti, tutti implicati nello squilibrio e parimenti tutti coinvolti nel processo di guarigione.

Il concetto igienistico-naturale, sostiene che la malattia non è una presenza estranea ma è il rovescio della medaglia chiamata salute, trasformandosi se approcciata con coscienza, in maniera olistica e rispetto, in una vera opportunità di crescita. In un certo senso la malattia, via perseguita dal corpo per il ripristino della normalità, è la chiave che conduce all’autoguarigione.

La malattia vera non è dunque il sintomo (segnale d’allarme e spia rossa di varia natura, dalla febbre, ai bruciori vari, agli sfoghi sulla pelle…), è la reazione del nostro corpo ad un comportamento di vita quotidiano e protratto, ad una alimentazione errata, all’ambiente, all’ignoranza circa i meccanismi di reazione del nostro corpo e al conseguente ruolo del sistema immunitario… Identificabile, quest’ultimo, come il “direttore d’orchestra” a cui il corpo si adegua espellendo il muco o trattenendolo, infiammandosi o disinfiammandosi, cicatrizzando o ulcerandosi ecc. Da Ippocrate (460-370 a.C.), che propugnava per il medico qualità di umiltà e sottomissione alla natura ad oggi, la via della guarigione per la medicina naturale è rappresentata dall’azione della natura mediatrice dei mali che va seguita e coadiuvata nel suo compito. Fine da non contrastare con interventi artificiali e potenzialmente dannosi…Primum non nocere. Allo stesso modo l’antica saggezza di Asclepiade (129 a.C-40 a.C)5, propugnava una medicina sicura, sollecita, non invasiva e basata su metodiche come diete, ginnastica, bagni e docce, che tenesse in considerazione l’importanza del terreno umano e del suo “uso”. Asclepiade introdusse a Roma l’idroterapia e le docce prima dei grandi naturopati: Vincent Priessnitz (1801-1851), Sebastian Kneipp (1821-1897) e di Louis Kuhne (1844-1901).

Da questi padri delle “cure naturali” genericamente intese ad oggi, le discrepanze tra teorie che fanno perno sulla natura e il suo potere per il ripristino della salute e medicina tradizionale, si sono fatte sempre più profonde.

Igienismo naturale sta per armonia con se stessi e col mondo che ci circonda. Benessere fisico, mentale e spirituale, sono stati sempre obiettivo fondamentale dell’uomo e, tra tanti, chi può essere considerato tra i padri dell’Igienismo naturale è Pitagora (Samo, 570 a.C. circa – Metaponto, 495 a.C. circa), famoso vegetariano, si occupa soprattutto di igiene fisica-mentale-spirituale, ossia di medicina preservativa.6 La Scuola pitagorica è la prima confraternita vegetariana-igienistica del mondo occidentale.7 Altri grandissimi intellettuali e filosofi antichi (Socrate, Platone, Aristotele) tutti vegetariani e tutti tributari del grande maestro Pitagora, che caldeggia un vivere sano e naturale, intriso di buona educazione e buone maniere verso se stessi e verso tutti gli esseri viventi.

Grandi vegetariani che hanno compreso quindi in tempi antichissimi il nesso tra alimentazione corretta e salute, non solo dal punto di vista organico ma anche in relazione a lucidità, capacità e vivacità intellettuale.8 Punto quest’ultimo estremamente importante e da sottolineare.

Claudio Galeno (129-201 d.C) altro medico-igienista e vegetariano, soleva ripetere che il cibo può rendere l’uomo, sul piano morale, dissoluto o responsabile, mediocre o illuminato.

Con grandi salti temporali, da ricordare il naturalista Paracelso (Theophrastus Bombastus Paracelsus da Hohenheim) (1493-1519), massimo esponente del naturalismo tedesco ed insegnante di medicina a Berlino, che non vedeva di buon occhio i colleghi medici, accusati di essere campioni di venalità.

Grande esponente della teoria: guarigione senza farmaci, è il medico di Lipsia, Louis Kuhne (1844-1901). A causa di errori medici perde entrambi i genitori. Sostiene l’unitarietà di tutte le malattie, e consiglia una dieta di stampo vegano includente pane integrale.

Ha un successo enorme e il suo testo principale, The New Science of Healing, viene tradotto in 30 e più lingue. Kuhne giunse alla conclusione che tutte le malattie nascono da una febbre del tratto gastrointestinale! Principio che Luigi Costacurta e Manuel Lezaeta Acharan hanno posto a fondamento delle loro ricerche e attività coniugandolo con la valutazione dello stato dell’iride (spia della condizione di tutto l’organismo e in particolare dell’equilibrio gastrointestinale).

Grande medico tedesco molto stimato in America è Arnold Ehret (1866-1922), teorico della dieta senza muco. Secondo Ehret l’errore più eclatante dell’uomo è quello di acidificare ed avvelenare il sangue con cibi muco-formanti e di imbottirsi con proteine e grassi animali costipanti. Ecco ancora nel 1866 la focalizzazione dell’attenzione sul benessere intestinale e sulla relazioni: cibo-equilibrio a questo livello-salute. Secondo Ehret il grado di sporcizia interna dell’individuo medio è qualcosa di inimmaginabile.

Sempre in Europa (Svizzera): Max Bircher-Benner (1867-1939), precursore illuminato della scienza della nutrizione naturale odierna, propugnò parimenti un regime alimentare basato su cibi crudi e vitali. Medico curante preferito dagli Zar di Russia, disse:

Nato per essere sano dal primo all’ultimo giorno, l’uomo spende il suo tempo e la sua intera vita ad avvelenarsi, a minare e sabotare la sua preziosa dotazione ereditaria. Frutta e vegetali crudi hanno poteri curativi unici, in quanto si tratta di cibo vivente”.

Sempre in relazione ad un regime alimentare benefico, vitale e semplice, si colloca un grande medico naturista francese: Paul Carton (1875-1947), sostenitore, quale fonte di generale benessere psico-fisico, di una riarmonizzazione della nostra civiltà con i cicli naturali.9 In anticipo di 100 e più anni Carton pone dunque un deciso accento, come peraltro altri esponenti del naturoigienismo e accanto ancora una volta ad un regime alimentare semplice, parco e naturale, su uno dei “mali” che la medicina tradizionale riconosce oggi definitivamente come all’origine di una serie infinita di problematiche tra loro correlate (sovrappeso, sindrome metabolica, ipertensione, diabete, disturbi cardiaci ecc.)…La sedentarietà. Questo prolifico studioso colloca quindi la mancanza di regolare, costante e semplice movimento (caldeggia infatti la camminata), tra le abitudini maggiormente responsabili di una cattiva condizione di salute: stasi circolatoria, deficit funzionale degli organi emuntori, generale stato di progressiva intossicazione. Vorrei sottolineare peraltro le maggiori doti di obiettività, saggezza e buon senso di Carton rispetto alle attuali “prescrizioni sportive”, molte volte scriteriate e del tutto generiche, attorno alle quali spaziano i media…Benefici del tennis, del nuoto, del pilates, della corsa, del golf...Tutto è per tutti!. Carton, a contrario, affinchè il movimento sortisca effetti positivi, pone grande attenzione ai giusti tempi di riposo, allo stato di salute e alle caratteristiche individuali nonché alle condizioni ambientali. Evidente l’assoluto rispetto del principio di “individualizzazione” del trattamento.

Rimanendo in area europea, cito di seguito le figure cui la naturopatia deve le basi del proprio fiorire e i naturopati le fondamenta delle loro nozioni e (si spera!) della loro etica ed entusiastica convinzione nel mettere in pratica, nel consigliare ed educare.

Vincenz Priessnitz (1801-1851). Importante la sintesi illuminante del pensiero di Preissnitz che viene data da Lezaeta. Quest’ultimo specifica che, quando si utilizza l’acqua fredda non è il freddo che cura ma il calore prodotto dalla reazione che il freddo dell’acqua origina e l’agente curativo è la natura stessa…Vengono eliminati i residui e assimilati nuovi elementi per mezzo del calore, curando così in maniera migliore da fuori che da dentro.

Sebastian Kneipp (1821-1897). Voleva diventare prete ma la tubercolosi lo frenò negli studi. Momento fondamentale della sua vita fu “l’incontro” con il libretto di un medico tedesco del Seicento sulla forza guaritrice dell'acqua. Comprese così un principio cardine, ossia che la salute dipende dalla corretta reazione della pelle. Kneipp correva perciò per 40 minuti, poi si spogliava e si gettava nel Danubio gelato, quindi riprendeva la corsa. In sei mesi la Tbc scomparve.

Nel suo testo: “La mia cura idroterapica”, Kneipp consiglia a tutti di non usare l’acqua troppo frequentemente, ma soprattutto di utilizzarla con cautela (principio di individualizzazione!). In caso contrario i vantaggi di questo elemento naturale potrebbero convertirsi in danni e (punto fondamentale nell’approccio naturopatico) la fiducia del paziente in paura e avversione. Per Kneipp era fondamentale preparare, a poco a poco, le persone all’utilizzo dell’acqua fredda.

Emanuel Felke (1856-1926), usò a scopo terapeutico terra, acqua, aria, luce ed erbe. Unì a questi, l’omeopatia unicista di derivazione spagirica (sviluppatari in Germania nell’800), la terapia nutrizionale (approfondì gli studi di Ragnar Berg, nutrizionista svedese che per primo ha riconosciuto l’importanza di un corretto equilibrio acido basico per la salute dell’uomo e redasse un dettagliato elenco con il contenuto di minerali negli alimenti). Prescrisse un regime alimentare di verdure, frutta, latticini, poca carne. La sua terapia dietetica ha predilezione per il crudo e i digiuni, caldeggiando l'eliminazione del sale, dello zucchero e di cibi troppo ricchi. Necessari quindi alimenti essenziali e integrali fondamentali per il benessere gastrointestinale e quindi di tutto l’organismo. Egli praticò anche l'iridologia e la fisiognomica. Divenne famoso per il bagno di argilla, per questo definito il “pastore d’argilla” (argilla da togliere una volta secca con l'automassaggio) e fondò un centro a Jungborn dove i pazienti potevano beneficiare dello spartano stile di vita sfuggendo agli obblighi quotidiani. Emanuel Felke, in ambito iridologico, valorizzò per primo la costituzione iridologica strutturando di conseguenza i primi schemi in relazione alle varie tipologie iridologiche.

Padre Taddeo di Wiesent, (1858-1926), è un umile frate cappuccino tedesco che, mentre è in missione in Cile, incontra per strada un giovane studente disperato e pronto a gettarsi da un ponte, malato di piaghe e di sifilide. Lo soccorre e gli insegna a guarire del tutto, senza farmaci e senza unguenti. Quel giovane si chiama Manuel Lezaeta, e diventa uno dei più grandi terapeuti naturalisti del secolo scorso. Lezaeta sistematizzò il concetto cardine di “equilibrio termico” (la cui paternità va fatta risalire a Padre Taddeo), ponendolo in relazione le abluzioni fredde di Kneipp con la febbre gastrointestinale di Kunhe.

Va ricordato, in relazione ad un regime alimentare crudista composta di cibi semplici e naturali in un ottica di benessere complessivo, il movimento che si sviluppò nella prima metà del ‘900 in Germania, ad opera di celebri nutrizionisti, divulgatori alimentaristi e idealisti riformatori. Rohkoster (mangiatori di verdure crude) era il nome del movimento crudista-vegetariano-naturista propugnato da: Kollath, Karell, Mayr, Brauchle, Ehret (già citato), Valnet, Tallarico, Mosserì, Lodispoto, Businco e altri. Reformhaus per i naturisti in Germania era la Casa della Riforma, riforma del cibo come primo elemento della grande riforma della vita o Lebensreform.

Vorrei ora riservare una trattazione particolare a due esponenti chiave del naturoigienismo, già citati in precedenza: Luigi Costacurta (1921-1991) e Manuel Lezaeta Acharan (1881-1959). Costacurta, primo a divulgare in Italia l’arte e la scienza dell’analisi iridologica, tra i molti attestati di stima, le tante definizioni e le più o meno riassuntive descrizioni circa le sue competenze, è da molti identificato con la colorita espressione: “medico delle mele”. Ciò in quanto, tra le altre strategie di trattamento, consigliava (ai fini di un generale benessere a partire da quello gastrointestinale), regimi depurativi a base di questo simbolico frutto, alimento-medicina per antonomasia.

Manuel Lezaeta Acharan, figura ispiratrice per Costacurta, fu il teorico dell’equilibrio termico che unì quanto propugnato da Kuhne e Kneipp. Scrive un testo fondamentale per chi si interessa di naturoigienismo, dal titolo: La Medicina Naturale alla portata di tutti, che ha grosso successo anche in Italia grazie alla traduzione di Luigi Costacurta. Costacurta definisce il libro come opera senza precedenti di un immortale Maestro della Salute ed egli stesso ebbe modo, a seguito di un incontro che cambiò la sua vita, di seguire quanto concettualizzato da Lezaeta risolvendo alcune sue problematiche di salute.

In particolare, un confronto tra i concetti di pelle e temperatura corporea secondo le teorizzazioni della medicina e ricerca tradizionali e quanto approfondito, sperimentato e divulgato da Costacurta e Lezaeta, porterà a chiarire, proprio attraverso tale il parallelo, l’importanza delle asserzioni di questi due grandi esponenti del naturoigienismo in relazione all’organo pelle e alla condizione di febbre gastrointestinale e squilibrio termico.


LEZAETA E COSTACURTA: LA FEBBRE GASTROINTESTINALE E LO SQUILIBRIO TERMICO


Solo la medicina naturale risale all’origine della malattia, previene la malattia, normalizza l’organismo in quanto visto come entità unica, psiche e materia. Non c’è scissione organica. Se sta male un organo stanno male tutti. La malattia nasce dall’apparato digerente con la febbre gastrointestinale. il sangue è il prodotto di ciò che noi mangiamo. Se avremo buon sangue, avremo buona salute”.

Intervista del 1983 a Luigi Costacurta

Il nostro corpo ha due rivestiture: la prima è l’esterna, ci isola dall’ambiente che ci circonda e si chiama «pelle», la seconda è l’interna, copre le cavità del nostro organismo e si denomina «mucosa». La salute, ossia la normalità funzionale del corpo, dipende dall’equilibrio termico fra pelle e mucosa. L’uomo è un animale a sangue caldo, il cui calore allo stato di salute, è di 37 gradi centigradi”.

Manuel Lezaeta Acharan (La medicina naturale alla portata di tutti)


E’ il 1988 e si inaugura l’apertura del primo anno di corso dell’Accademia Nazionale di Scienze Igienistiche Naturali. Luigi Costacurta dice: “Lo squilibrio termico caratterizzato con il divario termico tra viscere e cute è la chiave delle fermentazioni malsane che avvengono nell’apparato digerente e per conseguenza in tutta la nostra struttura umorale. Il divario termico che si caratterizza con la pletora sanguigna viscerale, oltre ad alterare la fermentazione intestinale, origina la febbre gastrointestinale e nel contempo crea il terreno delle insorgenze micro batteriche virali. Questo status ripetuto quotidianamente ed in relazione al potenziale genetico ereditario, tardi o tosto va ad originare lo stato di malattia…”10

Poche righe ma molto significative e assolutamente esplicative in relazione al focus di questo lavoro, ossia i concetti di febbre gastrointestinale e di squilibrio termico come fondamenta di uno stato di complessivo malessere organico nonché della condizione di malattia.

Parole che possono solo aumentare l’interesse e la curiosità attorno al naturoigienismo, interesse già vivo. Le persone desiderano sapere se con tali metodi e strategie è possibile eliminare disturbi, migliorare o risolvere determinate condizioni di malattia. In ciò stimolati dal fatto che con i termini “igienismo”, “naturoigienismo”, “naturopatia”, non si intende parlare di medicinali e strategie a carattere medico. Parlare di salute secondo l’approccio igienistico vuol dire in primis parlare di cibo, di qualità del cibo, del come e quando assumerlo. Per quanto le modalità relative all’assunzione del cibo, nell’ambito del cosiddetto “mondo del naturale”, siano svariate…Cotto, crudo, regimi di ogni tipo su base macrobiotica, vegana, vegetariana, si può dire che ogni sistema nasce da presupposti che giustificano scelte e validità. Salute e malattia dipendono in grandissima misura da quello che si mangia secondo tutti gli approcci citati. Nell’ottica naturoigienistica va sottolineato che non solo ciò che si mangia influisce sul nostro benessere ma anche ciò che non si mangia, arrivando infine alla tematica del digiuno come pratica di salute.

L’alimento sano e ben combinato è di per sé un fattore importante per la salute, perché nutre e lascia poche scorie, alleggerendo il lavoro di eliminazione; ma da solo anche questo non basta. Per Padre Taddeo di Wiesent, Lezaeta e Costacurta, la salute ruota attorno al principio della dottrina termica.

Si è già detto che la febbre gastrointestinale e la reazione calorica della pelle sono i due fronti verso i quali si spinge il naturoigienismo. Si tratta di due concetti strettamente interdipendenti in quanto nel primo caso lo scopo è arginare la condizione tossinica, responsabile del complessivo disordine organico e nel secondo si cerca di ripristinare la condizione circolatoria interna ed esterna al corpo, funzione base della nutrizione. Al cibo semplice, sobrio, genuino, correttamente consumato ai fini di una corretta digestione, va accostato l’impiego degli agenti naturali per giungere al risveglio dell’attività circolatoria.

In ciò consiste l’approccio naturoigienistico, semplice e allo stesso tempo completo: trattamento della febbre gastrointestinale, ripristino dello squilibrio termico corporeo, cibo e agenti naturali (acqua, aria, terra e fuoco/calore) impiegati in maniera individualizzata, con buon senso e costanza.

Qualsiasi modalità di intervento che graviti nell’ambito del naturale ma che non prenda in considerazione il concetto di equilibrio termico non condivide di base la teoria di Lezaeta-Costacurta. Ovviamente, ed è sicuramente quanto interessa maggiormente a coloro che soffrono per problematiche di salute di varia natura, non è possibile fornire una risposta certa e definitiva circa l’effettiva possibilità di recuperare una perfetta condizione seguendo l’impostazione naturoigienisica. E ciò non a causa di eventuali mancanze di tale approccio, ma per le molte variabili che giocano nel “costruire” una condizione di salute: alimentazione, attuale livello della forza vitale e quindi capacità del corpo di recuperare se correttamente stimolato, condizioni psico-emotive della persona e di conseguenza disponibilità ed entusiasmo del soggetto nell’iniziare un nuovo cammino di auto guarigione ecc.

E’ possibile riassumere l’azione curativa dell’approccio naturoigienista focalizzando tre fasi: disintossicazione, rivitalizzazione, mantenimento.

  • Disintossicazione degli organi interni eliminando le impurità che avvelenano o intossicano l’organismo.

  • Risveglio dell’attività circolatoria, epidermica e nervosa attraverso l’impiego degli agenti naturali e una corretta alimentazione.

  • Mantenimento della normalità conseguita conservando i sistemi di difesa efficienti.

Si tratta quindi di ripristinare lo stato di salute attraverso metodiche naturali e come tali semplici e soprattutto gestibili da tutti… E forse proprio tali caratteristiche possono creare dubbi e resistenze!. In realtà per potersi incamminare sulla strada del riequilibrio è necessario essere armati di volontà, conoscenza di quanto stiamo per intraprendere e costanza nei comportamenti e nelle nuove abitudini acquisite, senza pretendere soluzioni improvvise per problemi, a volte, ventennali!

Si tratta di tre condizioni fondamentali che hanno le potenzialità per amplificare e rendere maggiormente benefici gli effetti salutari dell’impiego degli agenti naturali: acqua, terra, luce, aria, movimento e respirazione.

Perseveranza, fiducia e costanza che ci sono sicuramente state insegnate da Luigi Costacurta e da Manuel Lezaeta Acharan sia come uomini nella loro lotta per riacquistare una buona salute, che in veste di studiosi nella cura con cui si sono dedicati a sistematizzare e trasmettere quanto da loro vissuto e sperimentato.

La sana e corretta alimentazione e il supporto dell’azione degli agenti naturali caldeggiati dalle scienze igienistiche naturali di Luigi Costacurta e Manuel Lezaeta Acharan è il passaggio obbligato per l’equilibrio termico tra temperatura interna ed esterna del corpo. La malattia, ogni malattia, è la conseguenza di una disfunzione organica che, prescindendo dai sintomi, ha origine nella febbre che ristagna nelle viscere e che rappresenta al tempo stesso conseguenza e causa di una cattiva digestione!

In questo modo si crea una elevata temperatura interna e una bassa temperatura della pelle che impediscono il corretto funzionamento degli organi preposti alle varie funzioni vitali e alterano la qualità e la circolazione del sangue con dei riverberi a livello del sistema nervoso.

Sangue, linfa ed acqua, che rappresentano i liquidi organici, devono essere mantenuti in equilibrio. Nel senso che lo scambio di sostanze chimiche deve verificarsi secondo i principi corretti, ossia in presenza di un corretto smaltimento delle scorie prodotto a seguito del processo digestivo e di quello metabolico. Ed in questi processi strettamente correlati, un ruolo di primaria importanza è rivestito dalla pelle. Per l’igienismo naturale, come già detto, la pelle riveste enorme importanza. Vero e proprio organo e sistema che viene giornalmente maltrattato con abiti costrittivi, fasce, cinture e spesso unguenti poco adatti.

La pelle è quel tessuto che riveste tutto il corpo con milioni di pori che servono alla doppia funzione di assorbire elementi esterni (pelle come secondo polmone respiratorio) e di eliminare le secrezioni delle acque esauste ed avvelenate delle ghiandole sudorifere (pelle come secondo rene escretorio ed emuntore). E’ barriera nei confronti del mondo esterno e protegge il corpo da aggressioni microbiche e materiali, come calore, traumi ecc. E’ piuttosto naturale comprendere il ruolo fondamentale dei bagni d’aria, di luce e di sole, dei bagni termali e di quelli di acqua dolce ed eventualmente di acqua marina nella stagione appropriata. Ciò per “alimentarci” secondo quanto ha esplicato Costacurta in base all’ampio concetto di vera “nutrizione”.

Pelle e salute quindi.11 Grande l’importanza della sua osservazione e della sua cura per l’approccio naturoigienista in relazione alla salute e all’equilibrio intestinale ed in base a questa impostazione si va sicuramente oltre ciò che comunemente viene illustrato e approfondito riguardo quest’organo.


LA PELLE SECONDO I CONCETTI TRADIZIONALI

Nell'uomo, la temperatura corporea media viene generalmente fissata, per convenzione, a 37° C. Tale valore può variare sensibilmente da individuo ad individuo, ma anche nello stesso soggetto.

L’organismo umano ha la capacità di mantenere (entro certi limiti) relativamente costante la propria temperatura corporea, nonostante le variazioni climatiche provenienti dall’esterno. Tra le principali cause di termogenesi (produzione di calore): il metabolismo basale, l'azione dinamico specifica degli alimenti, l'attività muscolare e lo stress emotivo, mentre la dispersione del calore avviene per convenzione, conduzione ed irradiamento, ossia tramite sudorazione, respirazione e condizionamento dell'ambiente. Secondo quanto ci viene insegnato tradizionalmente dai manuali, la temperatura degli strati superficiali della pelle è fortemente influenzata dalle condizioni ambientali e dal vestiario, specie alle estremità (mani e piedi).

Così se la temperatura ambientale è di 20°C ed il vestiario leggero, solamente gli strati cutanei profondi di testa, collo, torace e addome mantengono la cosiddetta omeostasi termica.12

Circa il legame tra temperatura e alimentazione, nell’ottica che potremmo continuare a definire “tradizionale” ossia priva degli approfondimenti e delle relazioni sviluppate dal naturoigienismo, viene specificato che la temperatura corporea aumenta dopo un pasto, in modo generalmente proporzionale al suo contenuto energetico (cosiddetta termogenesi alimentare). Anche i processi digestivi, naturalmente, consumano energia chimica e come tali producono calore, in particolare viene specificato, quando il pasto è ricco di proteine.

La temperatura corporea inoltre può variare leggermente in dipendenza dall’ingestione di cibi caldi o freddi. Temperatura che invece si eleverebbe maggiormente a seguito del consumo dei cosiddetti alimenti nervini (tè verde, tè nero, caffè, cacao, cioccolato, bevande a base di cola, e integratori come guaranà, mate, ecc.).13

    1. Alti parametri che provocano variazioni per quanto riguarda la temperatura corporea: si verifica un aumento di circa 0,6 gradi nelle donne in età fertile nel periodo dell'ovulazione, mantenendosi tale fino all'inizio del flusso mestruale.

Vi è poi una variazione durante il giorno, in maniera ciclica, seguendo un ritmo circadiano (valori più bassi nelle prime ore del mattino e più alti nel tardo pomeriggio). In caso di lavoro notturno o di viaggi intercontinentali i ritmi circadiani subiscono importanti variazioni. Infine lo sforzo fisico intenso e prolungato causa un aumento della temperatura corporea di uno o due gradi rispetto ai livelli basali.

    1. Relativamente al concetto di “febbre” così come comunemente intesa, si intende una elevazione della temperatura corporea al di sopra dei valori massimi normali a seguito dell’alterazione del centro ipotalamico della termoregolazione. Meccanismo che segue il processo di attivazione delle cellule immunitarie che attuano la difesa contro virus e batteri…E la febbre a sua volta “lavora” per favorire l’eliminazione dei patogeni. Altri fenomeni riscontrabili: ipertermia e ipotermia.14


IL RUOLO DELLA PELLE SECONDO IL NATUROIGIENISMO


    1. Altre “prospettive”, o piuttosto fondamentali interpretazioni aggiuntive in relazione al principio di stretta interconnessione-interdipendenza fra tutti gli organi e sistemi dell’organismo, viene fornita dalle teorizzazioni naturoigienistiche di Lezaeta e Costacurta. Quando perciò, secondo i fondamenti naturoigienistici, si parla di temperatura corporea, l’attenzione verte sulla circolazione sanguigna, risultato dell’attività nervosa, che determinerà la temperatura corporea, la quale sarà nei parametri della normalità se il sangue circola uniformemente. Nel caso in cui si verificasse uno squilibrio termico quest’ultimo causerà a sua volta l’alterazione circolatoria del fluido vitale (sangue), origine di congestioni e anemie nell’organismo.

La temperatura sarà quindi maggiore nella zona corporea di massima congestione e minore (maggiore attività nervosa) in quella di “povera” di circolazione (minore attività nervosa).

Quanto più le viscere del corpo saranno congestionate, tanto più pelle, estremità e cervello subiranno una scarsa circolazione sanguigna. E’ questo il fenomeno dello squilibrio termico, “miccia” di ogni alterazione del nostra salute, indipendentemente da sintomi e manifestazioni varie.

La condizione di normalità, per quanto riguarda la temperatura, è rappresentata quindi dai 37° (a livello sia delle pelle che delle mucose intestinali!)…Ma da quale fenomeno dipende tale condizione di normalità e conseguente salute? Da una uniforme irrigazione sanguigna nei tessuti “riscaldati” dal calore dello stesso sangue.

Quindi, come accennato, da questo fenomeno dobbiamo partire (congestione “interna” e diminuzione del calore a livello della pelle e delle estremità) per comprendere tutti i disequilibri e le manifestazioni patologiche del nostro corpo. Ciò in quanto gli organi congestionati, a causa della sovrabbondanza di sangue, lavorano in maniera inadeguata danneggiando tutto l’organismo.

E nasce qui anche il concetto di febbre in una accezione diversa da quella comune e normale (con il classico termometro sotto l’ascella!), ossia la febbre come caratteristica di quella condizione di infermità nata dallo squilibrio termico e con sede all’interno del corpo stesso. Anche la febbre che caratterizza il concetto comune ha comunque origine nel “calore” interno e, nel caso di patologie a carattere acuto, propagandosi a tutto l’organismo, manifesta reazioni salutari delle difese naturali in modo da favorire il processo di purificazione.

Nel momento in cui la febbre non si manifesta a livello della superficie corporea, si può dire caratterizzi la condizione di infermità cronica. Il corpo in questi casi si trova nell’impossibilità, per mancanza di forza vitale denunciata anche dalla presenza di pelle ed estremità fredde, di reagire ed avviare il processo di espulsione tossinica.

La pelle, in questa situazione, che ruolo svolge? Quali effetti subisce? Certo, il calore artificiale fornito da indumenti inadeguati può indebolire le capacità di reazione dell’epidermide (protetto dalle possibilità di “irrobustimento” che la natura offre grazie all’azione delle variazioni atmosferiche) ed in questo tipo di dannosa protezione, la pelle in deficit si raffredda non svolgendo la funzione di produrre da sé il proprio calore a seguito di una irrorazione sanguigna vitale ed adeguata. E tale condizione può venire ulteriormente aggravata da un eccesso di cibi cotti e scorrettamente combinati che, necessitando di un grande e prolungato sforzo digestivo, aumentano la temperatura “interna” e diminuiscono notevolmente quella esterna.

Una pelle fredda, indebolita, priva di circolazione sanguigna e quindi in deficit, non svolgerà quindi più la sua funzione di organo emuntore, caricando di ulteriore lavoro viscere già provate da uno grande sforzo digestivo. Da qui: raffreddori, catarri ed una serie potenzialmente infinita di infiammazioni.

Ovviamente i vari processi infiammatori andranno a colpire gi organi maggiormente predisposti sia per costituzionalità che a causa di un regime di vita scorretto.

La pelle perciò va progressivamente vitalizzata anche attraverso le pratiche naturoigienistiche affinchè nel pieno della sua funzionalità possa contribuire all’azione decongestionante. In questo contesto vengono viste come malattie con funzione purificante delle congestioni interne anche rosolia, scarlattina ecc. Se, al contrario, le eruzioni vengono soffocate e trattate con farmaci, le tossine che andrebbero espulse, si dirigono verso l’interno dando origine a congestioni a livello dei vari tessuti (bronchiale, polmonare, renale ecc.).

Nei casi di cronicizzazione sarà perciò piuttosto comune riscontrare una temperatura (ascellare) di 35° e allo stesso tempo la febbre interna potrà arrivare a 40°. Il cuore messo sotto sforzo potrà manifestarsi con un numero di 120 battiti cardiaci al minuto. Il polso perciò fornisce una corretta misura della “situazione” organica.

Proporzionalmente ad un aumento della temperatura a livello viscerale, accelera l’attività del cuore (polso sempre più rapido) indipendentemente dai valori registrati dal termometro a livello ascellare.15Nel momento in cui si andrà a “trattare” lo stato di squilibrio termico, andrà presa in considerazione quindi sia l’infiammazione locale dell’organo direttamente coinvolto che quella generale. Ciò per poter normalizzare la condizione e riportare il corpo alla salute.

Moltissime persone lamentano una costante condizione di mani e piedi freddi. Fenomeno che può iniziare già in giovane età e protrarsi per anni. Tale situazione viene solitamente e generalmente spiegata come una problematica “circolatoria”. Ciò è assolutamente vero ma richiede alcune specificazioni.

Questo è il concetto di base: il sangue che non affluisce in queste zone, pur presente a livello organico, è ristagnante nell’area ventrale. Da tale stato originano le alterazioni progressive di tutte le funzioni organiche con perdita di forza vitale e reattività.

Perciò con le parole di Lezaeta: “la febbre interna è il nemico che dobbiamo combattere in tutti gli infermi perché solo con essa si dà vita al microbo”.

L’organo-pelle possiede una doppia rete di capillari sanguigni e di terminazioni nervose, le quali sono connesse ad una analoga struttura a livello delle mucose che coprono cavità e gli organi interni del corpo (comprese le vie respiratorie e l’apparato gastrointestinale). Si tratta cioè di due tipologie di superfici. Una a carattere esterno (ossia la pelle) e una a carattere interno (le mucose).

Entrambe le superfici sono dotate di una doppia rete di vasi sanguigni e di nervi, i quali mantengono in continuazione la loro attività funzionale. In questa coordinazione di strutture è piuttosto intuitiva l’importanza di una condizione di equilibrio termico (di cui si è parlato in precedenza) che coinvolga mucose esterne ed interne in armonia con una corretta circolazione del sangue.

Da non dimenticare infine, vista la diretta dipendenza di tale condizione dal sistema nervoso, che tutti i nervi della pelle, delle mucose, dell’apparato digerente lavorino, egualmente stimolati, in sintonia ed armonia. Mantenersi in buona salute comincia dal fornire al nostro corpo, in una quotidiana e costante abitudine di vita, elementi naturali quali aria pura, sole, acqua, riposo, cibo naturale, movimento, entusiasmo e sentimenti positivi, allineamento con la natura e non contro di essa, armonia e non aggressività. Contemporaneamente andrebbero eliminate le cause di malattia e quindi e per converso: cattiva respirazione, rumori, vita al chiuso e priva di sole, alimentazione errata, apatia, abuso di farmaci, insonnia, sostanze eccitanti e per nulla nutrienti e infine stati d’animo negativi.

Ciò mette il nostro organismo e noi stessi in grado di approfittare delle ricchezze della natura, permettendo in tal modo a tutti i sistemi (immunitario, nervoso, ghiandolare, cardiocircolatorio) di auto-riequilibrarsi nei loro delicati meccanismi interni e di lavorare in sinergia.

Scopo delle strategie naturoigienistiche è l’equilibrio del corpo (di ogni corpo!) nel suo insieme, nel rispetto delle sue esigenze e delle sue caratteristiche, non valutando unicamente il dolore e il sintomo locale e circoscritto. Prerogativa, quest’ultima, della medicina tradizionale che considera l’organismo come un insieme di organi e distretti indipendenti. In tale armonia, noi cosa possiamo fare? Possiamo collaborare con il sistema immunitario per facilitare il suo riequilibrio e rinvigorimento ma soprattutto non operare per contrastare tale azione con uno stile di vita scorretto.

Cibi elettivi in questa azione di sostegno: frutta e verdure crude, che dovranno rappresentare la maggior parte della razione giornaliera, che per la parte restante dovrà essere composta da cibi semplici, naturali, di provenienza vegetale, cotti il meno possibile e correttamente combinati.

Il tutto peraltro non deve rappresentare una sorta di schema-promemoria rigidamente programmato e pedissequamente seguito con intransigenza e meticolosità maniacali, pena (nella stragrande maggioranza dei casi): la mancanza di costanza e l’inevitabile abbandono del regime imposto o auto-imposto. Chiave del risultato, rappresentato nel nostro caso dalla condizione di benessere psico-fisico, è sì l’abbandono (graduale!) delle cattive e potenzialmente nocive abitudini a favore di un nuovo e benefico stile di vita, ma “abbondantemente condito”, se non da sughi e intingoli succulenti!, da ricche “porzioni” di obiettività, giusta elasticità, misurato ascolto e consapevolezza di se stessi e dei propri sintomi, “gustate” con entusiasmo, gioia e curiosità verso la vita.


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www.digilander.libero.it

www.valdovaccaro.blogspot.com

www.naturoigienismo.it

www.scuoladellasalute.it




1 Medicina Naturale n° 129-inverno 2014.

2 Vedi: Lezaeta e Costacurta: la febbre gastrointestinale e lo sequilibrio termico.

4 Medici dell’800 (Rudolf Virchow, Claude Bernard e Pettenkofer) proposero alcune teorie igieniste neganti la teoria batterica.

5 Asclepiade di Bitinia (Prusa, 129 a.C.40 a.C.) è stato un medico greco antico.

Noto anche come Asclepiade di Prusa (o di Chio), nacque nella città di Prusa, in Bitinia, studiò ad Atene e ad Alessandria.Medico autodidatta, fu un seguace della teoria atomistica di Democrito e in medicina si oppose alla teoria ippocratica dell'origine delle malattie causate da squilibri degli "umori".

6 Sintetizza meglio di ogni altro le verità apprese dai suoi maestri vegetariani-igienisti Anassimandro di Mileto (611-547 a.C) e Talete di Mileto (625-545 a.C), fondatore della Scuola di Mileto (Calabria), nonché dal suo trentennale peregrinare in terra Egizia, in Fenicia, Caldea, Assiria, India e Mesopotamia, assorbendo a piene mani dal ricco substrato culturale rappresentato dalle migliori culture di quel tempo, dalla Veda indiana, a quella persiana di Zoroastro

7 Filostrato (sec. II-III d.C), rettore di filosofia ad Atene, e autore del testo La Vita di Apollonio di Tiana, racconta come Pitagora all’età di 16 anni si rifiutò di consumare carne perché la riteneva un cibo intimamente sporco e disgustoso capace di rendere la mente rozza, e fu per questo che adottò sin da ragazzo una dieta di frutta fresca e secca, integrata dai vegetali disponibili. Pitagora sosteneva che i frutti della terra sono puliti e trasmettono la loro pulizia ed il loro vigore, mantenendo l’uomo pulito fuori e dentro.

8 Secondo Albert Einstein (1879-1955), Nobel per la fisica nel 1921:“Il vegetarianismo arrecherà enormi benefici al pensiero e al carattere dell’essere umano. L’eliminazione della carne e delle proteine animali apporterà una ventata di salute e di serenità al pianeta Terra”.



9 Una curiosità in relazione a questa figura, riguarda la grande astrofisica Margherita Hack. I genitori della Hack erano dei convintissimi seguaci delle teorie di Paul Carton e improntarono la sua educazione alimentare sul consumo di cibi il più possibile semplici e naturali. La Hack raccontò che per lei rappresentava un’abitudine naturalissima portare a scuola, nel suo portavivande, minestre di grano integrale in chicchi! Carton infatti consigliava di iniziare il pasto con chicchi di grano tenero precedentemente tenuti a mollo. Nel suo Decalogo della salute, Carton definisce con un’espressione molto siginificativa la dieta alimentare: “…la leva principale della guarigione perché la forma di stimolazione e nutrizione più importante si effettua attraverso le vie digestive”.Per quest’ultima citazione si veda: Decalogo della salute, P. Carton. Traduzione a cura di C. Russo. Da “Medicina Naturale”, Accademia di Scienze Igienistiche G.Galilei, estate 2005.

10 Medicina Naturale n° 108, autunno 2008: L’equilibrio termico e la medicina naturale. Intervista di Luigi Costacurta in occasione dell’apertura dell’anno accademico 1988-1989.

11 Per un approfondimento circa la relazione tra pelle e reni, si veda Medicina Naturale n°114, primavera 2010: La relazione pelle-reni. L’iride per riconoscerla e l’acqua per trattarla. F. Zanoni.

12 A livello della coscia si registra invece una temperatura profonda di 34°C, che scende a 32°C a livello delle braccia e a 31°C a livello del polpaccio. Sugli strati cutanei più esterni la temperatura oscilla da 28°C (punta delle dita) a 36,5°C (temperatura ascellare). I valori fisiologici sono più alti nell'infanzia (+ 0,5°C) e più bassi nell'anziano.

13 Per quanto riguarda l’alcol: provoca vasodilatazione ed aumento del flusso sanguigno cutaneo, aumentando di fatto la dissipazione termica. Bere alcol per riscaldarsi quando fa freddo non ha quindi molto senso, poiché contrasta con uno dei principali meccanismi termoconservatori, che è appunto la vasocostrizione.

14 Abnorme elevazione delle temperatura corporea, dovuta ad un eccessivo accumulo di calore per produzione e/o assorbimento superioi alle capacità termodispersive. (ipertiroidismo, colpi di calore). Ipotermia: abbassamento della temperatura corporea al di sotto dei 35°(assideramento, alcolismo acuto, ipoglicemia)

15 Nello stato di riposo, in un adulto 70 pulsazioni al minuto corrispondono ad un calore pari a 37 gradi centigradi all’interno del ventre; 80 pulsazioni: temperatura sopra i 37° ½ ; 90 pulsazioni: febbre di 38 gradi; 100 pulsazioni: 39 gradi di febbre, 110 pulsazioni: 39° ½ ; 120 gradi: 40 gradi di febbre, con120 battiti al minuto: il calore interno del corpo è sopra i 40 gradi. Relativamente alle varie fasce di età: Nei bambini appena nati: pulsazioni fino a 150 battiti al minuto, a tre anni: il numero normale è di 100; a quattordici: 75, per ridursi a 70 a vent’anni. Passati i sessanta il polso accelera fino a 80 pulsazioni al minuto; ciò è dovuto all’aumento di calore interno del corpo per anemia della pelle degli anziani. M. Lezaeta Acharan, La medicina naturale alla portata di tutti.



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