L'esercizio fisico in naturopatia
di Giacinto Bazzoli

Nella tetrade terapeutica naturista, in altre parole tra i rimedi fondamentali da utilizzare in caso di malattia, subito dopo la dieta Celso cita il movimento,ribadendo ciò che già Ipocrite consigliava. Raccomandava il movimento sotto forma di esercizio fisico attivo nelle persone valide, e di movimento passivo nelle persone costrette a letto, appena superata la fase acuta.
La migliore delle diete non potrebbe dispensare dall’obbligo di fare movimento, perché l’attività muscolare è un modo fondamentale per attuare la nutrizione. In effetti, l’esercizio è in qualche modo un alimento, perché è stimolante, grazie al richiamo delle forze latenti che provoca in quanto amplifica la funzione respiratoria e accresce così gli apporti ossigenati e di vitalità, attinti dai polmoni nell’atmosfera, perché favorisce le combustioni, le assimilazioni e l’eliminazione delle tossine dai tessuti e negli emuntori, accrescendo il calore del corpo, e aumentando l’attività cardiovascolare. Infatti l’esercizio fisico è costruttore dell’armatura ossa-muscoli; ciò è provato dalla iperattività motoria di cui danno testimonianza gli organismi giovani in particolare i bambini.
Perfino sulla situazione mentale l’esercizio fisico agisce favorevolmente, perché rende tolleranti, forti, equilibrati, insegnando contemporaneamente il valore della disciplina di se stessi.
Si comprende allora perché la sedentarietà può generare gravi disturbi organici rallentando la nutrizione e le eliminazioni, atrofizzando i tessuti, rammollendo il corpo e indebolendo lo spirito.
Ugualmente si capisce perché l’esercizio ben regolato sia capace, nei malati cronici, di ristabilire l’integrità delle immunità naturali e di portare la guarigione, risvegliando l’appetito, bruciando le scorie e aumentando le eliminazioni tossiche, accrescendo la vitalità e trasformando il carattere.
Contemporaneamente occorre chiarire che il movimento esasperato, lo sport agonistico, che causa fatica eccessiva, la vita agitata con un movimento disorganico conducono alla spossatezza alla demineralizzazione e alla malattia.
Tutti i maestri dell’igiene naturale condividono questa impostazione. Kneipp sostiene che svolgere manualmente un lavora all’aperto, o “compiere escursioni a piedi può essere una valida alternativa alla ginnastica. Camminare di buon passo viene purtroppo molto trascurato, mentre invece andrebbe rivalutato in quanto è un ottimo esercizio in grado di elevare lo spirito, mentre rinvigorisce il corpo. Non dimentichiamo”, scrive sempre Kneipp, “l’esercizio fisico svolto in acqua: camminando a piedi nudi, se si è deboli, o nuotando se si è robusti, ci rinvigorisce e aumenta il calore del corpo. Di grande importanza per mantenersi in buona forma fisica, è anche godere di ore di riposo sufficienti: chi lavora a tarda sera lo fa a suo danno”.
La scuola di Crotone, 500 anni prima di Cristo, si basava sulla dietologia e sulla terapia del movimento dolce e del riposo. Ricordiamo che i maestri insuperabili di questa scuola furono prima Pitagora (580-500 a.C.) e successivamente Alcmeone e Filololao. Per loro l’esercizio fisico nel suo aspetto preventivo era talmente perfezionato e ben coltivato da diventare un vanto per tutta la Grecia antica. Gli abitanti di Crotone erano modelli di salute e di bellezza per cui era stato coniato il detto:“L’ultimo dei Crotoniati vale il primo degli Ateniesi.”
Alcmeone diceva che il “corpo ha bisogno di aria e di movimento e quando viene coperto in modo esagerato si indebolisce.” Lo stesso Alcmeone sosteneva che è un errore sottrarsi all’esercizio fisico: “lo scarso moto è nocivo, come nocivo è il moto eccessivo, perché provoca affaticamento” e quando l’uomo è affaticato non è più in linea con le leggi dell’armonia. Su questo punto Filolao insisteva particolarmente sottolineando che “la stanchezza accumulata nel tempo è un fertile terreno per la malattia”.
Nella Grecia antica gli esercizi ginnici venivano fatti eseguire per lo più a ragazzi in tenera età, perché l’armonia si insediasse nel loro corpo fin dall’infanzia. L’atletica pesante era condannata, in quanto produceva danno per lo sviluppo disarmonico delle parti. Invece venivano praticati giochi ed esercizi leggeri, armoniosi nei movimenti, eleganti e flessuosi. Si trattava quasi di una danza piena di grazia e di armonia come quella che possiamo ammirare nelle figure vascolari che rappresentano giochi ginnici e spesso ritraggono insieme un suonatore di flauto che accompagna i movimenti dei ragazzi e delle ragazze che si esercitavano in una casta nudità; infatti la radice ‘gymnos’ sottolinea l’idea del nudo da cui deriva il termine ginnastica.
Con lo sviluppo del ‘regime’ nella metà del V secolo e all’inizio del IV secolo a.C. alcuni terapeuti privilegiano gli esercizi fisici per curare i malati. Erodico, che agli occhi di Platone impersonava questa nuova tendenza terapeutica, è l’esempio più celebre. Secondo un allusione del Fedro il suo metodo consisteva nel prescrivere lunghe passeggiate da Atene a Megara, andata e ritorno, il che significa una distanza di una sessantina di km. Condannando gli eccessi i medici Ippocratici raccomandano un equilibrio fra alimenti ed esercizi. L’ideale sarebbe “di trovare per ogni costituzione individuale la misura degli alimenti ed il numero di esercizi in rapporto con questa misura, senza eccessi né verso il più, né verso il meno”. Esisteva, dunque, un catalogo di esercizi analogo a quello degli alimenti e delle bevande. Ippocrate nel Regime distingue due tipi di esercizi: quelli naturali da una parte, essenzialmente passeggiate, quelli violenti dall’altra, cioè le oscillazioni delle braccia, la corsa e le varie forme di lotta. Ma gli esercizi comprendono anche attività che a noi non verrebbe in mente di classificare in questa categoria, come ad esempio “l’esercizio della vista, dell’udito, della voce, del pensiero.”
In generale Ippocrate e i suoi discepoli prescrivevano degli esercizi, distinguendo tra passeggiata e ginnastica. All’interno delle passeggiate “il Regime” distingue le passeggiate mattutine, quelle dopo i pasti e quelle dopo la ginnastica;inoltre elenca svariati tipi di corsa e di lotta ai quali attribuisce proprietà particolari. Nel quarto libro l’autore prescrive costantemente l’esercizio fisico e in particolare la passeggiata, ad esempio: ”Adottare un’alimentazione leggera da aumentare a poco a poco nell’arco di cinque giorni,compiere al mattino con gradualità numerose e rapide passeggiate e fare pure degli esercizi adeguandoli all’incremento dei cibi..”
Il movimento è vita dicevano i discepoli di Ipocrite “mentre la mancanza di azione è morte. Dobbiamo sudare tutti i giorni per espellere i veleni che si sono formati dentro di noi”. L’ideale sarebbe fare tutti i giorni ginnastica a corpo nudo al mattino appena alzati, e un quarto d’ora alla sera prima di coricarsi. “State attenti però perché la ginnastica a stomaco pieno è un tossico…È però necessario eseguire gli esercizi respirando profondamente, perché la ginnastica senza respirazione profonda è come un fiore senz’acqua”. Tutto ciò diceva Diosippo di Kos . E aggiunge che l’esercizio fisico più naturale è il lavoro agricolo, perché “muove tutta la muscolatura, fortifica il sistema nervoso e solleva lo spirito”. Ma è bene andare cauti perché “scegliendo il tipo di ginnastica vanno considerate le abitudini dell’età giovanile e dell’età matura”. Erodico da Lentini, strenuo difensore della ginnastica medica, diceva che “la ginnastica quando giova all’organismo, non deve stancare eccessivamente”. Lo stesso Erodico consigliava alle persone non più giovani “di salire tutti i giorni una gradinata per muovere il sangue e sollecitare i muscoli degli arti inferiori”. Eurifone della scuola di Cnido consigliava a coloro che avevano le ossa doloranti e i movimenti difficoltosi: “le gambe sono fatte per camminare ed è buona abitudine di muoversi tutti i giorni… ma non camminate come camminano i soldati che vanno alla guerra, bensì come il cane pigro sotto il sole d’estate, che si dondola, facendo muovere tutta l’ossatura.”
Platone ritiene superiori, in un certo senso, la ginnastica e il maestro di ginnastica rispetto alla medicina e al medico. Infatti, la ginnastica ha come scopo primario quello di mantenere la salute del corpo con i giusti esercizi, e, quindi, evita il più possibile le malattie e lo fa diventare sempre più bello; invece la medicina interviene solo dopo che si sono già contratte le malattie, cercando di eliminarle, e quindi viene appunto dopo la ginnastica. Il motivo di questa sua convinzione è il seguente: la ginnastica previene le malattie, mentre la medicina interviene solo dopo che le malattie sono scoppiate; invece l’uomo deve preoccuparsi molto più della prevenzione delle malattie che non della cura. Anzi secondo Platone le malattie nascono in prevalenza quando si trascura proprio la loro prevenzione (che si ottiene mediante la ginnastica e un corretto regime di vita). “Come gli altri artefici”, dice Platone, “così coloro che si dedicano alla cura del corpo, i maestri di ginnastica e i medici, regolano e rendono armonico il corpo”. Si tenga presente che i maestri di ginnastica, oltre che degli esercizi fisici, si occupavano anche di dieta alimentare. Nella repubblica, affrontando il problema della formazione dei custodi dello Stato, Platone propone la regola di base: gli esercizi ginnici, così come il regime alimentare, devono evitare ogni forma di complicazione e di sofisticazione. Come la musica non giova ma è di danno all’anima se non si ispira alla “semplicità”, e quindi alla “giusta misura” in modo rigoroso, così avviene nel caso della ginnastica e della dieta. La musica complessa e sofisticata produce nell’animo intemperanza; la ginnastica e la dieta sofisticate producono malattie e quindi comportano la necessità di ricorrere ai medici.
I Romani furono dei cultori dell’esercizio fisico, per cui abbiamo l’imbarazzo della scelta tra gli scritti dei rappresentanti della scuola metodica o del grande Galeno. Tra gli autori, però mi sembra di particolare interesse Celso (Aulo Cornelio Celso) scrittore latino del primo secolo, famoso per la misura dei suoi consigli in igiene, dieta e sobrietà. Egli accoglie gli aspetti più significativi di Ippocrate e quelli della scuola metodica. Consigliava “un tenore di vita morigerato che si curi di evitare l’ozio e la lussuria; infatti questi vizi infrollirono la Grecia e in seguito furono importati dai Romani”. Celso dice che l’esercizio fisico “è già una medicina”, ma come tutte le medicine richiede una posologia e soprattutto un’attenta considerazione del kairos, cioè del momento propizio. E aggiunge: “Passeggiare fa bene a tutte le età e a tutte le persone. Ma non basta muovere le gambe; passeggiare è un’arte che giova a muovere le viscere, facilita la digestione e dà benessere fisico… Quanto al luogo del passeggiare, è sempre conveniente andare fuori città, dove abbondano le piante; la campagna collinosa è indicata soprattutto per le persone più giovani che abbiano disturbi alle articolazioni; i giardini e i laghi sono consigliati a coloro che hanno problemi di circolazione e di affanno; le colline che vedono il mare sono invece indicate per coloro che hanno problemi di respirazione…La passeggiata giornaliera, nei mesi estivi, va fatta poco dopo il sorgere del sole e poco prima del tramonto. Nel tardo autunno e nell’inverno si sceglierà invece la metà mattinata e la metà del pomeriggio, quando l’aria sarà meno fredda…E sarà bene, anche in inverno, non coprirsi eccessivamente perché i pori della pelle hanno bisogno di aria e quando sono compressi gli organi finiscono per surriscaldarsi…Non converrà passeggiare subito dopo i pasti, perché tutto l’organismo è sottoposto al lavoro della digestione…Non converrà passeggiare dopo il salasso, perché l’organismo deve riprendersi…Non converrà passeggiare quando si ha fretta perché la passeggiata è una medicina che va presa regolarmente, ma adagio, fermandosi di tanto in tanto a contemplare il luogo e a respirare…Converrà ancora che, nelle persone anziane, il passo sia leggero e uniforme, mentre nei giovani può essere sempre più accelerato fino alla corsa…Ma anche per i giovani, la passeggiata che stanca, non è una medicina, ma un veleno; le persone anziane, dopo la passeggiata, sarà bene che si concedano un breve riposo, stendendosi orizzontalmente su una superficie rigida, affinché le viscere si possano rilassare. Sarà bene poi denudarsi esponendo il corpo all’aria, rimandando il bagno nell’acqua al tempo che precede il pasto, perché il bagno prima del pasto, è il migliore aperitivo, preparando tutto l’organismo a ricevere il cibo”.
Gli igienisti (da Priessniz a Rikli, da Kuhne a Kneipp, da Lezaeta a Costacurta) ritengono essenziale l’esercizio fisico per conservare o recuperare la salute. Tra i naturogenisti scegliamo la citazione di un classico della naturopatia Paul Carton, un medico vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900, che diede, con la sua voluminosa produzione di saggi diede un fondamento teorico-scientifico alla naturopatia. Carton nella sua opera fondamentale Traite de medicine d’alimentation et d’hygiene naturistes, tradotto in italiano, ma non ancora pubblicato dalla nostra scuola, parla diffusamente dell’esercizio fisico: “La restrizione immotivata della funzione motrice” afferma “genera le peggiori perturbazioni. Riduce gli scambi nelle viscere e nei tessuti: rallenta le correnti sanguigne ed aeree; sopprime l’appetito, provoca il torpore degli emuntori e prepara un incrostamento tossico dell’economia. Determina un rallentamento della nutrizione che porta a questa intossicazione acida generale con manifestazioni patologiche multiple descritte, in Francia sotto il nome di artritismo. La tara del terreno prodotta dalla sedentarietà agendo di concerto ad errori di regime alimentare, si trova ad essere la fonte più frequente delle malattie acute e delle infezioni croniche.
Il movimento è un potente agente di guarigione. L’esercizio fisico eseguito all’aria aperta, anche limitato alla camminata, che è la sua forma più semplice, ma anche la più efficace, è sufficiente per un gran numero di malati sub-acuti o cronici, a far sparire moltissimi disagi o disturbi inveterati che i medicamenti chimici non fanno che mantenere. Così deve tenere uno dei primi posti nelle prescrizioni terapeutiche…Sapendo che nella natura tutto evolve non per progressione uniformemente ascendente e tesa, ma per alternanza ritmata dei contrari, ci si spiega che il movimento possiede, nel riposo, la sua controparte necessaria, che gli permette di assolvere con più efficacia al suo ruolo capitale d’agente di vita e di nutrizione. Prescrivendo l’esercizio è importante, dunque, sapere bene intercalare fra ogni forte dispendio energetico, degli intervalli di riposo, calcolati in base alle condizioni speciali del soggetto (età, sesso, temperamento, stato di salute o di malattia) e secondo le circostanze esteriori (clima, stagione, anno)”.


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