Disbiosi Intestinale
di Cristian Testa


Cosa dice la medicina ufficiale dell’igiene dell’intestino? Sembra sempre più attuale la teoria della febbre gastrointestinale, dove si individua nell’alterarsi della flora intestinale l’inizio del fenomeno autointossicativo. L’approccio igienistico costacurtiano risulta essere sempre più attuale e completo nel recupero dell’equilibrio dell’ottimale funzionalità del sistema digerente. L'intestino è il più importante organo di assorbimento del nostro organismo, data la sua notevole estensione di contatto con le sostanze alimentari che vi transitano (circa 300 metri quadrati di superficie). Nel colon, il segmento d’intestino compreso tra il tenue e il retto, si accumulano i residui del bolo alimentare e termina la digestione, grazie all'intervento della flora batterica che vi si trova normalmente. Qui vengono assorbite numerose ed importanti sostanze, quali l'acqua e gli alimenti. L'eubiosi è l’equilibrio bilanciato tra i microrganismi e l'ospite, che sono tra loro in rapporto simbiotico. Questa è la normale situazione microecologica del corpo e, in questo caso, dell'intestino. Quando l'equilibrio batterico intestinale è alterato si ha la disbiosi, vale a dire una condizione in cui sono presenti batteri intestinali anomali. Sotto certi aspetti, questa è una condizione molto comune.

I batteri e l'intestino
La flora batterica intestinale è composta per il 95% da batteri anaerobi mentre per il restante 5 % da batteri aerobi. Esiste una relazione diretta tra l'attività dei batteri e i tempi di transito colico. In caso di transito colico rallentato, ossia di stipsi, le feci sono troppo e i lattobacilli scompaiono. Poiché i lattobacilli fanno parte della cosiddetta flora intestinale "acida", che costituisce una barriera naturale contro i batteri della putrefazione che si sviluppano meglio in ambiente basico, la loro scomparsa determina l’alterazione della barriera di protezione acida. I germi della putrefazione proliferano nell'intestino tenue e provocano sintomi quali meteorismo e cattiva digestione. Il fenomeno determina inoltre la produzione di composti amminici con azione sistemica tossica. Le malsane abitudini alimentari, eccessivamente ricche di grassi e proteine animali, e la cattiva masticazione dovuta a pasti ingeriti con troppa fretta sono responsabili dell’accumulo di materiali intestinali ricchi di composti mal digeriti, che predispongono allo sviluppo di una flora batterica aggressiva. Da alcune proteine maldigerite numerosi aminoacidi subiscono un processo di decarbossilazione che produce le amine tossiche, quali cadaverina, putrescina, indolo e scatolo.
Molte di queste amine sono dei potenti veleni vasocostrittori e sono responsabili in gran misura del particolare odore delle feci.

Cause della disbiosi
Tra le prime cause di disbiosi troviamo l’utilizzo cronico di alcuni farmaci. Gli antibiotici per esempio sono responsabili della distruzione non selettiva della flora batterica. Si è inoltre dimostrato che l’uso indiscriminato di lassativi altera drasticamente l’equilibrio intestinale. Altri farmaci che condizionano negativamente
Come già accennato, l’alimentazione sbilanciata dal punto di vista qualitativo determina sovente fenomeni disbiotici. Spesso, inoltre, malattie organiche e funzionali del canale gastroenterico, infezioni intestinali e disfunzioni epato – pancreatiche favoriscono l’insorgere di tale patologia. E’ poi da ricordare l’effetto negativo di radioterapia e chemioterapia, non susseguite da opportuni probiotici.
In alcuni individui predisposti, coloranti alimentari, conservanti, pesticidi, ormoni steroidei alimentari peggiorano il mantenimento della condizione eubiotica intestinale.

Disbiosi: incidenza sulla popolazione
Studi epidemiologici dimostrano che una larga fetta della popolazione presenti delle problematiche di eubiosi intestinale. Uno studio svolto nel 1988 dal dott. Perger nell’università di Giessen (Germania) ha dimostrato che soltanto il 25% di 2005 campioni di feci era in una sitazione di eubiosi e il restante 75% presentava fenomeni di disbiosi. Di questi ultimi poi si è visto che il 45% presentava forme gravi di disbiosi mentre il 55% dei casi era affetto da micosi intestinale rilevante.

La disbiosi: quantificazione della gravità del problema
Il cambiamento dell’ambiente intestinale (ph e temperatura) è responsabile dell’ alterazione della flora microbica intestinale. Come già riferito, la flora eubiotica è costituita prevalentemente da una popolazione di microrganismi anaerobi, che prolifica in un ambiente povero di ossigeno e a ph acido. Studiando il fenomeno disbiotico si sono scoperti diversi stadi patologici, ognuno dei quali è caratterizzato da una flora microbica precisa. Le manifestazioni cliniche peggiorano all’aumentare del grado della disbiosi. Nella situazione di patologia “lieve” si passa ad un ambiente intestinale aerobico, con il conseguente sviluppo della flora aerobica. Il fenomeno è piuttosto comune e spesso temporaneo. I sintomi associati sono semplicemente disturbi funzionali della digestione ( gonfiore o rallentamento della digestione) e spesso passano inosservati. Lo stadio disbiotico successivo è rappresentato dal ritorno della flora anaerobica, la quale è però radicalmente diversa da quella eubiotica originaria ed è responsabile di fenomeni putrefattivi. I sintomi associati cominciano a diventare sistemici e a coinvolgere gli apparati respiratorio e genitale (coinvolgimento immunologico attraverso il MALT). Spesso si va infatti incontro a fenomeni allergici e di immuno deficienza. Lo stadio definito come “più grave” è associato alla comparsa e proliferazione di miceti nel lume enterico. Tra questi il più conosciuto è la Candida A., responsabile di notevoli problematiche a livello uro- genitale. Questo stadio coinvolge tutti i sistemi dell’organismo che viene notevolmente debilitato.


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