L'etica del naturoigienismo costacurtiano
di Giacinto Bazzoli

“Questi paesi non si servono di medici. Trasportano il malato in piazza, e là, chi ha sofferto dello stesso male, o ha visto qualcuno che ne è stato colpito, si avvicina, gli consiglia quei rimedi che lo hanno liberato dall’infermità con i quali altri sono guariti..”

Il luogo è Babilonia, il tempo è tanto remoto da sconfinare nel mito, il narratore è Erodoto, instancabile viaggiatore e padre degli storici, il quale leggeva le sue opere in pubblico a d Atene. Sapeva bene che il suo pubblico avrebbe riconosciuto in quel racconto favoloso il valore di un apologo, cioè di un racconto simbolico, un’aspirazione, un rimpianto. C’è in questo racconto una nostalgia per una sollecitudine perduta, per una condivisione dimenticata di una comunità che assiste e cancella la solitudine del malato.
E Ippocrate contemporaneo di Erodoto ribadiva: “Se occorre curare uno straniero o un povero è il caso di venirgli in aiuto, perché dove c’è amore per l’uomo c’è anche amore per l’arte sanitaria.”

Queste due citazioni ci portano al centro dell’etica del naturoigienismo che nasce dagli insegnamenti dei nostri grandi maestri come Kneipp, Lezaeta,Carton e Costacurta. Questi grandi maestri ritenevano che era necessario innanzitutto umanizzare la medicina infatti la comunicazione con il malato era il punto essenziale.

L’esperienza dell’Hogar (che erano case sociali di cura istituite da Lezaeta), dove i samaritani erano i protagonisti della medicina naturale alla portata di tutti, non è sostanzialmente diversa dall’intuizione di Luigi Costacurta che aveva promosso l’ACNIN come associazione culturale nata per iniziativa di ex ammalati che avevano sperimentato su se stessi l’esigenza inderogabile del rispetto delle leggi della natura, per riacquistare e conservare la salute nell’ottica dell’autogestione e di una migliore qualità della propria vita. Queste persone si aiutavano a vicenda a conoscere e a consigliare le applicazioni del naturoigienismo.

Queste citazioni di antichi testi e le testimonianze di Lezaeta e Costacurta, sanciscono un altro diritto inalienabile: il diritto alla salute per tutti gli uomini.
Dire che la salute è alla portata di tutti può sembrare una cosa scontata.
Non è stato in passato e non lo è ora; il servizio sanitario nazionale non garantisce condizioni paritarie. Costacurta soleva dire: la medicina naturale è l‘unica garanzia per la povera gente e aggiungeva che se fosse stata applicata su vasta scala avrebbe fatto risparmiare all’erario somme ingentissime.
Vi pare poco? Anche questa è una dimensione etica.

Far uscire l’ammalato dal suo isolamento è solo il primo passo. Il naturoigienista deve essere consapevole che la proposta che offre fa parte di una concezione dell’uomo, della natura e della malattia di tipo complessivo.
Per il naturopata è necessaria la consapevolezza della concezione olistica; la nostra non è una conoscenza esoterica, ma un sapere con dignità scientifica. Per questo l’Accademia fu intitolata a Galileo Galilei.

I Padri della medicina naturale erano animati da una grande idea della natura dell’uomo e di Dio, non come realtà distinte ma unite da un grande progetto.
Il loro amore per la scienza e la loro dimensione filantropica erano due aspetti della stessa realtà. Da queste radici si evidenzia la concezione olistica dell’uomo e della medicina.

Paul Carton affermava: “Da uno studio attento della tradizione medica, nasce la convinzione che la medicina è una e che, malgrado i perfezionamenti portati oggigiorno, le sue idee direttrici sono necessariamente le stesse, perché l’origine, l’essenza e i rapporti dell’uomo non sono mai cambiati e perché le leggi naturali sono immutabili. Si vedrà ugualmente che dietro la moltitudine dei sistemi, si liberano, persistono e si sviluppano le idee fondamentali del dogma ippocratico che sono: l’obbedienza necessaria alle leggi naturali, materiali e immateriali e l’esistenza in noi di una forza vitale conservatrice, medicatrice e riparatrice che aiuta lo spirito a mantenere l’integrità corporale e a condurre le operazioni fisiologiche. Ed è soprattutto nel dominio della patologia che si manifesterà questa verità ippocratica essenziale: la natura è il medico delle malattie”.

Luigi Costacurta si muove nella stessa direzione. Aveva studiato con meticolosa cura, sia la base della medicina ufficiale (anatomia, fisiologia, patologia ecc…), sia i classici della medicina naturale. Per questo considerava essenziale per i naturoigienisti uno studio accurato delle varie discipline e naturalmente lo studio dei testi di medicina naturale. “Solo con il rinnovamento culturale ed igienistico si previene e si cura la malattia”, affermava.

La base dell’insegnamento di Costacurta era lo studio dei testi di medicina naturale con l’impegno di sperimentare anzitutto su di sé i rimedi nell’ottica dell’autogestione della propria salute. L’autogestione della propria salute è certamente uno degli obiettivi più rivoluzionari che la medicina nel novecento abbia perseguito per mezzo del naturoigienismo costacurtiano.
La medicina d’oggi è caratterizzata dalla medicalizzazione di qualsiasi aspetto della vita umana e dall’espropriazione del corpo dell’individuo che viene acriticamente posto a disposizione del medico. Ad esempio la nascita di un bambino, che è un fatto fisiologico per eccellenza, è stato a tal punto medicalizzato che ormai solo dei temerari, e solo in questi ultimi anni possono sostenere che può avvenire a domicilio con l’assistenza di una ostetrica, come del resto è avvenuto nel passato fino alla metà del secolo scorso.
Ebbene l’autogestione della propria salute ha una portata culturale e di emancipazione enorme, ma va nel senso contrario al profitto e all’ organizzazione, burocratica, tecnicistica e parcellizzante della medicina convenzionale.

Costacurta soleva ripetere: “Io vi accolgo, vi ascolto, faccio la rilevazione iridologica, vi do i miei consigli, vi invito a leggere i miei libri; ma poi basta. Non voglio più rivedervi; dovete essere autosufficienti!”.
Queste affermazioni possono sembrare dure, quasi scortesi. Ma non è così. Voleva istillare nelle persone fiducia in se stesse. Non riteneva utile che fossero dipendenti da chicchessia, nemmeno da un maestro come era lui. Naturalmente era sempre pronto per consigli e incoraggiamenti ed era sempre disponibile al telefono fino a tarda sera. Non si negava mai e non chiudeva la porta a nessuno, nemmeno coloro che tornavano dopo la prima visita.
Ai suoi discepoli consigliava un’accoglienza calda, tranquilla, rassicurante, rispettosa delle persone, senza guardare al tempo che passava ma, insisteva sull’educazione alla conoscenza, all’autogestione della salute e all’invito all’aiuto reciproco.

Talvolta qualcuno un po’ superficiale ricorda un Luigi Costacurta burbero e rigido, ma si sbaglia. La sua comprensione e l’amore per i malati era una caratteristica profonda della sua personalità; vedeva la sua professione di naturoigienista come una missione morale.
Negli ultimi anni, scriveva che aveva dedicato gran parte della sua vita ad aiutare il suo prossimo.
Aveva una venerazione di Ippocrate ne condivideva i principi etici che consigliava anche ai suoi discepoli.
Il naturoigienista doveva essere riservato, severo ma non arrogante, serio ma non triste, comprensivo con il paziente, ma esigente nell’imporre la terapia. Doveva inoltre dare sicurezza ma non illusioni. E quando ormai non c’erano più speranza soleva dire che era una grande cosa essere in grado di accompagnare il malato alla morte.
Sì era rigoroso. Pretendeva che le prescrizioni fossero scrupolosamente osservate dal paziente, come del resto raccomandava Ippocrate. Rimproverava chi si faceva lo sconto sulle pratiche e consigliava ai suoi discepoli: “Uno schiaffo! E subito dopo una carezza!”
La collaborazione e la convinzione del malato sono essenziali; infatti questi deve opporsi con tutte le sue forze alla malattia e così diventa il primo agente della sua guarigione.


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