Implantologia
di Emma Castagnari

Sin dai tempi più antichi gli uomini hanno desiderato sostituire i denti perduti per malattia o per traumi: uno studio pubblicato su Nature (6 aprile 2006) ci fa conoscere le scoperte di un' equipe guidata da J.F Jarrige, direttore del Museo Guimet di Parigi di cui facevano parte A. Coppa dell' Università La Sapienza di Roma, e L.Bondioli del Museo nazionale preistorico di Roma.

Presso una necropoli del neolitico, allo stadio dei pastori- raccoglitori, quindi 9000 anni fa, di Mehrgarh (Pakistan) ai confini con l' Afganistan sono stati rinvenuti denti con dei fori perfettamente rotondi: dallo studio di questi fori i ricercatori sono giunti alla conclusione che sono stati fatti con lo stesso sistema di lavorazione delle perline; gli artigiani del tempo erano in grado di produrre perline con fori piccolissimi mediante ' trapani' di legno corredati di una punta di selce molto fine, infilata in un cilindro e comandata da un archetto; evidentemente avevano applicato lo stesso sistema per curare cavità cariose.

Non abbiamo notizie dei materiali usati per otturare i fori, ma in alcuni di essi sono state trovate tracce di bitume.

Abbiamo notizia di denti artificiali costruiti con l' avorio delle zanne di elefante ritrovati nelle tombe di eminenti personaggi dell' antico Egitto.

Il dente o i denti erano uniti a quelli naturali mediante sottili fili d' oro: l' inconveniente del materiale è che andava incontro a carie e probabilmete la protesi era appannaggio delle classi più elevate data la rarità dei materiali usati e quindi il costo.

Ma veniamo a tempi più recenti: siamo passati dai tentativi di reimpianto agli impianti veri e propri.

I reimpianti venivano effettuati in elementi dentarii estratti, curati al di fuori della bocca e reimpiantati  nell' alveolo originario, i tempi di terapia al di fuori della bocca erano molto ridotti e i risultati non sempre brillanti.

Oggi questo viene fatto con denti, specie di soggetti giovani che subiscono avulsione traumatica del dente con la sua radice: mantenuto in bocca o nel latte, portato al dentista, viene da questi reimpiantato.

I primi impianti, in tempi recenti sono stati quelli ad ago di Scialom: tre aghi impiantati nell' osso creano un tripode, più tripodi sono solidarizzati ad una barra mediante saldatura con un' apparecchiatura elettrica che viene definita ''saldatrice di Moldani'' per ottenere stabilità e rappresentare lo scheletro della futura protesi definitiva.

La saldatrice che opera in bocca a pochissima distanza dalla mucosa in realtà non è una vera saldatrice,  ma una 'sincristallizzatrice', cioè un ' apparecchiatura che produce temperature molto più basse di quelle di saldatura per un tempo brevissimo (millesimi di secondo), quindi senza danno per i tessuti adiacenti.

Ancora oggi  in particolari situazioni anatomiche, vengono impiegati gli aghi che, originariamente in tantalio sono ora in titanio.

Nati in titanio gli impianti a lama di Linkow (Università di New York): le lame, di varie forme e dimensioni per adattarsi alla situazione anatomica dei vari siti di impianto, vengono affondate dopo il taglio della gengiva in cresta  ribattuta a libro ai due lati dell' osso per scoprirlo completamente; con frese in titanio montate sulla turbina, nell' osso viene creato uno spazio sottile e di lunghezza adeguata ad accogliere la lama.

Una volta alloggiata la lama viene ribattuta perchè  occupi in profondità tutto lo spazio predisposto, l' elasticità dell' osso fa sì che la lama abbia già una certa stabilità e quindi i due lembi della gengiva sono riaccostati e suturati: le lame più lunghe  hanno due monconi che fuoriescono dalla gengiva, le più corte uno solo.

 Prese  le impronte  il laboratorio costruisce  la protesi fissa sfruttando appunto i monconi.

Tassativo, per la buona riuscita dell' intervento, avere tutto lo strumentario in titanio e non far venire a contatto la lama con altri tipi di metallo per non creare microgalvanismi che pregiudicherebbero la buona riuscita dell' impianto

Le lame di Linkow possono essere immediatamete caricate con protesi fisse provvisorie in resina.

Questo sistema è usato negli Stati Uniti, l' Europa le ha adottate per un certo periodo poi ha seguito un' altra strada:

il sistema Branemark (Svezia Istituto di biotecnologia applicata di Goteborg): il dr. Branemark fu il  primo a parlare di osteointegrazione dopo aver studiato la fisiologia dell' osso, la sua reattività a contatto di vari materiali per ottenere appunto l' osteointegrazione: il metallo migliore si è rivelato il titanio.

La forma dell' impianto Branemark  è cilindrica, poi ha subito molti rimaneggiamenti pur restando fedele alla prima intuizione: divenne ruvida, presentò dei fori per favorire la crescita dell' osso all' interno, fu coperta in ceramica, fu rinforzata da uno strato esterno di ossido di titanio che ha proprietà osteoinduttiva favorendo l' apposizione di nuovo osso.

 La struttura è simile all' osso poroso umano, assorbe proteine dal sangue e stimola  la crescita dell' osso stesso per apposizione di osteoblasti.

L' impianto può essere fatto immediatamente dopo l' estrazione e alloggiato nell' alveolo che conteneva il dente naturale estratto, se non si è in presenza di problemi settici: acuti ( ascesso) o cronici (granuloma) a carico del dente o gengiviti settiche (piorrea), può essere caricato immediatamente con una protesi provvisoria come del resto si può fare con gli impianti differiti.

Altri tipi di impianti, italiani, non hanno avuto la stessa fortuna 'nemo profeta in patria' ma non si possono  ignorare i nomi di questi studiosi: Garbaccio, Pasqualini, Tramonte, Muratori. ed altri...

Se l' osteointegrazione fa sì che l' impianto sia ben accetto dall' osso, resta, pur sempre una zona a rischio che è quella della gengiva che circonda l' impianto che, purtroppo, rappresenta una via di ingresso ai germi e quindi alle infezioni che vanno sotto il nome di ' perimplantiti' queste, se trascurate, portano al fallimento: infezione del sito implantare, mobilità dell' impianto e, necessariamente, sua eliminazione.

Altri materiali sono stati usati come il corallo, la ceramica, lo zirconio.

I produttori di impianti sono molti ed ogni operatore può scegliere quelli che reputa più consoni.

I pazienti devono essere adeguatamente informati di tenere una scrupolosa igiene orale, fare regolari visite di controllo che saranno ravvicinate nei primi 6 mesi, biennali per i primi 2 anni. Nel primo anno nella zona dell' impianto si determina un rimodellamento dell' osso dovuto al carico masticatorio, in seguito diminuisce o si arresta.

La detartrasi sarà effettuata evitando gli strumenti a ultrasuoni, ma usando strumenti in  plastica. Oggi gli impianti sono molto diffusi, ma in alcune situazioni è preferibile ricorrere alla protesistica tradizionale.

Situazioni che sconsigliano l' implantologia:

 - soggetti incuranti della propria igiene orale

 - gravidanza

 - età ( sconsigliata in soggetti in età minorile o troppo anziani)

 - malattie autoimmuni ( HIV, sclerosi...)

- tossicodipendenze tra cui l' alcolismo

 - malattie epatiche da valutarsi caso per caso, mentre  assoluto il divieto all' implantologia nel  caso di cirrosi

- tumori maligni quindi in presenza di chemioterapia

- nelle cardiopatie è importante il parere del cardiologo

- situazione delle ossa, in caso osteoporosi la situazione deve essere valutata

- allergie, specie ai medicinali, vanno ricercate.

- il fumo che rappresentava controindicazione assoluta non sembra dia problemi anche se negli Stati Uniti vige il divieto alla terapia implantologica

 - controindicazione assoluta in caso di terapia con bifosfonati per il rischio di insorgenza di osteonecrosi della mandibola (ONJ).

- bruxismo (prima effettuare terapia con bites, ripristino gnatologico-posturale, fiori di Bach)

Compatibilità dei materiali e correnti endorali.

Vanno ricercate anche le compatibilità ai materiali  usati nell'   impianto e nella protesi: a questo proposito il dentista può avvalersi di test kinesiologici o di apparecchiature  tipo EAV  (elettroagopuntura di Voll) che, nella realtà un' apparecchiatura diagnostica che testa la  reattività dell'  organismo ai vari materiali avvalendosi  della misurazione   della resistività cutanea  nei punti di agopuntura.

Un' altra ricerca che deve essere fatta prima di procedere ad un impianto: quella della presenza di  correnti endorali   per la frequente presenza in bocca di materiali metallici di vario tipo che determinano il formarsi di correnti  elettriche: amalgame, protesi in oro, palladio, cromo-cobalto  ecc.

In alcune situazioni anatomiche particolari è necessario procedere alla creazione di un sito favorevole in quanto l' anatomia non consentirebbe l' impianto:

- seno mascellare grande e altezza dell' osso alveolare del mascellare superiore troppo basso. In questo casi si procede ad un rialzo del seno mascellare per ottenere un osso sufficientemente alto con l' ausilio di membrane, di materiali osteoinduttivi od osso autologo.

- osso mandibolare basso o troppo sottile: anche qui si può intervenire con gli stessi materiali di cui   sopra per ottenere un sito implantare  più congruo.

Il dentista interverrà dopo avere esaminato una panoramica dentaria, una risonanza una tac e, volendo, con l' ausilio di una specie di pinza con le punte che ha un misuratore, per determinare lo spessore dell' osso.

Naturalmente non deve essere dimenticata una approfondita anamnesi ed esami del sangue di routine, tempo di emorragia e coagulazione specifici in caso di malattie particolari (es. diabete).

 Emma Castagnari – medico chirurgo spec. odontostomatologia

                                                                                            

 
 


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