Le piante sensibili amiche
di Daniela Ischia

Tutto il popolo delle piante ha qualcosa da insegnarci. Sono loro i nostri antenati, sono loro che hanno reso la terra un luogo ospitale, attraverso i loro cicli di ossigenazione e di acqua. Hanno anche integrato i problemi con cui noi umani lottiamo tanto frequentemente. Condividendo la loro intelligenza vibratoria, sia attraverso l’ingestione, sia attraverso la comunione, possiamo integrare ogni nostro aspetto e divenire persone più complete e quindi estendere una vibrazione guaritrice a tutta la vita che ci circonda.

Sono necessari stili di vita capaci di buone relazioni con l’ambiente e in grado di sostenere ogni forma di vita. Se la Terra è felice, anche noi lo saremo. Dobbiamo avere un buon rapporto con tutte le cose e con tutti gli esseri. Qualsiasi cosa faremo a cose o esseri viventi, lo faremo a noi stessi, perché tutti noi siamo un’unica cosa.

Da sempre gli esseri umani hanno avuto una relazione di profonda interdipendenza con le piante della Terra, hanno stretto un’alleanza con le piante per acquisire conoscenza e sviluppare la capacità di guarire.


La spiritualità basata sulla Terra

Per i popoli che considerano la Terra  fondamentale, il concetto di sacro è qualcosa di immediato. E’ presente dovunque e ognuno, desiderandolo può avere una relazione intima con lo Spirito,  attraverso la quale si può conseguire una conoscenza che guida e da significato alla propria vita.

Attraverso questa relazione profonda ogni essere umano può avere il potere di evocare il sacro con le cerimonie, di guarire, istruire, elevarsi.

Presso le culture basate sulla Terra le pietre e gli alberi vengono venerate come espressione del sacro.

A volte attraverso i rituali o le manifestazioni dirette del Sacro, la pietra o l’albero o l’animale manifestano il sacro archetipo legato alla propria specie. Diventano una sorta di canale di una realtà più profonda.

Relazionarsi con il mondo naturale produce anche un comportamento ecologicamente accettabile. E’ molto difficile ad esempio mettersi a cacciare una specie animale sino a provocarne l’estinzione se la si considera una sacra espressione dello Spirito. Nelle società industrializzate molte persone hanno dimenticato questo modo di sentire la Terra e denigrando il valore degli altri membri dell’ecosistema, hanno denigrato loro stessi.


 I popoli in armonia con Madre Terra

Molti resoconti sulle tecniche di guarigione degli Indiani d’America fanno riferimento alla fonte visionaria della conoscenza delle piante. Le visioni trasmettevano una dettagliata conoscenza della medicina delle piante e del modo in cui si sarebbero dovute usare per guarire.

Quando ai popoli nativi venivano chieste informazioni dettagliate sulla medicina delle piante, rispondevano tutti allo stesso modo: erano le stesse piante che gli informavano. Quindi per un ricercatore occidentale abituato al metodo scientifico, è stato difficile reperire informazioni, eppure in tutte le antiche culture ci sono delle similitudini:

- Tutti puntualizzano che l’essere umano quando entra in contatto con il sacro attraverso le piante, deve entrare nel mondo delle piante come persona che cerca.

- Tutti affermano che le piante possono parlare agli esseri umani e gli esseri umani alle piante.

- Tutti affermano che per parlare con le piante è necessario accumulare un certo potere spirituale e conquistare la capacità di entrare in territorio sacro.

Indios  Zuni: “gli Zuni vivono con le loro piante e queste fanno parte della tribù. Gli iniziati possono parlare con le piante e le piante possono parlare con loro”.

Papago: “quando si raccoglie e si somministra una pianta medicinale sempre parliamo con la pianta o con l’albero“.                                                         

Esiste quindi l’elemento comune che consiste nell’essere in grado di conversare con le piante, di comunicare con le diverse specie, di scambiare informazioni. È considerato un insulto trattare le piante come oggetti da possedere, se accade le piante si offendono, rifiutano di esaudire i desideri e i bisogni umani.

Gli uomini medicina possiedono la capacità di essere in contatto con lo spirito profondo delle piante e di trattarlo con quel rispetto che definisce il guaritore come persona di potere, potere che essi usavano per il bene della comunità.

Esercizio per avere la predisposizione necessaria ad entrare in contatto con il mondo delle piante: immaginare di essere in un bosco o in un prato, sviluppare l’immagine: l’erba mossa dal vento, il suono degli uccelli e tutta la natura che ci circonda. Lasciare che l’immagine si sviluppi il più possibile. Quando si riesce a percepire, vedere, sentirsi immersi in quell’ambiente, rilassarsi e lasciare tutte le tensioni del corpo.

Sentire come la Terra fosse una calda mano generosa che sostiene. Immaginare di vivere in questo luogo naturale, non esiste civiltà, solo alberi, piante, erba. Ora immaginare di non stare bene, non c’è nessuno a cui rivolgersi. Avere la consapevolezza della presenza delle piante, esse possono guarire, sapendo quale pianta prendere e come. Rimanere fermi in questa immagine. Con questa esperienza si riesce a creare la situazione vissuta dai nostri antenati molto tempo fa, una situazione che molte popolazioni indigene vivono ancora oggi.

Riuscire a visualizzare con successo questa immagine, permette anche di sentire cosa significa essere dipendenti dalle piante per la salute.

Il risultato di questo tipo di dipendenza consiste nel riconoscere il potere delle piante e provare un sentimento di riverenza per esse. L’essere umano è costretto a riconoscere che la propria sopravvivenza dipende dalle piante, ciò genera rispetto per esse.

Gli etnobotanici che hanno studiato gli impieghi indigeni, delle piante hanno notato che queste culture in tutte le parti del mondo hanno identificato particolari qualità spirituali nelle stesse piante.

Esempio: in tutte le culture in cui si conosce il cedro, vengono ad esso associate qualità spirituali benefiche e l’abilità di combattere le forze negative.

I popoli che vivono in intimità con la Terra credono che esista un’anima in tutto, comprese le piante. E che le piante, il Creatore, gli Spiriti Potenti, possano trasmettere una conoscenza diretta e le informazioni necessarie nell’uso delle piante curative.

Le interpretazioni di queste visioni sono incredibilmente simili in molte culture del mondo.

Negli ultimi 200 anni, con la distruzione delle culture indigene, tale conoscenza è andata perduta. In pochi casi alcune persone dotate di profonde conoscenze del sacro hanno iniziato a descrivere dettagli delle loro esperienze ad etnologi come Frances Densmore.

In molte culture basate sulla Terra, la visione viene cercata in particolari cerimonie. La persona si immerge nella natura selvaggia e spesso digiunando e pregando profondamente si possono verificare esperienze visionarie. Lo scopo della ricerca della visione è rinvigorire e rinnovare la propria direzione personale di vita, riportando con sé una nuova conoscenza, anche a beneficio della comunità.

Spesso le visioni avvengono in modo spontaneo, a volte durante i periodi di malattia fisica ed emotiva.

Gli uomini medicina affermano che il corpo delle piante non è il fattore principale di guarigione. Ad esempio un decotto di erbe non è una medicina fino a quando non è “attivato“ dallo stesso sciamano attraverso una cerimonia o attraverso l’uso del respiro (Seminole). I Seminole chiamano il Creatore “Colui che fa la vita” o “Colui che fa il respiro”. I corpi delle piante aiutano il malato , ma non lo curano. E’ il potere dello sciamano conseguito attraverso la sua intima relazione con lo Spirito che viene infuso nelle piante e che le fa risvegliare alla Medicina che guarisce.

Per chi si trova sul sentiero del sacro, la conoscenza ottenuta direttamente dal Creatore è molto più potente di quella raccolta con mezzi ordinari.


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